World Socialist Web Site

 

 

Monta le turbolenza finanziaria mentre l'economia globale scivola più profondamente nella crisi

17 aprile 2012

 

Per la maggior parte di quest'anno, i mercati finanziari sperimentano una ripresa, sostenuti dalle iniezioni di denaro a buon mercato dalle banche centrali USA ed europea. Ma come la vampa rosea che appare sulle di un paziente di tubercolosi, l'aumento improvviso dei prezzi azionari non è stata manifestazione di prosperità economica, ma piuttosto un segno di malattia in aggravamento.

Nei giorni passati la scena è cambiata come i tassi d'interesse sul debito spagnolo ed italiano hanno ricominciato a salire bruscamente, tra gli avvertimenti che si sta profilando un altro turno della crisi finanziaria europea. Secondo un analista finanziario citato dall'agenzia di stampa Bloomberg, "la crisi dell'euro è tornata", con la velocità dell'ascesa del tasso d'interesse che rivela "elementi di un rinnovato panico del mercato".

I timori del mercato sulla Spagna sono arrivati subito dietro all'annuncio del primo ministro Mariano Rajoy che il governo intende attuare riduzioni delle spese governative equivalenti al 5,5% del prodotto interno lodo (PIL) nel corso dei prossimi due anniuno dei maggiori programmi di tagli mai attuati da un grande paese industrializzato.

La fonte del nuovo ciclo di turbolenza non è tuttavia soltanto la situazione in Spagna ed in Italia, ma il malessere in aggravamento dell'economia capitalista mondiale nel complesso. Quattro anni dopo il principio della crisi finanziaria globale, nulla è stato risolto. Nelle parole di un rapporto preparato dal Financial Times e dalla Brookings Institution, l'economia mondiale "rimane con la macchina ad ossigeno".

Viene mantenuta a galla in gran parte dal pompaggio di massicci importi di denaro nel sistema finanziario. Secondo il professor Eswar Prasad della Brookings Institution: “La ripresa economica globale sta ancora ancora scoppiettando a causa della mancanza di una domanda robusta, di strumenti di politica che sono stesi al limite ed incapaci di raccogliere molta trazione e degli enormi rischi posti da sistemi finanziari deboli e dell'incertezza politica".

In un discorso pronunciato la scorsa settimana, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Christine Lagarde ha ammonito che i rischi per l'economia mondiale "restano alti" e che la "situazione è fragile". La Lagarde ha richiesto delle politiche per sostenere la crescita economica. Comunque, tali parole sono soltanto vetrinistica per i programmi d'austerità che vengono dettati dalle banche e dalle imprese finanziarie globali e rinforzate dal FMI.

Le conseguenze di questo programma si possono vedere più chiaramente in Europa. La Grecia è stata spinta indietro a delle condizioni che somigliano a quelle degli anni '30, mentre le tendenze recessive si aggravano da una parte all'altra del continente.

L'ultima valutazione dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) indica per l'Europa una crescita di quasi zero nel 2012. Ci si aspetta che l'essenziale economia tedesca veda una crescita di appena lo 0,1% nel primo trimestre di quest'anno, che sale ad un anemico 1,5% nel secondo trimestre.

Per la Francia, le corrispondenti cifre sono una contrazione dello 0,2% seguito da un'ascesa dello 0,9%. Ci si aspetta che l'Italia veda un declino in entrambe i trimestri dell'1,6% e dello 0,1% rispettivamente, mentre si prevede che il Regno Unito subisca una contrazione dello 0,4% seguito da un aumento dello 0,5%.

Mentre l'OCSE predice una crescita "robusta" per gli USA, questo viene smentito dall'ultimo rapporto sulla disoccupazione, che ha mostrato che l'economia americana  in marzo ha aggiunto soltanto 120.000 posti di lavoro, meno della metà della crescita durante i tre mesi precedenti.

Dall'inizio del crollo finanziario globale nel settembre 2008, i sostenitori del sistema capitalista hanno indicato la crescita della Cina come apertura di nuove vie, che forse portano ad un "secolo asiatico". Ma queste speculazioni hanno ignorato il fatto che la crescita economica della Cina è sempre stata dipendente dall'economia mondiale. Proprio come questi legami sono stati centrali per l'espansione della Cina, ora sono il meccanismo di trasmissione della crisi mondiale in aggravamento.

La scorsa settimana è stato annunciato che il tasso di crescita della Cina per i primi tre mesi dell'anno è stato 8,1%, il più basso per 11 trimestri e sotto la previsione governativa dell'8,4%. La caduta del tasso non è stata un fatto esemplare. L'espansione economica della Cina rallenta ogni trimestre dagli ultimi tre mesi del 2010. Le cifre delle importazioni mostrano chiari segni di un'economia che si indebolisce. Le importazioni totali sono salite soltanto del 5,3%, con le importazioni di petrolio giù del 5,8%, il rame giù del 4,6% ed i minerali ferrosi giù del 3,2%.

Le cifre reali del PIL potrebbero ben essere al di sotto del tasso ufficiale. Secondo un'analisi pubblicata da Forbes, la produzione di elettricità, che anticipa la crescita nel resto dell'economia, è cresciuta soltanto del 7,1%, che significa che il tasso di crescita complessiva reale può essere stato basso al 6%. "Al momento l'impeto è al ribasso e giorno dopo giorno attestiamo una dinamica sempre più difficile da invertire", ha osservato l'articolo.

Le stesse tendenze si possono vedere in India, dove la crescita economica è rallentata a sotto il 7% tra una rapida caduta della crescita industriale e degli investimenti. L'impatto della crisi europea si riflette sulle cifre per le esportazioni in Europa, che sono cresciute del 19,5% in Marzo paragonato al 37,6% per il 2010-2011.

Le tendenze recessive in aggravamento nell'economia mondiale hanno implicazioni politiche immediate. Porteranno una intensificazione dell'assalto internazionale alla classe lavoratrice attraverso l'imposizione di misure di austerità, combinate con licenziamenti e tagli salariali in tutti i settori dell'economia. La classe lavoratrice può affrontare questa offensiva che avanza soltanto con una propria strategia politica basata sull'unità internazionale dei lavoratori nella lotta per il governo dei lavoratori ed il socialismo.

Nick Beams