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Il furore sulle “fake news” e la minaccia di censura di Internet

di Kevin Reed
1
° dicembre 2016

 

Nelle settimane dalle elezioni dell'8 novembre, dei rapporti dei media USA sulla diffusione di cosiddette “fake news” (notizie false) durante la campagna presidenziale hanno ripetuto sempre più pretese pre-elettorali non provate che il governo russo è entrato illecitamente nei server email del Partito Democratico per indebolire la campagna di  Hillary Clinton. Vi è più di uno sbuffo di maccartismo in questa crociata contro le “fake news” sui social media e Internet, con pubblicazioni online critiche delle guerre di aggressione degli USA e di altre attività criminali che vengono bollate come propaganda russa.

Il caso in questione è un articolo pubblicato nell'edizione del 24 novembre del Washington Post intitolato "Lo sforzo della propaganda russa ha contribuito a diffondere ‘fake news’ durante le elezioni, affermano gli esperti". L'articolo comprende asserzioni che "botnet, squadre di 'troll' umani pagati e reti di siti web e di account sui social media" russi sono stati utilizzati per promuovere siti attraverso Internet "poiché ritraevano la Clinton come una criminale che nasconde problemi di salute potenzialmente fatali e che si preparava a porgere il controllo del paese ad una indistinta cabala di finanzieri globali".

Secondo il Post, la denunzia del coinvolgimento russo nella diffusione di notizie false sulle elezioni è basata sul lavoro di una squadra di "ricercatori indipendenti" e di altri gruppi anonimi che si nominano PropOrNot, che possiede competenza in "scienza informatica, sicurezza nazionale e politica pubblica". Sebbene nessuno dell'organizzazione PropOrNot venga menzionato per nome, il Post cita in forma anonima il direttore esecutivo di questo gruppo. L'organizzazione è andata così lontano da pubblicare una lista di 200 siti webcompresi WikiLeaks, il Drudge Report dell'ultra-destra ed il liberale di sinistra Truthout—che sono giudicati "ordinari spacciatori di propaganda russa".

Dovrebbe essere ovvio che lo stesso rapporto del Post è un esempio di pseudo-notizie sponsorizzate dallo stato che vengono dispensate sempre più dai media aziendali controllati per promuovere le mire geopolitiche e militari dell'imperialismo americano. Il New York Times ha pubblicato articoli simili, incluso uno scritto da David E. Sanger e postato il 25 novembre sul sito web del Times sotto il titolo "I funzionari USA difendono l'integrità del voto, nonostante i timori di accessi illeciti".

Singer, il principale corrispondente del Times da Washington, è una regolare cassa armonica dell'establishment militare/intelligence, al quale è strettamente "attaccato". Scrive che "i funzionari dei servizi segreti stanno ancora investigando sull'impatto di una più vasta campagna di 'guerra dell'informazione' dei russi, nella quale le notizie false sulla Sig.ra Clinton e sulle relazioni Stati Uniti-Russia sembrano intese ad influenzare gli elettori". Aggiunge che "Molti di quei rapporti falsi hanno origine da RT News e da Sputnik, due siti russi finanziati dallo stato".

I lettori di questo e praticamente di tutti gli altri articoli sull'argomento del ruolo della Russia nelle “fake news” cercherà invano un singolo pezzo di prova a comprovare le pretese rese. Invece, i punti di vista e le opinioni di "esperti", solitamente innominati, sono citati e trattati come fatti indiscutibiliquasi come alla maniera di  Joe McCarthy e di cacciatori di streghe simili.

I redattori ed i giornalisti che producono questi articoli non sembrano nemmeno notare che le loro pubblicazioni sono state sorprese in una colossale menzogna dopo l'altradalle asserzioni sulle "armi di distruzione di massa" irachene utilizzate per giustificare l'illegale invasione ed occupazione dell'Iraq nel 2003 fino alla recente inondazione di propaganda governativa a sostegno delle guerre neo coloniali in Libia ed in Siria ed agli assassini con droni in un crescente numero di paesitutti giustificati nel nome dei "diritti umani" e della "guerra al terrore".

In nessuna parte del mondo vi sono delle istituzioni più esperte nel produrre “fake news” del media aziendali controllati americani.

Queste stesse organizzazioni dei media si sono ulteriormente screditate inclinando dichiaratamente la loro cronaca di "notizie" della campagna elettorale a favore del loro candidato preferito, Hillary Clinton, e predicendo che avrebbe avuto assicurata una vittoria decisiva. Colpiti da dietro dal sostegno per Trump tra le persone a basso reddito ostili ed arrabbiate e presi di sorpresa dal crollo elettorale dei democratici, i media corporativi stanno rispondendo alla crescita della sfiducia popolare cercando di screditare le fonti alternative di notizie.

Questo non è per negare la diffusione di false informazioni e di propaganda che vengono mascherate come notizie su Internet. Storie di notizie fabbricate ed imbrogli circolano online da quando è iniziato negli anni '90 il World Wide Web, ma vi è stato un incremento significativo nei siti e nel contenuto politici "fasulli" durante le elezioni USA. Storie che dicevano il falso o che erano interamente inventate cominciavano tipicamente su siti web di notizie derisorie ed erano quindi amplificate dalla condivisione nei social media. Altri rapporti falsi avevano origine su piattaforme come Facebook e Twitter e di diffondevano rapidamente con le caratteristiche "mi piace", "condividi" e "commenta" dei social media.

Un'analisi pubblicata il 16 novembre da Buzzfeed mostrava che nei tre mesi finali della campagna elettorale le storie di notizie politiche false, come un rapporto che il Papa aveva appoggiato Trump come presidente, generavano su Facebook più scontro delle storie più importanti combinate delle diciannove maggiori organizzazioni di notizie USA. Lo studio di Buzzfeed ha osservava la natura di "destra iperpartigiana" dei massimi argomenti delle notizie fabbricate, come pure il picco nel numero di visitatori di questi siti durante i mesi finali delle elezioni.

Un altro aspetto chiave di “fake news” online è stata la crescita della loro portata a livello internazionale. Per esempio, in agosto il Guardian ha riportato che un gruppo di ragazzini e di studenti universitari di Veles, Macedonia, ha impiantato dozzine di facciate di siti web politici sia per influenzare che per ricavare un profitto dalla candidatura di Trump. Il rapporto del Guardian ha inoltre rilevato che, sebbene i siti di notizie false pro-Trump fossero più popolari, entrambe i siti web stranieri e domestici sono diventati molto popolari e hanno generato reddito per i loro editori sia che stessero spacciando disinformazione fasulla "conservatrice" oppure "liberale".

Detto ciò la campagna dei media corporativi contro le “fake news” su Internet, compresi gli appelli alle organizzazioni dei social media come Google e Facebook di controllare il materiale che compare sui loro siti, è un attacco reazionario alla libertà di stampa. Ha già provocato risposte positive dai maggiori siti Internet. Entrambe Google e Facebook hanno pubblicato dichiarazioni che riconoscono che stanno lavorando a dei sistemi che utilizzeranno "controllo dei fatti" di terze parti del contenuto delle notizie pubblicate sui loro servizi. Nel Caso di Facebook, questa iniziativareminiscente della Polizia del Pensiero di Orwellsarà rinforzata ostacolando gli account identificati come fonti di “fake news” dall'utilizzare strumenti di pubblicità online.

Le pressioni per chiudere o imbavagliare siti di “fake news” ed account dei social media emanano dagli uffici delle organizzazioni dei media aziendali preoccupati della perdita della loro influenza sull'opinione pubblica. Ogni mossa per censurare il contenuto di Internet deve essere contrastata come un attacco ai diritti democratici. Le misure che oggi vengono preparate contro i siti web di “fake news” e gli editori di social media domani saranno perfezionate ed usate contro la classe lavoratrice ed i media socialistiil World Socialist Web Siteche si esprimono chiaramente per i loro interessi indipendenti.