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Quando lo scorso anno fu pubblicato il Rapporto della Commissione
Indipendente
Hillsborough, che riaffermava la responsabilità della
polizia per il disastro e l'incredibile distanza cui andò la forza per
insabbiarla, l'ex segretario di stato laburista
Jack Straw fu veloce ad incolpare il governo conservatore
dell'epoca. "Il governo
Thatcher,
poiché aveva bisogno che la polizia fosse una forza di parte,
particolarmente per lo sciopero dei minatori ed altre agitazioni
industriali, ha creato una cultura di impunità nel servizio di polizia",
disse
alla
BBC Radio 4.
"era realmente immune da influenze esterne e pensava di potere
spadroneggiare e questo è ciò che abbiamo assolutamente visto nello
Yorkshire
meridionale".
Il messaggio sottostante ai commenti di
Straw
risiedeva nel suo uso del passato storico. Se la sgradevole
Thatcher
aveva utilizzato la polizia come strumento politico già ai vecchi brutti
tempi,
ora con sollievo le cose sono andate avanti. Vi è stato un gradito
sviluppo. Si, ci può ancora essere l'occasionale 'mela marcia'
–
ricordate il povero
Andrew Mitchell! -
ma per la maggior parte la polizia è ritornata nella sua posizione
normale come l'eroica sottile linea blu, proteggendo in modo neutrale i
buoni dai cattivi.
Questa ipotesi
- secondo la quale, nonostante
l'occasionale incidente, la polizia stia cercando di fare del suo
meglio in un compito duro
- viene infilata su base giornaliera da risme di drammi
TV polizieschi, investigatori da film e documentari di "vita reale".
Certa, talvolta può essere costretta a giocare secondo le loro regole,
ma, in definitiva, la sua unica agenda è di sorreggere una società
'decente, lavoratrice'. La forza di questo diluvio di 'ideologia-da-ITV'
è forse una ragione per cui, anche se fornita di storia dopo storia di
aggressione, razzismo, corruzione e violenza poliziesca, la reazione di
molta gente - o almeno quella di persone della classe media, bianca -
resta di emozione, piuttosto che di aspettarsi niente di meno. Forse
spiega anche perché quando la settimana scorsa il
Guardian ha
pubblicato
un video che mostra chiaramente un poliziotto che colpisce con un pugno sul
volto uno studente, il quotidiano ha scelto di mettere le virgolette
attorno alla parola 'pugno'.
Essendo difficilmente un raro avvenimento che
Jack Straw si sbagli, ma, se era necessaria un'ulteriore
conferma,
i fatti della settimana scorsa l'hanno certamente fornita.
Mercoledì notte ha visto lo sgombero violento di un'occupazione
studentesca al Senato Accademico, con il suddetto filmato che circola
ampiamente che mostra la polizia che colpisce con i pugni e getta gli
studenti sul pavimento. Giovedì, il testimone decisivo ha preso
posizione all'inchiesta sulla morte di
Mark Duggan, la cui sparatoria da parte della polizia nell'agosto
del 2011 ha fatto esplodere quattro giorni di tumulti antipolizieschi.
Quel pomeriggio, gli studenti che protestavano contro le violenze della
notte precedente sono stati ancora attaccati dalla polizia
antisommossa, con uno studente che è stato abbattuto così duramente da
lasciare una pozza di sangue sul pavimento. Il giorno successivo la
United Friends and Family Campaign,
guidata da famiglie di persone che sono morte dopo il contatto con la
polizia, hanno tenuto un picchetto fuori del
Crown Prosecution Service HQ,
chiedendo che gli agenti di polizia responsabili delle morti
affrontino imputazioni penali.
Come dimostra la cronaca del
Guardian, tutto ciò non è stato ancora abbastanza per
cambiare l'immagine predefinita della polizia da quella del
benevolo 'bobby di ronda' al 'teppista corrotto e violento'. Ma stanno
cominciando ad apparire delle crepe nell'edificio ideologico. Le
comunità delle minoranze nere ed etniche conoscono da lungo tempo la
violenza, la repressione e naturalmente il razzismo della polizia
– come anche i residenti delle ex città minerarie, le
famiglie di
Hillsborough ed i loro sostenitori, i cattolici nord irlandesi
e le comunità di viaggiatori. Ma la forza da spaccare la testa
utilizzata per reprimere le proteste studentesche del 2010 e le
operazioni di polizia ripetutamente aggressive di praticamente ogni
forma di protesta da allora
–
dall'anti-fracking
all'antifascismo – ha iniziato a diffondere delle contro-narrative sul ruolo e
sul comportamento della polizia più ampiamente che mai prima. In modo
crescente, i punti critici più esplosivi - gli antagonismi più marcati -
in questa era di feroce austerità e di salari che crollano, stanno
prendendo la forma di esplicite proteste o tumulti anti-polizia.
Ugualmente, dalla parte opposta dell'equazione, ora la repressione
poliziesca viene usata come la prima piuttosto che come l'ultima risorsa
anche quando si tratta di occuparsi di proteste sull'elusione fiscale
delle aziende o sulle condizioni di lavoro degli addetti alle pulizie.
In 'Policing The Crisis', Stuart Hall e altri sostengono che le radici di questo genere
di mantenimento
dell'ordine pubblico possono trovarsi nella crisi economica della fine
degli anni '60. Il consenso socialdemocratico postbellico era stato
caratterizzato dall'intervento diretto dello stato nelle relazioni di
classe, con i leader delle imprese e sindacali che negoziavano
direttamente con il governo. In questo modo, la lotta di classe
economica era sempre più attratta nel terreno dello stato stesso. Ma
questo delicato gioco di equilibrio era dipendente dalla continua
crescita e produttività. Quando la crisi ha colpito, ha quindi
minacciato non soltanto l'economia, la legittimità dello stato nel
complesso come pure l'ordine sociale' della società capitalista sotto di
esso instaurata.
Poiché non vi è nessuna differenza tra 'ordine sociale', 'interesse
nazionale' ed una 'funzionante economia capitalista', tutte le
manifestazioni di antagonismo sociale o economico - dai sindacati ai
punk - è stata trasformata all'istante in una minaccia alla società
nell'insieme. Non vi poteva essere nessun riconoscimento che dei gruppi
differenti di persone all'interno di questa società avevano degli
interessi contrastanti. Vi era soltanto un interesse riconosciuto: la
ripresa ed il rafforzamento del capitalismo. O si era dalla parte
dell''ordine' e dell''autorità' oppure altrimenti si era il 'nemico
interno' che minaccia di scatenare il 'caos'
– e così un bersaglio
legittimo per una forza di polizia militarizzata e per lo stato
della sorveglianza.
Questa retorica aggressiva era strettamente collegata al modo
particolare in cui un capitalismo colpito dalla crisi era, per una
volta, rimesso in piedi. La trasformazione da un'economia manifatturiera
fordista ad intensità di lavoro ad un'economia di servizi, finanza e
cercatori di rendita post-fordista ad intensità di capitale richiedeva
di liberarsi di grandi numeri di posti di lavoro e di lavoratori, un
processo che è stato intensificato dallo sviluppo di tecnologie che
risparmiano lavoro entro la produzione industriale. Mentre alcuni dei
lavoratori non più necessari nel manifatturiero potevano essere
reintegrati nelle nuove linee del capitale, il rimanente era destinato
ad una vita di caduta dentro e fuori il lavoro precario, temporaneo,
malpagato o minacciato di essere completamente lasciato fuori del
mercato del lavoro.
La ripresa della società capitalista era quindi dipendente
dall'esclusione di un consistente numero di persone che stavano
diventando eccedenti alle necessità del capitale. Ed è stato il compito
cruciale della polizia assicurarsi che nella linea dell'esclusione non
fosse aperta una breccia, di accertarsi che quelli fuori del sistema non
fossero in grado di tornarvi dentro
– per timore che con loro avrebbero rovesciato l''ordine
sociale'
appena ristabilito. Per la maggior parte degli anni '80 e '90,
questo gruppo escluso era formato in prevalenza da neri e persone di
altre minoranze etniche, dai residenti delle ex città industriali
lasciate a marcire dal capitale che fuggiva dalla scena del crimine, o
giovani ASBO e NEET demonizzati dai media. Sono questi gruppi che hanno
portato il peso della feroce polizia e del sistema penale necessari per
tenere in vita il sistema, sia questo attraverso l'incarcerazione, la
violenza, i fermi per perquisizione o sanzioni sui sussidi.
Ma la crisi del 2008 ha distrutto il lavoro di recupero del
capitalismo rattoppato assieme alla fine alla fine degli anni '70 e ha
richiesto un nuovo periodo di esclusioni per sistemarlo. Questa volta
non sono soltanto gli avanzi del vecchio lavoro, i più poveri ed i non
bianchi che vengono chiusi fuori
– è anche la prossima generazione di lavoratori della
classe media. Oggi i giovani vengono esclusi dal mercato del lavoro in
numeri senza precedenti, il che è perché, come
osserva
correttamente
Aaron Bastani, i dimostranti studenti della
scorsa settimana stanno facendo collegamenti tra le loro prospettive e
quelle dei lavoratori delle pulizie delocalizzati ed i rivoltosi del
2011. Alquanto semplicemente, il capitale non può sopravvivere a meno
che non spinga i salari di vaste fasce di gente al livello più basso
possibile, o anche meglio, trasformandoli in peoni del debito o in
lavoratori forzati. Se questa popolazione sempre più esclusa si fa di
nuovo strada con la forza nella lotta, la fragilità di un capitalismo
re-ricostruito nell'insieme è messa a repentaglio. Con nessuna
possibilità di calmare una popolazione in eccesso - intrappolata al di
fuori della relazione capitale-lavoro - attraverso mezzi economici, la
repressione si è rivelata come l'unica opzione rimasta allo stato
capitalista.
In un certo senso, la fragilità del capitale ed una incrementata
repressione sono due facce della stessa moneta. La crescita economica
viene ricercata così disperatamente che persino quella di prezzi delle
case e di debito dei consumatori che salgono
– proprio la stessa 'crescita' che ha messo prima d'ora
in moto la crisi
–
viene celebrata in modo maniacale. Quindi qualunque
cosa che ostacola in ogni modo la 'crescita', dal fermare le
trivelle del
fracking all'occupare abusivamente case vuote o a chiudere un
negozio per un pomeriggio, viene considerato
come un attacco all'intera società capitalista. Perché, in un certo
modo, lo è. Per tutta la pena e la sofferenza che viene
attualmente inflitta sulla classe lavoratrice e non per il mondo, il
capitale è realmente in un posizione storicamente debole. Sta rimanendo
a corto di opzioni. Deve controllare il complesso della
società, a dispetto della repressione che comporta, o altrimenti crolla.
Vi è perciò una differenza cruciale tra i dimostranti che chiedono
pensioni ed indennità di malattia ed i rivoltosi - poiché i rivoltosi
hanno capito che non c'è motivo neppure di chiedere nulla più al
capitale. In conformità alle condizioni attuali non ha niente da dare
loro, nemmeno sfruttamento. Ma la logica è ancora la stessa: gente
esclusa che si infuria ai margini della relazione capitale-lavoro che
sta diventando ancora più astratta e distante. In entrambe i casi, la
polizia comincia a diventare l'unica indicazione visibile
dell'antagonismo di quella relazione che resta. Il pericolo è che,
poiché la polizia è praticamente l'unico bersaglio tangibile rimasto,
l'unico posto dal quale ottenere un appiglio nella lotta di classe, che
sia trasformata nella causa piuttosto che in un sintomo della
situazione. Come
lo espone
accuratamente un saggio del giornale SIC: 'nel rivelare i poliziotti come
un nemico di per se, ciò che diventa offuscato è il fatto che sono
soltanto la borghesia in posizione di combattimento'.
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