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Ogni scolaro degli Stati Uniti prima o poi scopre questo famoso passaggio della Dichiarazione
di Indipendenza: "Noi consideriamo evidenti queste verità, che tutti
gli uomini sono creati uguali, che vengono dotati dal loro Creatore
con certi Diritti inalienabili, che tra questi vi sono la Vita, la
Libertà ed il perseguimento della Felicità". Viene spesso citato,
specialmente attorno alle celebrazioni della Giornata
dell'Indipendenza, come prova della presunta infallibilità morale e
del nobile impegno degli Stati Uniti agli ideali democratici.
Ma per la vasta maggioranza delle persone che erano viventi per
la stesura di questo documento fondante, questa era vuota retorica.
Le donne venivano trattate come proprietà dei loro mariti e padri e
non avevano quasi nessun diritto civile o politico. Persino a molti
maschi bianchi era negato l'accesso ai formali canali politici a
causa dei requisiti di proprietà per il suffragio ed i contadini
poveri erano in gran parte esclusi dalla redistribuzione
post-indipendenza delle proprietà terriere dei lealisti.
Il vuoto di questa dichiarazione, scritta principalmente da
Thomas Jefferson,
un proprietario di schiavi ed uno dei più importanti ideologi razzisti del
nuovo paese, era particolarmente evidente a quasi il 20% della
popolazione che era tenuta in schiavitù ed ai popoli indigeni che
non vedevano nessun sollievo dalla genocida espansione coloniale.
Allo stesso tempo, il grosso dell'esercito colono
vittorioso non era certamente formato da ricchi mercanti e da
proprietari di schiavi parassiti. Quelli degli strati dominanti
della società che lo guidavano—come George Washington—lo faceva come parte della classe degli ufficiali con tutte le comodità
materiali presenti. Cosa motivava i membri delle classi oppresse ad
entrare nella ed alla fine a vincere la Guerra di Indipendenza?
Certamente non era come se la storia USA pre-indipendenza fosse
un quadro di unità nazionale; la lotta di classe veniva condotta
attraverso le colonie.
New York
e New Jersey furono sede di una serie di rivolte intraprese da
affittuari di terreni contro i proprietari delle terre. Un movimento
simile di contadini poveri, chiamato il Movimento Regolatore, sfidò
la piccola nobiltà terriera in Carolina del Nord. Insurrezioni
eroiche eseguite dagli asserviti scosse la schiavocrazia
fino al midollo.
Ma ancora, le circostanze permisero la formazione di una
alleanza di classe trasversale per sfidare il dominio britannico. La
leadership politica del movimento d'indipendenza provenne dai
mercanti e dai proprietari di schiavi, che si risentivano delle
tasse imposte da Londra e della proibizione alla colonizzazione
oltre gli Appalachi. Le classi elevate erano politicamente alienate
dalla monarchia quando iniziò a disperdere le istituzioni di governo
locali e concentrò sempre più potere nelle mani dei diretti
rappresentanti di Re Giorgio III.
Sebbene molti neri ridotti in schiavitù comprensibilmente
simpatizzassero per i britannici, che promisero la libertà in cambio
della lealtà alla corona, piuttosto che entrare in uno sforzo di
guerra guidato da uno dei maggiori proprietari di schiavi delle
colonie, i ceti bassi bianchi ed i neri liberi erano in gran parte
sostenitori della lotta per l'indipendenza. Soffrirono il massimo
dei prezzi crescenti associati all'infame
Stamp Act (Legge sul Bollo n.d.r.) ed i residenti delle città portuali,
spesso casa dei patrioti più militanti,
erano esposti alla minaccia dell'arruolamento forzato—venire rapiti e costretti ad imbarcarsi sulla Marina Britannica.
La monarchia inglese era vista come un simbolo dell'opulenza
delle odiate classi elevate ed il sostegno all'indipendenza fu
utilizzato come un'opportunità per attaccare l'arrogante nozione del
diritto divino—che il dominio di una ricca minoranza guidata da una famiglia reale fosse
l'ordine naturale stabilito da Dio della società.
Quale era la base ideologica per l'unità dell'alleanza sociale
per l'indipendenza? Ognuno coinvolto riconosceva il diritto di
rivoluzione. Condurre una guerra per la separazione totale
dall'Impero Britannico richiedeva una rottura radicale con la
vecchia politica di fedeltà assoluta della monarchia.
Mentre la
Dichiarazione di Indipendenza era piena d'ipocrisia, conteneva
pure questo passaggio molto progressista: "Ogniqualvolta qualsiasi
forma di governo diventi distruttiva di questi fini [vita, libertà e
perseguimento della felicità], è diritto del popolo di modificarlo o
abolirlo e di istituire un nuovo governo. ... Quando una lunga serie
di abusi e di usurpazioni, perseguendo invariabilmente lo stesso
obiettivo dimostra di ridurli sotto il dispotismo assoluto, è suo
diritto, è suo dovere, liberarsi di tale governo."
Il diritto di rivoluzione oggi
La nozione che di fronte all'oppressione la rivoluzione fosse
sia un diritto che un dovere, rompeva con tutte le tradizioni
politiche esistenti e riconosceva che le masse del popolo erano i
veri artefici della storia. Dalla prospettiva della piccola nobiltà
terriera e della crescente classe mercantile, questa era un'idea
molto pericolosa, ma per raggiungere il proprio scopo di
indipendenza la nuova classe dominante degli Stati Uniti non aveva
altra scelta che accettarla.
Per le centinaia di migliaia di partecipanti che si lanciarono
nello sforzo di guerra in una funzione o nell'altra, il diritto di
rivoluzione non era un concetto accademico. I combattenti per
l'indipendenza furono in grado di aprire uno spazio politico per
mettere in discussione tutte le forme di ingiustizia sconfiggendo
militarmente quelli che era stato loro raccontato rappresentavano i
loro superiori per destino divino.
Dopo che l'indipendenza dai britannici
venne assicurata, le masse popolari non sprecarono affatto tempo
utilizzando questo spazio per organizzarsi contro i loro nuovi
oppressori. I piccoli coltivatori gravemente indebitati del
Massachusetts occidentale attuarono una grande insurrezione armata, che divenne nota come
Ribellione di
Shays, contro un'ondata imminente di sequestri. Un movimento abolizionista di
massa nel nord, completando l'attività insurrezionale in corso
eseguita dagli schiavi del sud, ebbe in parte origine sulla base
ideologica del diritto di rivoluzione.
Questa tradizione persiste per tutta la storia degli USA fino
ad oggi. Ogni volta che diveniva chiaro che una particolare forma di
oppressione era radicata nella struttura politica ed economica della
società stessa, i movimenti di massa potevano collegarsi ad
un'orgogliosa eredità radicale piantata nel diritto di rivoluzione.
Lavoratori, LLGBT, diritti degli immigrati e delle donne e lotte di
liberazione dei neri sono soltanto alcuni esempi di movimenti
popolari che in certi momenti si sono rivolti alla politica
rivoluzionaria per combattere un sistema che mirava a "ridurli
sotto il dispotismo assoluto".
Il
diritto di rivoluzione non è soltanto un concetto politico
astratto; è una legge della storia. Il progresso duraturo non è il
risultato di compromesso oppure il perseguimento apolitico di ideali
utopici. Il cambiamento reale può accadere quando gli elementi
dominanti della società sopravvivono alla loro capacità di
contribuire all'umanità e vengono affrontati da coloro che
mantengono l'assurda ed opulenta esistenza dei dominanti con il loro
sudore ed il loro sangue.
Questa contraddizione ha assunto molte forme, portando a
conquiste in alcuni posti ed a ritirate in altri. Quando gli
oppressi cominciano a comprendere il loro ruolo nella storia, la
lotta diventa sempre più intensa mentre gli oppressori cercano
disperatamente di prolungare il loro dominio sulla società. In
definitiva, questo conflitto viene risolto in una rivoluzione, il
momento decisivo nel quale il futuro conquista il passato ed inizia
una nuova era della storia umana.
Tempo di una nuova rivoluzione
Non vi può essere dubbio che i banchieri e gli amministratori
delegati che detengono oggi il potere nella società costituiscano
soltanto una forza superata e reazionaria che può essere rimossa
soltanto attraverso la rivoluzione. Non creano nulla di valore ma
controllano tutta la ricchezza della società. Organizzano la
produzione solamente per massimizzare i profitti, garantendo che
enormi falciate dell'umanità vivano in povertà e che periodiche
crisi economiche lasceranno indigenti sempre più persone. Negano
un'istruzione decente ad un enorme strato della società, fermando
l'innovazione e soffocando il vasto potenziale creativo
dell'umanità.
Per mantenere la loro stretta sulla società, i capitalisti
diffondono razzismo, sessismo, omofobia e tutte le altre forme
immaginabili per dividerci ed impedirci di renderci conto della
nostra forza. La polizia attua campagne di terrore razzista contro
le comunità di colore e tenta di reprimere ogni tentativo di mettere
in discussione lo
status quo.
Ma nonostante questa raccapricciante oppressione, il futuro, in
senso oggettivo, ci appartiene. Il loro sistema continua a
funzionare solamente in virtù del nostro lavoro. Una volta che i
poveri ed i lavoratori del mondo diventano coscienti di questo fatto
e si organizzano su questa base, il sistema di sfruttamento che
sottolinea ogni altra ingiustizia può essere eliminato.
Come si espresse un partecipante particolarmente idealista della
Ribellione di
Shays, "I grandi uomini prenderanno tutto ciò che abbiamo e penso che sia tempo
per noi di levarci e mettervi fine e di non avere più tribunali, né
sceriffi, né esattori [fiscali]".
Queste parole suonano proprio tanto vere oggi quanto più di 200
anni fa. Ma per arrivarci, dobbiamo esercitare il diritto di
rivoluzione.
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