The B u l l e t

Socialist Project • E-Bulletin No. 547
23 settembre 2011

 

Seguite il denaro:
dietro la crisi europea del debito ci sono altri salvataggi bancari

David McNally

 

Mentre recentemente maledicevo il vuoto commentario mainstream sull'economia globale, mi è stato ricordato di una scena chiave nel film del 1976 Tutti gli uomini del presidente. Mentre due giovani reporter indagano sulla violazione di domicilio negli uffici del Partito Democratico al Watergate Hotel, uno scontento agente di alto grado dell'FBI, nome in codice Gola Profonda, raccomanda "Seguite il denaro. Seguite sempre il denaro".

Lo hanno fatto. E, nel processo, i giornalisti della vita reale, Bob Woodward e Carl Bernstein, hanno fatto saltare il coperchio di uno dei grandi scandali della politica del 20° secolo. Da allora, sui mainstream la cronaca investigativa è andata sulla strada del dodo. Come ha osservato Bernstein venti anni dopo il Watergate, "i media – ogni settimana, ogni giorno, ogni ora – aprono nuovi orizzonti nel fallire".

Ed in niente stanno fallendo di più che nella cronaca della crisi del debito in Europa. Più e più volte, veniamo trattati con le più vuote banalità. "La Grecia ha vissuto oltre i propri mezzi", intonano i sapienti, "ed ora deve pagare i suoi conti". Così anche per Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia. . . i quali tutti sono detti essere dei casi di gente fuori controllo che ora devono portare ordine nella loro casa passando per enormi tagli ai programmi statali.

Tuttavia questi tagli, conosciuti in gergo come misure di austerità, rappresentano dei crimini politici di uguale se non maggiori dimensioni della violazione al Watergate – sebbene non lo sapreste mai consultando la stampa mainstream, che ha perduto molto tempo fa qualsiasi propensione a seguire il denaro.

Salvare le banche ... di nuovo

Ma se i giornalisti dovessero tenere conto del consiglio di Gola Profonda, sarebbero costretti a trarre una conclusione inevitabile: il salvataggio multitrilionario delle banche che è cominciato nel 2008 non è terminato. Continua oggi sotto la maschera dei salvataggi del debito sovrano. Ed i tagli – a pensioni, istruzione, stato sociale e posti di lavoro del settore pubblico – che distruggono la vita di milioni di persone riguardano tutti l'incanalare la ricchezza pubblica verso le banche, puro e semplice.

Considerate questo. A partire dalla metà del 2011, le banche tedesche avevano prestato via circa il 170% dei loro mezzi finanziari totali ai governi di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Le banche francesi avevano un'esposizione di capitale di circa il 100% verso gli stessi governi.[1] La cifra sbalza significativamente più in alto quando all'equazione viene aggiunta l'Italia. Nel frattempo, le banche USA possiedono circa $700 miliardi di debito statale delle cinque più traballanti economie dell'eurozona.

Mentre un default greco praticamente inevitabile è improbabile che rovesci le banche – cioè, fuori della Grecia – potrebbe bene far esplodere una serie di crisi del debito ed ulteriori default che porteranno giù alcuni. Come i default del debito sovrano appaiono sempre più inevitabili, così lo sono perdite bancarie multimiliardarie. E' per questo che le azioni di banche francesi come BNP Paribas e Société Générale nei mesi recenti sono state in caduta libera. E' per questo che grandi società, banche e hedge funds tirano fuori il loro denaro dalle banche dell'euro.

In breve, siamo molto vicini a vedere 'Crisi finanziaria mondiale: il seguito', un disastro con enormi implicazioni. Tuttavia, dove è la cronaca investigativa sulle cause a questo sottostanti? Dove sono le storie che spiegano com'è che tre anni dopo che il crollo della banca d'investimento Lehman Brothers nel 2008 ha dato l'avvio ad una acuta crisi finanziaria, sia cambiato così poco?

Nell'assenza di analisi serie, siamo ripetutamente soggetti a rapporti totalmente deficienti che incolpano del caos il popolo dei paesi indebitati. Ricordate che negli USA hanno preso come capri espiatori i poveri che hanno assunto dei mutui subprime? Capite, era tutta colpa dei poveri, piuttosto che delle banche che dirigevano, trattavano e li imbrogliavano perché prendessero prestiti – tutto nel tentativo di creare titoli garantiti da mutui tossici ma altamente redditizi che potevano essere venduti agli investitori. In breve, era l'attività di prestito predatoria ad incrementare i profitti finanziari. La stessa cosa in un certo grado è avvenuta in Irlanda, Spagna e Gran Bretagna. Allo stesso tempo, in Germania ed in Francia le banche mandavano i loro venditori a vendere prestiti ai governi ed alle banche in altre parti d'Europa. Ora, quelle stesse banche guardano con terrore ai loro che si inacidiscono, proprio come hanno fatto negli USA i prestiti sulle proprietà immobiliari alcuni anni prima ed anche loro incolpano i mutuatari.

Cosa peggiore, proprio come fecero nel 2008-2009, i governi si stanno precipitando a soccorrere banche traballanti con fondi pubblici. E' per questo che la Banca Centrale Europea, il FMI ed i poteri che dirigono l'Europa continuano a salvare degli stati sofferenti come Grecia, Irlanda e Portogallo. Di nuovo: seguite il denaro. Quando i governi pieni di debiti ricevono centinaia di miliardi di nuovi prestiti, quel denaro viene inviato immediatamente nei forzieri delle banche private come pagamenti per i prestiti passati. L'intera situazione, osserva uno scrittore sul Financial Times, "somiglia ad una piramide o ad uno schema Ponzi" nel quale i prestatori iniziali vengono rimborsati con nuovi prestiti.[2] La differenza è che i nuovi prestiti provengono da fondi pubblici, che è un altro modo per dire che le banche private vengono salvate ancora una volta dal popolo. Proprio come nella crisi bancaria globale del 2008-09, i profitti delle banche sono privati, ma le loro perdite sono pubbliche. Non esattamente il libero mercato. Ma è un buon affare per banchieri dissoluti.

E la scala di questo comodo affare è sbalorditiva. In luglio, il Government Accountability Office USA ha pubblicato un documento che espone dettagliatamente i salvataggi bancari. Mostra che tra dicembre 2007 e luglio 2010 più di $16 trilioni sono stati incanalati dal governo americano nelle banche USA ed europee.[3] Altri trilioni sono stati spesi per salvare società automobilistiche con sede negli USA e per finanziare programmi di stimolo. Trilioni aggiuntivi sono stati distribuiti in salvataggi bancari e programmi di stimolo in Cina, America Latina, Europa ed oltre.

Quando pubblicai Global Slump (dicembre 2010), la mia stima per il salvataggio bancario globale combinato e spesa di stimolo era nella gamma dei $21 trilioni, ovvero più di una volta e mezzo il prodotto interno lordo degli USA.[4] Ora è chiaro che la mia stima, tra le maggiori (e senza dubbio la più accurata) all'epoca, era a corto di molti trilioni dal vero totale.

Questo sbalorditivo salvataggio di capitale globale ha spinto un incremento massiccio del debito pubblico. Impegnati in un intervento mondiale senza precedenti, gli stati hanno preso in prestito nei mercati del debito (vendendo titoli di stato). Ora, alla luce del grado del debito accumulato, alcuni prestatori sono divenuti paurosi. Dubitano della capacità di rimborsare di molti governi. Come conseguenza, i tassi per prestare sono aumentati vertiginosamente: l'Italia e la Spagna possono prendere in prestito (per i buoni decennali) soltanto a tassi in eccesso del cinque per cento. Per l'Irlanda, il tasso preme verso il nove per cento e per la Grecia ha toccato un 23% da incubo. E quando si tratta di prendere in prestito a breve termine, la Grecia è già stata chiusa fuori dai mercati monetari, che chiedono un tasso d'interesse dell'80% per i suoi buoni a due anni. In somma, la Grecia è in bolletta ed un default è quasi certamente soltanto questione di tempo.

Tassi di prestito esorbitanti su questa scala significano che la crisi del debito è proprio peggiorata. Salvo un miracolo oppure la nostra opzione preferita, il default ciascuno di questi paesi l'anno prossimo e l'anno dopo questo sarà più indebitato , nonostante programmi d'austerità taglia e brucia. Nel frattempo, questi programmi, con i loro tagli massicci alla spesa statale ed enormi licenziamenti nel settore pubblico, invariabilmente aggravano la crisi economica. In Irlanda il tasso ufficiale di disoccupazione è già catapultato sopra il 14% (27% per i giovani), mentre in Spagna supera il 21% (45% per i giovani). Nel frattempo, la Grecia è in completa depressione, quest'anno la sua economia si contrae del 5,5% con nessun segno di ripresa per gli anni a venire.

Austerità e resistenza

E con tutto ciò, mentre il debito monta, i tagli continuano ad arrivare. L'ultimo pacchetto di austerità della Grecia include un taglio di due miliardi di euro alla spesa per l'assistenza sanitaria e l'eliminazione di altri 30.000 posti di lavoro del settore pubblico. Immediatamente dopo le misure iniziali, l'Irlanda ha tagliato il 20% delle retribuzioni delle infermiere e di altri dipendenti del settore pubblico, mentre ha anche ridotto i sussidi all'infanzia ed allo stato sociale. Dovunque, vengono sacrificati i più vulnerabili di modo che le banche possano prosperare.

Persino lo stravagante banchiere centrale è stato costretto a riconoscere questa verità. Parlando in maggio ai membri britannici del parlamento, Mervyn King, governatore della Banca d'Inghilterra, ha osservato che “Il prezzo di questa crisi finanziaria viene pagato dalla gente che assolutamente non l'ha provocata". Inoltre, ha continuato, "Ora che è il periodo nel quale viene pagato il prezzo, sono sorpreso che il livello di rabbia del pubblico non sia maggiore di quanto sia stato".

Naturalmente, vi è stata una resistenza massiccia: scioperi generali, occupazione dei giovani delle piazze nelle città in Grecia e Spagna, insurrezioni popolari in Tunisia, Egitto ed oltre, un sollevamento a guida studentesca in Cile.[5] Ma in gran parte del mondo, il livello di rabbia del pubblico è stato sorprendentemente basso almeno fin qui. E parte della responsabilità di questo si trova in una cultura dei media che incolpa le vittime e si rifiuta di seguire il denaro.

Questa è una ragione per la quale ora più che mai abbiamo bisogno di un'economia politica più radicale. Uno dei segreti del capitalismo, dopo tutto, è il modo nel quale oscura e nasconde i processi di sfruttamento economico. La ricchezza si muove e si accumula lungo circuiti nascosti che tendono ad eluderci. Una seria analisi economica richiede quindi una reale investigazione, delle azioni investigative che scoprano i segreti sporchi del capitalismo – aziende che sfruttano la manodopera, lavoro minorile, migranti che lavorano duramente nei campi e nei cantieri e la fantastica ricchezza che tutto ciò rende possibile per pochi.

Abbiamo bisogno delle stesse sensibilità critiche quando si tratta della crisi del debito che in questo momento sta scuotendo con violenza parti dell'Europa. Di fronte alla banale trattazione di debitori indisciplinati dei mainstream, è necessario dimostrare che, come si esprime un autorevole consigliere economico della banca UBS, stiamo trattando di "una crisi del capitalismo che accade una volta in una generazione".[6] Questa crisi ha fatto aumentare i crimini del sistema contro gli innocenti. E vi è un modo potente per esporre questo: Seguite il denaro. Seguite sempre il denaro".

David McNally insegna scienza politica alla York University, Toronto e mantiene un blog a www.davidmcnally.org, dove questo articolo è apparso per la prima volta. Il suo recente libro sull'economia mondiale è Global Slump: The Economics and Politics of Crisis and Resistance.


Note finali:

1.Vedi i grafici montati da Martin Wolf, “The Eurozone after Strauss-Kahn,” Financial Times, 17 maggio 2011.

2.Mario Blejer, “Europe is Running a Giant Ponzi Scheme,” Financial Times, 5 maggio 2011.

3.United States Government Accountability Office, Federal Reserve System: Opportunities Exist to Strengthen Policies and Processes for Managing Emergency Assistance, (Luglio 2011), Tavola 8, p. 131. Un'importante analisi su questo rapporto è fornita da Petrino Dileo, “The $16 Trillion Bailout,” socialistworker.org, 7 settembre 2011.

4.David McNally, Global Slump: The Economics and Politics of Crisis and Resistance (Oakland: PM Press, 2011), pp. 2-3, 197n4.

5.Vedi i miei precedenti articoli, “Night in Tunisia: Riots, Strikes and a Spreading Insurgency,” 18 gennaio 2011, disponibile a: davidmcnally.org/?cat=6; e “Mubarak's Folly: The Rising of Egypt's Workers,” 11 febbraio 2011, disponibile a: davidmcnally.org/?p=354. Sulle proteste studentesche in Cile, vedi Manuel Larrabure e Carlos Torchia, “'Our future is not for sale': The Chilean Student Movement Against Neoliberalism,” The Bullet, No. 542, 6 settembre 2011, disponibile a: www.socialistproject.ca/bullet/542.php.

6.George Magnus, “Markets are Reacting to Crisis of Capitalism,” Financial Times, 12 settembre 2011.