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La Libia è un luogo dove gli sponsor dell'ISIS pensano che la
Russia non possa
raggiungerli... Nel 2011 una coalizione NATO guidata dagli Stati Uniti ha
utilizzato la propria campagna regionale architettata di
destabilizzazione politica, la "Primavera Araba", come pretesto per
intervenire militarmente in primo luogo direttamente in Libia ed in
maniera più indiretta in Siria. Le forze USA ed europee sono inoltre
intervenute "tranquillamente" in diversi altri paesi, includendo in
questa conflagrazione regionale il Mali e la Costa d'Avorio.
Anche nel 2011 agli analisti geopolitici era chiaro che
l'intervento militare in Libia era il tentativo di dividere e
distruggere il paese, di dare agli USA ed ai loro collaboratori una base
di operazioni per scompigliare ulteriormente e riordinare il Medio
Oriente ed il Nord Africa
MENA).
Quasi immediatamente dopo
che gli attacchi guidati dagli USA alla Libia coordinati con fazioni di terroristi sul terreno rovesciarono con successo il
governo libico, armi e combattenti furono inviati in Siria tramite il
membro della NATO Turchia. L'articolo della CNN del 2012
“Libya
rebels move onto Syrian battlefield”, riporta che:
La loro guerra per la libertà in Libia può essere finita, ma quasi
un anno dopo avere vinto la battaglia per la capitale libica, un gruppo
di combattenti ha un n uovo campo di battaglia: la Siria. Sotto il
comando di uno dei più ben noti comandanti dei ribelli libici,
Al-Mahdi al-Harati,
più di 30 combattenti libici si
sono fatti strada in Siria per appoggiare i ribelli dell'Esercito Libero
Siriano nella guerra contro il regime del presidente
Bashar al-Assad.
E' difficile credere che l'inesattezza della CNN nel suo rapporto
non sia intenzionale. Lungi dall'essere una "guerra per la libertà", è
chiaro che
Al-Mahdi al-Harati
ha guidato soltanto uno dei
molti eserciti per procura allevati dagli Stati Uniti e dai suoi alleati
del Golfo Persico. Il gruppo sposa una lieve tinta estremista propagata
dall'Arabia Saudita alleata degli USA e non rappresenta in nessun modo
né il popolo libico né il popolo della Siria nel cui interesse pretende
di stare combattendo.
Ora
Al-Harati
è "sindaco" di Tripoli ed è
soltanto un esempio che va lontano nello spiegare il continuo caos che
ha inghiottito il paese. Piuttosto letteralmente, dei terroristi
finanziati da stranieri stanno dirigendo il paese. Ironicamente, la
stessa CNN che nel 2012 celebrava la diffusione della "guerra per la
libertà", in un articolo più recente intitolato
“ISIS fighters in Libya surge as group suffers setbacks
in Syria, Iraq”, ha riferito che:
Secondo diversi funzionari dell'intelligence USA,
in Libia ci potrebbero essere ora fino a 6.500 combattenti
dell'ISIS, due volte il numero pensato in precedenza. Hanno attribuito
l'aumento all'analisi USA che l'ISIS stia dirottando molti combattenti
in Libia dalla Siria
— e dalla Turchia visto che non
possono entrare in Siria.
E' ironico perché il cosiddetto "Stato Islamico" (IS) sta
utilizzando precisamente la stessa rete logistica, finanziaria e
politica per scorrere indietro in Libia che i "combattenti della
libertà" della CNN hanno utilizzato per entrare prima d'ora in Siria.
Infatti, è abbastanza chiaro che la Libia sta semplicemente riassorbendo
le forze mercenarie organizzate ed inviate in Siria in parte attraverso
l'appoggio diretto degli USA nella capitale del terrore libica di
Bengasi dalla fine del 2011 in avanti.
Perché
Washington
gradisce il ritorno a casa dell'IS
Lungi dall'allarmare veramente gli interessi speciali USA ed
europei, l'arrivo dell'IS nell'illegale zona di guerra di quello che era
il funzionale stato-nazione della Libia è una gradita notizia
confortante per quello che è essenzialmente un esercito mercenario di
Washington-Londra-Bruxelles.
La Siria non soltanto non è più sicura per l'IS, è diventata una
tomba nella quale l'IS viene seppellito vivo. Questo è grazie non ad una
riuscita campagna antiterroristica intrapresa da
Washington e dai suoi alleati,
ma dalle rapide e vittoriose operazioni eseguite da Mosca, Tehran e
dai loro alleati a Damasco. Effettivamente, con le linee di rifornimento
dell'IS che vengono tagliate dalla loro fonte in Turchia e con le sue
forze spinte indietro attraverso il territorio siriano, la liquidazione
delle loro risorse in Siria è ben in moto. Allo stesso modo in Iraq, le
finte operazioni USA per fermare l'IS hanno ceduto il passo ad un
aumento della cooperazione tra
Baghdad, Tehran e Damasco.
Quello che aveva l'intenzione di un tentativo per dividere e
distruggere l'arco d'influenza dell'Iran attraverso la regione lo ha
invece stimolato.
Spostare fuori dalla regione le forze mercenarie dell'IS è
strumentale ad assicurare che "vivano per combattere un altro giorno".
Collocandole in Libia,
Washington ed i suoi
alleati sperano che saranno fuori portata della crescente
coalizione che le combatte veramente da una parte all'altra del Levante.
Anche di più, collocarle in Libia permette che siano rivisitati altri
"progetti" rimasti della "Primavera Araba", come la destabilizzazione e
la distruzione dell'Algeria, della Tunisia e forse un altro tentativo di
destabilizzare e distruggere l'Egitto.
La presenza dell'IS in Libia potrebbe pure essere utilizzata come
pretesto per un intervento militare senza limiti precisi e molto più
ampio dovunque in Africa da parte delle forze USA e dei loro alleati
europei e del Golfo Persico. Come hanno fatto gli USA in Siria, dove
hanno condotto delle operazioni per più di un anno e mezzo ora
assolutamente di nessuna utilità, ma sono riusciti a sostenere le forze
per procura ed a continuare a indebolire e minacciare dei paesi presi di
mira, faranno così altrettanto riguardo alla'IS in Libia ed alla sua
inevitabile e prevedibile espansione più lontano.
Nonostante infiniti impegni da parte degli USA e dell'Europa di
occuparsi dell'IS in Libia, nessuno dei due ha ammesso che anzitutto
loro stessi e le loro azioni nel 2011 hanno affrettato lì l'ascesa dell'IS.
Nonostante il prevedibile pericolo che poneva all'Europa la
destabilizzazione e distruzione della Libia, compreso
un diluvio di rifugiati che
fuggono dal Nord Africa per sottrarsi alla guerra in Libia, predetto
all'epoca da molti illustri analisti anche prima che le prime bombe
della NATO cadessero sul paese, gli USA e l'Europa hanno proseguito
avanti comunque con l'intervento militare.
Da questo si può soltanto supporre che gli USA e l'Europa hanno
cercato intenzionalmente di creare questo caos, pianificando per
sfruttarlo pienamente sia all'interno che all'estero per continuare la
loro campagna per riordinare geopoliticamente il MENA.
Oggi, osserviamo quelli che sembrano essere dei tentativi
"inefficaci" di affrontare la crescente minaccia che in primo luogo gli
USA ed i loro alleati hanno intenzionalmente creato in Libia. In realtà,
come ha provato la Russia in Siria, una campagna militare decisa e
relativamente modesta può dare all'IS un colpo mortale. Gli USA e
l'Europa sono più che capaci di eseguire una simile campagna militare,
ma stanno intenzionalmente evitando di farlo. Questo non è per mancanza
di volontà politica, ma piuttosto perché la loro volontà politica
collettiva cercherà invece un caos molto più vasto dando all'IS carta
bianca per agire a livello regionale con interventi militari estesi,
senza limiti precisi.
Ulson Gunnar,
analista geopolitico e scrittore con sede a New York, specialmente per la rivista online
“New Eastern Outlook”.
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