REASON IN REVOLT

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La maschera di sinistra dell'estrema destra

Per i propri scopi l'estrema destra europea si è cinicamente appropriata di argomenti della sinistra ed a favore dei lavoratori.

di Alexandre Afonso & Line Rennwald

 

Agli inizi degli anni '80, Jean-Marie Le Pen provava orgoglio nel venire chiamato il Ronald Reagan francese. Paragonando le autorità fiscali all'Inquisizione spagnola, l'allora leader del Fronte Nazionale di Estrema Destra domandava un ridimensionamento radicale dello stato francese alle sue funzioni di "guardiano notturno" (esercito, polizia, giustizia, diplomazia). Tasse e spese dovevano essere tagliate. Il governo, affermava, dovrebbe essere "portato via dalle nostre spalle e fuori dalle nostre tasche".

Trent'anni più tardi, sua figlia Marine, che nel 2011 gli è succeduta come leader, sta richiedendo che i ricchi siano tassati, criticando l'impatto dell'"ultraliberismo" globale e sostenendo che un forte "stato stratega" sia l'unica maniera per combattere l'aumento della disuguaglianza.

In tutta Europa, i partiti anti-immigrazione come il Fronte Nazionale in Francia, il Partito della Libertà (PVV) di Geert Wilders in Olanda e l'UKIP nel Regno Unito si presentano come gli unici veri difensori della classe lavoratrice. Molto simile a Donald Trump, hanno fatto guadagni significativi nelle zone della classe lavoratrice che soffrono del declino economico e hanno anche superato i partiti socialdemocratici nei voti della classe lavoratrice.

Per realizzare ciò, molti di loro hanno indossato una copertura di sinistra: opponendosi alle privatizzazioni, difendendo i diritti acquisiti dello stato sociale e sostenendo la causa di un freno alla finanza. Per la maggior parte di questi partiti, questo è un cambiamento radicale dal programma libertario che perseguivano in passato. Tuttavia, la loro apparente svolta a sinistra in economia è in gran parte l'addobbo di una vetrina: quando gli elettori non stanno osservando spesso si trovano messi in linea con gli interessi dell'impresa ed attaccare i diritti dei lavoratori.

Dal guardiano notturno allo stato forte

L'orientamento di libero mercato della destra radicale europea nei suoi giorni iniziali si può rintracciare alle origini dei suoi leader. I suoi politici tendevano a salire di prominenza all'interno di partiti liberali o conservatori difendendo gli interessi delle imprese e della piccola borghesia. Jean-Marie Le Pen è stato eletto al parlamento per la prima volta nel 1956 per il partito di Pierre Poujade, che si batteva per una rivolta fiscale dei piccoli negozianti contro la cosiddetta "Gestapo fiscale".

Wilders, da parte sua, era un protetto del politico liberale Frits Bolkestein, un proponente della reaganomics che come commissario dell'Unione Europea continuava a spingere per una deregolamentazione radicale del mercato del lavoro europeo. E' ampiamente ricordato per una direttiva che propone di permettere alle imprese di impiegare i lavoratori in un paese (diciamo il Lussemburgo) e pagare loro i salari del loro paese d'origine (diciamo la Polonia).

L'UKIP del Regno Unito è un altro esempio che emerso dai movimenti liberali. Il suo fondatore, Alan Sked, era membro del Partito Liberale e nel 1970 stava in Parlamento per il partito. Era anche un membro iniziale del Gruppo di Bruges di Margaret Thatcher, fondato sulla base di un discorso che lei diede nel 1988 sostenendo che i conservatori "non avevano ritirato con successo le frontiere dello stato in Gran Bretagna, soltanto per vederle reimposte a livello europeo". Confacente alle sue origini, inizialmente l'UKIP era libertario, opponendosi allo sviluppo dell'Unione Europea in quello che intendeva come un "superstato".

Per i partiti anti-establishment, particolarmente dell'Europa socialdemocratica, una volta l'economia di libero mercato offriva una qualità ribelle. Abbassare le tasse, contrarre lo stato e privatizzare i servizi pubblici veniva avanzato come una maniera per togliere potere a coloro che controllavano lo stato. Negli anni '80, Le Pen vide la reaganomics come un'opportunità per sfidare l'elite politica francese, che sovrintendeva ad un grande stato sociale ed alle industrie statali.

Geert Wilders, fondatore del Partito della Libertà olandese, vide un appello simile nel conservatorismo fiscale in stile USA. Nel 2005, dopo che disertò dal VVD, andò in viaggio di studio negli Stati Uniti dove incontrò Grover Norquist, la Heritage Foundation, l'American Enterprise Institute ed il Partito Libertario.

Ha riconosciuto i limiti di fin dove questa agenda potrebbe essere importata in Europa, ma ha fatto una connessione tra il suo programma anti-immigrazione ed i tagli fiscali: poiché l'immigrazione aumenta le richieste di sicurezza sociale, ha ragionato, ridurla può abbassare le tasse. Poiché non vi era nessun partito olandese che difendeva tagli fiscali radicali, vi era per lui l'opportunità di combinare un'agenda anti-immigrazione ed anti-tasse e per il suo partito di sembrare di più che un gruppo di frangia anti-Islam.

Ma, al momento in cui si arrivò al 2011, con la crisi economica in pieno svolgimento, per Marine Le Pen una simile missione di accertamento dei fatti aveva un impatto più limitato. Mentre ha trovato un terreno comune sull'isolazionismo in politica estera con il congressista libertario Ron Paul, è stata presa molto meno dalle sue idee economiche. Il programma economico del Fronte Nazionale era, per quel momento, largamente divergente dalle posizioni libertarie.

Oggi, caratterizza delle misure per aumentare le indennità pensionistiche per gli anziani, tagliare le imposte ai tre decili più poveri, aumentare i crediti per quelli a basso reddito, introdurre il controllo dei prezzi su gas ed elettricità, mantenere al massimo di trentacinque ore la settimana lavorativa una misura istituita negli anni '90 dal Partito Socialista e sanzioni per gli amministratori di grandi imprese che commettono pratiche di cartello.

Dichiarazioni dei manifesti del partito sullo stato sociale.

Il Fronte Nazionale ha compiuto le più evidenti mosse verso sinistra di tutti i partiti della destra radicale, ma anche altri hanno deviato dalle loro radici di libero mercato. L'UKIP è un recente esempio lampante. Il suo nuovo leader Paul Nuttall una volta sosteneva la causa della privatizzazione del National Health Service pubblico, scrivendo che "come tutti i monopoli di stato, è costoso, inefficiente ed imbottito di burocrati" e che la sua esistenza soffocava la competizione. Dopo essere succeduto come leader a Nigel Farage ha capovolto la sua posizione iniziale, impegnandosi a mantenere pubblico l'NHS e facendone anche una delle sue questioni centrali nelle elezioni suppletive di Stoke.

Dove una volta l'UKIP difendeva una (regressiva) imposta unica e proponeva di smantellare il sistema pensionistico statale, oggi sostiene la tassazione progressiva e fa campagna per "proteggere le indennità". Questa inversione si adatta bene al suo nuovo elettorato. I sondaggi mostrano che il 79% dei suoi elettori sostiene la nazionalizzazione delle società dell'energia ed il 73% appoggia la nazionalizzazione delle ferrovie.

Come i lavoratori sono arrivati a scegliere l'estrema destra

Questo cambiamento di marchio della destra radicale è avvenuto in un momento in cui attrae in maniera crescente i voti della classe lavoratrice. I lavoratori dal colletto blu sono il gruppo sociale in cui Marine Le Pen gode del più alto livello di sostegno (al 44%) per le imminenti elezioni presidenziali francesi. Costituiscono il singolo gruppo più importante dell'elettorato del Fronte Nazionale. Ciò è legato ai cambiamenti fondamentali nei modelli di voto di classe in Europa. Per gran parte del ventesimo secolo, è esistita una chiara divisione politica tra il fondo ed il vertice della gerarchia sociale. Nell'insieme, la classe lavoratrice votava per i partiti socialdemocratici e comunisti e la classe dirigente e la piccola borghesia sostenevano i partiti liberali e conservatori.

Tuttavia, dalla fine dagli anni '80 questi allineamenti classe-partito sono cambiati considerevolmente. La classe lavoratrice dei colletti blu ha disertato massicciamente i partiti socialdemocratici e ha optato per l'astensione o per la destra radicale sulla base delle preoccupazioni sull'immigrazione e la globalizzazione. Per tutto il mondo industrializzato, le differenze sull'affluenza tra i ricchi ed i poveri sono aumentate, rendendo i gruppi a basso reddito meno attraenti per gli strateghi di partito e, a loro volta, più difficili da mobilitare.

In Europa i partiti socialdemocratici hanno attirato sempre meno la classe lavoratrice manuale. Nelle loro incarnazioni più riuscite sono stati in grado di contare sui voti delle crescenti classi medie impiegate nel settore pubblico e nelle industrie creative. Più comunemente sono diventati "partiti onnicomprensivi" falliti attraendo livelli di sostegno mediocri tra varie classi ma senza la capacità di mobilitare effettivamente nessuna di loro: Nel frattempo, con i partiti di centrosinistra che si allontanavano da loro, molti elettori della classe lavoratrice si sono rivolti a partiti che propongono la sicurezza economica e culturale attraverso il nazionalismo piuttosto che la democrazia sociale.

Vi sono molti esempi di questo cambiamento nel collegamento tra classe e partito. Henin-Beaumont, una ex città mineraria nel nord della Francia, era stata controllata per settant'anni dal Partito Socialista. Nel 2014 è diventata la municipalità ammiraglia del Fronte Nazionale quando ha eletto un sindaco di estrema destra. Nelle ex "banlieues rosse" di Parigi, storicamente controllate dal Partito Comunista, il FN ha compiuto avanzate significative, anche se è ancora lontano dall'eguagliare i livelli della sua roccaforte storica della Costa Azzurra e del nord deindustrializzato.

Nella nostra ricerca, abbiamo analizzato la quota di elettori della classe lavoratrice nell'elettorato dei partiti della destra radicale in sette paesi, guardando non soltanto ai lavoratori del manifatturiero e del commercio, ma anche ai lavoratori dei servizi. I posti a più bassa qualifica nei servizi, spesso occupati da donne, ora costituiscono una quota persino maggiore dell'occupazione del manifatturiero nella maggior parte dei paesi. Le condizioni dell'occupazione in questi settori sono solitamente peggiori che nel manifatturiero, dove i lavoratori possono contare su una più lunga tradizione di mobilitazione sindacale.

In quasi tutti i paesi ai quali abbiamo guardato, la proporzione di elettori della classe lavoratrice all'interno dell'elettorato di partiti della destra radicale nel corso del tempo è aumentato. Adesso gli elettori della classe lavoratrice rappresentano tra il 60 ed il 75% dell'elettorato della destra radicale in Austria, Francia, Olanda e Regno Unito, mentre in questi paesi rappresentano soltanto tra il 44 ed il 54% di tutti gli elettori. Abbiamo inoltre scoperto una chiara sovra rappresentazione di operai tra l'elettorato dei partiti della destra radicale in Danimarca e Svizzera. La Lega Nord in Italia è un'eccezione, poiché è l'unico partito in cui i lavoratori non sono sovra rappresentati.

D'altra parte, la proporzione di elettori della classe lavoratrice che votano per i partiti di sinistra è declinata. In diversi paesi i lavoratori continuano ad essere sovra rappresentati tra l'elettorato della sinistra ma oggi vi sono spesso più elettori della classe lavoratrice all'interno dell'elettorato della destra radicale che tra la sinistra.

Quota dei voti della classe lavoratrice.

Se si considera il comportamento elettorale della classe lavoratrice in una prospettiva differente ma complementare (e non soltanto la composizione di classe dei partiti), emergono anche dei nuovi modelli di voto di classe. I lavoratori della produzione e dei servizi danno un chiaro sostegno sopra la media alla destra radicale, mentre questo non è il caso per la sinistra. In un campione di nove paesi europei, il 31% dei lavoratori della produzione ed il 25% dei lavoratori dei servizi in media nel periodo 2002-2014 hanno votato per la destra radicale, mentre ha raccolto soltanto il 18,8% dei voti all'interno della popolazione nell'insieme.

La difficoltà del centrosinistra a mobilitare il suo elettorato centrale non è sorprendente. La svolta dei partiti socialdemocratici verso le politiche della Terza Via difese da Tony Blair e Gerhard Schröder negli anni '90 ha lasciato come conseguenza una generale disillusione. Ma anche la crescente focalizzazione su questioni di identità è stata un fattore ed a maggior ragione evidente quando paragonato con la recente svolta della destra radicale verso questioni di sicurezza economica, un riorientamento che ha coinciso con il suo recente successo.

Falso socialismo

Il cambiamento di marchio a sinistra dei partiti dell'estrema destra non dovrebbe comunque essere preso al valore facciale. Vi è un mare tra quello che dicono e quello per cui votano. Anche quando il suo programma e la sua retorica pretendono di difendere i lavoratori, quando si tratta di legislazione la destra radicale spesso vota con il capitale.

L'ultima riforma del lavoro approvata nel 2015 dal governo francese è un buon esempio. E' rivolta a facilitare ulteriormente i licenziamenti per motivi aziendali ed a dare più flessibilità alle imprese per stabilire il salario. Ufficialmente, il Fronte Nazionale ha domandato il suo ritiro, denunciandola come un attacco alla sicurezza del posto di lavoro dei lavoratori francesi. La Le Pen l'ha chiamato un altro ultraliberista "diktat di Bruxelles".

Allo stesso tempo, i suoi senatori hanno messo in campo degli emendamenti per rimuovere i diritti di rappresentanza dei lavoratori nelle piccole imprese, per togliere l'obbligo di fornire il tirocinio, per diminuire la capacità dei lavoratori in lavori pesanti di pretendere il prepensionamento e per ridurre le tasse sugli straordinari. Hanno quindi attaccato i diritti sindacali: chiedendo di rimuovere il monopolio dei sindacati nelle contrattazioni salariali, che potrebbe rendere possibile alle imprese di negoziare i salari con gruppi non sindacali.

Alla fine gli emendamenti sono stati ritirati ed incolpati degli stessi gli assistenti parlamentari. Quando i sindacati hanno organizzato manifestazioni di massa contro la legge, Marine Le Pen ha richiesto che fossero proibite (dopo l'attacco del Bataclan la Francia era ufficialmente in stato di emergenza), riconoscendo soltanto più tardi il loro "diritto legittimo di protestare". Per allora, sapeva che la maggioranza dei suoi elettori sosteneva le proteste.

Questa doppia trattazione è generale all'interno della destra radicale, che pretende di rappresentare sia i lavoratori che la piccola borghesia sostenitori con interessi opposti. Nel periodo precedente alle elezioni del 2010, Geert Wilders affermava che aumentare l'età di pensionamento obbligatorio era una questione sulla quale non avrebbe mai fatto compromessi. Il giorno dopo le elezioni, dichiarò che questo non era più un ostacolo per i negoziati di coalizione. Più tardi, è stato riportato che in privato abbia detto che questo stratagemma era rivolto soltanto a strappare sostegno al Partito Socialista tra gli elettori della classe lavoratrice.

Anche quando Wilders pretende di rappresentare la gente comune, il suo partito vota spesso per delle politiche che beneficiano i ricchi. Per esempio, il PVV è stato un forte difensore di riduzioni di tasse per i proprietari di case. Come pure contribuire a rendere le famiglie olandesi le più indebitate del mondo industrializzato, è dimostrato che questa riduzione è stata vantaggiosa per il 20% più ricco delle famiglie, che ne beneficia per un ammontare della metà del taglio fiscale totale. Il suo partito è anche contrario alla contrattazione collettiva ed ai diritti sindacali. La maggior parte dei lavoratori olandesi è coperta dalla contrattazione collettiva settoriale nella quale il governo estende i termini delle trattative tra i datori di lavoro ed i sindacati perché siano obbligatori per tutti i lavoratori di un settore economico. Il PVV ha proposto di smantellare questo sistema, lasciando negoziare ai singoli da soli con il loro datore di lavoro.

Questa tendenza è ripetuta attraverso l'Europa: in Svizzera, il Partito del Popolo Svizzero pretende di proteggere i lavoratori svizzeri dall'immigrazione, ma è fortemente contrario a sanzioni per i datori di lavor che sfruttano gli immigrati. Dei suoi deputati hanno impiegato dei richiedenti asilo senza pagare le tasse. In Austria, il Partito della Libertà (FPO) ha sostenuto un gran numero di leggi per indebolire i sindacati e deregolamentare il mercato del lavoro mentre era al governo tra il 2000 ed il 2007.

Ciò non dovrebbe essere sorprendente per una tradizione politica che difende un'agenda che è ostile alla solidarietà collettiva personificata dai diritti sindacali e dalla contrattazione collettiva. Il tipo di solidarietà che i partiti della destra radicale difendono è subordinata ai valori nazionalisti e conservatori. Mentre la sinistra fa campagna per allargare lo stato sociale, la destra radicale più spesso parla di tagliarlo, limitando i benefici sociali ai nazionali, oppure, come ha proposto il PVV di Wilders, opponendosi ai sussidi per i figli per famiglie con più di due figli perché si ritiene che le famiglie musulmane abbiano più figli. Quando si tratta di diritti acquisiti sociali, sono dei sostenitori di lunga durata di un approccio punitivo al welfare. Le sezioni locali di Rotterdam e dell'Aia del PVV vogliono costringere i disoccupati a lavorare nelle serre per rimpiazzare i lavoratori immigrati.

La divisione tra "noi" e "loro" che la destra radicale utilizza quando parla di immigrazione viene trasposta nelle sue politiche del welfare: "noi" siamo contribuenti che lavorano duro  e "loro" sono immigrati, ma anche i disoccupati e gli "imbroglioni" del welfare.

I limiti dell'inganno

E' chiaro che il voto della classe lavoratrice per la destra radicale è aumentato assieme ad uno spostamento dal libero mercato a piattaforme economiche di sinistra. Ma gran parte di questo spostamento è stato retorico. In pratica, i partiti della destra radicale in Europa funzionano principalmente per convertire i voti della classe lavoratrice in politiche di destra. La loro vera natura pro capitalista viene alla luce soltanto in riunioni di gabinetto o in commissioni legislative, quando gli elettori non prestano la stessa attenzione.

Tuttavia questo gioco ha dei limiti. Gli elettori non possono essere ingannati indefinitamente. Dopo il suo primo periodo al governo l'FPO austriaco ha perduto i due terzi dei suoi seggi. Il PVV ha perduto un terzo dopo avere sostenuto un gabinetto conservatore impegnato ad implementare un'austerità di vasta portata. Il loro sostegno elettorale è volatile e questo va in qualche modo a spiegare il loro spostamento a sinistra in economia. La maggior parte degli elettori della destra radicale sono principalmente preoccupati dell'immigrazione e molti non conoscono nemmeno le posizioni dei loro partiti in economia. Ma se mai si muovono oltre una questione singola demografica hanno bisogno di un messaggio sociale più ampio.

Questo esercizio di cambiamento del marchio può e deve essere impedito. La migrazione degli elettori della classe lavoratrice è una preoccupazione immediata per la sinistra, ma deve essere contrastata impegnandosi di nuovo con i lavoratori, la base storica della politica progressista. In questo senso dovremmo guardare a degli esempi in Spagna e Portogallo, dove l'estrema destra rimane marginale e dove i partiti di sinistra sono stati in grado di mobilitare un forte voto anti-establishment.

3.17.17

Alexandre Afonso è un docente assistente  all'Università di Leiden, Olanda. Line Rennwald è una ricercatrice post-dottorato all'Istituto Universitario Europeo di Firenze.