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Mercoledì, 19 giungo 2013

La rete delle squadre della morte straniere in Siria

maggiore di quanto asserito dall'occidente

 

Brandon Turbeville
Activist Post

 

Sebbene le prove sostengano le affermazioni che la schiacciante maggioranza dei "ribelli" siriani sia composta da combattenti stranieri non sia sorprendente per chiunque abbia investigato in qualche portata la crisi che si svolge in Siria, potrebbe arrivare davvero come una brutta sorpresa per coloro la cui unica fonte di informazione sono i media mainstream occidentali come CNN, FOX, MSNBC ed altre organizzazioni corporative similari.

Tuttavia l'estensione a cui i mercenari stranieri ed i fanatici religiosi formano la maggioranza delle fila dei "ribelli" (chiamati in modo più appropriato "squadre della morte") può sorprendere persino quelli che altrimenti sarebbero considerati bene informati in relazione alla situazione siriana.

I governi occidentali e le organizzazioni dei media hanno tentato di minimizzare sia il ruolo che il numero dei combattenti stranieri in Siria. Questo è, naturalmente, comprensibile, considerando l'agenda delle forze NATO rispetto al paese.

Tuttavia, dovrebbe osservarsi che sebbene le organizzazioni dei media corporativi mainstream siano ora costretti ad ammettere che vi è, almeno, un contingente di combattenti stranieri che compone i ranghi delle squadre della morte che preferiscono chiamare "ribelli", queste stesse organizzazioni dei media hanno tentato di soffocare, di ignorare e persino di negare questo fatto per un ammontare significativo di tempo. Ora, sfortunatamente, le atrocità delle squadre della morte sono diventate così grandi che possono a stento essere mantenute ancora segrete.

Non di meno, mentre tali organizzazioni sono state costrette ad ammettere la presenza di combattenti stranieri, queste stesse organizzazioni tentano di mantenere artificialmente bassi i numeri riportati. Per esempio, considerate l'articolo di Mike Brunker, redattore indagini di NBC News, intitolatoStudio usa post di 'martiri' per analizzare i 'combattenti stranieri' che aiutano i ribelli siriani.

L'articolo di Brunker si occupa di uno "studio" pubblicato dalla società di sicurezza Flashpoint Partners e dall'istituto di ricerca neo-con Washington Institute for Near East Policy (WINEP) intitolato, “Convoglio di martiri nel levante: uno studio congiunto che traccia il ruolo in evoluzione dei combattenti stranieri sunniti nella rivolta armata contro il regime Assad in Siria.

Questo rapporto "ha decomposto 280 post di 'martiri' sui siti web jihadisti, su Facebook e su Twittter che annotano la morte di reclute straniere" allo scopo di stimare l'ammontare dei combattenti stranieri che operano all'interno della Siria.

Brunker scrive, "Il rapporto osserva che i social media hanno 'fornito un critico fondamento online per i combattenti stranieri in Siria . . . Ogni giorno su Facebook nuovi nomi di combattenti stranieri deceduti sono pubblicati da sostenitori dei ribelli che sperano che la loro propensione al sacrificio ispirerà altri a seguire le loro orme".

Lo studio Flashpoint/WINEP tenta incredibilmente di sostenere che la maggioranza dei ribelli sia, di fatto, siriana e che il contingente straniero delle squadre della morte formi, al massimo, il 10% dei ranghi della "ribellione".

Andando oltre la sfera dell'assurdità, lo studio va persino così lontano tanto da suggerire che i combattenti stranieri che si impegnano in atrocità in tutta la Siria sono principalmente quelli che combattono al servizio di Assad. Mentre Assad ha cooperato, a suo credito intellettuale, con Hezbollah e PFLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), il suggerimento che Assad stia approfittando dell'utilizzo di mercenari come di un esercito surrogato è ridicolo.

L'articolo di Brunker dichiara il seguente riguardo le conclusioni dello studio Flashpoint/WINEP:

Il numero del dichiaratamente piccolo campione di combattenti stranieri dimostra che persino dentro gli elementi radicali vi è una vasta gamma di partecipanti.

"Un'ampia varietà di organizzazioni terroristiche internazionali sono diventate profondamente coinvolte in Siria", ha affermato Kohlmann. "Infatti, in base ai nostri dati, i combattenti stranieri sunniti in Siria includono ex militanti di Hamas a Gaza, parenti di Abu Musab al-Zarqawi (lo scomparso capo di al Qaeda in Iraq) e capi di Fatah al-Islam (un gruppo sunnita radicale con base in Libano).

"Ciò che dovrebbe essere particolarmente preoccupante per i governi occidentali è il fatto che almeno un terzo dei combattenti del nostro campione erano affiliati alla fazione dei ribelli più estrema, Jabhat al-Nusra di al Qaeda -- e che almeno sette dei 280 combattenti morti che abbiamo analizzato erano da paesi occidentali, compresi Francia, Danimarca, Australia, Regno Unito e Stati Uniti".

Lo studio Flashpoint/WINEP pone così il numero di combattenti stranieri morti all'interno della Siria come segue (giungendo a un totale di 280):


Libia 59 
Kuwait 3 
Algeria 1
Tunisia 44 
Emirati Arabi Uniti
Irlanda 1
Arabia Saudita 44 
Australia 2 
Kabardino-Balkaria 1
Giordania 32 
Marocco 2 
Uzbekistan 1
Egitto 27 
Bahrain 2 
Francia 1
Palestina
Azerbaijan 1 
Regno Unito 1
Russia 7 
Bulgaria 1 
Stati Uniti 1
Cecenia
Danimarca
Altri 12
Dagestan 4 
Turchia 1
Iraq 3 
Kosovo 1

Tuttavia, si dovrebbe osservare che, mentre pochi coinvolti nel conflitto siriano saranno in grado di fornire un quadro perfetto di soltanto quanti combattenti stranieri vi siano lì, la loro identità o se questi fanatici siano ancora vivi oppure no, uno studio che tenti di farlo utilizzando i post di Facebook come fonte dei suoi dati non deve essere preso come una descrizione autorevole.

Ovviamente, dei rapporti molto più autorevoli proverrebbero da individui ed organizzazioni che sono sul terreno in Siria. In aggiunta, sarebbe ragionevole che delle organizzazioni che sono dedicate all'indebolimento e/o alla distruzione di un paese non debbano essere considerate una fonte imparziale o affidabile di informazioni, particolarmente quando le informazioni di quella organizzazione andrebbero in una certa misura a formare l'opinione del pubblico americano ed occidentale riguardo al paese bersaglio.

Quindi, è importante comprendere che il WINEP non è nulla più che un istituto di ricerca neo-con/israeliano/sionista che da lungo tempo considera la Siria come uno dei suoi bersagli principali. Effettivamente, il WINEP è attaccato al fianco dell'AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e viene considerato principalmente essere semplicemente un'altra alla dell'organizzazione lobbistica israeliana.


Come l'Institute for Policy Studies descrive il WINEP,

Il Washington Institute for Near East Policy (WINEP), un prodotto dell'American Israel Public Affairs Committee, è un influente istituto di ricerca tangenziale i cui membri nel corso degli anni hanno sostenuto la causa di un gran numero di politiche aggressive, "pro-Israele". E' considerato un membro al nucleo della "lobby israeliana", una costellazione di officine di politica e gruppi di appoggio dediti a sospingere un'agenda USA israelocentrica in Medio Oriente. Molti degli attuali e passati studiosi del WINEP sono stati strettamente associati al neoconservatorismo e l'organizzazione generalmente è stata sostenitrice delle politiche di "guerra al terrore" spinte avanti da rappresentanti di gruppi come l'American Enterprise Institute (AEI) e la Foundation for Defense of Democracies

L'Iran e la Siria sono da lungo tempo al centro del lavoro del WINEP, con gli studiosi del gruppo che promuovono una gran quantità di offensive politiche USA verso questi paesi, che sono spesso connesse con gli obiettivi di altre aggressive campagne "pro-Israele".

Sebbene si possa correttamente sostenere che istituti di ricerca come il WINEP siano "vicini al terreno" in Siria grazie ai loro collegamenti (diretti e indiretti) a quegli individui ed organizzazioni che hanno organizzato, addestrato e mollato sulla secolare Siria, è anche vero che le organizzazioni di notizie del Medio Oriente come Almanar del Libano sono non soltanto "vicine al terreno", ma che sono in gran parte libere da una accecante psicosi anti-Siria pro-squadre della morte.

Detto questo, neanche Almanar, bandita negli Stati Uniti (perché negli USA la libertà di espressione è rispettata), non viene interpretata come osservatore imparziale. La rete è posseduta da Hezbollah ed è una sostenitrice dichiarata del regime Assad.

Nondimeno, Almanar ha riportato che in Siria finora sono stati uccisi 6.113 combattenti stranieri. I numeri e la classificazione etnica secondo Almanar sono come segue:


729
sauditi
640 curdi del Mujaahedeen Khalq (recentemente classificato dagli USA come organizzazione terrorista)
489 egiziani
439 libici
439 ceceni
301 afgani
263 libici
261 pakistani
208 iracheni
188 russi
167 turchi
129 giordani
117 somali
129 giordani
109 kuwaitiani
90 francesi
67 tedeschi
66 britannici
50 tunisini
55 indonesiani
53 algerini
52 yemeniti
19 qatari
45 belgi
40 uzbeki
35 americani
31 kosovari
21 azeri
31 maltesi (di discendenza libanese)
7 mauritani
6 della Sierra Leone
6 del Surinam
e

Dovrebbe osservarsi che degli individui al sito web Syrian Perspective, hanno espresso degli scrupoli per la classificazione fornita da Almanar. Syrian Perspective suggerisce che i libici abbiano composto la maggioranza dei combattenti stranieri.

Mentre le prove puntano verso i combattenti libici che formano il maggiore contingente di stranieri nel complesso nella rete delle squadre della morte, dovrebbe inoltre osservarsi che il numero presentato da Almanar e da Flashpoint/WINEP rappresentavano soltanto i membri delle squadre della morte che sono stati trovati o riportati morti, non necessariamente il numero dei membri attualmente in azione.

Osservate inoltre che molte altre nazionalità sono state incluse da una varietà di altre fonti, quasi tutte con numeri differenti. Per esempio, altre fonti hanno riportato anche le seguenti nazionalità:


Belgio; Afghanistan; Albania; Algeria; Bosnia; Svezia; Tagikistan; Cina; Kyrgyzstan; Sudan; Ciad; Spagna;

Come ho prima menzionato, è straordinariamente difficile ottenere delle cifre accurate riguardo semplicemente al numero ed alla nazionalità dei combattenti stranieri morti. Anche in questo caso, il numero dei combattenti stranieri morti non ci fornisce un numero preciso di combattenti stranieri vivi. Così, non siamo in grado di compilare una lista del numero totale di combattenti stranieri nel complesso.

Tuttavia, Bill Van Auken del World Socialist Website, recentemente ha scritto un articolo nel quale ha dichiarato che l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che finora sono stati uccisi 2.219 combattenti stranieri, suggerendo così che il numero dei combattenti stranieri ancora attivi all'interno del paese 'deve essere di decine di migliaia'.

In maniera abbastanza interessante, questa è la stessa cifra che il segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah ha citato quando ha dichiarato che "Decine di migliaia di combattenti (ribelli stranieri) non hanno infastidito i cosiddetti paesi Amici della Siria i cui rappresentanti si sono incontrati un paio di giorni fa ad Amman. . . . . .Ma l'interferenza di un piccolo gruppo di Hezbollah libanesi è stato considerato intervento straniero".

Tuttavia uno degli esempi più evidenti di coinvolgimento straniero nel movimento delle squadre della morte siriane è il fatto che il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG) forma una parte abbondante dei combattenti delle squadre della morte presumibilmente "siriane". Effettivamente, il LIFG, un contingente di terroristi, mercenari, folli e fanatici religiosi che ha guidato lo sforzo di destabilizzazione contro il colonnello Gheddafi in Libia ed il successivo genocidio di africani neri dopo l'assassinio, è stato quindi esportato in Siria a dare libero sfogo allo stesso livello di distruzione e di brutalità sul popolo siriano come ha fatto nel proprio paese.

Tuttavia, il LIFG non ha semplicemente spedito alcuni combattenti qua e là per l'appoggio tattico. L'organizzazione ha proprio offerto intere brigate di squadre della morte, esse stesse composte da un diverso numero di nazionalità come attestato dal numero di vittime suddetto.

Infatti, era noto già dal novembre 2011 che attorno a 600 terroristi del LIFG erano andati in Siria allo scopo di impegnarsi in combattimento contro il governo secolare e la popolazione civile. Questo rifornimento di appoggio militare effettivo e di "stivali sul terreno" da parte del nuovo regime libico (esso stesso composto da null'altro che squadre della morte appoggiate dagli occidentali)  semmai lo è stato, è stato nascosto soltanto sottilmente.

Ricordate che Abdul Hakim Belhaj, il capo delle squadre della morte del LIFG nel suo paese effettivamente è andato alla frontiera Turchia-Siria e ha promesso armi, finanziamenti ed uomini agli assassini dell'"Esercito Siriano Libero" (FSA) soltanto giorni prima che il materiale promesso arrivasse.

Sebbene le pretese che le squadre della morte siriane fossero composte principalmente da stranieri sono state allora negate e che continuino ad essere negate ora dai governi occidentali e dai loro portavoce dei media, queste stesse organizzazioni dei media sono state obbligate ad ammettere che, come minimo, queste squadre della morte comprendevano stranieri. Come riportato da Ivan Watson e Raja Razek della CNN,

Nel frattempo, i residenti del villaggio dove erano stabiliti i Falconi siriani hanno dichiarato che vi erano anche combattenti di diverse nazionalità nordafricane che servivano nelle fila della brigata.

Un combattente volontario libico ha inoltre raccontato alla CNN che intende andare dalla Turchia in Siria entro giorni per aggiungere un "plotone" di combattenti libici al movimento armato.

. . . . . 

Mercoledì, la squadra della CNN ha incontrato un combattente libico che aveva attraversato il confine con la Siria dalla Turchia con altri quattro libici. Il combattente indossava la mimetizzazione completa e portava un fucile Kalashnikov. Ha affermato che altri combattenti libici erano per strada.

I combattenti stranieri, alcuni di loro chiaramente attratti perche vedono questo come ... una jihad. Così questo è un magnete per i jihadisti che lo intendono come una lotta per musulmani sunniti.

L'ammissione della presenza di al Qaeda tra le squadre della morte è ancora un altro aspetto della cosiddetta "guerra civile" che i media mainstream occidentali hanno tentato di evitare fino a che non è stato più possibile. Sfortunatamente per i propagandisti, il fatto che le squadre della morte siano effettivamente al Qaeda ufficialmente o per simpatia ideologica con è più nascosto né contestabile.

Considerate il fatto che lo stesso Council on Foreign Relations ha non soltanto ammesso la presenza di al Qaeda tra le squadre della morte ma la sua necessità per il successo tattico. Il rapporto del CFR, intitolato Lo spettro di al Qaeda in Siria, dichiara,

I ribelli siriani sarebbero oggi incommensurabilmente più deboli senza al Qaeda nelle loro fila. Nell'insieme, i battaglioni dell'Esercito Siriano Libero (FSA) sono stanchi, divisi, caotici ed inefficaci. Sentendosi abbandonate dall'occidente, le forze ribelli sono sempre più demoralizzate mentre si preparano a una lotta con l'armamento superiore e l'esercito professionale del regime Assad. I combattenti di al Qaeda, comunque, possono aiutare a migliorare il morale. L'influsso dei jihadisti porta disciplina, fervore religioso, esperienza di battaglia dall'Iraq, finanziamenti dai simpatizzanti sunniti del Golfo e, in maniera più importante, risultati letali. In breve, ora l'FSA ha bisogno di al Qaeda.

Tony Cartalucci di Land Destroyer espone l'argomento ancora oltre, scrivendo,

Inoltre, per essere chiari, il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG) è infatti un affiliato di al Qaeda con i suoi comandanti che hanno occupato i gradi più alti della struttura di comando di al Qaeda e che hanno partecipato ad ogni impegno di combattimento che al Qaeda ha condotto dal suo principio tramite denaro ed armi USA-sauditi nelle montagne dell'Afghanistan negli anni '80. Questo è stato meticolosamente documentato nel rapporto del Centro Antiterrorismo di West Point dell'Esercito USA, "Al-Qa'ida's Foreign Fighters in Iraq".

Il LIFG viene anche elencato da entrambe il Dipartimento di Stato USA e dall'Home Office del Regno Unito (pag. 5, .pdf) come organizzazione terrorista straniera ed organizzazione terrorista proscritta rispettivamente.

L'ammissione di Foreign Policy del ruolo di al-Harati nell'organizzare e guidare l'FSA in Siria e l'inclusione di terroristi libici nella sua brigata non sono in nessun modo l'unico ruolo che il LIFG gioca nelle violenze in Siria. Il comandante del LIFG Abdul Hakim Belhaj aveva visitato la frontiera turco-siriana alla fine del 2011 promettendo armi libiche, denaro e combattenti all'FSA - con la nazione della Libia stessa che è già diventata un rifugio sicuro per terroristi creato dalla NATO.

E' chiaro che il LIFG, ed implicitamente al Qaeda, giocano un ruolo significativo nelle violenze in Siria, non soltanto minando la narrativa della sommossa che sarebbe una "insurrezione pro-democrazia" "indigena", ma implicando inoltre che dei paesi stranieri stanno finanziando ed armando militanti come sponsor di stato del terrorismo.

Inclusi tra questi sponsor di stato del terrorismo internazionale sono Turchia, Arabia Saudita, Qatar e la fazione Hariri nel Libano settentrionale, come pure il governo installato dalla NATO in Libia. Questo comprende anche sia gli Stati Uniti, who che dichiaratamente forniscono denaro ed equipaggiamento all'FSA come pure sforzi di coordinamento per armare i militanti ed ora ancora una volta il Regno Unito con il suo ultimo annuncio.

Uno scenario simile si è spiegato in Libia, dove i terroristi del LIFG hanno attuato in modo analogo una campagna di genocidio in tutto il paese con la NATO che forniva l'appoggio aereo. Similmente, finanziando, armando e coordinando atti di violenza con combattenti del LIFG, la NATO, ed in particolare la Francia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti, sono stati colpevoli di avere violato le loro stesse rispettive legislazioni antiterrorismo, come pure le norme internazionali contro il terrorismo.

Nel continuare ad affrontare il carattere straniero delle squadre della morte, è anche utile considerare le pretese sostenute da Abou Zayd Attounssi, un ex combattente delle squadre della morte che è divenuto disilluso del movimento.

Come riportato da Salma Bouzid di Tunisia Live, il programma della televisione tunisina, Attasiaa Massaa, ha presentato un video di un giovane uomo tunisino di nome Abou Zayd Attounssi che sostiene di essere ritornato di recente in Tunisia dopo avere combattuto per otto mesi a fianco degli inadeguatamente nominati "ribelli siriani".

Sostenendo ulteriormente il carattere fondamentalista della maggioranza dei membri delle squadre della morte della NATO (anche noti come ribelli) che operano in Siria, Attounssi ha dichiarato che la ragione iniziale per andare in Siria per impegnarsi in omicidio, saccheggio e tortura contro gente innocente era perché "sentiva che la sua religione richiedeva lui di impegnarsi nella jihad contro il nemico".

Sebbene apparentemente non siano state le uccisioni che hanno fatto deviare Attounssi dal movimento delle squadre della morte, nondimeno è divenuto disilluso di esso perché, "la maggior parte dei combattenti all'interno dell'Esercito Siriano Libero stanno combattendo per il bottino di guerra e gli aiuti stranieri che presumibilmente ricevono".

Presentato anche nel programma era il padre di Hamza Rjeb, un altro ex membro delle squadre della morte che ora è disabile. Il padre di Rjeb ha affermato che "il governo tunisino dovrebbe assumersi la piena responsabilità per la situazione del figlio e per permettere a dei gruppi nel paese di 'avere fatto il lavaggio del cervello' a suo figlio".

In un'intervista con Tunisia Live, Ahmed Youssef, un giornalista descritto da Bouzid come "pro-Assad", ha dichiarato, "Per ogni combattente tunisino portato in Siria, il Qatar paga 3.000 dollari ai ribelli siriani". Ha inoltre affermato che, "la maggior parte dei tunisini provengono da regioni svantaggiate della Tunisia con bassa occupazione" e ha dichiarato che i tunisini che combattono in Siria sono "considerati dei mercenari". Youssef ha stimato che il numero dei combattenti tunisini che infliggono distruzione in Siria sia di più di 3.500.

Sebbene il numero esatto dei combattenti stranieri che compongono i ranghi delle squadre della morte sia sconosciuto e probabilmente non sarà mai reso pubblico, il fatto è che la maggioranza dei militanti viene tratta dal di fuori dei confini della Siria. Persino mentre i media mainstream occidentali continueranno a fare del loro meglio per offuscare e fingere che la ribellione sia di natura organica, guastata soltanto da alcune mele marce, la realtà sul terreno è completamente l'opposto.

Tuttavia, mentre il governo siriano comincia ad avere la meglio sulle squadre della morte che operano entro i confini della Siria e fa repulisti delle orde di mercenari, fanatici religiosi e minorati mentali, per la Siria il pericolo diventa soltanto maggiore. Questo perché le squadre della morte hanno funzionato come ultima speranza degli angloamericani che desiderano rovesciare Assad ed installare un regime che sia entrambe più responsabile verso l'Impero occidentale e meno capace di resistervi. Questi combattenti sono quindi l'ultima iniziativa contro Assad prima che abbia luogo l'intervento militare diretto.

Sebbene le squadre della morte vengano schiacciate dal governo siriano e tali risultati dovrebbero essere visti come una vittoria, è una realtà sfortunata che, per il popolo siriano, la battaglia sia soltanto all'inizio.

Per quanto riguarda l'occidente, l'assalto alla Siria probabilmente si dimostrerà riuscito se dovesse essere lanciato. Tuttavia, un attacco militare alla Siria rivela soltanto il passo successivo in un piano che giace sotto copertura da molti anni. Tale piano è probabile che assicuri la mutua distruzione del mondo intero.

Per gli americani e per tutti gli altri paesi occidentali sarebbe saggio scendere dal Path to Persia. La guerra totale mondiale è l'unica cosa rimasta alla fine della strada.

Leggete altri articoli di Brandon Turbeville qui.

Brandon Turbeville è uno scrittore dalla periferia di Florence, South Carolina. Ha una laurea della Francis Marion University ed è l'autore di tre libri, Codex Alimentarius -- The End of Health Freedom, 7 Real Conspiracies, e Five Sense Solutions e Dispatches From a Dissident. Turbeville ha pubblicato più di 200 articoli che si occupano di un'ampia varietà di argomenti, inclusi salute, economia, corruzione governativa e diritti civili. Il podcast di Brandon Turbeville, Truth on The Tracks, si può trovare ogni lunedì notte alle 9 pm EST a UCYTV E' disponibile per interviste radio e TV. Prego contattate activistpost (at) gmail.com. 

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