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Il presidente
Barack Obama
mercoledì ha cominciato il suo più lungo andirivieni della campagna
elettorale del 2010, un giro di quattro giorni della
costa ovest e del Nevada per chiedere con insistenza il voto per gli
assediati candidati del Partito Democratico. A ogni fermata, ha
avvertito che il risultato delle elezioni al Congresso del 2
novembre stabilirebbe la direzione del paese "per i prossimi 20
anni", facendo terribili profezie sulle politiche di destra che
attuerebbe un Congresso controllato dai repubblicani.
Mentre la sua retorica pseudo-populista contro
Wall Street
ha ottenuto applausi a grandi raduni
in Oregon
e
Washington,
gremiti da studenti universitari, vi è poca differenza pratica
tra le politiche che l'amministrazione Obama sta già attuando e le
misure che attuerebbero i repubblicani se ritornassero al potere.
Obama ha lasciato intendere che i repubblicani "taglierebbero
le imposte per i milionari e i miliardari", "taglierebbero le norme
per gli interessi particolari, compresi gli inquinatori" e
"abbandonerebbero le famiglie della classe media a proteggersi da
sole". Queste accuse sarebbero un onesto riassunto delle politiche
interne della sua amministrazione.
Continuando il salvataggio di
Wall Street
che era iniziato sotto Bush, l'amministrazione Obama ha trasmesso la
più grande donazione di fondi pubblici ai ricchi nella storia
americana. Questo è
stato in più seguito la scorsa estate dalla entrata in vigore
di una legge di "riforma" del sistema finanziario così sdentata che
non punisce nessuno per la più grande esplosione di imbrogli della
storia.
La Casa Bianca ha protetto assiduamente il gigante petrolifero
BP dalle ripercussioni del maggiore disastro ambientale nella storia
degli USA e la scorsa settimana ha abolito la moratoria sulle
trivellazioni in profondità nel Golfo del Messico.
Per quanto riguarda lasciare le famiglie comuni "a
difendersi da sole", l'amministrazione Obama ha imposto sulle
famiglie della classe lavoratrice il peso della peggiore crisi
economica dalla Grande Depressione, respingendo qualunque seria
azione mentre la disoccupazione di massa, la povertà di massa e i
sequestri di massa sono diventati caratteristiche permanenti della
vita americana.
Nel mese immediatamente precedente alle elezioni del 2
novembre, Obama ha alternato discorsi che colpiscono i repubblicani
come strumenti di
Wall Street
con azioni che dimostrano che i democratici non sono meno impegnati
nella difesa dell'aristocrazia finanziaria.
Lo stesso giorno che Obama si è imbarcato sull'Air
Force One per andare nella costa ovest, il massimo
funzionario dell'amministrazione per la crisi dei sequestri, il
segretario all'edilizia e allo sviluppo urbano
Shaun Donovan,
ha tenuto una riunione informativa alla Casa Bianca per dichiarare
che "a questo punto non abbiamo scoperto nessuna prova
di questioni sistemiche" nella fabbricazione di centinaia di
migliaia di falsi documenti legali da parte dei banchieri dei mutui.
Donovan
ha respinto qualsiasi moratoria generale sui sequestri, affermando:
"Siamo concentrati sul processo all'inizio, per mantenere la gente
nella propria casa, piuttosto che concentrarci sul dopo, quando è
molto meno probabile che la gente sarà in grado di rimanere nella
propria casa". Tradotto in modo chiaro, la politica
dell'amministrazione è di fare pressione sui proprietari di case
perché non restino indietro con i pagamenti, piuttosto che
soccorrere quelli che rischiano lo sfratto.
In a column in the New Republic magazine, liberal commentator
John B. Judis observed that on the question of home foreclosure,
“President Obama’s approach more closely mirrors Herbert Hoover’s
than FDR’s.” This was disastrous economically, he argued: “A
recovery will depend on increasing consumer demand, not boosting
bank capital. And to do that, the administration needs an effective
program that will allow working Americans to liquidate their debts
without being thrown out on the streets.”
In una colonna sulla rivista
New Republic,
il commentatore liberal
John B. Judis
ha osservato che sulla questione del sequestro della casa
"l'approccio del presidente Obama rispecchia moltissimo
più quello di
Herbert Hoover che di FDR".
L'indifferenza dell'amministrazione è stata anche politicamente
disastrosa, si è lamentato, dato che gli stati colpiti più duramente
dai sequestri includono tali zone di battaglia elettorale come
Nevada, Florida, California, Michigan
e
Ohio. Judis
ha concluso: "Sono gli elettori della classe lavoratrice che
hanno sostenuto con riluttanza Obama nel 2008, ma sono stati deviati
dall'impressione che l'amministrazione si preoccupi più delle banche
che di loro. E vi è poco nella retorica dell'amministrazione per
persuaderli altrimenti".
Nei suoi discorsi della costa ovest, Obama ha cercato di
prendere di mira il crescente scontento economico che è la forza
motrice del disastro politico di cui è minacciato il Partito
Democratico. Ha ammesso che "Non vi è nessun dubbio che queste siano
delle elezioni difficili. E' perché come paese abbiamo superato un
momento incredibilmente difficile".
Comunque, questo argomento trascura di spiegare perché il
Partito Repubblicano sia stato in grado di compiere un ritorno
politico—qualcosa
che non ha potuto fare nel 1934, due anni nel primo mandato di
Franklin Roosevelt,
sebbene la disoccupazione fosse molto più alta di oggi e le
condizioni di vita per vaste masse di popolazione fossero molto
peggiori.
Obama ha puntato ai dati dell'amministrazione repubblicana di
George W. Bush
negli otto anni che sono culminati nel crollo di
Wall Street
del 2008, ma non ha spiegato come, soltanto due anni più
tardi, questo partito completamente corrotto e screditato sia sul
punto di riprendere il controllo del Congresso.
Diversamente da
Roosevelt, Obama
non ha offerto nulla come programmi di lavori pubblici per ridare
occupazione o controlli significativi alle forme più evidenti di
speculazione di
Wall Street.
Questo non è semplicemente un fallimento personale o, per esprimersi
più esattamente, l'ovvia indifferenza di Obama per la condizione di
milioni di lavoratori non è a lui peculiare. E' l'atteggiamento
dell'intera classe sociale, l'1% di vertice della società americana,
che tutti i politici democratici e repubblicani rappresentano.
Il capitalismo americano non è più in grado di fornire nessuna
misura di riforma significativa. E' una potenza declinante
economicamente, il maggior paese debitore sul pianeta. Di
conseguenza, non vi è nessun sostenitore nell'aristocrazia
finanziaria americana per politiche economiche che facciano
concessioni alle masse. Da qui lo spettacolo di profitti e di
gratifiche record a
Wall Street,
mentre la Casa Bianca rifiuta qualsiasi assistenza ai lavoratori
disoccupati che fronteggiano sequestro e sfratto.
I funzionari della Casa Bianca ammettono, sebbene non
pubblicamente e a titolo ufficiale, che si aspettano che il Partito
Repubblicano ottenga il controllo della Camera dei Rappresentanti e
che il principale epicentro elettorale del presidente sia stato di
tutelare il controllo democratico del Senato e dei governatorati
degli stati chiave.
Vi sono crescenti indicazioni che l'amministrazione non
soltanto si aspetti di dividere il potere con i repubblicani dopo il
2 novembre, ma che la Casa Bianca accetti volentieri questa
prospettiva e stia preparando un ulteriore spostamento a destra sia
nella politica interna che estera.
Nella sua intervista alla rivista del
New York Times
pubblicata domenica, Obama ha dichiarato al giornalista
Peter Baker
che i guadagni dei repubblicani per lui non sarebbero
necessariamente una sconfitta. Baker ha scritto: "Obama
mi ha rivelato l'ottimismo che potrà fare causa comune con i
repubblicani dopo le elezioni di medio termine. 'Potrebbe essere che
a dispetto di ciò che accade dopo queste elezioni, si sentano più
responsabili', ha affermato, 'o perché non sono andate così bene
come avevano anticipato e così la strategia di dire soltanto di no a
tutto e sedersi sulle linee laterali e gettare bombe per loro non ha
funzionato, o gli è andata discretamente bene, nel qual caso il
popolo americano guarderà a loro perché offrano proposte serie e
lavorino con me in modo sincero'".
Il leader dei senatori repubblicani al Senato
Mitch McConnell
ha risposto dichiarando all'Associated
Press
che sperava di lavorare più strettamente con Obama sui tagli
fiscali, sugli accordi commerciali e su altre politiche economiche.
Il consigliere della Casa Bianca
Valerie Jarrett,
una dei più stretti intimi di Obama, ha raccontato mercoledì al
programma della CBS
“The Early Show”
che Obama ancora mantiene speranze di cooperazione bipartitica
con i repubblicani. "Su questo non si arrenderà", ha dichiarato,
"Continuerà a tentare, non importa chi sia al Congresso".
Un'altra area dove la cooperazione bipartisan è già ben
radicata è la politica estera, particolarmente nella continuazione
di Obama delle guerre in
Iraq
e
Afghanistan, dove ha avuto maggiore appoggio tra i
repubblicani al Congresso che tra alcuni settori del Partito
Democratico. Obama ha assunto il segretario alla difesa di Bush,
Robert Gates,
ed intensificato la guerra in
Afghanistan
mentre delle truppe sono divenute disponibili dall'Iraq.
Obama was notably silent on foreign policy in his remarks to the
first two rallies on the West Coast, where opposition to the Iraq
war has been strong. The word “Afghanistan” did not appear in
speeches in Portland or Seattle, and there was only one passing
reference to Iraq, when he boasted of having withdrawn 100,000
troops from that country—without mentioning that more US troops are
now deployed in the two countries than when George W. Bush was
president.
Obama è stato zitto in modo evidente sulla politica estera nei
suoi commenti nei primi due raduni sulla costa ovest, dove
l'opposizione alla guerra in Iraq è stata forte. La parola
“Afghanistan”
non è comparsa nei suoi discorsi a
Portland
e
Seattle e vi è stato soltanto un accenno di passaggio
all'Iraq, dove si è vantato di avere ritirato 100.000 truppe da quel
paese—senza
menzionare che nei due paesi ora sono schierate più truppe USA che
quando era presidente
George W. Bush.
L'autore inoltre raccomanda:
Why is the political right on the offensive in America?
[25 Ssettembre
2010]
Demagogy and duplicity: The Democrats in the 2010 elections
[13
ottobre
2010]
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