Green Left Weekly

 

Bolivia: la destra fascista lancia il 'colpo di Stato civico'

Federico Fuentes & Stuart Munckton

13 settembre 2008

 

"[Oggi] si è iniziato un colpo di Stato civile delle prefetture contro l'unità del paese e la democrazia", ha dichiarato il 9 settembre il ministro del governo boliviano Alfredo Rada, mentre una crescente ondata di violenza da parte di piccole bande di giovani fascisti avvolgeva la città di Santa Cruz de la Sierra.

La violenza da parte di bande fasciste armate, appoggiate dalle autorità locali, si è propagata nei giorni seguenti per tutto il resto della cosiddetta "mezzaluna" — i quattro dipartimenti orientali di Santa Cruz, Pando, Beni e Tarija.

The half moon is home to much of Bolivia’s natural resources and the main base of opposition to the left-wing government of President Evo Morales from the Movement Towards Socialism (MAS), who on August 10 won a recall referendum on his presidency with 67% of the vote.

La mezzaluna è casa di gran parte delle risorse naturali della Bolivia e la base principale dell'opposizione al governo di sinistra del Presidente Evo Morales del Movimento verso il Socialismo (MAS), che il 10 agosto ha vinto un referendum di revoca sulla sua presidenza con il 67% dei voti.

Con una considerevole classe media bianca, paragonata al principalmente indigeno occidente, l'oligarchia in oriente ha lavorato fuori orario per stimolare la frenesia razzista contro il governo nazionale dal primo presidente indigeno della Bolivia e dai movimenti sociali in gran parte indigeni che lo sostengono.

L'oligarchia ha spinto per l'"autonomia" dal governo nazionale con una manovra mirata a proteggere i suoi privilegi dalle misure a favore del popolo governo nazionale ed ora pare che tenti di imporre il suo dominio sulla mezzaluna con la forza.

Regno del terrore

Incitati dal Comitato Civico di Santa Cruz, che raggruppa assieme settori dell'oligarchia e con la collaborazione dei prefetti dei dipartimenti dell'est e dell'ambasciata USA, il 9 settembre le truppe d'assalto fasciste dell'Unione della gioventù di Santa Cruz (UJC) hanno stretto d'assedio le istituzioni pubbliche, le ONG, le stazioni radio della comunità e gli uffici del canale TV di stato, tentando in alcuni casi di incendiarli.

Quello stesso giorno, il capo del blocco parlamentare del partito di destra Podemos e grande proprietario terriero Antonio Franco, ha "applaudito" alle prese di controllo violente, mentre il vice di Podemos per Santa Cruz, Oscar Urenda, ha emanato una palese chiamata alle armi.

"Se dobbiamo parlare di confronto, allora parliamo di confronto, se dobbiamo parlare di guerra, allora sarà guerra, ma non saranno capaci di imporci delle cose", ha proclamato. "Siamo abbastanza forti da spaccare questo paese e se devo afferrare un pezzo di legno, un fucile, lo farò, difenderò il mio territorio".

Un testimone oculare in un resoconto del 12 settembre di pubblicato su Marxist.com scrive: "Ciò che è cominciato il 9 settembre come vandalismo contro istituzioni pubbliche si è sviluppato in un'orgia di violenza fascista che minaccia la guerra civile".

L'autore dichiara: "La lista delle istituzioni occupate è lunga. Ogni cosa dagli uffici imposte, amministrazione della terra, autorità di immigrazione al dipartimento delle foreste è stato brutalmente distrutto. L'amministrazione nazionale della terra ha avuto distrutto e bruciato il suo intero inventario e lo stesso è accaduto alla società telecom nazionalizzata ENTEL. La ENTEL ha avuto fracassato il suo intero edificio principale e le orde fasciste hanno rubato ogni cosa di valore".

L'autore ha riferito di un "costante attacco a tutte le organizzazioni sociali ed ai sostenitori del governo. A Santa Cruz, l'organizzazione per i diritti umani Cejis è devastata ed il suo intero inventario è bruciato e distrutto. Lo stesso è accaduto alla CIDOB, la principale organizzazione del popolo indigeno nella Bolivia orientale. Tutti i leader di sinistra sono ricercati e molti sono dovuti andare in clandestinità".

"A ... Tarija, le bande fasciste attaccano i mercati dei contadini. Bombe Molotov vengono gettate alle bancarelle ... Un leader di destra dichiara che Tarija sarà indipendente e proclama la guerra civile nella regione".

Secondo un rapporto Reuters del 12 settembre, il governo ha accusato i fascisti di "un vero massacro" contro i sostenitori del governo a Pando, con almeno 15 persone morte registrate. Il governo nazionale sta perseguendo l'arresto del prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, che si presume abbia organizzato le uccisioni. Fernandez è fuggito in Brasile.

Secondo un rapporto dell'AP del 10 settembre, i dimostranti dell'opposizione hanno fatto saltare una conduttura a Tariji, riducendo a un certo punto il flusso del gas in Brasile della metà. Le proteste hanno anche interrotto il flusso del gas all'Argentina. Santos Ramirez, presidente della società petrolifera statale, YPFB, ha chiamato l'esplosione "un attacco terroristico".

In risposta, sono state ordinate ai dipartimenti orientali delle truppe supplementari per difendere le istallazioni del gas e petrolifere. Per il 12 settembre le esportazioni di gas verso il Brasile e l'Argentina stavano tornando alla normalità, secondo un rapporto della Reuters di quel giorno.

Controffensiva

Il tentativo di prendere il potere nella mezzaluna tramite la forza bruta  è chiaro, ma è andato incontro ad una controffensiva del governo e dei potenti movimenti sociali che sostengono il processo di cambiamento.

Il resoconto di un testimone oculare fornisce un esempio delle eroiche azioni dei sostenitori del governo nel quartiere di lavoratori Plan 3000: "I lavoratori si sono radunati per una massiccia difesa contro i 400 giovani fascisti che attaccano il mercato con mazze, bottiglie Molotov ed armi leggere. Rapidamente, si radunano per la difesa che si sviluppa in estrema violenza con molti feriti. Circa alle 3 di notte, i fascisti sono stati scacciati via, ma gli abitanti mantengono difeso il trinceramento".

Nel periodo che ha preceduto l'attuale ondata di violenza, Morales ha dichiarato che il suo governo garantirebbe che le istituzioni e la sicurezza dello stato fossero rispettati e ha incitato alla "unità del popolo e delle forze armate per difendere il processo di cambiamento", secondo il quotidiano argentino Clarin del 9 settembre.

L'articolo riferiva che alla stazione radio statale si erano riversate telefonate che chiedevano che Morales decretasse lo stato di emergenza.

Comunque, il 9 settembre il ministro della presidenza Juan Ramon Quintana ha dichiarato che il governo non avrebbe dichiarato lo stato di emergenza, sostenendo che l'opposizione voleva provocare la repressione per avere una bandiera attorno alla quale mobilitare parti più ampie della popolazione contro il governo.

Il comandante dell'ottava divisione dell'esercito, Generale Marco Bracamonte, ha dichiarato che i militari avrebbero impedito ogni ulteriore presa di controllo delle installazioni di petrolio e gas e difeso la sicurezza dello stato.

Il 10 settembre, le Sei Federazioni di Coltivatori di Coca dei Tropici di Cochabamba, l'organizzazione sindacale dalla quale Morales è emerso e rimane ancora presidente, assieme alle organizzazioni contadine di Santa Cruz, ha iniziato a tagliare l'accesso stradale a Santa Cruz.

La regione di coltivazione della coca di Chapare a Cochabamba — una roccaforte del MAS — è collocata strategicamente tra la principale autostrada che collega Santa Cruz all'ovest della Bolivia correndovi attraverso.

Anche altre organizzazioni sociali hanno iniziato a bloccare l'accesso stradale agli altri dipartimenti orientali.

Un articolo di Prensa Latina dell'11 settembre riferiva dell'impegno a continuare e rafforzare il blocco di Santa Cruz da parte del Coordinatore Nazionale per il Cambiamento (CONALCAM), che riunisce molti dei movimenti sociali che appoggiano il processo di cambiamento guidato da Morales.

Mobilitazione permanente

Secondo Prensa Latina, Fidel Surco, presidente della Confederazione dei Coloni — un'organizzazione di campesinos indigeni — annuncia che il CONALCAM ha incitato alle "mobilitazioni permanenti" finché il Congresso ratifichi un referendum sull'adozione della nuova bozza di costituzione in programma per dicembre.

La bozza di costituzione, che dovrebbe ampliare i diritti del popolo indigeno, custodisce gelosamente un maggiore controllo dello stato sulle risorse naturali ed apre la strada per la redistribuzione di grandi appezzamenti di terra a campesinos impoveriti, è una fonte chiave del conflitto.

Una domanda chiave delle forze di destra nella mezzaluna è di ritirare i piani per un referendum sull'adozione del testo.

Il 10 settembre, Morales ha annunciato l'espulsione dalla Bolivia dell'ambasciatore USA, Philip Goldberg, per il suo ruolo nell'appoggiare il colpo di Stato. Goldberg ha sollecitato pubblicamente gli USA ad intervenire dalla parte delle autorità della mezzaluna dietro le violenze.

A Golberg sono state date 72 ore per lasciare il paese.

 

L'11 settembre, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha dato all'ambasciatore USA a Caracas 72 ore per partire, in solidarietà con la Bolivia. Il 12 settembre, l'ABN ha riportato che l'Honduras aveva sospeso il riconoscimento dell'ambasciatore USA nel paese in solidarietà con Venezuela e Bolivia.
 

Gli USA hanno risposto espellendo dal loro territorio gli ambasciatori venezuelano e boliviano.

 

L'11 settembre, Chavez ha offerto l'assistenza militare venezuelana a difesa della democrazia in Bolivia. "Se qualcuno dei nostri governi viene rovesciato, avremo luce verde per effettuare operazioni militari di qualsiasi tipo per ridare il potere al popolo in quei paesi", ha insistito Chavez secondo un rapporto del 1° settembre della Xinhua.

Lotta per il potere

 

Il "colpo di Stato civico" che è stato scatenato arriva in aggiunta a tre settimane di piccole ma violente manifestazioni, generalmente limitate alle aree interne cittadine delle capitali dei dipartimenti della mezzaluna.

 

I dimostranti hanno assalito il popolo indigeno, i leader dei movimenti sociali, i consiglieri del MAS, agenti di polizia e soldati come anche cominciato blocchi stradali, occupando aeroporti ed istituzioni statali e persino prendendo il controllo di aeroplani militari.

 

Le proteste si sono concentrate sulla questione delle entrate dalla "imposta diretta sugli idrocarburi". La maggior parte delle entrate dal gas naturale venivano dirette verso le autorità dipartimentali, ma il governo Morales sta tentando di ridirigere le entrate verso programmi sociali contro la povertà, come una nuova pensione generale per gli anziani.

 

Con azioni verso la nazionalizzazione delle considerevoli riserve di gas della Bolivia — contrastate dai partiti di opposizione che, quando al potere, cercavano di privatizzare l'industria — le royalty dagli idrocarburi sono salite alle stelle. Come risultato, anche con le politiche di redistribuzione del governo, le entrate ai dipartimenti sono nondimeno significativamente aumentate.

 

Cinque dei nove dipartimenti sono controllati da prefetti apertamente ostili al governo nazionale (la mezzaluna più Chuquisaca) e queste autorità hanno utilizzato gli accresciuti finanziamenti per contribuire ad organizzare misure di destabilizzazione violenta contro il governo nazionale.
 

Dalla schiacciante vittoria di Morales nel referendum di revoca con il 67,4%, il suo governo ha annunciato l'intenzione per un referendum sulla nuova costituzione redatta da una assemblea costituente eletta.

 

Mentre Morales ha emanato un decreto per tenere il referendum il 7 dicembre, la Corte Elettorale Nazionale ha deciso che non avrebbe tenuto la consultazione appunto perché tale referendum doveva essere approvato dal parlamento.

 

Oscar Ortiz, presidente del Senato controllato dal Podemos il 10 settembre ha minacciato di intensificare le proteste violente se il MAS insisteva nella sua campagna per approvare la nuova costituzione, che dichiarerebbe la Bolivia uno "stato plurinazionale".

 

Dietro i prefetti ed i comitati civici della mezzaluna stanno gli interessi della grande industria agricola e delle transnazionali del gas che vedono il loro tornaconto minacciato dall'avanzamento dell'autoproclamata "rivoluzione democratica e culturale" guidata da Morales.

 

Temendo il consolidamento del processo di cambiamento, le ricche elite hanno aumentato gli sforzi per estromettere il governo Morales.

Il ruolo degli USA

 

Il governo ha accusato il presidente del Comitato Civico di Santa Cruz, Branco Marinkovic, che soltanto poche ore prima era tornato da una visita a Miami, di essere l'istigatore del piano di dar fuoco al paese.

Marinkovic, che aveva direttamente contribuito alle violenze dell'UIC, è accusato di agire "con il sostegno finanziario ed il consiglio dell'ex ministro Carlos Sanchez Berzain, che è accusato in Bolivia di genocidio", ha riportato il 9 settembre l'ABI.

 

In Bolivia Berzain è ricercato per diverse accuse relative alla morte di più di 60 persone in un massacro nel 2003 che tentava di schiacciare una rivolta contro i progetti di privatizzare l'industria del gas della Bolivia, quando era ministro della giustizia.

 

Mentre la Bolivia ha chiesto agli USA di estradare entrambe Berzain e Gonzalo Sanchez de Lozada (presidente nel 2003), l'amministrazione Bush si è rifiutata di collaborare. Invece, in luglio a Berzain è stato concesso l'asilo.

 

Ulteriori prove del ruolo degli USA nell'attuale colpo di Stato sono state dimostrate in una sfacciata esposizione di arroganza imperiale quando Goldberg ha dichiarato che “Washington dovrebbe interferire negli affari interni [della Bolivia]" e "ha chiesto al governo boliviano del Presidente Evo Morales di prestare attenzione alle richieste dell'opposizione".

 

Golberg ha semplicemente confermato ciò che il governo del MAS sostiene da lungo tempo: Washington è direttamente impegnata nel complotto per rovesciare Morales, incluso attraverso crescenti finanziamenti ai partiti di opposizione, organizzazioni della "società civile" e gruppi per l'autonomia.

 

Il 25 agosto, Goldberg si è segretamente incontrato con il prefetto di Santa Cruz Ruben Costas, soltanto nove giorni dopo che Costas aveva annunciato i piani per violare la legge nazionale attuando una serie di misure per l'"autonomia" mirate ad indebolire il governo nazionale.

 

Morales ha dichiarato che la decisione di espellere Goldberg è un omaggio alla storica lotta del popolo boliviano contro l'imperialismo — aggiungendo che solamente il popolo organizzato può difendere la democrazia.

 

Secondo un rapporto dell'AP del 12 settembre, Morales ha decretato lo stato di emergenza a Pando, inviando nuove truppe per assicurare il controllo. Portare armi è proibito in base al decreto "per salvaguardare le vite ed i beni collettivi", secondo Rada.

 

Il decreto è arrivato dopo che le autorità della mezzaluna hanno infine convenuto alle richieste del governo nazionale di iniziare colloqui per risolvere la crisi.

 

E' chiaro che i colloqui si concentreranno sulla questione del referendum sulla nuova costituzione, con il segretario per l'autonomia di Santa Cruz che afferma: "Concordiamo tutti che dobbiamo cercare un punto di compromesso".

 

Parlando a Cochabamba, Morales ha dichiarato che gli oppositori "hanno ogni diritto di rigettare la nuova costituzione, ma attraverso il voto e non attraverso la violenza".

 

Comunque, l'attuale crisi si definisce essa stessa, la battaglia tra i poveri, prevalentemente la maggioranza indigena oppressa e l'oligarchia razzista appoggiata dagli USA è una parte centrale della lotta continentale contro la dominazione ed il neoliberismo USA.

 

I sostenitori della giustizia sociale intorno al mondo devono alzare la voce contro l'intervento degli USA ed il fascismo in Bolivia e per la democrazia.

[
Per firmare una dichiarazione internazionale di sostegno alla Bolivia e contro l'intervento USA andate a  http://www.gopetition.com/petitions/support-bolivian-democracy.html. Per continui aggiornamenti, visitate http://boliviarising.blogspot.com. ]


Da: Notizie internazionali, Green Left Weekly numero #
767 17 settembre 2008.