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Ieri pomeriggio, i ministri delle finanze dei 17 paesi della
zona euro si sono incontrati a Bruxelles in una riunione di
emergenza convocata in modo frettoloso. Oltre al presidente della
Banca Centrale Europea
Jean-Claude Trichet,
hanno anche partecipato il capo dell'eurogruppo
Jean-Claude Juncker,
il commissario degli Affari Monetari della UE
Olli Rehn
ed il presidente della Commissione UE
José Manuel Barroso.
La riunione di emergenza è stata convenuta dal presidente del
Consiglio UE
Herman Van Rompuy,
che ha cercato di minimizzare il
dramma della situazione e ha sottolineato ai media che era
soltanto un normale incontro di esperti finanziari per chiarire
questioni di coordinamento.
Ma, in realtà,
nel corso del fine settimana la crisi europea si è intensificata
drammaticamente. Venerdì scorso, vi è stata un'impennata nei premi
di rischio per i buoni governativi italiani. I grandi investitori
internazionali volevano acquistare buoni italiani soltanto
se potevano raccogliere i più alti pagamenti per il rischio dalla
creazione dell'euro. Le azioni della maggiore banca italiana,
Unicredit,
sono quindi calate di quasi l'8%.
"Non possiamo permetterci molti altre giornate come venerdì",
ha dichiarato un alto funzionario della Banca Centrale Europea
(BCE), aggiungendo: "Siamo molto preoccupati per l'Italia". L'Italia
è la terza maggiore economia della zona euro ed un membro fondatore
della Comunità Europea.
Attualmente il debito italiano è di €1,8 trilioni. Soltanto
quest'anno, il paese ha bisogno di circa €340 miliardi per
finanziare il suo deficit. Nei prossimi mesi, il governo italiano
deve raccogliere sui mercati finanziari internazionali
€120-130
miliardi. L'elevamento dei premi di rischio incrementerà
sostanzialmente i costi del prestito, facendo salire ulteriormente
il peso del debito. Secondo gli esperti finanziari l'anno
prossimo saranno necessarie somme molto maggiori. Un programma di
assistenza per l'Italia eccederebbe l'attuale misura del pacchetto
di salvataggio europeo.
La presente crisi è stata innescata da rapporti critici delle
agenzie di valutazione del credito degli USA,
Moody's
e
Standard and Poor's (S&P), che hanno portato al
declassamento del credito del paese. Hanno dichiarato che l'Italia
non soltanto stava soffrendo sotto un debito crescente come la
Grecia, ma affronta pure gravi problemi strutturali. La crescita
economica è stata estremamente debole e si prevede che per molti
anni sia sotto l'1%.
E' stato sostenuto che la ragione del crescente debito e della
"mancanza di dinamismo economico" sia un mercato del lavoro
sclerotico. Hanno affermato che il governo
Berlusconi
si è dimostrato incapace di
riuscire a far accettare riforme decisive del mercato del
lavoro. "Manca della volontà per cambiare le cose nel mercato del
lavoro", secondo degli analisti di
Moody's and S&P. Hanno dichiarato che vi è stata
una situazione simile nelle finanze statali. Sebbene il governo
italiano abbia recentemente introdotto un pacchetto di austerità di
€47 miliardi, tagli seri arriverebbero soltanto dopo le elezioni
parlamentari del 2013.
La posizione assunta dalle agenzie di rating ha scatenato
feroci reazioni in Italia ed a Bruxelles. Il ministro delle finanze
italiano
Giulio Tremonti
ha respinto nettamente la critica,
ordinando a Roma dei rappresentanti di
Moody's
e
S&P.
Ha descritto le azioni delle agenzie di rating come ingiustificate
ed irresponsabili. Ha dichiarato che sia le cifre che le accuse
erano false.
Federico Ghizzoni,
capo del gruppo finanziario Unicredit di Milano era ancora più
furioso. Ha affermato che la sua istituzione finanziaria per la fine
della settimana aveva perduto quasi un quinto della sua
capitalizzazione di mercato. Parlando ai mass media al fine
settimana, Ghizzoni ha dichiarato: "Non accetto che l'Italia sia
posta allo stesso livello di Portogallo, Irlanda e Grecia. I numeri
dicono altrimenti".
Lunedì, la Commissione della borsa italiana,
Consob,
ha inasprito le regole per il cosiddetto
short-selling
di azioni. Questo riguarda la vendita di azioni che un operatore
di borsa non possiede realmente, ma prende semplicemente in
prestito. Quando il prezzo delle azioni cala al di sotto del prezzo
di vendita originario, riacquista le azioni intascando la differenza
di prezzo, meno una commissione per il prestito delle azioni. Le
nuove regole inaspriscono i requisiti di registrazione su certi
scambi futuri allo scopo di rafforzare la sorveglianza sulla borsa.
Il presidente della Consob,
Giuseppe Vegas,
ha sostenuto che i rapporti negativi delle agenzie di rating erano
in relazione diretta con la speculazione da parte degli
hedge funds
americani. I gestori di grandi
hedge funds
USA chiaramente speculano da qualche tempo sul fatto che la crisi
del debito si sparga all'Italia, ha dichiarato. Scommettono grandi
somme sul valore che cade dei titoli del governo italiano. Secondo
il
Financial Times,
che ha citato investitori che sono stati informati della strategia
degli
hedge funds,
nel mese scorso, le vendite allo scoperto di titoli di stato
italiani si sono ampliate significativamente,
"Penso che le agenzie
di valutazione del credito siano da lungo tempo un grande
pericolo", ha affermato
Giuseppe Vegas. "Il
conflitto di interessi come risultato dei loro opachi metodi di
lavoro, a causa dei loro numerosi errori" ha significato che erano
tutto eccetto che indipendenti.
Le
agenzie di rating USA hanno ricevuto critiche anche alla
riunione di crisi a Bruxelles. Il commissario al Mercato Interno UE
Michel Barnier
ha sollecitato che non debba essere loro più
permesso di valutare paesi che beneficiano di assistenza
finanziaria da programmi di prestito internazionali e ha
tratteggiato una proposta lungo queste linee da parte della
Commissione UE.
La richiesta del commissario alla Giustizia UE
Viviane Reding
va ancora oltre. Lunedì, in un'intervista al giornale
Die Welt
ha sollevato la prospettiva di smantellare le tre grandi agenzie di
rating USA,
Standard & Poors, Moody's
e
Fitch. "L'Europa
non deve permettere che l'euro sia mandato in rovina da tre società
private USA", ha raccontato al giornale la commissaria.
Potrebbe vedere "due soluzioni possibili", scrive su Die Welt
Viviane Reding:
"O i paesi del G-20 decidono congiuntamente dello smantellamento
delle
agenzie
di valutazione del credito. Per esempio, gli USA potrebbero
essere chiamati a trasformare in sei le tre agenzie. Oppure
potrebbero essere create delle agenzie di rating europee ed
asiatiche", ha affermato la Reding. Ciò che era inammissibile era
che un cartello di tre società USA debba decidere sul destino di
intere economie nazionali e dei loro cittadini.
Altri funzionari della UE si sono lamentati delle azioni
speculative degli
hedge funds
americani e hanno chiesto l'istituzione di un'agenzia
di valutazione del credito europea. Ma sulla questione
fondamentale—che
l'onere della crisi sia imposto sulle spalle della popolazione
attraverso tagli sociali massicci—concordano
tutti con le agenzie USA. Ogni cosiddetto programma di soccorso
dell'Euro, sia in Grecia che in Irlanda o Portogallo, è stato
combinato con tagli massicci alla spesa sociale.
Senza dubbio, le agenzie di rating USA giocano un ruolo
considerevole ed estremamente reazionario negli attacchi agli
standard sociali in molti paesi. Ma le banche europee sono
analogamente criminali. La campagna a Roma, Bruxelles, Berlino ed in
altre città europee contro il "capitale finanziario" USA serve
principalmente a distrarre dalle questioni di classe all'interno.
Con i loro attacchi agli
hedge funds
ed alle agenzie di rating USA, i rappresentanti delle banche e dei
governi europei vogliono stimolare sentimenti nazionalisti ed
euro-sciovinisti e presentarsi come vittime di una "dittatura
finanziaria USA".
Ma ciò presenta la realtà in modo completamente nuovo. In primo
luogo, le banche europee sono strettamente collegate in rete ed
attive in tutto il mondo. In secondo luogo, sono d'accordo con i
loro soci americani che i miliardi che negli ultimi anni e mesi sono
stati spesi per salvare le banche ed il sistema finanziario
internazionale debbano ora essere estratti dalla classe lavoratrice.
Come negli anni '30, la crisi internazionale sta esacerbando i
conflitti tra le grandi potenze. Ma questo non può oscurare il fatto
che le banche internazionali si siano accordate sulla necessità di
imporre tagli massicci alla spesa sociale.
Non è affatto una coincidenza che nello stesso momento in cui i
ministri delle finanze della zona euro si incontravano a Bruxelles,
il cancelliere della Germania
Angela Merkel
ha esortato il governo italiano di
Silvio Berlusconi
a porre in atto "tagli visibili ed estesi nel bilancio".
Questo sarebbe "un segnale molto importante per i mercati
finanziari", ha sottolineato il cancelliere, aggiungendo: "Ho ferma
fiducia che l'Italia adotterà precisamente un simile bilancio di
austerità".
Come le agenzie di rating, la Merkel pretende più tagli del €47
miliardi concordati in precedenza alla fine di giugno. Questo
riguarda già attacchi estesi ai diritti sociali fondamentali. Per
esempio, le già misere pensioni di stato saranno abbassate
ulteriormente e l'età per la pensione innalzata. Secondo uno studio
dell'ente di statistica Censis e della compagnia d'assicurazione
Unipol, il 42% dei lavoratori attuali tra l'età di 25 e 34 anni
riceverebbero soltanto una "pensione da fame".
Nel settore pubblico, il già concordato blocco delle assunzioni
sarà esteso; lo stipendio degli impiegati statali e di altri
lavoratori del settore pubblico sarà congelato, le trattenute
aumentate e molte clausole sociali e culturali distrutte. Vi saranno
ulteriori tagli che incidono su scuole ed università, come pure al
servizio sanitario.
La federazione dei datori di lavoro
Confindustria
ha accolto di buon grado i tagli. La sua presidentessa,
Emma Marcegaglia,
ha dichiarato che questo era ciò che chiedeva da lungo tempo. Ma
l'appoggio più importante è venuto dalla leadership sindacale. Due
giorni prima che fossero approvate le misure d'austerità, i tre
sindacati maggiori hanno votato per una "tregua industriale" con i
datori di lavoro.
Il 28 giugno, la
Confindustria
ed i tre sindacati
CGIL, CIS
e
UIL
hanno concordato un patto sociale lungo le linee dell'accordo
interno alla Fiat. I dettagli non sono stati resi pubblici, ma ciò
che è già noto è che è stata convenuta una forma di divieto di
sciopero, chiamato "Tregua". Esso mette da parte diritti di vecchia
data dei lavoratori e renderà molto più facile alle aziende
concludere accordi aziendali per aggirare i contratti nazionali di
lavoro.
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