|
Stanno emergendo grandi differenze all'interno della cosiddetta
troika—il
Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Centrale Europea
(BCE), l'Unione Europea (UE)—e
tra singoli paesi europei
su come impedire lo smembramento della zona euro.
Un rapporto di un gruppo del FMI pubblicato mercoledì ha
criticato aspramente le autorità della zona euro per aver trascurato
di sviluppare una posizione unificata sulle misure per combattere la
crisi del debito del continente. Il rapporto ha avvertito che la
mancanza di unità tra i paesi europei ha elevato la possibilità di
un disordinato default tra i paesi europei.
Il FMI, la BCE e la UE avevano lavorato assieme per redigere i
piani di salvataggio per la Grecia e l'Irlanda nel 2010 e per il
Portogallo nel 2011. Ora, il FMI dirige sempre di più il fuoco
contro i suoi partner europei—in
particolare la Germania.
Un giorno prima del rapporto del FMI, il nuovo direttore, l'ex
ministro delle finanze francese
Christine Lagarde,
ha dato il proprio appoggio alle richieste di una riunione di
emergenza venerdì dei capi di governo europei. La
proposta per ancora un altro vertice arriva giusto dopo una riunione
dei ministri delle finanze della zona euro tenuta lunedì.
Quell'incontro non è riuscito a calmare i mercati finanziari.
La proposta per una riunione venerdì è stata compiuta
originariamente dal presidente del consiglio UE
Herman Van Rompuy
e ha il sostegno della Francia come pure di numerose grandi
istituzioni finanziarie.
Tuttavia, in una dichiarazione emessa mercoledì, il governo
tedesco ha chiarito di essere contrario a qualsiasi nuovo incontro.
La dichiarazione annunciava senza mezzi termini che "Non vi è nessun
progetto concreto per un vertice speciale".
La fonte principale di differenze tra Berlino e Parigi è
centrata sulla richiesta del governo tedesco che gli obbligazionisti
delle banche e privati accettino parte del costo di qualsiasi nuovo
piano di soccorso per la Grecia. Il piano tedesco è stato respinto
dalla Francia come pure dalla BCE. L'ultima, che possiede nei suoi
libri decine di miliardi di dollari del debito greco, teme pesanti
perdite per se stessa e per le banche europee ed un possibile crollo
del sistema finanziario europeo in una reazione a catena.
Nella dichiarazione emessa mercoledì, il FMI ha indicato il
proprio appoggio alla posizione tedesca, dichiarando che la scala
del finanziamento per un nuovo salvataggio greco richiedeva
"completo coinvolgimento del settore privato". Allo stesso tempo,
nel riconoscimento del potere dei mercati finanziari, che sono in
modo aspro contrari a qualsiasi partecipazione ad un nuovo pacchetto
di salvataggio per la Grecia, il giornale tedesco
Handelsblatt
ha annunciato che il governo tedesco non crede più che sarà
possibile
obbligare gli obbligazionisti privati a portare un "contributo
volontario consistente".
Le divisioni crescenti su come trattare con la germogliante
crisi dell'euro seguono una campagna concertata da parte dei mercati
finanziari per costringere la troika a venir fuori con enormi nuove
somme per sostenere le banche USA ed europee, mentre assicura che
gli investitori privati non siano obbligati a finanziare nessun
ulteriore salvataggio.
Ed alla fine della scorsa settimana
sulla stampa finanziaria sono stati sollevati dei dubbi
riguardo alla capacità del governo italiano ad attuare un drastico
programma di austerità, portando quasi al panico sul debito
italiano.
Nel corso dell'anno passato, i bersagli principali di banche e
speculatori sono state le piccole economie alla periferia della UE,
come il Portogallo, l'Irlanda e la Grecia. Ora hanno rivolto la loro
attenzione verso la terza maggiore economia d'Europa. Il debito
totale dell'Italia di quasi €1,8 trilioni rende insignificante
quello della Grecia
(€340
miliardi)
ed è più di due volte e mezza maggiore dell'ammontare totale
(€750
miliardi)
disponibile per il fondo di salvataggio europeo.
Il mercato dei titoli italiani è il terzo più grande del mondo,
dopo USA e Giappone. Un prelevamento di fondi su vasta scala dalle
banche italiane avrebbe delle ripercussioni enormi per il sistema
bancario internazionale. Di conseguenza, l'Italia è stata descritta
come un paese "troppo grande per fallire" ed allo stesso tempo
"troppo grande da salvare".
Alla riunione tenuta lunedì in risposta alla crisi in corso in
Grecia ed alla nuova crisi in Italia, i ministri delle finanze
europei hanno fatto una concessione ai mercati finanziari,
concordando la possibilità di utilizzare le risorse del fondo di
salvataggio UE per acquistare direttamente il debito greco.
Quindi le agenzie di valutazione del credito hanno rivolto la
loro attenzione all'Irlanda. Martedì, Moody's ha declassato il
debito dell'Irlanda al grado di ciarpame, citando la "possibilità
crescente" che l'Irlanda possa aver bisogno di un secondo
salvataggio alla fine del 2011.
Moody’s
aveva compiuto una mossa simile la scorsa settimana, declassando
al grado di ciarpame
anche la valutazione del Portogallo.
L'offensiva delle agenzie di rating è continuata mercoledì, quando
Fitch Ratings
ha declassato ancora una volta il debito sovrano greco, dichiarando
che considerava essere "una possibilità reale" il default del paese.
L'arroganza dell'elite finanziaria nel dettare i termini ai
governi per tutta Europa è stata riassunta dal capo della Banca
Europea degli Investimenti,
Philippe Maystadt.
Parlando a sostegno della richiesta di un nuovo vertice di emergenza
dei leader europei alla fine di
questa settimana, ha dichiarato: "I mercati detestano
l'incertezza. Quando una situazione non è chiara, i mercati pensano
al peggio. Perciò devono essere riassicurati e deve essere fatto con
chiarezza".
Sotto condizioni di crisi in aggravamento e di crescente
opposizione sociale della classe lavoratrice, si sta sviluppando una
discussione all'interno dei circoli politici europei riguardo la
necessità di scartare procedure democratiche superate a favore di
forme dittatoriali di governo.
In Germania, questo dibattito viene condotto da un professore
dell'Università
Humboldt
di Berlino,
Herfried Münkler,
che in precedenza
è diventato famoso per una critica di quella che ha descritto
come "democrazia inerme". La rivista più ampiamente letta in
Germania recentemente ha aperto le sue pagine al professore, che è
ritornato al suo tema prediletto in relazione alla crisi dell'euro.
In un saggio su
Der Spiegel
intitolato "Il bisogno di una centralizzazione del potere",
Münkler
ha iniziato osservando: "Nonostante la miriade di problemi che
attualmente ha di fronte l'Unione Europea, la democratizzazione non
è la risposta".
Ciò che è necessario, ha dichiarato
Münkler,
è un'Europa con "un centro forte e potente". Altrimenti, ha
avvertito, "fallirà".
Münkler
ha asserito che, nonostante i loro errori, "sono le elite che stanno
tenendo insieme l'Europa". "Piuttosto che pensare alla
democratizzazione", ha continuato, "non dovremmo guardare ai modi
per migliorare le capacità delle elite"?
Münkler
ha criticato specificamente i leader europei per non esser riusciti
ad avviare un'agenzia di valutazione del credito capace di sfidare
il dominio del dollaro americano. Il problema, ha concluso, è stato
che le elite europee si consideravano come "qualcosa di un gigante
gentile e non un attore politico che si batte per i suoi interessi
all'estero e per prevalere all'interno".
Questo saggio fornisce discernimento nell'opinione di un
settore influente della borghesia tedesca ed europea. Dovrebbe
notarsi che
Münkler
gode di strette relazioni con eminenti circoli politici
socialdemocratici e del Partito Verde di Berlino.
|