NEO

New Eastern Outlook

 

 

20.04.2016 Autore: Ulson Gunnar

La guerra fasulla di Washington all'ISIS "trasloca" in Libia

 

La Libia è un luogo dove gli sponsor dell'ISIS pensano che la Russia non possa raggiungerli... Nel 2011 una coalizione NATO guidata dagli Stati Uniti ha utilizzato la propria campagna regionale architettata di destabilizzazione politica, la "Primavera Araba", come pretesto per intervenire militarmente in primo luogo direttamente in Libia ed in maniera più indiretta in Siria. Le forze USA ed europee sono inoltre intervenute "tranquillamente" in diversi altri paesi, includendo in questa conflagrazione regionale il Mali e la Costa d'Avorio.

Anche nel 2011 agli analisti geopolitici era chiaro che l'intervento militare in Libia era il tentativo di dividere e distruggere il paese, di dare agli USA ed ai loro collaboratori una base di operazioni per scompigliare ulteriormente e riordinare il Medio Oriente ed il Nord Africa MENA).  Quasi immediatamente dopo che gli attacchi guidati dagli USA alla Libia coordinati con fazioni di terroristi sul terreno rovesciarono con successo il governo libico, armi e combattenti furono inviati in Siria tramite il membro della NATO Turchia. L'articolo della CNN del 2012 Libya rebels move onto Syrian battlefield, riporta che:

La loro guerra per la libertà in Libia può essere finita, ma quasi un anno dopo avere vinto la battaglia per la capitale libica, un gruppo di combattenti ha un n uovo campo di battaglia: la Siria. Sotto il comando di uno dei più ben noti comandanti dei ribelli libici, Al-Mahdi al-Harati, più di 30 combattenti libici si sono fatti strada in Siria per appoggiare i ribelli dell'Esercito Libero Siriano nella guerra contro il regime del presidente Bashar al-Assad.

E' difficile credere che l'inesattezza della CNN nel suo rapporto non sia intenzionale. Lungi dall'essere una "guerra per la libertà", è chiaro che Al-Mahdi al-Harati ha guidato soltanto uno dei molti eserciti per procura allevati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati del Golfo Persico. Il gruppo sposa una lieve tinta estremista propagata dall'Arabia Saudita alleata degli USA e non rappresenta in nessun modo né il popolo libico né il popolo della Siria nel cui interesse pretende di stare combattendo. Ora Al-Harati è "sindaco" di Tripoli ed è soltanto un esempio che va lontano nello spiegare il continuo caos che ha inghiottito il paese. Piuttosto letteralmente, dei terroristi finanziati da stranieri stanno dirigendo il paese. Ironicamente, la stessa CNN che nel 2012 celebrava la diffusione della "guerra per la libertà", in un articolo più recente intitolato ISIS fighters in Libya surge as group suffers setbacks in Syria, Iraq, ha riferito che:

Secondo diversi funzionari dell'intelligence USA, in Libia ci potrebbero essere ora fino a 6.500 combattenti dell'ISIS, due volte il numero pensato in precedenza. Hanno attribuito l'aumento all'analisi USA che l'ISIS stia dirottando molti combattenti in Libia dalla Siria e dalla Turchia visto che non possono entrare in Siria.

E' ironico perché il cosiddetto "Stato Islamico" (IS) sta utilizzando precisamente la stessa rete logistica, finanziaria e politica per scorrere indietro in Libia che i "combattenti della libertà" della CNN hanno utilizzato per entrare prima d'ora in Siria. Infatti, è abbastanza chiaro che la Libia sta semplicemente riassorbendo le forze mercenarie organizzate ed inviate in Siria in parte attraverso l'appoggio diretto degli USA nella capitale del terrore libica di Bengasi dalla fine del 2011 in avanti.

Perché Washington gradisce il ritorno a casa dell'IS

Lungi dall'allarmare veramente gli interessi speciali USA ed europei, l'arrivo dell'IS nell'illegale zona di guerra di quello che era il funzionale stato-nazione della Libia è una gradita notizia confortante per quello che è essenzialmente un esercito mercenario di Washington-Londra-Bruxelles.

La Siria non soltanto non è più sicura per l'IS, è diventata una tomba nella quale l'IS viene seppellito vivo. Questo è grazie non ad una riuscita campagna antiterroristica intrapresa da Washington e dai suoi alleati, ma dalle rapide e vittoriose operazioni eseguite da Mosca, Tehran e dai loro alleati a Damasco. Effettivamente, con le linee di rifornimento dell'IS che vengono tagliate dalla loro fonte in Turchia e con le sue forze spinte indietro attraverso il territorio siriano, la liquidazione delle loro risorse in Siria è ben in moto. Allo stesso modo in Iraq, le finte operazioni USA per fermare l'IS hanno ceduto il passo ad un aumento della cooperazione tra Baghdad, Tehran e Damasco.

Quello che aveva l'intenzione di un tentativo per dividere e distruggere l'arco d'influenza dell'Iran attraverso la regione lo ha invece stimolato.

Spostare fuori dalla regione le forze mercenarie dell'IS è strumentale ad assicurare che "vivano per combattere un altro giorno". Collocandole in Libia, Washington ed i suoi alleati sperano che saranno fuori portata della crescente coalizione che le combatte veramente da una parte all'altra del Levante. Anche di più, collocarle in Libia permette che siano rivisitati altri "progetti" rimasti della "Primavera Araba", come la destabilizzazione e la distruzione dell'Algeria, della Tunisia e forse un altro tentativo di destabilizzare e distruggere l'Egitto.

La presenza dell'IS in Libia potrebbe pure essere utilizzata come pretesto per un intervento militare senza limiti precisi e molto più ampio dovunque in Africa da parte delle forze USA e dei loro alleati europei e del Golfo Persico. Come hanno fatto gli USA in Siria, dove hanno condotto delle operazioni per più di un anno e mezzo ora assolutamente di nessuna utilità, ma sono riusciti a sostenere le forze per procura ed a continuare a indebolire e minacciare dei paesi presi di mira, faranno così altrettanto riguardo alla'IS in Libia ed alla sua inevitabile e prevedibile espansione più lontano.

Nonostante infiniti impegni da parte degli USA e dell'Europa di occuparsi dell'IS in Libia, nessuno dei due ha ammesso che anzitutto loro stessi e le loro azioni nel 2011 hanno affrettato lì l'ascesa dell'IS. Nonostante il prevedibile pericolo che poneva all'Europa la destabilizzazione e distruzione della Libia, compreso un diluvio di rifugiati che fuggono dal Nord Africa per sottrarsi alla guerra in Libia, predetto all'epoca da molti illustri analisti anche prima che le prime bombe della NATO cadessero sul paese, gli USA e l'Europa hanno proseguito avanti comunque con l'intervento militare.

Da questo si può soltanto supporre che gli USA e l'Europa hanno cercato intenzionalmente di creare questo caos, pianificando per sfruttarlo pienamente sia all'interno che all'estero per continuare la loro campagna per riordinare geopoliticamente il MENA.

Oggi, osserviamo quelli che sembrano essere dei tentativi "inefficaci" di affrontare la crescente minaccia che in primo luogo gli USA ed i loro alleati hanno intenzionalmente creato in Libia. In realtà, come ha provato la Russia in Siria, una campagna militare decisa e relativamente modesta può dare all'IS un colpo mortale. Gli USA e l'Europa sono più che capaci di eseguire una simile campagna militare, ma stanno intenzionalmente evitando di farlo. Questo non è per mancanza di volontà politica, ma piuttosto perché la loro volontà politica collettiva cercherà invece un caos molto più vasto dando all'IS carta bianca per agire a livello regionale con interventi militari estesi, senza limiti precisi.

Ulson Gunnar, analista geopolitico e scrittore con sede a New York, specialmente per la rivista online New Eastern Outlook”.