PSL

Website of the Party for Socialism and Liberation

 

 

Il 4 Luglio ed il diritto alla rivoluzione

Il 'diritto di modificare o abolire' il governo

di Walter Smolarek

3 LUGLIO 2012

 

Ogni scolaro degli Stati Uniti prima o poi scopre questo famoso passaggio della Dichiarazione di Indipendenza: "Noi consideriamo evidenti queste verità, che tutti gli uomini sono creati uguali, che vengono dotati dal loro Creatore con certi Diritti inalienabili, che tra questi vi sono la Vita, la Libertà ed il perseguimento della Felicità". Viene spesso citato, specialmente attorno alle celebrazioni della Giornata dell'Indipendenza, come prova della presunta infallibilità morale e del nobile impegno degli Stati Uniti agli ideali democratici.

Ma per la vasta maggioranza delle persone che erano viventi per la stesura di questo documento fondante, questa era vuota retorica. Le donne venivano trattate come proprietà dei loro mariti e padri e non avevano quasi nessun diritto civile o politico. Persino a molti maschi bianchi era negato l'accesso ai formali canali politici a causa dei requisiti di proprietà per il suffragio ed i contadini poveri erano in gran parte esclusi dalla redistribuzione post-indipendenza delle proprietà terriere dei lealisti.

Il vuoto di questa dichiarazione, scritta principalmente da Thomas Jefferson, un proprietario di schiavi ed uno dei più importanti ideologi razzisti del nuovo paese, era particolarmente evidente a quasi il 20% della popolazione che era tenuta in schiavitù ed ai popoli indigeni che non vedevano nessun sollievo dalla genocida espansione coloniale.

Allo stesso tempo, il grosso dell'esercito colono vittorioso non era certamente formato da ricchi mercanti e da proprietari di schiavi parassiti. Quelli degli strati dominanti della società che lo guidavanocome George Washington—lo faceva come parte della classe degli ufficiali con tutte le comodità materiali presenti. Cosa motivava i membri delle classi oppresse ad entrare nella ed alla fine a vincere la Guerra di Indipendenza?

Certamente non era come se la storia USA pre-indipendenza fosse un quadro di unità nazionale; la lotta di classe veniva condotta attraverso le colonie. New York e New Jersey furono sede di una serie di rivolte intraprese da affittuari di terreni contro i proprietari delle terre. Un movimento simile di contadini poveri, chiamato il Movimento Regolatore, sfidò la piccola nobiltà terriera in Carolina del Nord. Insurrezioni eroiche eseguite dagli asserviti scosse la schiavocrazia fino al midollo.

Ma ancora, le circostanze permisero la formazione di una alleanza di classe trasversale per sfidare il dominio britannico. La leadership politica del movimento d'indipendenza provenne dai mercanti e dai proprietari di schiavi, che si risentivano delle tasse imposte da Londra e della proibizione alla colonizzazione oltre gli Appalachi. Le classi elevate erano politicamente alienate dalla monarchia quando iniziò a disperdere le istituzioni di governo locali e concentrò sempre più potere nelle mani dei diretti rappresentanti di Re Giorgio III.

Sebbene molti neri ridotti in schiavitù comprensibilmente simpatizzassero per i britannici, che promisero la libertà in cambio della lealtà alla corona, piuttosto che entrare in uno sforzo di guerra guidato da uno dei maggiori proprietari di schiavi delle colonie, i ceti bassi bianchi ed i neri liberi erano in gran parte sostenitori della lotta per l'indipendenza. Soffrirono il massimo dei prezzi crescenti associati all'infame Stamp Act (Legge sul Bollo n.d.r.) ed i residenti delle città portuali, spesso casa dei patrioti più militanti, erano esposti alla minaccia dell'arruolamento forzatovenire rapiti e costretti ad imbarcarsi sulla Marina Britannica.

La monarchia inglese era vista come un simbolo dell'opulenza delle odiate classi elevate ed il sostegno all'indipendenza fu utilizzato come un'opportunità per attaccare l'arrogante nozione del diritto divinoche il dominio di una ricca minoranza guidata da una famiglia reale fosse l'ordine naturale stabilito da Dio della società.

Quale era la base ideologica per l'unità dell'alleanza sociale per l'indipendenza? Ognuno coinvolto riconosceva il diritto di rivoluzione. Condurre una guerra per la separazione totale dall'Impero Britannico richiedeva una rottura radicale con la vecchia politica di fedeltà assoluta della monarchia.

Mentre la Dichiarazione di Indipendenza era piena d'ipocrisia, conteneva pure questo passaggio molto progressista: "Ogniqualvolta qualsiasi forma di governo diventi distruttiva di questi fini [vita, libertà e perseguimento della felicità], è diritto del popolo di modificarlo o abolirlo e di istituire un nuovo governo. ... Quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, perseguendo invariabilmente lo stesso obiettivo dimostra di ridurli sotto il dispotismo assoluto, è suo diritto, è suo dovere, liberarsi di tale governo."

Il diritto di rivoluzione oggi

La nozione che di fronte all'oppressione la rivoluzione fosse sia un diritto che un dovere, rompeva con tutte le tradizioni politiche esistenti e riconosceva che le masse del popolo erano i veri artefici della storia. Dalla prospettiva della piccola nobiltà terriera e della crescente classe mercantile, questa era un'idea molto pericolosa, ma per raggiungere il proprio scopo di indipendenza la nuova classe dominante degli Stati Uniti non aveva altra scelta che accettarla.

Per le centinaia di migliaia di partecipanti che si lanciarono nello sforzo di guerra in una funzione o nell'altra, il diritto di rivoluzione non era un concetto accademico. I combattenti per l'indipendenza furono in grado di aprire uno spazio politico per mettere in discussione tutte le forme di ingiustizia sconfiggendo militarmente quelli che era stato loro raccontato rappresentavano i loro superiori per destino divino.

Dopo che l'indipendenza dai britannici venne assicurata, le masse popolari non sprecarono affatto tempo utilizzando questo spazio per organizzarsi contro i loro nuovi oppressori. I piccoli coltivatori gravemente indebitati del Massachusetts occidentale attuarono una grande insurrezione armata, che divenne nota come Ribellione di Shays, contro un'ondata imminente di sequestri. Un movimento abolizionista di massa nel nord, completando l'attività insurrezionale in corso eseguita dagli schiavi del sud, ebbe in parte origine sulla base ideologica del diritto di rivoluzione.

Questa tradizione persiste per tutta la storia degli USA fino ad oggi. Ogni volta che diveniva chiaro che una particolare forma di oppressione era radicata nella struttura politica ed economica della società stessa, i movimenti di massa potevano collegarsi ad un'orgogliosa eredità radicale piantata nel diritto di rivoluzione. Lavoratori, LLGBT, diritti degli immigrati e delle donne e lotte di liberazione dei neri sono soltanto alcuni esempi di movimenti popolari che in certi momenti si sono rivolti alla politica rivoluzionaria per combattere un sistema che mirava a "ridurli sotto il dispotismo assoluto".

Il diritto di rivoluzione non è soltanto un concetto politico astratto; è una legge della storia. Il progresso duraturo non è il risultato di compromesso oppure il perseguimento apolitico di ideali utopici. Il cambiamento reale può accadere quando gli elementi dominanti della società sopravvivono alla loro capacità di contribuire all'umanità e vengono affrontati da coloro che mantengono l'assurda ed opulenta esistenza dei dominanti con il loro sudore ed il loro sangue.

Questa contraddizione ha assunto molte forme, portando a conquiste in alcuni posti ed a ritirate in altri. Quando gli oppressi cominciano a comprendere il loro ruolo nella storia, la lotta diventa sempre più intensa mentre gli oppressori cercano disperatamente di prolungare il loro dominio sulla società. In definitiva, questo conflitto viene risolto in una rivoluzione, il momento decisivo nel quale il futuro conquista il passato ed inizia una nuova era della storia umana.

Tempo di una nuova rivoluzione

Non vi può essere dubbio che i banchieri e gli amministratori delegati che detengono oggi il potere nella società costituiscano soltanto una forza superata e reazionaria che può essere rimossa soltanto attraverso la rivoluzione. Non creano nulla di valore ma controllano tutta la ricchezza della società. Organizzano la produzione solamente per massimizzare i profitti, garantendo che enormi falciate dell'umanità vivano in povertà e che periodiche crisi economiche lasceranno indigenti sempre più persone. Negano un'istruzione decente ad un enorme strato della società, fermando l'innovazione e soffocando il vasto potenziale creativo dell'umanità.

Per mantenere la loro stretta sulla società, i capitalisti diffondono razzismo, sessismo, omofobia e tutte le altre forme immaginabili per dividerci ed impedirci di renderci conto della nostra forza. La polizia attua campagne di terrore razzista contro le comunità di colore e tenta di reprimere ogni tentativo di mettere in discussione lo status quo.

Ma nonostante questa raccapricciante oppressione, il futuro, in senso oggettivo, ci appartiene. Il loro sistema continua a funzionare solamente in virtù del nostro lavoro. Una volta che i poveri ed i lavoratori del mondo diventano coscienti di questo fatto e si organizzano su questa base, il sistema di sfruttamento che sottolinea ogni altra ingiustizia può essere eliminato.

Come si espresse un partecipante particolarmente idealista della Ribellione di Shays, "I grandi uomini prenderanno tutto ciò che abbiamo e penso che sia tempo per noi di levarci e mettervi fine e di non avere più tribunali, né sceriffi, né esattori [fiscali]".

Queste parole suonano proprio tanto vere oggi quanto più di 200 anni fa. Ma per arrivarci, dobbiamo esercitare il diritto di rivoluzione.