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I mercati finanziari mirano all'Italia

di Ulrich Rippert
12
luglio 2011

 

Ieri pomeriggio, i ministri delle finanze dei 17 paesi della zona euro si sono incontrati a Bruxelles in una riunione di emergenza convocata in modo frettoloso. Oltre al presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, hanno anche partecipato il capo dell'eurogruppo Jean-Claude Juncker, il commissario degli Affari Monetari della UE Olli Rehn ed il presidente della Commissione UE José Manuel Barroso.

La riunione di emergenza è stata convenuta dal presidente del Consiglio UE Herman Van Rompuy, che ha cercato di minimizzare il dramma della situazione e ha sottolineato ai media che era soltanto un normale incontro di esperti finanziari per chiarire questioni di coordinamento.

Ma, in realtà,  nel corso del fine settimana la crisi europea si è intensificata drammaticamente. Venerdì scorso, vi è stata un'impennata nei premi di rischio per i buoni governativi italiani. I grandi investitori internazionali volevano acquistare buoni italiani soltanto se potevano raccogliere i più alti pagamenti per il rischio dalla creazione dell'euro. Le azioni della maggiore banca italiana, Unicredit, sono quindi calate di quasi l'8%.

"Non possiamo permetterci molti altre giornate come venerdì", ha dichiarato un alto funzionario della Banca Centrale Europea (BCE), aggiungendo: "Siamo molto preoccupati per l'Italia". L'Italia è la terza maggiore economia della zona euro ed un membro fondatore della Comunità Europea.

Attualmente il debito italiano è di €1,8 trilioni. Soltanto quest'anno, il paese ha bisogno di circa €340 miliardi per finanziare il suo deficit. Nei prossimi mesi, il governo italiano deve raccogliere sui mercati finanziari internazionali €120-130 miliardi. L'elevamento dei premi di rischio incrementerà sostanzialmente i costi del prestito, facendo salire ulteriormente il peso del debito.  Secondo gli esperti finanziari l'anno prossimo saranno necessarie somme molto maggiori. Un programma di assistenza per l'Italia eccederebbe l'attuale misura del pacchetto di salvataggio europeo.

La presente crisi è stata innescata da rapporti critici delle agenzie di valutazione del credito degli USA, Moody's e Standard and Poor's (S&P), che hanno portato al declassamento del credito del paese. Hanno dichiarato che l'Italia non soltanto stava soffrendo sotto un debito crescente come la Grecia, ma affronta pure gravi problemi strutturali. La crescita economica è stata estremamente debole e si prevede che per molti anni sia sotto l'1%.

E' stato sostenuto che la ragione del crescente debito e della "mancanza di dinamismo economico" sia un mercato del lavoro sclerotico. Hanno affermato che il governo Berlusconi si è dimostrato incapace di riuscire a far accettare riforme decisive del mercato del lavoro. "Manca della volontà per cambiare le cose nel mercato del lavoro", secondo degli analisti di Moody's and S&P. Hanno dichiarato che vi è stata una situazione simile nelle finanze statali. Sebbene il governo italiano abbia recentemente introdotto un pacchetto di austerità di €47 miliardi, tagli seri arriverebbero soltanto dopo le elezioni parlamentari del 2013.

La posizione assunta dalle agenzie di rating ha scatenato feroci reazioni in Italia ed a Bruxelles. Il ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti ha respinto nettamente la critica, ordinando a Roma dei rappresentanti di Moody's e S&P. Ha descritto le azioni delle agenzie di rating come ingiustificate ed irresponsabili. Ha dichiarato che sia le cifre che le accuse erano false.

Federico Ghizzoni, capo del gruppo finanziario Unicredit di Milano era ancora più furioso. Ha affermato che la sua istituzione finanziaria per la fine della settimana aveva perduto quasi un quinto della sua capitalizzazione di mercato. Parlando ai mass media al fine settimana, Ghizzoni ha dichiarato: "Non accetto che l'Italia sia posta allo stesso livello di Portogallo, Irlanda e Grecia. I numeri dicono altrimenti".

Lunedì, la Commissione della borsa italiana, Consob, ha inasprito le regole per il cosiddetto short-selling di azioni. Questo riguarda la vendita di azioni che un operatore di borsa non possiede realmente, ma prende semplicemente in prestito. Quando il prezzo delle azioni cala al di sotto del prezzo di vendita originario, riacquista le azioni intascando la differenza di prezzo, meno una commissione per il prestito delle azioni. Le nuove regole inaspriscono i requisiti di registrazione su certi scambi futuri allo scopo di rafforzare la sorveglianza sulla borsa.

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha sostenuto che i rapporti negativi delle agenzie di rating erano in relazione diretta con la speculazione da parte degli hedge funds americani. I gestori di grandi hedge funds USA chiaramente speculano da qualche tempo sul fatto che la crisi del debito si sparga all'Italia, ha dichiarato. Scommettono grandi somme sul valore che cade dei titoli del governo italiano. Secondo il Financial Times, che ha citato investitori che sono stati informati della strategia degli hedge funds, nel mese scorso, le vendite allo scoperto di titoli di stato italiani si sono ampliate significativamente,

"Penso che le agenzie di valutazione del credito siano da lungo tempo un grande pericolo", ha affermato Giuseppe Vegas. "Il conflitto di interessi come risultato dei loro opachi metodi di lavoro, a causa dei loro numerosi errori" ha significato che erano tutto eccetto che indipendenti.

Le agenzie di rating USA hanno ricevuto critiche anche alla riunione di crisi a Bruxelles. Il commissario al Mercato Interno UE Michel Barnier ha sollecitato che non debba essere loro più permesso di valutare paesi che beneficiano di assistenza finanziaria da programmi di prestito internazionali e ha tratteggiato una proposta lungo queste linee da parte della Commissione UE.

La richiesta del commissario alla Giustizia UE Viviane Reding va ancora oltre. Lunedì, in un'intervista al giornale Die Welt ha sollevato la prospettiva di smantellare le tre grandi agenzie di rating USA, Standard & Poors, Moody's e Fitch. "L'Europa non deve permettere che l'euro sia mandato in rovina da tre società private USA", ha raccontato al giornale la commissaria.

Potrebbe vedere "due soluzioni possibili", scrive su Die Welt Viviane Reding: "O i paesi del G-20 decidono congiuntamente dello smantellamento delle agenzie di valutazione del credito. Per esempio, gli USA potrebbero essere chiamati a trasformare in sei le tre agenzie. Oppure potrebbero essere create delle agenzie di rating europee ed asiatiche", ha affermato la Reding. Ciò che era inammissibile era che un cartello di tre società USA debba decidere sul destino di intere economie nazionali e dei loro cittadini.

Altri funzionari della UE si sono lamentati delle azioni speculative degli hedge funds americani e hanno chiesto l'istituzione di un'agenzia di valutazione del credito europea. Ma sulla questione fondamentaleche l'onere della crisi sia imposto sulle spalle della popolazione attraverso tagli sociali massicciconcordano tutti con le agenzie USA. Ogni cosiddetto programma di soccorso dell'Euro, sia in Grecia che in Irlanda o Portogallo, è stato combinato con tagli massicci alla spesa sociale.

Senza dubbio, le agenzie di rating USA giocano un ruolo considerevole ed estremamente reazionario negli attacchi agli standard sociali in molti paesi. Ma le banche europee sono analogamente criminali. La campagna a Roma, Bruxelles, Berlino ed in altre città europee contro il "capitale finanziario" USA serve principalmente a distrarre dalle questioni di classe all'interno.

Con i loro attacchi agli hedge funds ed alle agenzie di rating USA, i rappresentanti delle banche e dei governi europei vogliono stimolare sentimenti nazionalisti ed euro-sciovinisti e presentarsi come vittime di una "dittatura finanziaria USA". Ma ciò presenta la realtà in modo completamente nuovo. In primo luogo, le banche europee sono strettamente collegate in rete ed attive in tutto il mondo. In secondo luogo, sono d'accordo con i loro soci americani che i miliardi che negli ultimi anni e mesi sono stati spesi per salvare le banche ed il sistema finanziario internazionale debbano ora essere estratti dalla classe lavoratrice.

Come negli anni '30, la crisi internazionale sta esacerbando i conflitti tra le grandi potenze. Ma questo non può oscurare il fatto che le banche internazionali si siano accordate sulla necessità di imporre tagli massicci alla spesa sociale.

Non è affatto una coincidenza che nello stesso momento in cui i ministri delle finanze della zona euro si incontravano a Bruxelles, il cancelliere della Germania Angela Merkel ha esortato il governo italiano di Silvio Berlusconi a porre in atto "tagli visibili ed estesi nel bilancio".

Questo sarebbe "un segnale molto importante per i mercati finanziari", ha sottolineato il cancelliere, aggiungendo: "Ho ferma fiducia che l'Italia adotterà precisamente un simile bilancio di austerità".

Come le agenzie di rating, la Merkel pretende più tagli del €47 miliardi concordati in precedenza alla fine di giugno. Questo riguarda già attacchi estesi ai diritti sociali fondamentali. Per esempio, le già misere pensioni di stato saranno abbassate ulteriormente e l'età per la pensione innalzata. Secondo uno studio dell'ente di statistica Censis e della compagnia d'assicurazione Unipol, il 42% dei lavoratori attuali tra l'età di 25 e 34 anni riceverebbero soltanto una "pensione da fame".

Nel settore pubblico, il già concordato blocco delle assunzioni sarà esteso; lo stipendio degli impiegati statali e di altri lavoratori del settore pubblico sarà congelato, le trattenute aumentate e molte clausole sociali e culturali distrutte. Vi saranno ulteriori tagli che incidono su scuole ed università, come pure al servizio sanitario.

La federazione dei datori di lavoro Confindustria ha accolto di buon grado i tagli. La sua presidentessa, Emma Marcegaglia, ha dichiarato che questo era ciò che chiedeva da lungo tempo. Ma l'appoggio più importante è venuto dalla leadership sindacale. Due giorni prima che fossero approvate le misure d'austerità, i tre sindacati maggiori hanno votato per una "tregua industriale" con i datori di lavoro.

Il 28 giugno, la Confindustria ed i tre sindacati CGIL, CIS e UIL hanno concordato un patto sociale lungo le linee dell'accordo interno alla Fiat. I dettagli non sono stati resi pubblici, ma ciò che è già noto è che è stata convenuta una forma di divieto di sciopero, chiamato "Tregua". Esso mette da parte diritti di vecchia data dei lavoratori e renderà molto più facile alle aziende concludere accordi aziendali per aggirare i contratti nazionali di lavoro.