ANDREW GAVIN MARSHALL

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WORLD OF RESISTANCE REPORT

Le istituzioni finanziarie temono una rivoluzione globale

di: Andrew Gavin Marshall

11 luglio 2014

 

Nella Parte 1 del WoR Report, ho esaminato gli avvertimenti di Zbigniew Brzezinski alle elite di tutto il mondo sul "risveglio politico globale" dell'umanità. Nella Parte 2, ho guardato alla relazione tra disuguaglianza ed instabilità sociale e nella Parte 3 ho esaminato gli avvertimenti del  World Economic Forum sulla disuguaglianza crescente e sulla "generazione perduta" di giovani che pone la maggiore minaccia agli interessi oligarchici in tutto il mondo. In questa quarta parte della serie, ci rivolgiamo ai rapporti delle più importanti banche ed istituzioni finanziarie che ammoniscono delle minacce crescenti ai loro interessi poste da una popolazione sempre più privata di diritti ed impoverita manifestate da proteste, scioperi e tensioni sociali.

Nel novembre del 2011, Bob Diamond, CEO di una delle maggiori banche mondiali, Barclays, in un discorso ha dichiarato: "Abbiamo visto proteste violente in Grecia, scioperi del settore pubblico da una parte all'altra dell'Europa e dimostrazioni anticapitaliste che sono cominciate su Wall Street e di sono diffuse in altri luoghi per il mondo". Diamond ha aggiunto: "Specialmente i giovani sono stati colpiti duramente da alti livelli di disoccupazione. La minaccia di ulteriori agitazioni sociali rimane se non lavoriamo insieme per generare una più forte crescita economica e più posti di lavoro".

Un rapporto del marzo 2013 di George Magnus, maggiore consigliere economico di UBS Investment Research, intitolato “Social Unrest and Economic Stress: Europe’s Angst, and China’s Fear, osservava che "l'ondata di tensioni sociali che ha rimbombato attraverso l'Europa tra il 2008 ed il 2011 è divenuta meno intensa... [e] è giunta come causa di sollievo nei mercati finanziari". Tuttavia, ha scritto, l'ondata occasionale di proteste e scioperi anti-austerità su vasta scala nazionali e di portata europea "significa nel complesso profondo malessere e fragile rapporto di fiducia tra i cittadini europei ed i loro governi ed istituzioni". Dal 2010, approssimativamente 13 su 19 governi della UE erano stati vinti nelle votazioni o erano crollati, indicando che "la rabbia del pubblico... è lungi dall'essere addormentata e che la sua espressione è per lo più imprevedibile".

Le tensioni sociali, ha aggiunto il rapporto UBS, "sono un fenomeno sistemico" che è "estremamente incerto, complesso ed ambiguo" e che può portare "al rovesciamento di governi e persino di sistemi politici". Le tensioni sociali attraverso la U.E. "sono state rilevanti di più per l'espressione del pubblico di mancanza di fiducia nelle istituzioni di governo, incluso a Bruxelles", il quartier generale dell'Unione Europea.

Questa "stasi" nelle tensioni sociali, ha avvertito Magnus, "è molto probabilmente ingannevole". Il problema attuale in Europa "è lo stesso" dei problemi principali in Europa degli anni '30 quando povertà di massa, disoccupazione e tensioni sociali hanno portato all'ascesa del fascismo. Il problema sottostante ad entrambe le epoche era "l'inadeguatezza dei canali mainstream e politici ad affrontare la crescente preoccupazione del pubblico sulla perdita di sicurezza economica, di stabilità sociale e, certo, di identità culturale".

Citando uno studio dell'OCSE, il rapporto della banca ha osservato che "l'austerità è andata fianco a fianco con una varietà di forme di instabilità sociale e politica e di violenza motivata politicamente". Vi sono stati "accresciuti livelli di agitazioni e di scosse sociali al sistema politico in Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia... che talvolta hanno richiesto la forza dello stato per soffocarle". Queste sono questioni particolarmente importanti alle quali le banche devono prestare attenzione, poiché la crisi europea del debito è stata provocata principalmente dalle grandi banche e l'austerità e le politiche di "riforma strutturale" (assieme ai salvataggi che le hanno accompagnate) erano pure progettate a beneficio di quelle banche. Dunque, la resistenza all'austerità ed alle "riforme" è, in realtà, resistenza ai salvataggi per le grandi banche.

Nel maggio 2013 JPMorgan Chase ha pubblicato un rapporto, “The Euro Area Adjustment: About Halfway There”, che valutava i "progressi" dell'Unione Europea sulla questione dell'austerità e delle riforme strutturali. L'"aggiustamento" della società europea, affermava il rapporto, era "compiuto in media quasi a metà strada", osservando che il processo sarebbe continuato per gran parte del resto del decennio sebbene avesse di fronte grandi sfide, compreso lo sviluppo di "nuove istituzioni" nella U.E. e ciò che la banca ha chiamato "problemi di eredità nazionale". Questo termine vago si riferiva a "le costituzioni e gli accordi politici nella periferia meridionale [della U.E.], introdotti dopo la caduta del fascismo, [i quali] hanno numerose caratteristiche che sembrano inadeguate per l'ulteriore integrazione nella regione".

Cosa significa esattamente questo? La banca ha spiegato che era probabile che l'"austerità fiscale" sia una caratteristica principale della U.E. "per un periodo molto prolungato". Tuttavia, se l'Unione Monetaria Europea deve sopravvivere nel prossimo decennio, "i problemi politici radicati nella periferia... devono cambiare". Ma cosa sono precisamente questi "problemi politici radicati"? La banca ha elaborato che molte delle costituzioni degli stati della periferia meridionale "tendono a mostrare una forte influenza socialista", riferendosi al fatto che molte costituzioni garantivano vari diritti sociali per le popolazioni, inclusi lavoro, assistenza sanitaria e diritti all'istruzione e civili.

Inoltre, la banca ha riferito che molti di questi paesi soffrono delle seguenti caratteristiche: "Potere esecutivo debole; stato centrale debole in relazione alle regioni; protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori; sistemi di formazione del consenso... ed il diritto a protestare se vengono compiuti cambiamenti sgraditi allo status quo politico". La traduzione: il problema è la democrazia stessa. Come tale, ha sottolineato JPMorgan, "il processo di riforma politica è appena iniziato". In altre parole, fuori dalla democrazia e dentro l'oligarchia finanziaria e aziendale.

Il rapporto della banca osservava inoltre che vi erano numerose potenziali minacce mentre il processo di "riforma politica" avanzava, incluso "il crollo di diversi governi disposti alle riforme nel sud europeo", il "crollo del sostegno all'euro o alla U.E.", la possibilità di "una vittoria elettorale completa dei partiti radicali anti-europei" e forse persino "l'effettiva ingovernabilità di alcuni stati membri una volta che i costi sociali (particolarmente la disoccupazione) superino un particolare livello". JPMorgan Chase ha avvertito che, mentre negli stati della U.E. non vi era una situazione attuale di "ingovernabilità", le prospettive a lungo termine erano "difficili da predire ed un contraccolpo più pronunciato all'approccio attuale alla gestione della crisi non può essere escluso".

AXA, una delle maggiori istituzioni finanziarie e compagnie d'assicurazione al mondo, nel luglio del 2013 ha pubblicato un rapporto scritto da Manolis Davradakis, intitolato “Emerging Unrest: Looking for a Pattern”, che ha espresso particolari preoccupazioni e prospettive sulla questione delle agitazioni sociali. Il rapporto ha osservato che le economie di mercato emergenti "stanno attualmente sperimentando un'impennata nel rischio politico a causa di agitazioni sociali che sono alimentate da ragioni che differiscono da quelle che sono risultate nella Primavera araba".

La "causa principale" di tensione nei paesi dei mercati emergenti era "l'ascesa della classe media", poiché questa parte della popolazione "si rende conto che continua a sperimentare gli stessi problemi di tutti i giorni come gli strati di popolazione più poveri, cioè un alto tasso di criminalità, servizi pubblici scadenti e corruzione". Il rapporto citava esempi di agitazioni sociali in Turchia e Brasile, avvertendo che questi paesi potrebbero vedere tagliate le loro valutazioni del credito se lo sconvolgimento è "duraturo".

Il rapporto dell'AXA si riferiva a molteplici episodi di agitazioni attraverso i paesi dei mercati emergenti nell'estate del 2013 come a "tumulti", affermando che avevano diversi punti in comune, vale a dire che "erano stati scatenati da una decisione governativa che influiva sulla vita quotidiana" e che i dimostranti erano "non affiliati a partiti o movimenti politici" ma che invece erano "membri ben istruiti della classe media". Questi fattori erano reminiscenti delle massicce agitazioni che hanno avuto luogo nelle economie avanzate durante il 19° secolo quando le classi medie emergenti stavano lottando "per migliori standard di vita e più rappresentatività nel potere politico".

Oltre un certo punto, ha avvertito AXA, "reprimere le richieste di massa per una società più aperta diventa costoso ed economicamente inefficiente". L'incapacità o la mancanza di volontà dello stato "a riconoscere il diritto del popolo alla libertà di espressione e ad una voce nel processo decisionale è fonte di tensioni sociali".

AXA ha ideato il Poor Governance Index (PGI), che analizza sette indicatori chiave che potrebbero portare a tensioni sociali e ha concluso che il potenziale di instabilità nei paesi BRIC Brasile, Russia, India e Cina era piuttosto alto. Ha anche citato l'accresciuto potenziale di agitazioni in Egitto, Ucraina, Indonesia, Sud Africa, Tunisia e Turchia, avvisando che tali agitazioni "possono avere implicazioni per le valutazioni [del credito] dei mercati emergenti". Ha osservato che diverse agenzie di valutazione del credito avevano già avvertito degli effetti che "tensioni sociali prolungate" potrebbero avere sulle valutazioni per la Turchia ed il Brasile.

Passando oltre, nel luglio del 2013, Stephen D. King, economista capo della banca HSBC, ha avvertito che crescenti divari di ricchezza e divisioni in aumento tra le generazioni potrebbero risultare in rivolte giovanili simili alle rivolte dei contadini del Medioevo. King ha commentato: "Al momento sono disorientato che i giovani siano piuttosto pacifici e mi domando se ciò possa cambiare. E' molto difficile predire ma i movimenti giovanili potrebbero divenire più concentrati sui loro diritti piuttosto che sull'economia".

Nell'ottobre del 2013, King ha scritto un op-ed per il New York Times nel quale ha avvertito che per quanto già male andassero le cose, "andranno molto peggio, per gli Stati Uniti e per le altre economie avanzate, negli anni a venire", scrivendo che entrambe le parti della regione del Nord Atlantico avevano "già ceduto ad un 'decennio perduto' in stile Giappone" nel quale "le promesse non possono più essere mantenute, la sfiducia si diffonde ed i mercati non funzionano". King ha scritto che "affrontare la sofferenza non sarà facile", specialmente se i politici continueranno a "optare per l'illusione" ed a "pregare per una forte ripresa... perché la realtà  da sopportare è troppo squallida".

La "squallida" realtà è che queste ed altre grandi banche ed istituzioni finanziarie hanno rovinato ripetutamente l'economia globale ed assieme ne hanno profittato, punendo intere società e popolazioni fino alla povertà attraverso un processo di saccheggio e di sfruttamento mentre i governi temevano la collera dei "mercati finanziari". Le banche che ora sono più grandi, più pericolose e più potenti che mai temono il crescente malcontento, agitazione e resistenza delle popolazioni specialmente dei giovani. Le principali istituzioni finanziarie mondiali temono che il sistema economico globale che hanno contribuito a creare e sul quale dominano, alla fine tornerà a perseguitarle sotto forma di agitazione sociale di massa, minando potenzialmente il loro potere ed il sistema nel complesso.

Andrew Gavin Marshall è un ricercatore e scrittore con sede a Montreal, Canada. E' direttore di progetto di The People’s Book Project, presidente della divisione di geopolitica di The Hampton Institute, direttore della ricerca per il Global Power Project ed il World of Resistance Report a Occupy.com ed ospita una trasmissione settimanale  n podcast con il BoilingFrogsPost.