Riempite la bocca agli affamati [1]


26 luglio 2004

John Laughland

 

La cosa forse più evidente sui resoconti di notizie che la Gran Bretagna sta considerando di inviare truppe nel Darfur in Sudan è il silenzio sulla materia che proviene dai consueti attivisti pacifisti. Sebbene il rapporto del Guardian del 22 luglio dicesse che un "intervento umanitario" in Sudan aiuterebbe a ricuperare la reputazione di Tony Blair per opere etiche dopo la debacle dell'Iraq—come se la soluzione per una cattiva guerra fosse una buona—i soliti sospetti non sono saltati fuori. Ed anche se il 22 luglio il Congresso USA abbia deciso formalmente che nel Darfur stesse avvenendo quel "genocidio"—essendo il "genocidio" un crimine internazionale, questa sarebbe la causa legale per intervenire—nessuno finora ha fatto notare che lo stesso genocidio è stato invocato per giustificare l'aggressione della NATO contro la Jugoslavia nel 1999.

Proprio per questo il silenzio è strano, dato che il Darfur è una regione ricca di petrolio ed attraverso la quale saranno costruite delle condutture petrolifere. Inoltre, il principale investitore nell'industria petrolifera sudanese è la Società Petrolifera Nazionale Cinese e la Cina è complessivamente il più grande partner commerciale del Sudan.[2] E' stato asserito che in Sudan vi sono soldati cinesi a proteggere gli interessi petroliferi cinesi là e che queste truppe sono state impegnate in scaramucce con i ribelli.[3] Inoltre, mentre vi sono numerose compagnie petrolifere straniere presenti in Sudan, è precisamente nel Darfur meridionale che Società Petrolifera Nazionale Cinese ha le sue concessioni. L'USAID, l'agenzia umanitaria americana, ha utilmente fornito una mappa del Sudan che mostra precisamente dove sono le concessioni petrolifere. (Vedi http://www.usaid.gov/locations/sub-saharan_africa/sudan/map_oil.pdf)  

E' certamente inevitabile che adesso vi sarà un intervento militare da parte della ex potenza coloniale in Sudan, la Gran Bretagna. (In una di queste deliziose ironie della storia, è stato proprio in Cina che uno dei più famosi di tutti i colonialisti, il generale Gordon di Khartoum, si distinse prima di diventare governatore del Sudan, dove intervenne proprio per proteggere i neri del sud dai musulmani che li vendevano come schiavi[4] ) Tony Blair apparentemente ha cercato di minimizzare i resoconti di notizie alla sua conferenza stampa mensile del 22 luglio. Ma, mentre dice—come ha fatto per l'Iraq—che non era stata presa nessuna decisione, il primo ministro è anche ritornato al suo abituale utilizzo del linguaggio del moralismo. Una domanda (istillata?) ha fatto il confronto tra il Sudan ed il Kosovo e Blair ha replicato: "Credo che abbiamo la responsabilità morale di occuparcene e di occuparcene con qualsiasi mezzo possibile" (mio il corsivo).[5] Questo significa guerra.

Evidentemente Blair spiega che una guerra umanitaria cancellerà le memorie della "guerra per il petrolio" in Iraq. Essendo stata minima l'opposizione alla guerra in Kosovo ed essendo generale il sostegno internazionale per un attacco al "genocida" governo sudanese è probabile che il suo azzardo paghi. Pare che ai pacifisti non importi che lo stesso linguaggio moralista è stato utilizzato per giustificare tutti gli altri interventi militari durante lo straordinariamente militarista premierato di Blair (la campagna di bombardamenti “Desert Fox” contro l'Iraq nel dicembre 1998; il bombardamento della Jugoslavia nel 1999; l'intervento in Sierra Leone nel 2000; l'attacco all'Afghanistan nel 2001; l'invasione dell'Iraq nel 2003). Sfortunatamente, è probabile che il semplice appello all'invio di truppe per aiutare i poveri neri contro i predatori musulmani sarà troppo forte per la maggior parte dei pacifisti per sconfiggerlo.

In realtà, la crisi del Darfur segue un modello che è ora così logoro che è quasi diventato una routine. Saturazione di resoconti da una regione di crisi; chiamate d'emergenza per aiuto trasmesse sui media elettronici (come recentemente quello al programma di punta Today della Radio 4 della BBC); foto di rifugiati alla televisione; orrende storie di "stupri di massa", che sono destinate certamente a solleticare quanto a provocare risentimento; vergognose evocazioni del genocidio ruandese; richieste che si debba fare qualcosa ("Come possiamo stare oziosamente a guardare? ecc.); editoriali nel Daily Telegraph che incitano al ritorno ai giorni dell'imperialismo benevolo di Rudyard Kipling[6]  e, finalmente, l'annuncio che si stanno proprio stendendo dei piani per un intervento.

Infatti, la routine è ora così affermata che la vita ha imitato persino la satira quando il Daily Telegraph ha inviato il suo ex redattore novantenne Bill Deedes per riferire sulla situazione in Sudan. Deedes è lui stesso il modello per William Boot nel romanzo Scoop di Evelyn Waugh, i cui resoconti da un immaginario stato dell'Africa orientale su una guerra più o meno inventata dal barone della stampa Lord Copper a Londra, erano essi stessi ispirati ai rapporti del giovane Deedes dall'Abissinia per il Morning Star nel 1935.

Secondo fonti arabe citate dal giornale d'informazione turco Zaman, il fondamento della crisi nel Darfur è il petrolio.[7] Queste fonti dicono che è scoppiata una rinnovata lotta proprio nel momento nel quale stava per essere firmato un accordo di pace che avrebbe messo fine al conflitto durato 21 anni. Ciò è certamente quello che asserisce il governo sudanese. Se è così, questo sarebbe conforme al modello istituito in Bosnia e Kosovo, quando la comunità internazionale si mosse per affondare gli accordi di pace preferendo incoraggiare delle guerre che fornivano il pretesto per l'intervento.

Il governo sudanese, che attualmente è contro l'occidente interventista, concorda che lì vi siano dei combattimenti ed una crisi umanitaria. Ma accusa le organizzazioni umanitarie ed i media occidentali di sovradrammatizzare la situazione per fornire un pretesto per l'intervento militare. L'ambasciata a Washington ha emesso la seguente dichiarazione: "La politicizzazione della situazione in Darfur ed il suo utilizzo come uno strumento per destabilizzare il governo del Sudan deve essere considerata il principale fattore del disastro umanitario laggiù".[8] Ma essa correttamente denuncia le distorsioni dei media e le chiama propagandistiche.[9] Protesta anche alla pretesa che stia appoggiando i miliziani Janjaweed che si dice stiano causando così tante sofferenze: questa pretesa viene ripetuta con la stessa implacabilità come lo fu quella simile che la Serbia stesse portando avanti la pulizia etnica in Kosovo. In realtà, i miliziani Janjaweed sono stati sottoposti ad orribili punizioni dai tribunali sudanesi, compresa l'amputazione.[10]

Zaman asserisce pure che alcuni dei gruppi che combattono il governo centrale di Khartoum sono appoggiati dai vicini del Sudan, dagli USA, dai governi europei e da Israele. Si dice che gli USA abbiano dato 20 milioni di dollari all'Esercito di Liberazione Sudanese, guidato da un uomo che si adegua perfettamente al modello dell'agente americano. John Garang è uno spietato assassino che ha un dottorato di una università dello Iowa e che è un ex marxista che cerca il sostegno dei fondamentalisti cristiani americani. (Il sostegno delle associazioni di beneficenza americane ai "cristiani" nel Sudan meridionale è stato adesso da qualche anno una caratteristica dei conflitti lì, sebbene, come nel caso di John Garang, le tribù locali adorino il cielo o gli animali.[11] ) Il movimento di Garang è appoggiato dal Partito Comunista Sudanese: paradossalmente, i comunisti sono alleati degli americani in tutta l'Europa orientale ed in molti stati dell'Africa meridionale. Il sospetto che l'intervento incoraggerà la parte meridionale del Sudan, comprese parti del Darfur, a muoversi verso l'indipendenza, come la vicina Eritrea fece con l'Etiopia e divenne, come Eritrea, un territorio per basi USA. Da parte sua, l'Etiopia ha incanalato aiuti da Israele e dagli USA allo SPLA.

Un altro personaggio chiave è Hassan Turabi (Hasan al-Turabi), leader del Congresso Nazionale Popolare, una volta leader della Fratellanza Musulmana ed alleato del presidente Hassan al-Bashir. Turabi è noto come un influente fondamentalista che si dice abbia dato rifugio ad Osama bin Laden. Sebbene Turabi venga denunciato (specialmente dal governo sudanese che lui attacca) come un fondamentalista musulmano, altri musulmani lo considerano uno strumento dell'occidente.[12] Dei commentatori americani hanno accreditato a Turabi come l'autore della versione liberale e repubblicana dell'Islam del Sudan.[13] Il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza di Turabi ha la base nell'Eritrea controllata dagli USA, da dove emette i suoi comunicati ufficiali. Come voltagabbana ex alleato del presidente, Turabi rientra si adatta perfettamente nella categoria di persone spesso utilizzate da potenze esterne (specialmente gli USA) per promuovere un cambio di regime. La stuzzicante possibilità che un vecchio amico di Osama bin Laden possa essere un alleato americano in Sudan alimenta solamente il tipo di speculazioni appagati da Michael Moore in Fahrenheit 9-11, che risiedono per esteso sui legami d'affari tra la famiglia Bush ed i ricchi sauditi come i bin Laden.

L'intervento permetterà alle forze occidentali di controllare una regione ricca di petrolio e forse di espellere gli attuali detentori delle concessioni. Il fatto che il maggiore di queste sia la Cina e che le altre avventure estere dell'America pure sembra abbiano come obiettivo il controllo delle forniture di energia a quel rivale strategico aggiunge soltanto ulteriore interesse per quello che, altrimenti, sarebbe un caso troppo banale di moderna ingerenza imperialista.


NOTE:

[1] Da "Il fardello dell'uomo bianco" di Rudyard Kipling, che deplora l'ingratitudine dei nativi che beneficiano dell'imperialismo inglese.

[2] Vedi l'intervista data dal presidente Bashir al Quotidiano del Popolo cinese nel dicembre 2003: http://english.peopledaily.com.cn/200312/24/eng20031224_131143.shtml Bashir disse che il Sudan appoggia la politica cinese di riunificazione con Taiwan.

[3] http://www.newsmax.com/articles/?a=2000/8/26/204458 

[4] http://www.cis.upenn.edu/~homeier/interests/heros/gordon.html 

[5] Vedi la conferenza stampa di Tony Blair, 22 luglio 2004, http://www.number-10.gov.uk/output/Page6153.asp 

[6] “La Gran Bretagna non deve voltare le spalle alla situazione del Sudan”, The Daily Telegraph, 19 giugno 2004

[7] “Il petrolio è alla base della tragedia del Darfur”, Cumali Onal, Zaman, 7 luglio 2004. http://www.sudan.net/news/posted/8991.html  

[8] 19 luglio 2004, http://www.sudanembassy.org/default.asp?page=viewstory&id=288 

[9] “La crisi del Darfur: Guardare oltre la propaganda”, Ambasciata della Repubblica del Sudan, Washington DC, 13 luglio 2004, v. specialmente la sezione intitolata “Distorsioni della propaganda”, http://www.sudanembassy.org/default.asp?page=viewstory&id=285 

[10] “Il Sudan incarcera miliziani del Darfur, ordina amputazioni”, Nima Elbagir, Reuters, 19 luglio 2004.

[11] Vedi il profilo di Garang alla BBC del 2002: “Il ribelle duraturo dell'Africa” di Gray Phombea, http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/2134220.stm 

[12] Vedi questa denuncia delle sue idee filo occidentali, come esposte in una intervista su Foreign Affairs nel 1995: http://www.allaahuakbar.net/individual_callers/hasan_turabi.htm 

[13] http://www.espac.org/religion_sudan/religion_in_sudan.html