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Mentre recentemente maledicevo il vuoto commentario mainstream sull'economia globale, mi è stato ricordato di una scena
chiave nel film del 1976
Tutti gli uomini del presidente.
Mentre due giovani reporter indagano sulla violazione di domicilio
negli uffici del Partito Democratico al Watergate
Hotel, uno scontento agente di alto grado dell'FBI, nome in codice
Gola Profonda, raccomanda "Seguite il denaro. Seguite
sempre il denaro".
Lo hanno fatto. E, nel processo, i giornalisti della vita
reale,
Bob Woodward e Carl Bernstein,
hanno fatto saltare il coperchio di uno dei grandi scandali
della politica del 20° secolo. Da allora, sui mainstream la cronaca
investigativa è andata sulla strada del dodo. Come ha osservato
Bernstein venti
anni dopo il Watergate, "i media
–
ogni settimana, ogni giorno, ogni ora – aprono nuovi orizzonti nel
fallire".
Ed in niente stanno fallendo di più che nella cronaca della
crisi del debito in Europa. Più e più volte, veniamo trattati con le
più vuote banalità. "La Grecia ha vissuto oltre i propri mezzi",
intonano i sapienti, "ed ora deve pagare i suoi conti". Così anche
per Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia. . . i quali tutti sono
detti essere dei casi di gente fuori controllo che ora devono
portare ordine nella loro casa
– passando per enormi tagli ai programmi statali.
Tuttavia questi tagli, conosciuti in gergo come misure di
austerità, rappresentano dei crimini politici di uguale se non
maggiori dimensioni della violazione al Watergate
– sebbene non lo sapreste mai
consultando la stampa
mainstream, che ha perduto molto tempo fa qualsiasi propensione a seguire il
denaro.
Salvare le banche ...
di nuovo
Ma se i giornalisti dovessero tenere conto del consiglio di
Gola Profonda, sarebbero costretti a trarre una conclusione
inevitabile: il salvataggio multitrilionario delle banche che è
cominciato nel 2008 non è terminato. Continua oggi sotto la maschera
dei salvataggi del debito sovrano. Ed i tagli
– a pensioni, istruzione, stato sociale e posti di lavoro del settore
pubblico – che distruggono la vita di milioni di persone
riguardano tutti l'incanalare la ricchezza pubblica verso le
banche, puro e semplice.
Considerate questo. A partire dalla metà del 2011, le banche
tedesche avevano prestato via circa il 170% dei loro mezzi
finanziari totali ai governi di Grecia, Irlanda, Portogallo e
Spagna. Le banche francesi avevano un'esposizione di capitale di
circa il 100% verso gli stessi governi.[1]
La cifra sbalza significativamente più in alto
quando all'equazione viene aggiunta l'Italia. Nel frattempo, le
banche USA possiedono circa $700 miliardi di debito statale delle
cinque più traballanti economie dell'eurozona.
Mentre un default greco praticamente inevitabile è improbabile
che rovesci le banche
–
cioè, fuori della Grecia –
potrebbe bene far esplodere una serie di crisi del debito ed
ulteriori default che porteranno giù alcuni. Come i default del
debito sovrano appaiono
sempre più inevitabili, così lo sono perdite bancarie
multimiliardarie. E' per questo che le azioni di banche francesi
come
BNP
Paribas e Société Générale nei mesi recenti sono state
in caduta libera. E' per questo che grandi società, banche e
hedge funds tirano fuori il loro denaro dalle banche dell'euro.
In breve, siamo molto vicini a vedere 'Crisi finanziaria
mondiale: il seguito', un disastro con enormi implicazioni.
Tuttavia, dove è la cronaca investigativa sulle cause a questo
sottostanti? Dove sono le storie che spiegano com'è che tre anni
dopo che il crollo della banca d'investimento
Lehman Brothers
nel 2008 ha dato l'avvio ad una acuta crisi finanziaria, sia
cambiato così poco?
Nell'assenza di analisi serie, siamo ripetutamente soggetti a
rapporti totalmente deficienti che incolpano del caos il popolo dei
paesi indebitati. Ricordate che
negli USA
hanno preso come capri espiatori i poveri che hanno assunto dei
mutui subprime? Capite, era tutta colpa dei poveri, piuttosto che
delle banche che dirigevano, trattavano e li imbrogliavano perché
prendessero prestiti
– tutto nel tentativo di creare titoli garantiti da mutui tossici ma
altamente redditizi che potevano essere venduti agli investitori. In
breve, era l'attività di prestito predatoria ad incrementare i
profitti finanziari. La stessa cosa in un certo grado è avvenuta in
Irlanda, Spagna e Gran Bretagna. Allo stesso tempo, in Germania ed
in Francia le banche
mandavano i loro venditori a vendere prestiti ai governi ed
alle banche in altre parti d'Europa. Ora, quelle stesse banche
guardano con terrore ai loro che si inacidiscono, proprio come hanno
fatto negli USA i prestiti sulle proprietà immobiliari alcuni anni
prima ed anche loro incolpano i mutuatari.
Cosa peggiore, proprio come fecero nel 2008-2009, i governi si
stanno precipitando a soccorrere banche traballanti con fondi
pubblici. E' per questo che la Banca Centrale Europea, il FMI ed i
poteri che dirigono l'Europa continuano a salvare degli stati
sofferenti come Grecia, Irlanda e Portogallo. Di nuovo: seguite il
denaro. Quando i governi pieni di debiti ricevono centinaia di
miliardi di nuovi prestiti, quel denaro viene inviato immediatamente
nei forzieri delle banche private come pagamenti per i prestiti
passati. L'intera situazione, osserva uno scrittore sul
Financial Times,
"somiglia ad una piramide o ad uno schema Ponzi"
nel quale i prestatori iniziali vengono rimborsati con nuovi
prestiti.[2]
La differenza è che i nuovi prestiti provengono
da fondi pubblici, che è un altro modo per dire che le banche
private vengono salvate ancora una volta dal popolo. Proprio come
nella crisi bancaria globale del 2008-09, i profitti delle banche
sono privati, ma le loro perdite sono pubbliche. Non esattamente il
libero mercato. Ma è un buon affare per banchieri dissoluti.
E la scala di questo comodo affare è sbalorditiva. In luglio,
il
Government Accountability Office
USA ha pubblicato un documento che espone
dettagliatamente i salvataggi bancari. Mostra che tra dicembre 2007
e luglio 2010 più di $16 trilioni sono stati incanalati
dal governo americano nelle banche USA ed europee.[3]
Altri trilioni sono stati spesi per salvare
società automobilistiche con sede negli USA e per finanziare
programmi di stimolo. Trilioni aggiuntivi sono stati distribuiti in
salvataggi bancari e programmi di stimolo in Cina, America Latina,
Europa ed oltre.
Quando pubblicai
Global Slump
(dicembre 2010), la mia stima per il
salvataggio bancario globale combinato e spesa di stimolo era nella
gamma dei $21 trilioni, ovvero più di una volta e mezzo il prodotto
interno lordo degli USA.[4]
Ora è chiaro che la mia stima, tra le maggiori (e
senza dubbio la più accurata) all'epoca, era a corto di molti
trilioni dal vero totale.
Questo sbalorditivo salvataggio di capitale globale ha spinto
un incremento massiccio del debito pubblico. Impegnati in un
intervento mondiale senza precedenti, gli stati hanno preso in
prestito nei mercati del debito (vendendo titoli di stato). Ora,
alla luce del grado del debito accumulato, alcuni prestatori sono
divenuti paurosi. Dubitano della capacità di rimborsare di molti
governi. Come conseguenza, i tassi per prestare sono aumentati
vertiginosamente: l'Italia e la Spagna possono prendere in prestito
(per i buoni decennali) soltanto a tassi in eccesso del cinque per
cento. Per l'Irlanda, il tasso preme verso il nove per cento e per
la Grecia ha toccato un 23% da incubo. E quando si tratta di
prendere in prestito a breve termine, la Grecia è già stata chiusa
fuori dai mercati monetari, che chiedono un tasso d'interesse
dell'80% per i suoi buoni a due anni. In somma, la Grecia è in
bolletta ed un default è quasi certamente soltanto questione di
tempo.
Tassi di prestito esorbitanti su questa scala significano che
la crisi del debito è proprio peggiorata. Salvo un miracolo
– oppure la nostra opzione preferita, il default
– ciascuno di questi paesi l'anno prossimo e
l'anno dopo questo sarà più indebitato , nonostante
programmi d'austerità taglia e brucia. Nel frattempo, questi
programmi, con i loro tagli massicci alla spesa statale ed enormi
licenziamenti nel settore pubblico, invariabilmente aggravano la
crisi economica. In Irlanda il tasso ufficiale di
disoccupazione è già catapultato sopra il 14% (27% per i giovani),
mentre in Spagna supera il 21% (45% per i giovani). Nel frattempo,
la Grecia è in completa depressione, quest'anno la sua economia si
contrae del 5,5% con nessun segno di ripresa per gli anni a venire.
Austerità e resistenza
E con tutto ciò, mentre il debito monta, i tagli continuano ad
arrivare. L'ultimo pacchetto di austerità della Grecia include un
taglio di due miliardi di euro alla spesa per l'assistenza sanitaria
e l'eliminazione di altri 30.000 posti di lavoro del settore
pubblico. Immediatamente dopo le misure iniziali, l'Irlanda ha
tagliato il 20% delle retribuzioni delle infermiere e di altri
dipendenti del settore pubblico, mentre ha anche ridotto i sussidi
all'infanzia ed allo stato sociale. Dovunque, vengono sacrificati i
più vulnerabili di modo che le banche possano prosperare.
Persino lo stravagante banchiere centrale è stato costretto a
riconoscere questa verità. Parlando in maggio ai membri britannici
del parlamento, Mervyn King,
governatore della Banca d'Inghilterra,
ha osservato che
“Il prezzo di questa crisi finanziaria viene pagato dalla gente che
assolutamente non l'ha provocata". Inoltre, ha continuato, "Ora che
è il periodo nel quale viene pagato il prezzo, sono sorpreso che il
livello di rabbia del pubblico non sia maggiore di quanto sia
stato".
Naturalmente, vi è stata una resistenza massiccia:
scioperi generali, occupazione dei giovani delle piazze nelle città
in Grecia e Spagna, insurrezioni popolari in Tunisia, Egitto ed
oltre, un sollevamento a guida studentesca in Cile.[5]
Ma in gran parte del mondo, il livello di rabbia
del pubblico è stato sorprendentemente basso
– almeno fin qui. E parte della responsabilità di
questo si trova in una cultura dei media che incolpa le vittime e si
rifiuta di seguire il denaro.
Questa è una ragione per la quale ora più che mai abbiamo
bisogno di un'economia politica più radicale. Uno dei segreti del
capitalismo, dopo tutto, è il modo nel quale oscura e nasconde i
processi di sfruttamento economico. La ricchezza si muove e si
accumula lungo circuiti nascosti che tendono ad eluderci. Una seria
analisi economica richiede quindi una reale investigazione, delle
azioni investigative che scoprano i segreti sporchi del capitalismo
–
aziende che sfruttano la manodopera, lavoro minorile, migranti che
lavorano duramente nei campi e nei cantieri e la fantastica
ricchezza che tutto ciò rende possibile per pochi.
Abbiamo bisogno delle stesse sensibilità critiche quando si
tratta della crisi del debito che in questo momento sta scuotendo
con violenza parti dell'Europa. Di fronte alla banale trattazione di
debitori indisciplinati dei mainstream, è necessario dimostrare che,
come si esprime un autorevole consigliere economico della banca UBS,
stiamo trattando di "una crisi del capitalismo che accade una volta
in una generazione".[6]
Questa crisi ha fatto aumentare i crimini del
sistema contro gli innocenti. E vi è un modo potente per esporre
questo: Seguite il denaro.
Seguite sempre il denaro". •
David McNally insegna scienza politica alla York
University, Toronto
e mantiene un blog a
www.davidmcnally.org,
dove questo articolo è apparso per la prima volta.
Il suo recente libro sull'economia mondiale è
Global Slump:
The Economics and Politics of Crisis and Resistance.
Note finali:
1.Vedi i grafici montati da
Martin Wolf, “The
Eurozone after Strauss-Kahn,”
Financial Times, 17 maggio 2011.
2.Mario Blejer, “Europe is
Running a Giant Ponzi Scheme,”
Financial Times, 5 maggio 2011.
3.United States Government
Accountability Office, Federal Reserve System: Opportunities
Exist to Strengthen Policies and Processes for Managing Emergency
Assistance, (Luglio 2011), Tavola 8, p. 131.
Un'importante
analisi su questo rapporto è fornita da Petrino Dileo, “The $16 Trillion Bailout,” socialistworker.org, 7 settembre 2011.
4.David McNally,
Global Slump: The Economics and Politics of Crisis and Resistance (Oakland: PM Press, 2011), pp.
2-3, 197n4.
5.Vedi
i miei precedenti articoli, “Night
in Tunisia: Riots, Strikes and a Spreading Insurgency,” 18 gennaio
2011,
disponibile a:
davidmcnally.org/?cat=6;
e “Mubarak's Folly: The
Rising of Egypt's Workers,” 11 febbraio 2011,
disponibile a:
davidmcnally.org/?p=354.
Sulle proteste studentesche in
Cile,
vedi Manuel Larrabure
e Carlos Torchia, “'Our future is not
for sale': The Chilean Student Movement Against Neoliberalism,”
The Bullet, No. 542, 6 settembre 2011,
disponibile a:
www.socialistproject.ca/bullet/542.php.
6.George Magnus, “Markets are
Reacting to Crisis of Capitalism,” Financial Times, 12 settembre 2011.
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