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Il parassitismo finanziario ed il crescente pericolo di guerra

di Nick Beams
24 settembre 2016

 

Nell'immediato seguito del crollo finanziario del 2008, la Federal Reserve USA, assieme ad altre banche centrali e governi intorno al mondo, ha eseguito un'operazione di soccorso ammontante a centinaia di miliardi di dollari per salvare le banche e le istituzioni finanziarie le cui attività speculative e, in alcuni  casi, apertamente criminali, avevano fatto scoppiare la crisi.

Il fondamento logico ufficiale per questa risposta iniziale è stato che era necessario impedire che il mondo scivolasse in una ripetizione della Grande Depressione degli anni '30.

E' stata seguita dall'istigazione del programma di “quantitative easing” secondo il quale le banche centrali hanno stabilito tassi d'interesse a livelli bassi storicamente da record e hanno pompato trilioni di dollari nel sistema finanziario attraverso l'acquisto di titoli di stato e di altre attività finanziarie. La giustificazione per questa politica è stata che abbassare i tassi d'interesse e rendere disponibile denaro ultra a buon mercato alle banche ed alle istituzioni finanziarie incoraggerebbe l'assunzione di rischi, solleverebbe l'inflazione, promuoverebbe gli investimenti nell'economia reale e causerebbe la crescita economica.

E' stato attuato con l'assunzione che, comunque grave la crisi del 2008–2009, essa fosse, nondimeno, un calo congiunturale che sarebbe stato invertito se soltanto si fosse applicato uno stimolo sufficiente tramite i mercati finanziari. E' stato un evidente manifesto, indicando che ciò che è accaduto nel 2008 era un collasso.

La crescita globale resta ai suoi livelli più bassi per ogni "ripresa" del periodo post bellico, gli investimenti sono molto al di sotto di dove erano prima della crisi, la produttività è declinata considerevolmente, il commercio mondiale sta rallentando e le pressioni deflazionistiche si sono propagate. Nelle parole dell'OCSE, l'economia mondiale è in una "trappola di bassa crescita".

Per la classe lavoratrice di tutte le maggiori economie gli otto anni passati sono stati caratterizzati da salari reali stagnanti o declinanti, da infiniti programmi di austerità che hanno tagliato le condizioni socialiaccompagnati dal mantra "non ci sono affatto soldi"e dalla crescita della disuguaglianza sociale a livelli senza precedenti.

Lungi dal determinare la "ripresa" economica,  proprio la promozione del parassitismo finanziario che ha portato al crollo del 2008 ora è diventata la politica ufficiale di fatto delle principali autorità finanziarie mondiali.

Mentre l'economia globale è entrata in un periodo di "stagnazione secolare"un termine sviluppato per la prima volta negli anni '30 per caratterizzare un periodo di bassa crescita permanentei mercati azionari USA hanno raggiunto livelli record ed il quantitative easing ha creato una bolla nei mercati globali delle obbligazioni con il prezzo dei titoli così alto che attorno a un valore di $13 trilioni si scambiano a rendimenti negativi.

Ad ogni punto nel corso degli otto anni passati, la risposta delle banche centrali e delle autorità monetarie alla bassa inflazione e crescita continue è stata di raddoppiare con il programma di QE. Il risultato è che, qualunque possano essere state all'inizio le loro intenzioni, ora sono completamente obbligate verso i mercati finanziari e le loro richieste insaziabili di denaro a buon mercato allo scopo di accumulare vaste ricchezze attraverso la manipolazione e la speculazione finanziaria.

Questo fatto della vita economico è stato sottolineato dalle decisioni prese mercoledì da due delle principali banche centrali mondialila Federal Reserve USA e la banca del Giappone(BoJ). La giornata è cominciata con la BoJ che ha annunciato che avrebbe continuato a pompare denaro nel suo programma di acquisto di attività per un futuro indefinito e che ha promesso che avrebbe continuato finché l'inflazione non avesse "ecceduto" il livello obiettivo del 2% "e fosse rimasta sopra l'obbiettivo in maniera stabile". Con l'inflazione a -0,4% e che non mostra nessun segno di incremento, questo è stato interpretato dai mercati finanziari per indicare che il quantitative easing era passato dall'essere una misura di emergenza ad un programma permanente e hanno debitamente celebrato spingendo su gli indici delle borse valori.

Più tardi, la Fed ha pronunciato quello che i mercati richiedevano decidendo di mantenendo fermi i tassi d'interesse, spaventata che anche un aumento dello 0,25% avrebbe fatto esplodere turbolenze finanziarie. E hanno nuovamente celebrato spingendo i principali indici a livelli alti da record o quasi.

Nel frattempo, il personale della Banca Centrale Europea è impegnato in ricerche per scoprire nuove maniere con cui espandere il programma di QE della banca.

La domanda che sorge immediata è: dove sta portando tutto ciò? La risposta deve trovarsi considerando alcuni processi economici chiave ed il loro sviluppo storico.

Nonostante l'illusione che i profitti possano generarsi continuamente attraverso operazioni finanziarie, poiché sembra che il denaro generi senza fine altro denaro, tutte le attività finanziarie sono, in ultima analisi, una pretesa sulla ricchezza prodotta nell'economia reale, o più particolarmente una pretesa sul plusvalore che viene estratto dalla classe lavoratrice. Ma ora queste pretese superano grandemente in valore l'economia reale.

Uno studio sulle tendenze a lungo termine lo chiarisce. Nel periodo dalla fine della II Guerra Mondiale fino al 1980, le attività finanziarie totali erano approssimativamente pari al prodotto interno lordo globale. Ma, con l'inizio della ristrutturazione economica globale degli anni '80 e la crescente finanziarizzazione che l'accompagnò, prevalse una divergenza in ampliamento. Quando nel 2008 è scoppiata la crisi, le attività finanziarie erano valutate al 360% del PIL globale. Da allora la divergenza è aumentata. E' stata creata una montagna di capitale fittizio che domina sull'economia globale ed a cui le banche centrali sono completamente obbligate.

Tuttavia, non può continuare a crescere indefinitamente ed alla fine le leggi economiche devono asserirsi, poiché ciascun settore del capitale lotta per eliminare i suoi reclamanti rivali alla ricchezza.

In tempi "normali", questo avviene attraverso la lotta nel mercato. Ma la situazione attuale è molto lontana dal "normale" e così il conflitto competitivo acquisisce sempre più una dimensione aggiunta. In condizioni di espansione sempre maggiore della finanza in mezzo alla stagnazione economica globale, la svolta è verso mezzi extra economici e politici. Questo processo trova nella guerra la sua massima espressionel'eliminazione dei rivali economici e finanziari attraverso mezzi meccanici.

Tuttavia, la guerra non si presenta improvvisa. Essa viene preceduta da un periodo di crescente intrecciarsi ed aumento delle tensioni economiche e militari. Queste tendenze sono ora chiaramente evidenti.

Quando nel 2008 è scoppiata la crisi finanziaria, le principali potenze economiche hanno dichiarato che non ci sarebbe stato nessun ritorno alle politiche protezioniste, nazionaliste e di impoverisci il tuo vicino che giocarono un tale ruolo disastroso negli anni '30 e che prepararono le condizioni per la guerra.

Queste promesse sono state da allora ripetute i tutti i principali vertici economici. Ma sono sempre più onorate nella violazione poiché l'Organizzazione Mondiale del Commercio e le altre istituzioni economiche registrano un aumento delle misure protezionistiche, particolarmente nel recente periodo, mentre rallenta la crescita del commercio mondiale.

Il sistema finanziario è allo stesso modo cosparso di tensioni. Gli Stati Uniti, preoccupati delle prospettive delle esportazioni e degli investimenti americani in Europa, hanno insistito che i governi dell'Unione Europea, e soprattutto la Germania, svoltino dall'austerità a misure stimolatorie. Ciò ha provocato una feroce opposizione delle elite dominanti tedesche che incolpano gli USA della crisi finanziaria e che reputano che delle misure stimolatorie indeboliranno ulteriormente il loro sistema bancario, già urtato significativamente dagli effetti del crollo, a vantaggio delle banche USA.

La guerra economica sta venendo sempre più alla superficie. All'inizio di questo mese i regolatori della UE hanno ordinato alla Apple di pagare $13 miliardi di imposte arretrate, provocando la reazione collerica del tesoro e dei politici USA. Questo è stato seguito entro giorni dalla decisione del Dipartimento della Giustizia USA che Deutsche Bank paghi $14 miliardi di multe per vendite disoneste di titoli su mutuiuna pretesa che, se soddisfatta in pieno, quasi certamente la manderebbe in fallimento. Vi è stata la reazione arrabbiata della banca che ha insistito che non avrebbe pagato il completo ammontare, appoggiata da una dichiarazione del ministero delle finanze di Berlino, richiedendo un "giusto accordo".

Commentando sul conflitto, il Financial Times ha osservato che, arrivando proprio giorni dopo la richiesta di imposte arretrate alla Apple, "nei circoli finanziari vi è il forte sospetto che Deutsche possa essere la vittima degli USA che si prendono una rivincita sull'Europa".

Come parte della loro spinta per mantenere il dominio globale, gli USA hanno promosso l'istituzione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) per coprire l'Europa. Ma il  piano del TTIP ora giace morto nell'acqua con la Germania e la Francia che dichiarano che i loro negoziati sono praticamente terminati, perché, nelle parole del ministro delle finanze tedesco Sigmar Gabriel, "noi come europei naturalmente non possiamo sottometterci alle richieste americane".

Le due guerre mondiali del 20° secolo sono derivate dalle condizioni prodotte dall'intersezione e dall'intrecciarsi di tensioni economiche e politiche. In condizioni nelle quali il parassitismo finanziario, una forma essenzialmente predatoria di accumulazione del profitto, ha raggiunto delle quote straordinarie, quelle tensioni stanno ancora una volta aumentando.

Questi sviluppi economici e finanziari e le loro conseguenze politiche sottolineano l'importanza della conferenza convocata il 5 novembre dal SEP (USA) per sviluppare una strategia socialista contro la guerra ed il sistema capitalista che la produce.