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Aumentano le crepe sulla crisi del debito europea

di Stefan Steinberg
15
luglio 2011

 

Stanno emergendo grandi differenze all'interno della cosiddetta troikail Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Centrale Europea (BCE), l'Unione Europea (UE)e tra singoli paesi europei su come impedire lo smembramento della zona euro.

Un rapporto di un gruppo del FMI pubblicato mercoledì ha criticato aspramente le autorità della zona euro per aver trascurato di sviluppare una posizione unificata sulle misure per combattere la crisi del debito del continente. Il rapporto ha avvertito che la mancanza di unità tra i paesi europei ha elevato la possibilità di un disordinato default tra i paesi europei.

Il FMI, la BCE e la UE avevano lavorato assieme per redigere i piani di salvataggio per la Grecia e l'Irlanda nel 2010 e per il Portogallo nel 2011. Ora, il FMI dirige sempre di più il fuoco contro i suoi partner europeiin particolare la Germania.

Un giorno prima del rapporto del FMI, il nuovo direttore, l'ex ministro delle finanze francese Christine Lagarde, ha dato il proprio appoggio alle richieste di una riunione di emergenza venerdì dei capi di governo europei. La proposta per ancora un altro vertice arriva giusto dopo una riunione dei ministri delle finanze della zona euro tenuta lunedì. Quell'incontro non è riuscito a calmare i mercati finanziari.

La proposta per una riunione venerdì è stata compiuta originariamente dal presidente del consiglio UE Herman Van Rompuy e ha il sostegno della Francia come pure di numerose grandi istituzioni finanziarie.

Tuttavia, in una dichiarazione emessa mercoledì, il governo tedesco ha chiarito di essere contrario a qualsiasi nuovo incontro. La dichiarazione annunciava senza mezzi termini che "Non vi è nessun progetto concreto per un vertice speciale".

La fonte principale di differenze tra Berlino e Parigi è centrata sulla richiesta del governo tedesco che gli obbligazionisti delle banche e privati accettino parte del costo di qualsiasi nuovo piano di soccorso per la Grecia. Il piano tedesco è stato respinto dalla Francia come pure dalla BCE. L'ultima, che possiede nei suoi libri decine di miliardi di dollari del debito greco, teme pesanti perdite per se stessa e per le banche europee ed un possibile crollo del sistema finanziario europeo in una reazione a catena.

Nella dichiarazione emessa mercoledì, il FMI ha indicato il proprio appoggio alla posizione tedesca, dichiarando che la scala del finanziamento per un nuovo salvataggio greco richiedeva "completo coinvolgimento del settore privato". Allo stesso tempo, nel riconoscimento del potere dei mercati finanziari, che sono in modo aspro contrari a qualsiasi partecipazione ad un nuovo pacchetto di salvataggio per la Grecia, il giornale tedesco Handelsblatt ha annunciato che il governo tedesco non crede più che sarà possibile obbligare gli obbligazionisti privati a portare un "contributo volontario consistente".

Le divisioni crescenti su come trattare con la germogliante crisi dell'euro seguono una campagna concertata da parte dei mercati finanziari per costringere la troika a venir fuori con enormi nuove somme per sostenere le banche USA ed europee, mentre assicura che gli investitori privati non siano obbligati a finanziare nessun ulteriore salvataggio.

Ed alla fine della scorsa settimana sulla stampa finanziaria sono stati sollevati dei dubbi riguardo alla capacità del governo italiano ad attuare un drastico programma di austerità, portando quasi al panico sul debito italiano.

Nel corso dell'anno passato, i bersagli principali di banche e speculatori sono state le piccole economie alla periferia della UE, come il Portogallo, l'Irlanda e la Grecia. Ora hanno rivolto la loro attenzione verso la terza maggiore economia d'Europa. Il debito totale dell'Italia di quasi €1,8 trilioni rende insignificante quello della Grecia (€340 miliardi) ed è più di due volte e mezza maggiore dell'ammontare totale (€750 miliardi) disponibile per il fondo di salvataggio europeo.

Il mercato dei titoli italiani è il terzo più grande del mondo, dopo USA e Giappone. Un prelevamento di fondi su vasta scala dalle banche italiane avrebbe delle ripercussioni enormi per il sistema bancario internazionale. Di conseguenza, l'Italia è stata descritta come un paese "troppo grande per fallire" ed allo stesso tempo "troppo grande da salvare".

Alla riunione tenuta lunedì in risposta alla crisi in corso in Grecia ed alla nuova crisi in Italia, i ministri delle finanze europei hanno fatto una concessione ai mercati finanziari, concordando la possibilità di utilizzare le risorse del fondo di salvataggio UE per acquistare direttamente il debito greco.

Quindi le agenzie di valutazione del credito hanno rivolto la loro attenzione all'Irlanda. Martedì, Moody's ha declassato il debito dell'Irlanda al grado di ciarpame, citando la "possibilità crescente" che l'Irlanda possa aver bisogno di un secondo salvataggio alla fine del 2011. Moody’s aveva compiuto una mossa simile la scorsa settimana, declassando al grado di ciarpame anche la valutazione del Portogallo.

L'offensiva delle agenzie di rating è continuata mercoledì, quando Fitch Ratings ha declassato ancora una volta il debito sovrano greco, dichiarando che considerava essere "una possibilità reale" il default del paese.

L'arroganza dell'elite finanziaria nel dettare i termini ai governi per tutta Europa è stata riassunta dal capo della Banca Europea degli Investimenti, Philippe Maystadt. Parlando a sostegno della richiesta di un nuovo vertice di emergenza dei leader europei alla fine di questa settimana, ha dichiarato: "I mercati detestano l'incertezza. Quando una situazione non è chiara, i mercati pensano al peggio. Perciò devono essere riassicurati e deve essere fatto con chiarezza".

Sotto condizioni di crisi in aggravamento e di crescente opposizione sociale della classe lavoratrice, si sta sviluppando una discussione all'interno dei circoli politici europei riguardo la necessità di scartare procedure democratiche superate a favore di forme dittatoriali di governo.

In Germania, questo dibattito viene condotto da un professore dell'Università Humboldt di Berlino, Herfried Münkler, che in precedenza è diventato famoso per una critica di quella che ha descritto come "democrazia inerme". La rivista più ampiamente letta in Germania recentemente ha aperto le sue pagine al professore, che è ritornato al suo tema prediletto in relazione alla crisi dell'euro.

In un saggio su Der Spiegel intitolato "Il bisogno di una centralizzazione del potere", Münkler ha iniziato osservando: "Nonostante la miriade di problemi che attualmente ha di fronte l'Unione Europea, la democratizzazione non è la risposta".

Ciò che è necessario, ha dichiarato Münkler, è un'Europa con "un centro forte e potente". Altrimenti, ha avvertito, "fallirà".

Münkler ha asserito che, nonostante i loro errori, "sono le elite che stanno tenendo insieme l'Europa". "Piuttosto che pensare alla democratizzazione", ha continuato, "non dovremmo guardare ai modi per migliorare le capacità delle elite"?

Münkler ha criticato specificamente i leader europei per non esser riusciti ad avviare un'agenzia di valutazione del credito capace di sfidare il dominio del dollaro americano. Il problema, ha concluso, è stato che le elite europee si consideravano come "qualcosa di un gigante gentile e non un attore politico che si batte per i suoi interessi all'estero e per prevalere all'interno".

Questo saggio fornisce discernimento nell'opinione di un settore influente della borghesia tedesca ed europea. Dovrebbe notarsi che Münkler gode di strette relazioni con eminenti circoli politici socialdemocratici e del Partito Verde di Berlino.