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venerdì 01 ottobre 2010

Il fallito tentativo di golpe sponsorizzato da Washington in Ecuador

 

Dopo l'11/9, Washington ha sponsorizzato quattro colpi di stato. Due riusciti - più recentemente in Honduras nel 2009 contro Manuel Zelaya e a Haiti nel 2004 deponendo Jean-Bertrand Aristide. Due altri falliti - in Venezuela nel 2002 contro Hugo Chavez e il 30 settembre in Ecuador contro Rafael Correa - finora. Due da Bush, due da Obama con abbondanza di tempo per altri torti prima di novembre 2012.

Da questi dati finora, attendetelo. Continua le guerra e le occupazioni imperiali di Iraq e Afghanistan. Inoltre sono presi di mira Pakistan, Yemen, Somalia, Palestina, Libano, Corea del Nord e altri paesi, in aggiunta a schierare in almeno 75 paesi in tutto il mondo le armate della CIA e delle Forze Speciali per assassini mirati, attacchi con droni e altre missioni distruttive.

Più che mai sotto Bush e Obama, l'America imperversa globalmente. Raphael Correa dell'Ecuador è stato fortunato a sopravvivere a un complotto per spodestarlo (o forse per ucciderlo). I titoli delle notizie principali di settembre, inclusi nel titoli del giornalista del New York Times Simon Romero, spiegavano "Lo stallo in Ecuador termina con la liberazione del leader", affermando:

"Giovedì notte soldati ecuadoregni hanno assalito un ospedale della polizia A Quito dove il presidente Rafael Correa era detenuto da elementi ribelli delle forze di polizia e lo hanno liberato con uno scontro a fuoco...."

AlJazeera ha spiegato di più in un articolo intitolato "L'Ecuador dichiara lo stato di emergenza", affermando:

I golpisti hanno chiuso aeroporti, bloccato autostrade, bruciato pneumatici e "malmenato il presidente". Hanno anche preso il controllo di una base aerea, del parlamento e delle vie di Quito, con il pretesto di una legge che riorganizzava i loro benefici, nonostante Correa abbia raddoppiato gli stipendi della polizia.

Di fatto, le impronte di Washington sono su un altro tentativo contro un leader latino, alcune (non tutte) delle cui politiche mancano di estremismo neoliberista.

Un'allusione è stato il portavoce del Dipartimento di Stato, Phillip Crowley, che dichiarava che stiamo "monitorando (non denunciando) la situazione", tanto come si rifiutò di condannare lo spodestamento di Zelaya, invece chiedendo "a tutti gli attori sociali e politici in Honduras di rispettare le regole democratiche, lo stato di diritto e i principi della Carta Democratica Ineramericana". La maggior parte degli altri stati latini ha chiesto il suo "ritorno immediato e incondizionato", sia che lo pensassero oppure no.

Washington è contraria a Correa per i legami dell'Ecuador a Hugo Chavez e per l'appartenenza all'Alleanza Bolivariana delle Americhe (ALBA), un'alternativa al WTO/NAFTA fondata su principi di:

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complementarietà, non concorrenza;

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cooperazione, non sfruttamento, e

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rispetto della sovranità di ciascun paese, liberi dal controllo delle multinazionali e esterno.

Though falling short of these goals, ALBA nations, in principle, pledged:

Sebbene venendo meno a questi obiettivi, i paesi ALBA, per principio, sono impegnati:

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a beneficiare e a dare pieni poteri ai loro cittadini;

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a fornire i beni e servizi essenziali, e

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a raggiungere una crescita economica della società a livello locale reale per migliorare la vita della gente comune e ridurre la povertà.

Comunque, l'appartenenza all'ALBA segnala l'opposizione all'egemonia degli USA, specialmente al loro modello neoliberista, al loro dominio, alla loro non considerazione e agli accordi commerciali a senso unico per il Nord Globale sopra il Sud, una maledizione che gli stati latini sopportano da decenni, altre a precedenti colpi di stato sponsorizzati dagli USA e ostilità.

Eventi in rapido movimento

Prima della sua liberazione, il portavoce della polizia Richard Ramirez ha detto all'AP che "il capo della polizia nazionale, gen. Freddy Martinez, ha presentato a Correa le sue dimissioni irrevocabili a causa dei fatti di giovedì".

Il 1° ottobre, l'agenzia di stampa russa Novosti titolava "L'Ecuador nel caos mentre la polizia mette in ospedale il presidente", affermando:

Correa rimane ospitalizzato....una persona è stata uccisa e dozzine ferite durante i tumulti di strada". Dopo che i militari e forze speciali della polizia lo hanno liberato, in un'intervista telefonica alla radio nazionale Correa ha raccontato:

"Questo è un tentativo di colpo di stato delle forze di opposizione. Sono ricorsi alla violenza perché non vinceranno le elezioni. Chiedo ai cittadini di stare calmi".

Dopo venire attaccato con il gas lacrimogeno, è stato ospitalizzato, quindi impedito dall'andarsene quando i poliziotti ribelli e i sostenitori del golpe hanno circondato l'edificio. All'interno ha dichiarato: "Pare che l'ospedale sia sotto assedio....La cospirazione è stata progettata molto tempo fa", sa dove. Ha aggiunto: "Lascerò l'ospedale come presidente o dovranno portare fuori di qui il mio cadavere".

Il suo governo ha dichiarato lo stato di emergenza. I voli dall'aeroporto internazionale Mariscal Sucre di Quito sono stati sospesi, quindi ripresi il 1° ottobre presto. Inoltre, sporadiche violenze e saccheggi sono stati riportati in diverse città ecuadoregne, compresa la capitale.

Liberato dai soldati, un Correa visibilmente arrabbiato ha arringato dal palazzo presidenziale un'enorme folla di sostenitori dichiarando:

"Il sangue ecuadoregno, il sangue dei nostri fratelli è stato versato inutilmente. Dovete mobilitarvi per sostenere il governo nazionale....la rivoluzione dei cittadini, la democrazia nella nostra patria. Quando ci siamo resi conto che non potevamo parlare e volevamo andarcene, hanno attaccato il presidente. Ci hanno lanciato il gas lacrimogeno, dritto al volto. Dovevano portarmi all'ospedale della polizia dove mi hanno tenuto in ostaggio. Non mi avrebbero lasciato andare via. Hanno disonorato l'istituzione (la polizia). Dovranno lasciare i ranghi".

Mentre era ancora prigioniero, il ministro degli esteri Ricardo Patino ha incitato i sostenitori a "camminare pacificamente verso l'ospedale, dove il presidente è bloccato da agenti di polizia ribelli". All'arrivo, gridavano: "Questo non è l'Honduras. Correa è presidente. Abbasso il golpe, abbasso i nemici del popolo".

L'Ecuador rimane in cambiamento continuo. Come risultato, nuovi sviluppi necessitano di stretta sorveglianza. Scrivendo per il Consiglio degli Affari Emisferici, Andres Ochoa ha affermato:

"Prima del tentativo di colpo di stato, "Correa sembrava una figura intoccabile nella politica ecuadoregna. Comunque, la sua presidenza potrebbe essere definita molto bene dal risultato di questo giorno e i suoi progetti politici potrebbero poggiare sui risultati".

Un commento finale

Il 1° ottobre, il giornalista dell'AFP Alexander Martinez titolava: "Il presidente dell'Ecuador salvato da una rivolta della polizia", affermando:

Correa "ha fatto un trionfale ritorno al palazzo presidenziale dopo che truppe leali lo hanno salvato da una ribellione della polizia tra il fuoco delle armi e scontri di strada che hanno lasciato almeno due morti" e dozzine di feriti.

"L'abbiamo portato fuori, l'abbiamo portato fuori", ha raccontato all'AFP il vice ministro degli interni Edwin Jarrin.

"Il salvataggio ha completato una drammatica giornata di violenza e di confusione iniziata giovedì di primo mattino" quando i poliziotti ribelli lo hanno assalito.

Dopo la sua liberazione, Correa ha ringraziato i militari e una unità di operazioni speciali della polizia dicendo:

"Se non era per loro, questa orda di selvaggi che volevano uccidere, che volevano sangue, sarebbe entrata nell'ospedale per cercare il presidente e probabilmente non starei a raccontarvelo perché sarei passato a miglior vita". I sostenitori non sono ancora riconoscenti.

Commentando gli sviluppi, l'esperto di America Latina James Petras ha spiegato che "MILITARI D'ELITE" dell'Ecuador hanno messo giù il colpo di stato. Nel 2008, il ministro della difesa Javier Ponce "denunciò" Washington di "sovvertire la polizia".

Allo stesso tempo, vi è "la legittima protesta dei sindacati contro il piano di austerità di Correa, che la destra ha sfruttato, vedendo divise le forze pro Correa". In aggiunta, alcune ONG e "presunti gruppi indiani che hanno tacitamente sostenuto il golpe sono corrotti dal National Endowment of Democracy (NED) e dall'USAID americani", i soliti sospetti con una lunga storia distruttiva per tutta la regione e oltre.

I loro operativi non erano visibilmente nelle strade, ma non hanno espresso nessuna opposizione ai pianificatori del colpo di stato. Invece, "La loro dichiarazione chiedeva la sostituzione del governo", intendendo che è la politica dell'amministrazione Obama - non per le politiche interne di Correa, afferma Petras. E' per i suoi "legami con l'arcinemico degli USA Chavez e con l'ALBA".

Gli eventi rimangono fluidi e in rapido movimento. Restate sintonizzati per altri aggiornamenti.

Stephen Lendman vive a Chicago e può contattarsi a lendmanstephen@sbcglobal.net. Visitate inoltre il suo blog a sjlendman.blogspot.com ed ascoltate importanti discussioni con ospiti illustri alla Progressive Radio News Hour sulla Progressive Radio Network il giovedì alle 10AM US Central time ed il sabato e la domenica a mezzogiorno. Tutti i programmi sono archiviati per un comodo ascolto.


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posted by Steve Lendman