|
Da giorni, i mass media ed i politici farneticano sulla
"crescita miracolosa" dell'economia della Germania. Il ministro
dell'economia federale
Rainer Brüderle
parla di una "espansione XL", l'economista capo della
Commerzbank
dice di una "fiaba estiva". La crisi, così legge il messaggio, è
stata superata più rapidamente di quanto si pensava; l'economia si
sta di nuovo sistemando e sta ora entrando in una fase di
occupazione crescente e di
salari in aumento.
La ragione dei rapporti euforici è l'imprevisto elevato
incremento del PIL nel secondo trimestre del 2010. Paragonata al
trimestre precedente, l'economia è cresciuta del 2,2%—la
maggiore crescita trimestrale dalla riunificazione della Germania
nel 1990. Ora gli esperti credono che quest'anno l'economia tedesca
crescerà di almeno il 3%, molto più della precedente
previsione.
Esaminare più attentamente i dati economici
smaschera l'entusiasmo sulla "crescita miracolosa" come trasparente
propaganda.
L'economia tedesca sembra stia crescendo così vigorosamente al
momento soltanto perché l'anno scorso è crollata così completamente.
Secondo la
Bundesbank,
nonostante la forte crescita, "il declino nella produzione dovuto
alla crisi ha recuperato soltanto della metà". Per quanto riguarda
le esportazioni, che principalmente puntellano la crescita attuale,
appena "tre quarti delle perdite dovute alla crisi sono state
recuperate".
L'attuale crescita è principalmente il risultato dell'impennata
delle esportazioni in Cina, che l'anno scorso sono aumentate del
60%. Attualmente in Cina le attrezzature, il macchinario e le
automobili di lusso tedesche si vendono come frittelle. Ma gli
esperti anticipano un rallentamento significativo dell'economia
cinese in autunno ed anche le previsioni ottimistiche suppongono che
la crescita tedesca non continuerà nell'autunno. La Bundesbank stima
che l'economia globale nella seconda metà crescerà, ma soltanto
moderatamente. Conclude che "Di conseguenza, proprio la crescita
elevata delle esportazioni rallenterà".
Comunque, l'attuale crescita non si è riflessa nei redditi dei
lavoratori o in un incremento del numero dei posti di lavoro. Nel
frattempo, i profitti di società e banche salgono ancora più
fortemente del giro d'affari. Di conseguenza, le 30 società del DAX
si aspettano quest'anno un incremento nei profitti del 60% a €60
miliardi.
L'Agenzia Federale del Lavoro ha riportato che la
disoccupazione sta calando, ma ciò è dovuto all'enorme espansione
del settore a basso salario come risultato della legge Hartz sul
lavoro e delle "riforme" dello stato sociale, che costringono i
disoccupati ad accettare lavori a paga bassa perché è impossibile
sopravvivere delle elemosine statali. Attualmente, in Germania vi
sono 1,3 milioni di bassi salariati, che devono lavorare in aggiunta
ai loro insignificanti sussidi dello stato sociale. Vi sono circa
5,3 milioni di lavoratori
part-time.
Il risultato è un generale declino nei livelli salariali che ha
contribuito significativamente all'attuale incremento delle
esportazioni.
"In Germania il livello di contenimento salariale è veramente
unico tra i paesi industriali", ha opinato il 27 luglio il
quotidiano economico
Handelsblatt.
Il giornale
ha elogiato i sindacati, che hanno appoggiato pienamente questo
declino nei salari: "Con la loro limitazione salariale, i sindacati
tedeschi hanno contribuito ad assicurare che l'industria locale
fosse in grado di conquistare quasi in continuazione una quota
sempre maggiore del mercato mondiale".
Per le società ed i loro azionisti, questa "limitazione
salariale" ha pagato, come stima l'Handelsblatt:
nei 10 anni trascorsi i compensi dei dipendenti sono aumentati
soltanto dell'11%, un ribasso quando si tiene conto dell'inflazione,
mentre il reddito delle imprese e dagli investimenti è aumentato del
56%.
Questo corso continuerà. I sindacati sosterranno fermamente la
politica della
"limitazione salariale"
in qualsiasi rialzo, come hanno fatto nella recessione. Le
richieste salariali che stanno attualmente mettendo sul tavolo non
si avvicinano nemmeno a compensare le perdite degli ultimi anni. I
sindacati non rifuggono dal dividere deliberatamente la classe
lavoratrice.
Dal momento che la forza dell'export tedesco è basato sull'alta
qualità delle merci prodotte e gli specialisti necessari per
ottenere questo sono rari, in questa area i salari non possono
essere continuamente ridotti. Nel manifatturiero, la Germania ha il
terzo più elevato livello di salari orari—€35,60
(salario lordo più costi salariali ausiliari)—in
confronto al resto dell'Europa, mentre il costo della manodopera
comune in Germania è caduto dietro a Danimarca, Belgio, Lussemburgo,
Francia, Austria, Finlandia e Olanda ed ora si classifica ottavo.
Intere aree non direttamente relative alla produzione (come
sicurezza, pulizie ed altri servizi) sono state esternalizzate a
operazioni a basso salario. Le aziende compensano queste
fluttuazioni nella produzione impiegando lavoratori a contratto o
temporanei, che possono essere licenziati in qualsiasi momento.
Analogamente, parti dell'industria di approvvigionamento sono state
trasferite in Europa orientale, dove i salari sono soltanto una
frazione di quelli in Germania. Per esempio, in Germania una società
paga in media
€30,90
per il lavoro di un'ora; nella Repubblica Ceca sono €9,60 ed appena
€2,90 in Bulgaria.
Per quanto riguarda i dipendenti fissi, i sindacati si sono
soprattutto assicurati che le aziende potessero fare dei risparmi
attraverso accordare ampia flessibilità. Durante la crisi, i
dipendenti di alcune aziende sono stati costretti a prendere pause
contro lavoro straordinario che avevano accumulato in anni
precedenti. Allo stesso tempo, lo stato sta pagando €6 miliardi in
compensazioni lavorative di breve durata, di modo che le aziende
possano trattenere la loro manodopera centrale senza maggiori costi
aggiuntivi.
La
"limitazione salariale" dei sindacati ha contribuito
all'emergere di una profonda divisione sociale che interessa la
Germania e l'Europa. Allo stesso tempo, la spinta tedesca alle
esportazioni intensifica le tensioni nazionali in Europa e da una
parte all'altra del globo.
Mentre la Germania conquista nuovi mercati d'esportazione, le
misure di austerità che vengono imposte in Europa meridionale (in
gran parte dietro pressione del governo tedesco) hanno scatenato una
profonda recessione, che causa che nell'Unione Europea ci si
allontani ulteriormente l'uno dall'altro economicamente.
Diversamente dagli anni precedenti, la Germania non è stata
capace di incrementare il proprio surplus commerciale a spese dei
rimanenti membri dell'Eurozona, dove effettivamente il reddito è
caduto leggermente, mentre le importazioni da questi paesi sono
salite due volte la velocità delle esportazioni verso di loro. Le
esportazioni tedesche verso Cina, Brasile ed altre economie
emergenti
a maggior ragione
sono cresciute fortemente.
In Paris, this has triggered concerns that the German economy could
become completely decoupled from the French. The daily newspaper
Le Monde warned that this would have “potentially disastrous
consequences”. It fears that France, like Greece, will have to pay
higher interest rates for its state debt if the French economy falls
further behind the German. The French government would then have to
resort to even harsher austerity measures than it has done already.
La spinta tedesca all'export presenta nell'agenda anche nuovi
conflitti con la Cina e gli USA.
La forte dipendenza dalle esportazioni della Cina è motivo di
preoccupazione nei circoli imprenditoriali tedeschi per due
considerazioni. Innanzitutto, resta il timore che un rallentamento
nella crescita cinese colpirebbe particolarmente forte l'economia
tedesca. L'industria automobilistica tedesca ora è pesantemente
dipendente dalla Cina, dove la VW vende più automobili che in
Germania. La Daimler ha ottenuto un quarto della sua recente
crescita delle vendite nel solo mercato cinese.
In secondo luogo,
Beijing
viene vista sempre più come futuro competitore e rivale. Nella sua
ultima edizione,
Der Spiegel
ha dedicato un lungo articolo a questo argomento. "La Cina sta già
costruendo un'industria automobilistica ed una aeronautica, fabbrica
treni ad alta velocità, costruisce fabbriche d'acciaio ed impianti
chimici che possono competere con la corona della Germania sulla
scena mondiale", scrive la rivista. I prodotti tedeschi di alta
qualità vengono spesso importati o costruiti in Cina soltanto
perché possano essere copiati e quindi prodotti lì in massa. Per
esempio, ora la Cina produce celle solari migliori e più economiche
che la Germania.
Gli osservatori si aspettano anche una reazione dagli USA
all'offensiva dell'export della Germania.
Il 22 agosto il
Financial Times
ha avvertito che la crisi finanziaria aveva distrutto il
precario equilibrio tra paesi in surplus e in deficit. Piuttosto che
i paesi riducano i loro deficit commerciali tagliando i loro
surplus, la Cina e la Germania hanno incrementato ulteriormente i
loro surplus. "Nei mesi a venire, gli USA saranno obbligati a
scegliere il protezionismo oppure
deficit commerciali che salgono con disoccupazione crescente",
scrive il quotidiano economico. "Sceglieranno quasi certamente il
primo".
Di fatto, la
"crescita miracolosa" diventa un meccanismo per aggravare tutte le
contraddizioni ed i conflitti sociali, economici ed internazionali
che hanno fatto precipitare la crisi economica globale.
|