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La favola della "crescita miracolosa" della Germania

di Peter Schwarz
26
agosto 2010

 

Da giorni, i mass media ed i politici farneticano sulla "crescita miracolosa" dell'economia della Germania. Il ministro dell'economia federale Rainer Brüderle parla di una "espansione XL", l'economista capo della Commerzbank dice di una "fiaba estiva". La crisi, così legge il messaggio, è stata superata più rapidamente di quanto si pensava; l'economia si sta di nuovo sistemando e sta ora entrando in una fase di occupazione crescente e di salari in aumento.

La ragione dei rapporti euforici è l'imprevisto elevato incremento del PIL nel secondo trimestre del 2010. Paragonata al trimestre precedente, l'economia è cresciuta del 2,2%la maggiore crescita trimestrale dalla riunificazione della Germania nel 1990. Ora gli esperti credono che quest'anno l'economia tedesca crescerà di almeno il 3%, molto più della precedente previsione.

Esaminare più attentamente i dati economici smaschera l'entusiasmo sulla "crescita miracolosa" come trasparente propaganda.

L'economia tedesca sembra stia crescendo così vigorosamente al momento soltanto perché l'anno scorso è crollata così completamente. Secondo la Bundesbank, nonostante la forte crescita, "il declino nella produzione dovuto alla crisi ha recuperato soltanto della metà". Per quanto riguarda le esportazioni, che principalmente puntellano la crescita attuale, appena "tre quarti delle perdite dovute alla crisi sono state recuperate".

L'attuale crescita è principalmente il risultato dell'impennata delle esportazioni in Cina, che l'anno scorso sono aumentate del 60%. Attualmente in Cina le attrezzature, il macchinario e le automobili di lusso tedesche si vendono come frittelle. Ma gli esperti anticipano un rallentamento significativo dell'economia cinese in autunno ed anche le previsioni ottimistiche suppongono che la crescita tedesca non continuerà nell'autunno. La Bundesbank stima che l'economia globale nella seconda metà crescerà, ma soltanto moderatamente. Conclude che "Di conseguenza, proprio la crescita elevata delle esportazioni rallenterà".

Comunque, l'attuale crescita non si è riflessa nei redditi dei lavoratori o in un incremento del numero dei posti di lavoro. Nel frattempo, i profitti di società e banche salgono ancora più fortemente del giro d'affari. Di conseguenza, le 30 società del DAX si aspettano quest'anno un incremento nei profitti del 60% a €60 miliardi.

L'Agenzia Federale del Lavoro ha riportato che la disoccupazione sta calando, ma ciò è dovuto all'enorme espansione del settore a basso salario come risultato della legge Hartz sul lavoro e delle "riforme" dello stato sociale, che costringono i disoccupati ad accettare lavori a paga bassa perché è impossibile sopravvivere delle elemosine statali. Attualmente, in Germania vi sono 1,3 milioni di bassi salariati, che devono lavorare in aggiunta ai loro insignificanti sussidi dello stato sociale. Vi sono circa 5,3 milioni di lavoratori part-time.

Il risultato è un generale declino nei livelli salariali che ha contribuito significativamente all'attuale incremento delle esportazioni.

"In Germania il livello di contenimento salariale è veramente unico tra i paesi industriali", ha opinato il 27 luglio il quotidiano economico Handelsblatt. Il giornale ha elogiato i sindacati, che hanno appoggiato pienamente questo declino nei salari: "Con la loro limitazione salariale, i sindacati tedeschi hanno contribuito ad assicurare che l'industria locale fosse in grado di conquistare quasi in continuazione una quota sempre maggiore del mercato mondiale".

Per le società ed i loro azionisti, questa "limitazione salariale" ha pagato, come stima l'Handelsblatt: nei 10 anni trascorsi i compensi dei dipendenti sono aumentati soltanto dell'11%, un ribasso quando si tiene conto dell'inflazione, mentre il reddito delle imprese e dagli investimenti è aumentato del 56%.

Questo corso continuerà. I sindacati sosterranno fermamente la politica della "limitazione salariale" in qualsiasi rialzo, come hanno fatto nella recessione. Le richieste salariali che stanno attualmente mettendo sul tavolo non si avvicinano nemmeno a compensare le perdite degli ultimi anni. I sindacati non rifuggono dal dividere deliberatamente la classe lavoratrice.

Dal momento che la forza dell'export tedesco è basato sull'alta qualità delle merci prodotte e gli specialisti necessari per ottenere questo sono rari, in questa area i salari non possono essere continuamente ridotti. Nel manifatturiero, la Germania ha il terzo più elevato livello di salari orari—€35,60 (salario lordo più costi salariali ausiliari)in confronto al resto dell'Europa, mentre il costo della manodopera comune in Germania è caduto dietro a Danimarca, Belgio, Lussemburgo, Francia, Austria, Finlandia e Olanda ed ora si classifica ottavo.

Intere aree non direttamente relative alla produzione (come sicurezza, pulizie ed altri servizi) sono state esternalizzate a operazioni a basso salario. Le aziende compensano queste fluttuazioni nella produzione impiegando lavoratori a contratto o temporanei, che possono essere licenziati in qualsiasi momento. Analogamente, parti dell'industria di approvvigionamento sono state trasferite in Europa orientale, dove i salari sono soltanto una frazione di quelli in Germania. Per esempio, in Germania una società paga in media €30,90 per il lavoro di un'ora; nella Repubblica Ceca sono €9,60 ed appena €2,90 in Bulgaria.

Per quanto riguarda i dipendenti fissi, i sindacati si sono soprattutto assicurati che le aziende potessero fare dei risparmi attraverso accordare ampia flessibilità. Durante la crisi, i dipendenti di alcune aziende sono stati costretti a prendere pause contro lavoro straordinario che avevano accumulato in anni precedenti. Allo stesso tempo, lo stato sta pagando €6 miliardi in compensazioni lavorative di breve durata, di modo che le aziende possano trattenere la loro manodopera centrale senza maggiori costi aggiuntivi.

La "limitazione salariale" dei sindacati ha contribuito all'emergere di una profonda divisione sociale che interessa la Germania e l'Europa. Allo stesso tempo, la spinta tedesca alle esportazioni intensifica le tensioni nazionali in Europa e da una parte all'altra del globo.

Mentre la Germania conquista nuovi mercati d'esportazione, le misure di austerità che vengono imposte in Europa meridionale (in gran parte dietro pressione del governo tedesco) hanno scatenato una profonda recessione, che causa che nell'Unione Europea ci si allontani ulteriormente l'uno dall'altro economicamente.

Diversamente dagli anni precedenti, la Germania non è stata capace di incrementare il proprio surplus commerciale a spese dei rimanenti membri dell'Eurozona, dove effettivamente il reddito è caduto leggermente, mentre le importazioni da questi paesi sono salite due volte la velocità delle esportazioni verso di loro. Le esportazioni tedesche verso Cina, Brasile ed altre economie emergenti  a maggior ragione sono cresciute fortemente.

In Paris, this has triggered concerns that the German economy could become completely decoupled from the French. The daily newspaper Le Monde warned that this would have “potentially disastrous consequences”. It fears that France, like Greece, will have to pay higher interest rates for its state debt if the French economy falls further behind the German. The French government would then have to resort to even harsher austerity measures than it has done already.

La spinta tedesca all'export presenta nell'agenda anche nuovi conflitti con la Cina e gli USA.

La forte dipendenza dalle esportazioni della Cina è motivo di preoccupazione nei circoli imprenditoriali tedeschi per due considerazioni. Innanzitutto, resta il timore che un rallentamento nella crescita cinese colpirebbe particolarmente forte l'economia tedesca. L'industria automobilistica tedesca ora è pesantemente dipendente dalla Cina, dove la VW vende più automobili che in Germania. La Daimler ha ottenuto un quarto della sua recente crescita delle vendite nel solo mercato cinese.

In secondo luogo, Beijing viene vista sempre più come futuro competitore e rivale. Nella sua ultima edizione, Der Spiegel ha dedicato un lungo articolo a questo argomento. "La Cina sta già costruendo un'industria automobilistica ed una aeronautica, fabbrica treni ad alta velocità, costruisce fabbriche d'acciaio ed impianti chimici che possono competere con la corona della Germania sulla scena mondiale", scrive la rivista. I prodotti tedeschi di alta qualità vengono spesso importati o costruiti in Cina soltanto perché possano essere copiati e quindi prodotti lì in massa. Per esempio, ora la Cina produce celle solari migliori e più economiche che la Germania.

Gli osservatori si aspettano anche una reazione dagli USA all'offensiva dell'export della Germania.

Il 22 agosto il Financial Times ha avvertito che la crisi finanziaria aveva distrutto il precario equilibrio tra paesi in surplus e in deficit. Piuttosto che i paesi riducano i loro deficit commerciali tagliando i loro surplus, la Cina e la Germania hanno incrementato ulteriormente i loro surplus. "Nei mesi a venire, gli USA saranno obbligati a scegliere il protezionismo oppure deficit commerciali che salgono con disoccupazione crescente", scrive il quotidiano economico. "Sceglieranno quasi certamente il primo".

Di fatto, la "crescita miracolosa" diventa un meccanismo per aggravare tutte le contraddizioni ed i conflitti sociali, economici ed internazionali che hanno fatto precipitare la crisi economica globale.