Bruciare la bandiera

 

 

"Come nativo americano, ogni volta che vedo la bandiera americana mi sento nello stesso modo nel quale immagino dovevano sentirsi gli ebrei quando guardavano la bandiera nazista"- Rod Coronado.

 

Per alcuni la bandiera americana rappresenta libertà. democrazia ed unità, ma per altri simbolizza l'opposto. Gli Stati Uniti d'America sono edificati su una storia di violenza e repressione. Questo iniziò con il genocidio dei nativi americani che abitavano questo paese prima dell'arrivo dei colonizzatori europei e continuò quando il neri furono portati qui come schiavi per fornire il lavoro necessario allo sviluppo del paese. Ancora oggi, i messicani che vivono nell'ovest sono considerati "stranieri illegali"in una terra che era la loro patria molto tempo prima di venire conquistata dagli USA nel 1848, ed immigranti continuano tutti i giorni ad arrivare in questo paese indotti dal "sogno americano", soltanto per essere costretti in lavori umili ritenuti inadatti per i "veri americani". La costruzione ed il mantenimento dell'America dipendono dalla marginalizzazione e dallo sfruttamento degli esclusi.

Questa nazione è stata foggiata non soltanto dai padri fondatori, dai politici, dai generali e dagli uomini d'affari, ma anche dalle lotte popolari che hanno loro resistito, dalle rivolte degli schiavi e dalle "guerre indiane" al movimento per i diritti civili ed alle sollevazioni urbane. Mentre molti lottavano per la liberazione, le forze armate USA combattevano guerre di conquista per la supremazia globale e la dominazione economica nel nome della libertà. Libertà significa cose differenti per persone differenti. Le libertà alla proprietà privata ed al miglioramento socioeconomico per alcuni americani sono garantite ad alcuni americani a spese delle libertà alla sopravvivenza ed autodeterminazione per molta parte del resto del mondo. In questo momento, la bandiera americana è invocata per celebrare una particolare visione della libertà, senza considerazione delle contraddizioni interne e della resistenza a quella visione.

Dall'11 settembre i media ritraggono una unità senza precedenti tra le diverse comunità. Durante questo periodo di tempo, alla gente che storicamente è stata marginalizzata (cioè neri, ispanici, omosessuali ecc.) viene temporaneamente garantito lo status di cittadini, mentre coloro che vengono percepiti come arabi, musulmani o mediorientali sono ulteriormente allontanati ed attaccati. Ora, come sempre, l'orgoglio nazionale è dipendente dall'invenzione e dalla persecuzione di un nemico comune. L'America non è solamente un luogo, è una falsa nozione di popolo unificato, definita più da chi viene escluso che da chi viene incluso. Difendere questo concetto di America è dichiarare guerra a coloro che si trovano al di fuori dei suoi confini ed a quelli che mettono in discussione la sua legittimità.

Sebbene tutte le nazioni abbiamo una storia di violenza, noi ci opponiamo al modo nel quale gli Stati Uniti costituiscono se stessi come una superpotenza attraverso l'intersezione di imperialismo, razzismo e nazionalismo. Gli USA seguono in una lunga tradizione di imperi coloniali, impiegando come tecniche di dominazione la dominazione economica imposta e l'imperialismo culturale. E' per questo che scegliamo di bruciare la bandiera americana--non per esprimere odio per questo posto o per la gente che qui vive, ma per delegittimare il simbolo dell'entusiasmo nazionalista e per riconoscere storie dimenticate di resistenza. Non vogliamo mancare di rispetto a coloro che hanno perso la vita o i loro cari l'11 settembre. Semplicemente ci rifiutiamo di continuare il modello di dare un prezzo alla vita dei cittadini USA su quella degli altri. Noi mettiamo queste vittime americane nel contesto con tutte le vittime di una guerra in corso dall'imperialismo USA. L'America è una guerra e tutte le guerre hanno vittime.

In paesi che censurano apertamente i dissidenti a migliaia rischiano la vita in manifestazioni contro l'America. Qui, dove apparentemente abbiamo delle libertà ineguagliabili, interiorizziamo la repressione governativa. Questo crea paura ed autocensura nelle nostre menti e nei nostri corpi. Ci rivolge contro noi stessi e le nostre comunità e ci riduce al silenzio. Il governo non deve censurare questo messaggio; può permettere che questa critica sia stampata senza timore di risposta pubblica. Abbiamo paura di manifestare, perché, come dissidenti, affrontiamo la perdita dei nostri posti di lavoro e di venire minacciati, messi a tacere e marginalizzati da altri cittadini e dalla polizia. Ancora di più, le comunità marginalizzate in questo paese fronteggiano su base giornaliera la brutalità della polizia, la repressione istituzionalizzata ed il fanatismo implacabile, eliminando la voce di coloro che hanno il principale motivo per parlare ad alta voce.

Sebbene possa essere difficile, siamo obbligati ad agire perché riconosciamo di avere il privilegio della libertà di farlo senza gravi ripercussioni. Questa libertà è senza senso se resta inutilizzata. Dalle nostre azioni molti hanno insistito che se non amiamo questo paese dovremmo giusto lasciarlo. Comunque, comprendiamo la capacità distruttiva collegata di tutti gli stati nazione e riconosciamo di non poterci sottrarre all'influenza degli USA od alla nostra complicità in quel retaggio. Portiamo gli USA dentro di noi, persino se attraversiamo i confini. Dal momento che siamo cresciuti qui, questo deve essere il nostro punto di partenza.

 

Comitato studentesco

Amherst College

The University of Massachusetts

24 ottobre 2001