Strategic Culture Foundation

 

 

Ghouta Est: attacco chimico false flag

Nikolai MALISHEVSKI | 28.09.2013

 

L'Istituto Internazionale per la Pace, la giustizia ed i Diritti Umani (ISTEAMS) ha appena pubblicato un esauriente resoconto sull'attacco chimico nel sobborgo di Damasco di Ghouta Est. Il documento è chiamato L'attacco chimico a Ghouta Est per giustificare il diritto militare all'intervento di protezione in Siria. Con spezzoni di filmati e le prove fornite da testimoni per sorreggere le conclusioni, il rapporto è stato presentato al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e diffuso tra i diplomatici stranieri.

L'autore è il presidente e coordinatore internazionale di ISTEAMS Madre Agnes Mariam della Croce (el-Salib), la madre superiora del Monastero di S. Giacomo dei Mutilati (Siria). Una intrepida fedele, raccoglie le prove relative ad eventi sanguinosi nella zona del conflitto proprio dall'inizio della ribellione siriana: i militanti diventare furiosi, i falsi organizzati ed esempi di enfatizzazione parziale dei fatti in Siria da parte dei media occidentali...

Lo studio di 35 video postati su Internet ha fatto emergere disparità multiple e ha portato alla luce i metodi utilizzati per manipolare l'opinione pubblica. I videoclip che mostrano centinaia di morti e di vittime che soffocano, incluse dozzine di bambini che soffrono in conseguenza di un attacco con armi chimiche da parte delle truppe governative erano stati preparati in precedenza prima che l'incidente avesse luogo allo scopo di giustificare un intervento straniero contro la Siria. Il rapporto presenta le seguenti conclusioni fondamentali:

In realtà al momento dell'attacco non vi era nessun residente locale nell'area di Ghouta Est, il posto scelto per inscenare la provocazione. La maggioranza della popolazione aveva lasciato Ghouta Est prima che iniziassero le azioni di combattimento. Quelli rimasti erano soltanto alcuni anziani ed alcuni «sostenitori dei ribelli» - in prevalenza adolescenti ed adulti. I corpi morti delle vittime appartengono principalmente a persone di varie località situate lontano da Ghouta Est; alcuni di loro sono state identificate dai parenti.

Molti video hanno carattere fittizio o, espresso apertamente, sono dei falsi evidenti con i cadaveri di persone che sono state uccise, rapite e scomparse in conseguenza degli attacchi dei «ribelli» contro 11 villaggi alauiti a Latakia il 3 agosto 2013 (allora più di 150 donne e bambini sono stati rapiti per essere scambiati con militanti tenuti in prigione in carceri siriane, gli autori del rapporto forniscono l'elenco dettagliato delle vittime già identificate e delle persone scomparse, mettono in evidenza che l'elenco contiene 400 nomi, così, al momento, è lungi dall'essere completo). Qui vi sono degli esempi di incidenti inscenati:

a) Eventi prestabiliti di morti e soccorso forniti alle vittime. Due filmati presentati dal Comitato di Coordinamento Rivoluzionario Jobar e dal Comitato Rivoluzionario di Hamouria, mostrano immagini in contraddizione dello stesso adolescente che sta morendo in filmati diversi. In alcuni luoghi l'immagine mostra proprio lo stesso bambino che riceve più e più volte soccorso d'emergenza ed ogni volta viene fatto in maniera differente. Gli autori del rapporto e gli esperti affermano che sembra moltissimo un video secondo copione quando proprio la stessa immagine viene scattata molte volte.

b) Prova dei corpi delle vittime e loro sepoltura. Avendo annunciato che il numero delle persone uccise era di 1.465, i «ribelli» (questa menzogna è stata ripetuta molte volte dai massimi funzionari USA) hanno potuto produrre la prova di soltanto 8 sepolture. I cadaveri appartengono principalmente a bambini, alcune vittime sono adulti e non vi è quasi nessuna donna tra i morti mentre a Ghouta Est una squadra medica congiunta ha riferito che molti cadaveri erano femminili.

c) Prova di casi estremamente strani quando delle persone sono state trasportate a distanza, gli stessi corpi dei morti mostrati tante volte in filmati differenti. Per esempio, la stessa donna, che presumibilmente cercava i suoi figli, è riuscita in qualche modo ad essere presente in cinque video scattati in luoghi diversi allo stesso tempo, ha anche trovato due dei figli e, in qualche maniera, lo ha fatto anche in due posti diversi. In un altro video che mostrava le vittime dell'attacco chimico a Jobar, i bambini esposti nel video compaiono di nuovo come vittime, ma questa volta in un posto chiamato Kfar-Batna, il terzo video mostra proprio gli stessi bambini come vittime a Ain Terma… 

Vi sono altri casi di autentiche menzogne e falsi che possono essere facilmente smascherati. Per esempio, i falsificatori hanno utilizzato fotografie e video che sono stati trasmessi come prove fotografiche della morte dei residenti a Ghouta presto nell'immediato seguito degli attacchi e dello sforzo della propaganda che è seguito. Tuttavia, il rapporto ISTEAMS rileva che queste fotografie e video non sono stati presi affatto a Ghouta e nemmeno in Siria, ma che in  realtà erano fotografie prese al Cairo, Egitto, durante i tumulti. L'altro esempio è un testimone mostrato descrivere come la sua famiglia abbia sentito l'odore del gas velenoso sarin. Questa è una menzogna perché il sarin non ha nessun odore (proprio nello stesso modo in cui la maggioranza delle sostanze velenose agenti chimici utilizzati per scopi bellici non produce nessun odore).

Il rapporto di 50 pagine dell'Istituto Internazionale per la Pace, la giustizia ed i Diritti Umani è un'altra prova del fatto irrefutabile che, secondo il ministro degli affari esteri russo Sergey Lavrov, «Abbiamo abbondanza di rapporti sull'uso di armi chimiche, che indica che l'opposizione ricorre regolarmente a provocazioni allo scopo di scatenare degli attacchi e l'intervento contro la Siria», ha dichiarato. «Vi sono molti dati. Sono ampiamente disponibili su Internet. Questi dati sono presentati nel rapporto, che i nostri esperti hanno messo assieme in associazione con l'utilizzo di armi chimiche ad Aleppo nel marzo di quest'anno. Vi è inoltre grande quantità di dati sugli incidenti che sono avvenuti in agosto a Ghouta, vicino Damasco».