Dal Che a Chavez:

l'America Latina si ribella all'impero

Stuart Munckton

 

L'8 ottobre 1967 il rivoluzionario socialista argentino Ernesto “Che” Guevara venne assassinato in Bolivia da un agente della CIA. Avendo aiutato a guidare la riuscita Rivoluzione cubana, il Che era in Bolivia per tentare di propagare la lotta contro l'imperialismo. Quasi 40 anni dopo, il 18 dicembre, Evo Morales — un povero indigeno coltivatore di coca e leader radicale del Movimento Verso il Socialismo  — è stato eletto nuovo presidente della Bolivia.   

Il 12 febbraio il Sydney Morning Herald pubblicò un articolo di David Segal intitolato "Viva il Che, il comandante del capitalismo", che affermava che l'assai diffuso utilizzo dell'immagine icona del Che da parte delle aziende per vendere dei prodotti equivale ai "chiodi nella bara del Che". Segal disputava che gli ideali rivoluzionari per i quali il Che ha combattuto sono morti, "il capitalismo ha vinto".

Qualcuno deve aver dimenticato di raccontare questa storia ai lavoratori ed ai contadini impoveriti da una parte all'altra dell'America Latina, che probabilmente non hanno mai sentito, e ad ogni modo non potrebbero permetterseli, dei gelati “Cherry Guevara” della Magnum. Chiaramente Morales non ha mai ricevuto il messaggio. Chiedendo un minuto di silenzio per il Che ed "i milioni di esseri umani caduti in tutta l'America Latina", nel suo discorso di insediamento Morales disse che la lotta che sta guidando è "la continuazione della battaglia di Che Guevara”.

In anni recenti diversi governi filo USA e filomultinazionali in America Latina sono stati portati giù da rivolte popolari ed è stato eletto un crescente numero di governi su piattaforme che sfidano le politiche neoliberiste portate avanti da Washington. Un editoriale di Niall Ferguson sul LA Times del 13 febbraio affermava che "mentre gli Stati Uniti si sono fissati sul mondo musulmano una regione a noi molto più vicina si sta tranquillamente portando fuori del controllo americano".

Il crescente isolamento degli USA nella regione è stato dimostrato alla riunione del Summit delle Americhe in novembre, dove gli USA hanno fallito nel fare passare il loro progetto chiave di Area di libero scambio delle Americhe, che avrebbe ulteriormente esposto il continente alla dominazione ed allo sfruttamento da parte delle corporations USA.

Negli anni '80 e '90 le istituzioni finanziarie internazionali hanno imposto gravi politiche neoliberiste all'America Latina, impoverendo milioni di persone.

I primi segni di rivolta regionale sono arrivati in Venezuela nel febbraio 1989, quando i poveri si sollevarono spontaneamente contro gli aumenti di prezzo sui generi di prima necessità imposti dal Fondo Monetario Internazionale. Durante tutti gli anni '90 i movimenti contro il neoliberismo sono cresciuti. In Bolivia, nel 2000 una rivolta di massa ha fermato il tentativo di privatizzare l'acqua del paese. Nel 2003 e nel 2005, delle ribellioni di massa rovesciarono i governi filo USA in Bolivia in battaglie focalizzate sulla richiesta, sostenuta da Morales, di nazionalizzare le riserve di gas della Bolivia.

Nella maggior parte dei paesi, i movimenti di massa, mentre mettono i governi sulla difensiva e impongono delle concessioni, non hanno ancora conquistato il potere. Ma in Venezuela la lotta è andata oltre le periodiche ribellioni e in una rivoluzione in sviluppo per trasformare il paese. Il governo del presidente socialista Hugo Chavez, eletto nel 1998, ha guidato la maggioranza povera in una battaglia per prendere il controllo delle risorse del Venezuela ed usarle per sconfiggere la paralizzante povertà ed il sottosviluppo. Quando Chavez iniziò ad introdurre riforme che avvantaggiano i poveri rispetto ai ricchi, la locale elite e le multinazionali, sostenuti dal governo USA, risposero con ripetuti tentativi di rovesciare il governo.

La resistenza da parte della elite capitalista contro ogni usurpazione del suo potere ha radicalizzato i poveri del Venezuela, che sono giunti a realizzare che è impossibile ottenere il cambiamento semplicemente eleggendo un governo e metterlo a promulgare riforme. Il popolo venezuelano è stato costretto a prendere la strada della rivoluzione ed a combattere per il potere popolare nelle strade. Nel processo, molti hanno tratto la conclusione che il capitalismo non può essere riformato.

In Venezuela la risoluzione ha risollevato la bandiera del socialismo, molto tempo dopo che era stato dichiarato morto e sepolto con il crollo dell'Unione Sovietica. La rivoluzione venezuelana sta lavorando per costruire un "nuovo socialismo del 21° secolo", fondato sui principi della democrazia e dell'umanesimo. E sta funzionando: la povertà sta diminuendo (solamente lo scorso anno di 3 milioni di persone) ed i poveri stanno conquistando sempre più potere.

L'imperialismo deve essere ancora sconfitto in America Latina, ma sta venendo spinto indietro. Dalla Bolivia al Venezuela a Cuba, il popolo ne ha abbastanza dell'idea che l'unica cosa che oggi Che Guevara rappresenti sia la vodka che la Smirnoff usa con il suo volto per vendere. E' vero l'esatto opposto: il socialismo rivoluzionario per il quale il Che ha combattuto ed è morto è vivo e vegeto, ed in avanzata.

[Stuart Munckton è il coordinatore nazionale della organizzazione della gioventù socialista Resistance.] 

Da Green Left Weekly, 22 febbraio 2006.