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Nell'immediato seguito del crollo finanziario del 2008, la
Federal Reserve USA, assieme ad altre banche centrali e governi intorno al mondo, ha
eseguito
un'operazione di soccorso ammontante a centinaia di miliardi di
dollari per salvare le banche e le istituzioni finanziarie le cui
attività speculative e, in alcuni casi, apertamente criminali,
avevano fatto scoppiare la crisi.
Il fondamento logico ufficiale per questa risposta iniziale è stato
che era necessario impedire che il mondo scivolasse in una ripetizione
della Grande Depressione degli anni '30.
E' stata seguita dall'istigazione del programma di
“quantitative easing” secondo il quale le banche centrali hanno
stabilito tassi d'interesse a livelli bassi storicamente da record e
hanno pompato trilioni di dollari nel sistema finanziario attraverso
l'acquisto di titoli di stato e di altre attività finanziarie. La
giustificazione per questa politica è stata che abbassare i tassi
d'interesse e rendere disponibile denaro ultra a buon mercato alle
banche ed alle istituzioni finanziarie incoraggerebbe l'assunzione di
rischi, solleverebbe l'inflazione, promuoverebbe gli investimenti
nell'economia reale e causerebbe la crescita economica.
E' stato attuato con l'assunzione che, comunque grave la crisi del
2008–2009, essa fosse, nondimeno, un calo congiunturale che sarebbe stato
invertito se soltanto si fosse applicato uno stimolo sufficiente tramite
i mercati finanziari. E' stato un evidente manifesto, indicando che ciò
che è accaduto nel 2008 era un collasso.
La crescita globale resta ai suoi livelli più bassi per ogni
"ripresa" del periodo post bellico, gli investimenti sono molto al di
sotto di dove erano prima della crisi, la produttività è declinata
considerevolmente, il commercio mondiale sta rallentando e le pressioni
deflazionistiche si sono propagate. Nelle parole dell'OCSE, l'economia
mondiale è in una "trappola di bassa crescita".
Per la classe lavoratrice di tutte le maggiori economie gli otto
anni passati sono stati caratterizzati da salari reali stagnanti o
declinanti, da infiniti programmi di austerità che hanno tagliato le
condizioni sociali—accompagnati dal mantra "non ci sono affatto soldi"—e dalla crescita della disuguaglianza sociale a livelli senza precedenti.
Lungi dal determinare la "ripresa" economica,
proprio la promozione del parassitismo finanziario che ha portato al
crollo del 2008 ora è diventata la politica ufficiale di fatto delle
principali autorità finanziarie mondiali.
Mentre l'economia globale è entrata in un periodo di "stagnazione
secolare"—un termine sviluppato per la prima volta negli anni '30 per caratterizzare
un periodo di bassa crescita permanente—i mercati azionari USA hanno raggiunto livelli record ed il
quantitative easing ha creato una bolla nei mercati globali delle obbligazioni con il prezzo
dei titoli così alto che attorno a un valore di $13 trilioni si
scambiano a rendimenti negativi.
Ad ogni punto nel corso degli otto anni passati, la risposta delle
banche centrali e delle autorità monetarie alla bassa inflazione e
crescita continue è stata di raddoppiare con il programma di QE. Il
risultato è che, qualunque possano essere state all'inizio le loro
intenzioni, ora sono completamente obbligate verso i mercati finanziari
e le loro richieste insaziabili di denaro a buon mercato allo scopo di
accumulare vaste ricchezze attraverso la manipolazione e la speculazione
finanziaria.
Questo fatto della vita economico è stato sottolineato dalle
decisioni prese mercoledì da due delle principali banche centrali
mondiali—la Federal Reserve USA e la banca del Giappone(BoJ). La giornata è cominciata con la BoJ che ha annunciato che avrebbe
continuato a pompare denaro nel suo programma di acquisto di attività
per un futuro indefinito e che ha promesso che avrebbe continuato finché
l'inflazione non avesse "ecceduto" il livello obiettivo del 2% "e fosse
rimasta sopra l'obbiettivo in maniera stabile". Con l'inflazione a -0,4%
e che non mostra nessun segno di incremento, questo è stato interpretato
dai mercati finanziari per indicare che il
quantitative easing era passato dall'essere una misura di emergenza ad un programma permanente
e hanno debitamente celebrato spingendo su gli indici delle borse
valori.
Più tardi, la Fed ha pronunciato quello che i mercati richiedevano
decidendo di mantenendo fermi i tassi d'interesse, spaventata che anche
un aumento dello 0,25% avrebbe fatto esplodere turbolenze finanziarie. E
hanno nuovamente celebrato spingendo i principali indici a livelli alti
da record o quasi.
Nel frattempo, il personale della Banca Centrale Europea è
impegnato in ricerche per scoprire nuove maniere con cui espandere il
programma di QE della banca.
La domanda che sorge immediata è: dove sta portando tutto ciò? La
risposta deve trovarsi considerando alcuni processi economici chiave ed
il loro sviluppo storico.
Nonostante l'illusione che i profitti possano generarsi
continuamente attraverso operazioni finanziarie, poiché sembra che il
denaro generi senza fine altro denaro, tutte le attività finanziarie
sono, in ultima analisi, una pretesa sulla ricchezza prodotta
nell'economia reale, o più particolarmente una pretesa sul plusvalore
che viene estratto dalla classe lavoratrice. Ma ora queste pretese
superano grandemente in valore l'economia reale.
Uno studio sulle tendenze a lungo termine lo chiarisce. Nel periodo
dalla fine della II Guerra Mondiale fino al 1980, le attività
finanziarie totali erano approssimativamente pari al prodotto interno
lordo globale. Ma, con l'inizio della ristrutturazione economica globale
degli anni '80 e la crescente finanziarizzazione che l'accompagnò,
prevalse una divergenza in ampliamento. Quando nel 2008 è scoppiata la
crisi, le attività finanziarie erano valutate al 360% del PIL globale.
Da allora la divergenza è aumentata. E' stata creata una montagna di
capitale fittizio che domina sull'economia globale ed a cui le banche
centrali sono completamente obbligate.
Tuttavia, non può continuare a crescere indefinitamente ed alla
fine le leggi economiche devono asserirsi, poiché ciascun settore del
capitale lotta per eliminare i suoi reclamanti rivali alla ricchezza.
In tempi "normali", questo avviene attraverso la lotta nel mercato.
Ma la situazione attuale è molto lontana dal "normale" e così il
conflitto competitivo acquisisce sempre più una dimensione aggiunta. In
condizioni di espansione sempre maggiore della finanza in mezzo alla
stagnazione economica globale, la svolta è verso mezzi extra economici e
politici. Questo processo trova nella guerra la sua massima espressione—l'eliminazione dei rivali economici e finanziari attraverso mezzi meccanici.
Tuttavia, la guerra non si presenta improvvisa. Essa viene
preceduta da un periodo di crescente intrecciarsi ed aumento delle
tensioni economiche e militari. Queste tendenze sono ora chiaramente
evidenti.
Quando nel 2008 è scoppiata la crisi finanziaria, le principali
potenze economiche hanno dichiarato che non ci sarebbe stato nessun
ritorno alle politiche protezioniste, nazionaliste e di impoverisci il
tuo vicino che giocarono un tale ruolo disastroso negli anni '30 e che
prepararono le condizioni per la guerra.
Queste promesse sono state da allora ripetute i tutti i principali
vertici economici. Ma sono sempre più onorate nella violazione poiché
l'Organizzazione Mondiale del Commercio e le altre istituzioni
economiche registrano un aumento delle misure protezionistiche,
particolarmente nel recente periodo, mentre rallenta la crescita del
commercio mondiale.
Il sistema finanziario è allo stesso modo cosparso di tensioni. Gli
Stati Uniti, preoccupati delle prospettive delle esportazioni e degli
investimenti americani in Europa, hanno insistito che i governi
dell'Unione Europea, e soprattutto la Germania, svoltino dall'austerità
a misure stimolatorie. Ciò ha provocato una feroce opposizione delle
elite dominanti tedesche che incolpano gli USA della crisi finanziaria e
che reputano che delle misure stimolatorie indeboliranno ulteriormente
il loro sistema bancario, già urtato significativamente dagli effetti
del crollo, a vantaggio delle banche USA.
La guerra economica sta venendo sempre più alla superficie.
All'inizio di questo mese i regolatori della UE hanno ordinato alla
Apple di pagare $13 miliardi di imposte arretrate, provocando la
reazione collerica del tesoro e dei politici USA. Questo è stato seguito
entro giorni dalla decisione del Dipartimento della Giustizia USA che
Deutsche Bank
paghi $14 miliardi di multe per vendite disoneste di titoli su mutui—una pretesa che, se soddisfatta in pieno, quasi certamente la manderebbe in
fallimento. Vi è stata la reazione arrabbiata della banca che ha
insistito che non avrebbe pagato il completo ammontare, appoggiata da
una dichiarazione del ministero delle finanze di Berlino, richiedendo
un "giusto accordo".
Commentando sul conflitto, il
Financial Times
ha osservato che, arrivando proprio giorni dopo la richiesta di imposte
arretrate alla Apple, "nei circoli finanziari vi è il forte sospetto che
Deutsche possa essere la vittima degli USA che si prendono una rivincita
sull'Europa".
Come parte della loro spinta per mantenere il dominio globale, gli USA
hanno promosso l'istituzione del
Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) per coprire l'Europa. Ma il piano del TTIP ora giace morto nell'acqua
con la Germania e la Francia che dichiarano che i loro negoziati sono
praticamente terminati, perché, nelle parole del ministro delle finanze
tedesco
Sigmar Gabriel, "noi come europei naturalmente non possiamo sottometterci alle richieste
americane".
Le due guerre mondiali del 20° secolo sono derivate dalle
condizioni prodotte dall'intersezione e dall'intrecciarsi di tensioni
economiche e politiche. In condizioni nelle quali il parassitismo
finanziario, una forma essenzialmente predatoria di accumulazione del
profitto, ha raggiunto delle quote straordinarie, quelle tensioni stanno
ancora una volta aumentando.
Questi sviluppi economici e finanziari e le loro conseguenze
politiche sottolineano l'importanza della conferenza convocata il 5
novembre dal SEP (USA) per sviluppare una strategia socialista contro la
guerra ed il sistema capitalista che la produce.
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