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Nella Parte
1 del WoR
Report, ho esaminato gli
avvertimenti di
Zbigniew
Brzezinski
alle elite di tutto il mondo sul "risveglio politico globale"
dell'umanità.
Nella
Parte
2,
ho guardato alla relazione tra disuguaglianza ed instabilità sociale e
nella Parte
3 ho
esaminato gli avvertimenti del
World Economic Forum
sulla disuguaglianza crescente e sulla "generazione perduta" di giovani
che pone la maggiore minaccia agli interessi oligarchici in tutto il
mondo. In questa quarta parte della serie, ci rivolgiamo ai rapporti
delle più importanti banche ed istituzioni finanziarie che ammoniscono
delle minacce crescenti ai loro interessi poste da una popolazione
sempre più privata di diritti ed impoverita
–
manifestate da proteste, scioperi e tensioni sociali.
Nel novembre del 2011,
Bob Diamond, CEO di una delle maggiori banche mondiali,
Barclays, in
un discorso ha dichiarato:
"Abbiamo visto proteste violente in Grecia, scioperi del settore
pubblico da una parte all'altra dell'Europa e dimostrazioni
anticapitaliste che sono cominciate su
Wall Street
e di sono diffuse in altri luoghi per il mondo".
Diamond
ha aggiunto: "Specialmente i giovani sono stati colpiti duramente da
alti livelli di disoccupazione. La minaccia di ulteriori agitazioni
sociali rimane se non lavoriamo insieme per generare una più forte
crescita economica e più posti di lavoro".
Un rapporto del marzo 2013 di
George Magnus, maggiore consigliere economico di
UBS Investment Research, intitolato “Social
Unrest and Economic Stress: Europe’s Angst, and China’s Fear”,
osservava che "l'ondata di tensioni sociali che ha rimbombato attraverso
l'Europa tra il 2008 ed il 2011 è divenuta meno intensa... [e] è giunta
come causa di sollievo nei mercati finanziari". Tuttavia, ha scritto,
l'ondata occasionale di proteste e scioperi anti-austerità su vasta
scala nazionali e di portata europea "significa nel complesso profondo
malessere e fragile rapporto di fiducia tra i cittadini europei ed i
loro governi ed istituzioni". Dal 2010, approssimativamente 13 su 19
governi della UE erano stati vinti nelle votazioni o erano crollati,
indicando che "la rabbia del pubblico... è lungi dall'essere
addormentata e che la sua espressione è per lo più imprevedibile".
Le tensioni sociali, ha aggiunto il rapporto UBS, "sono un fenomeno
sistemico" che è "estremamente incerto, complesso ed ambiguo" e che può
portare "al rovesciamento di governi e persino di sistemi politici". Le
tensioni sociali attraverso la U.E. "sono state rilevanti di più per
l'espressione del pubblico di mancanza di fiducia nelle istituzioni di
governo, incluso a Bruxelles", il quartier generale dell'Unione Europea.
Questa "stasi" nelle tensioni sociali, ha avvertito Magnus, "è
molto probabilmente ingannevole". Il problema attuale in Europa "è lo
stesso" dei problemi principali in Europa degli anni '30
– quando povertà di massa, disoccupazione e tensioni sociali hanno portato
all'ascesa del fascismo. Il problema sottostante ad entrambe le epoche
era "l'inadeguatezza dei canali mainstream e politici ad affrontare la
crescente preoccupazione del pubblico sulla perdita di sicurezza
economica, di stabilità sociale e,
certo, di identità culturale".
Citando uno studio dell'OCSE, il rapporto della banca ha osservato
che "l'austerità è andata fianco a fianco con una varietà di forme di
instabilità sociale e politica e di violenza motivata politicamente". Vi
sono stati "accresciuti livelli di agitazioni e di scosse sociali al
sistema politico in Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia... che talvolta
hanno richiesto la forza dello stato per soffocarle". Queste sono
questioni particolarmente importanti alle quali le banche devono
prestare attenzione, poiché la crisi europea del debito è stata
provocata principalmente dalle grandi banche
– e l'austerità e le politiche di "riforma strutturale" (assieme ai
salvataggi che le hanno accompagnate) erano pure progettate
a beneficio di quelle banche. Dunque, la resistenza all'austerità
ed alle "riforme" è, in realtà, resistenza ai salvataggi per le grandi
banche.
Nel maggio 2013
JPMorgan Chase ha pubblicato un rapporto,
“The Euro Area Adjustment: About Halfway There”,
che valutava i "progressi" dell'Unione Europea sulla questione
dell'austerità e delle riforme strutturali. L'"aggiustamento" della
società europea, affermava il rapporto, era "compiuto in media quasi a
metà strada", osservando che il processo sarebbe continuato per gran
parte del resto del decennio sebbene avesse di fronte grandi sfide,
compreso lo sviluppo di "nuove istituzioni" nella U.E. e ciò che la
banca ha chiamato "problemi di eredità nazionale". Questo termine vago
si riferiva a "le costituzioni e gli accordi politici nella periferia
meridionale [della U.E.], introdotti dopo la caduta del fascismo, [i
quali] hanno numerose caratteristiche che sembrano inadeguate per
l'ulteriore integrazione nella regione".
Cosa significa esattamente questo? La banca ha spiegato che era
probabile che l'"austerità fiscale" sia una caratteristica principale
della U.E. "per un periodo molto prolungato". Tuttavia, se l'Unione
Monetaria Europea deve sopravvivere nel prossimo decennio, "i problemi
politici radicati nella periferia... devono cambiare". Ma cosa sono
precisamente questi "problemi politici radicati"? La banca ha elaborato
che molte delle costituzioni degli stati della periferia meridionale
"tendono a mostrare una forte influenza socialista", riferendosi al
fatto che molte costituzioni garantivano vari diritti sociali per le
popolazioni, inclusi lavoro, assistenza sanitaria e diritti
all'istruzione e civili.
Inoltre, la banca ha riferito che molti di questi paesi soffrono
delle seguenti caratteristiche: "Potere esecutivo debole; stato centrale
debole in relazione alle regioni; protezione costituzionale dei diritti
dei lavoratori; sistemi di formazione del consenso... ed il diritto a
protestare se vengono compiuti cambiamenti sgraditi allo
status quo politico". La traduzione: il problema è la democrazia stessa.
Come tale, ha sottolineato
JPMorgan, "il processo di riforma politica è appena iniziato". In altre parole,
fuori dalla democrazia e dentro l'oligarchia finanziaria e aziendale.
Il rapporto della banca osservava inoltre che vi erano numerose
potenziali minacce mentre il processo di "riforma politica" avanzava,
incluso "il crollo di diversi governi disposti alle riforme nel sud
europeo", il "crollo del sostegno all'euro o alla U.E.", la possibilità
di "una vittoria elettorale completa dei partiti radicali anti-europei"
e forse persino "l'effettiva ingovernabilità di alcuni stati membri una
volta che i costi sociali (particolarmente la disoccupazione) superino
un particolare livello".
JPMorgan Chase ha avvertito che, mentre negli stati della U.E. non vi era una
situazione attuale di "ingovernabilità", le prospettive a lungo termine
erano "difficili
da predire ed un contraccolpo più pronunciato all'approccio attuale
alla gestione della crisi non può essere escluso".
AXA,
una delle maggiori istituzioni finanziarie e compagnie d'assicurazione al
mondo, nel luglio del 2013 ha pubblicato
un rapporto scritto da
Manolis
Davradakis,
intitolato “Emerging Unrest: Looking for a Pattern”, che ha espresso particolari preoccupazioni e prospettive sulla
questione delle agitazioni sociali. Il rapporto ha osservato che le
economie di mercato emergenti "stanno attualmente sperimentando
un'impennata nel rischio politico a causa di agitazioni sociali che sono
alimentate da ragioni che differiscono da quelle che sono risultate
nella Primavera araba".
La "causa principale" di tensione nei paesi dei mercati emergenti
era "l'ascesa della classe media", poiché questa parte della popolazione
"si rende conto che continua a sperimentare gli stessi problemi di tutti
i giorni come gli strati di popolazione più poveri, cioè un alto tasso
di criminalità, servizi pubblici scadenti e corruzione". Il rapporto
citava esempi di agitazioni sociali in Turchia e Brasile, avvertendo che
questi paesi potrebbero vedere tagliate le loro valutazioni del credito
se lo sconvolgimento è "duraturo".
Il rapporto dell'AXA si riferiva a molteplici episodi di agitazioni
attraverso i paesi dei mercati emergenti nell'estate del 2013 come a
"tumulti", affermando che avevano diversi punti in comune, vale a dire
che "erano stati scatenati da una decisione governativa che influiva
sulla vita quotidiana" e che i dimostranti erano "non affiliati a
partiti o movimenti politici" ma che invece erano "membri ben istruiti
della classe media". Questi fattori erano reminiscenti delle massicce
agitazioni che hanno avuto luogo nelle economie avanzate durante il 19°
secolo quando le classi medie emergenti stavano lottando "per migliori
standard di vita e più rappresentatività nel potere politico".
Oltre un certo punto, ha avvertito AXA, "reprimere le richieste di
massa per una società più aperta diventa costoso ed economicamente
inefficiente". L'incapacità o la mancanza di volontà dello stato "a
riconoscere il diritto del popolo alla libertà di espressione e ad una
voce nel processo decisionale è fonte di tensioni sociali".
AXA ha ideato il
Poor Governance Index (PGI),
che analizza sette indicatori chiave che potrebbero portare a tensioni
sociali e ha concluso che il potenziale di instabilità nei paesi BRIC
– Brasile, Russia, India e Cina
– era piuttosto alto. Ha anche citato l'accresciuto potenziale di
agitazioni in Egitto, Ucraina, Indonesia, Sud Africa, Tunisia e Turchia,
avvisando che tali agitazioni "possono avere implicazioni per le
valutazioni [del credito] dei mercati emergenti". Ha osservato che
diverse agenzie di valutazione del credito avevano già
avvertito degli effetti che "tensioni sociali prolungate" potrebbero
avere sulle valutazioni per la Turchia ed il Brasile.
Passando oltre, nel luglio del 2013,
Stephen D. King, economista capo della banca HSBC, ha avvertito che crescenti divari di
ricchezza e divisioni in aumento tra le generazioni potrebbero risultare
in rivolte giovanili simili alle rivolte dei contadini del Medioevo.
King ha
commentato:
"Al momento sono disorientato che i giovani siano piuttosto pacifici e
mi domando se ciò possa cambiare. E' molto difficile predire ma i
movimenti giovanili potrebbero divenire più concentrati sui loro diritti
piuttosto che sull'economia".
Nell'ottobre del 2013,
King ha
scritto un op-ed per
il
New York Times nel quale ha avvertito che per quanto
già male
andassero
le cose, "andranno molto peggio, per gli Stati Uniti e per le altre
economie avanzate, negli anni a venire", scrivendo che entrambe le parti
della regione del Nord Atlantico avevano "già ceduto ad un 'decennio
perduto' in stile Giappone" nel quale "le promesse non possono più
essere mantenute, la sfiducia si diffonde ed i mercati non funzionano".
King
ha scritto che "affrontare la sofferenza non sarà facile", specialmente
se i politici continueranno a "optare per l'illusione" ed a "pregare per
una forte ripresa... perché la realtà da sopportare è troppo
squallida".
La "squallida" realtà è che queste ed altre grandi banche ed
istituzioni finanziarie hanno rovinato ripetutamente l'economia globale
ed assieme ne hanno profittato, punendo intere società e popolazioni
fino alla povertà attraverso un processo di saccheggio e di sfruttamento
mentre i governi temevano la collera dei "mercati finanziari". Le banche
che ora sono più grandi, più pericolose e più potenti che mai temono il
crescente malcontento, agitazione e resistenza delle popolazioni
– specialmente dei giovani. Le principali istituzioni finanziarie mondiali
temono che il sistema economico globale che hanno contribuito a creare e
sul quale dominano, alla fine
tornerà a perseguitarle sotto forma di agitazione sociale di massa,
minando potenzialmente il loro potere ed il sistema nel complesso.
Andrew Gavin Marshall è un ricercatore e scrittore con sede a
Montreal, Canada.
E' direttore di progetto di
The People’s Book Project,
presidente della divisione di geopolitica di
The Hampton Institute,
direttore della ricerca per il
Global Power Project
ed il
World of Resistance Report
a
Occupy.com ed ospita una
trasmissione settimanale n podcast con il
BoilingFrogsPost.
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