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L'economia delle bolle finanziarie

28 luglio 2014

 

Venerdì tutti e tre i principali indici azionari USA sono diminuiti, coronando il maggiore declino settimanale dei mercati borsistici USA in quasi due mesi. Il catalizzatore per la svendita di venerdì è stata una serie molto debole di cifre e proiezioni sulle vendite di tre corporation legate alla spesa dei consumatori: Amazon, il maggiore dettagliante online; Wal-Mart, il più grande dettagliante con strutture fisiche e Visa, la società di transazioni con carte di credito e di debito.

Più in generale, i tremori della borsa riflettono la crescente preoccupazione all'interno della classe dominante che condivide dei valori, raddoppiati ed in alcuni casi triplicati dai minimi del 2009, che sono sul punto di un altro storico crollo.

Il segreto di Pulcinella dell'economia degli USA è che la straordinaria crescita nei mercati borsistici è completamente sconnessa dal processo di produzione. Mentre lo scorso anno la crescita economica è stata soltanto dell'1,8%, sotto la media dei tre anni precedenti, l'S&P 500 azionario è salito alle stelle più di 20 volte. Nel primo trimestre di quest'anno, mentre l'economia si contraeva ad un tasso di quasi il 3%, tutti e tre gli indici azionari USA continuavano a salire.

La ripresa della borsa si basa su due elementi interconnessi: il trasferimento sistematico di ricchezza dalla classe lavoratrice all'elite finanziaria ed il rifornimento di un flusso essenzialmente illimitato di denaro contante nel sistema finanziario da parte della Federal Reserve.

La bolla della borsa ha facilitato fusioni ed acquisizioni progettate per gonfiare i prezzi delle azioni delle società con licenziamenti di massa e taglio dei costi, soffocando ulteriormente la crescita economica. Queste fusioni ed acquisizioni sono aumentate di circa il 50% sull'anno passato. Un esempio calzante è stato questo mese l'annuncio della Microsoft di 18.000 licenziamenti a livello mondiale in seguito all'acquisizione per $7 miliardi della divisione telefoni cellulari della Nokia.

I profitti delle imprese come quota del PIL USA l'anno scorso sono stati più alti di qualunque anno di registrazioni risalendo alla fine degli anni '40. Una misura della febbre speculativa che ha preso ancora una volta l'America delle corporation: le società stanno utilizzando questi profitti non per investimenti, ma piuttosto per ingrossare la retribuzione degli alti dirigenti, alzare i dividendi ed acquistare azioni proprie. Gli acquisti di azioni proprie hanno raggiunto nel primo trimestre di quest'anno il secondo livello più alto registrato, dietro soltanto al secondo trimestre del 2007, appena prima del crollo finanziario.

Il fatto che la ripresa della borsa sia chiaramente instabile ha generato in alcuni ambienti dei mormorii di preoccupazione. All'inizio di questo mese, Fitch Ratings Agency ha avvertito della "crescente ansia tra gli investitori che le valutazioni riflettano troppo denaro che insegue troppo pochi beni che producono reddito". L'agenzia di valutazione ha aggiunto che "Gli investitori sentono di avere poca scelta se non di investire in qualunque cosa venga dal mercato, nonostante la continua caduta dei rendimenti e delle cedole".

Questo mese su New York Times un commentatore ha avvisato di una "bolla di tutto" nella quale "vi sono molto pochi beni inequivocabilmente a buon mercato". Questi avvertimenti hanno echeggiato le preoccupazioni sollevate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, che il mese scorso ha concluso che "è difficile evitare il senso di sconcertante disconnessione tra la capacità di recupero dei mercati ed gli sviluppi economici sottostanti".

L'avvertimento più categorico è venuto da John P. Hussman, ex docente all'Università del Michigan ed attuale gestore fondi d'investimento, che questa settimana ha pubblicato un promemoria intitolato "Si, questa è una bolla di capitale". Ha concluso che "Non fate errori questa è una bolla di capitale ed altamente avanzata. Sulle misure storicamente più affidabili, è senza dubbio oltre il 1972 ed il 1987, oltre il 1929 ed il 2007 ed ora è entro circa il 15% dell'estremo del 2000". Termina con "La Federal Reserve può certamente differire il crollo di questa bolla, ma soltanto rendendo molto peggiore quel risultato finale".

Profitti aziendali e valori azionari che salgono hanno accompagnato un enorme declino nelle condizioni sociali per la vasta maggioranza della popolazione degli USA. Secondo uno studio recente, tra il 2003 ed il 2014 il valore netto aggiustato all'inflazione di una famiglia americana tipica è diminuito del 36%. Negli USA il reddito familiare medio è precipitato dell'8,3% tra il 2007 ed il 2012 ed il numero di persone che utilizzano i buoni alimentari è aumentato del 70% dal 2008.

L'enorme retrogressione sociale della società americana è riassunta in una statistica: negli Stati Uniti un bambino su quattro vive sotto il livello ufficiale di povertà, mentre uno su cinque è a rischio di soffrire la fame.

Il crollo del 2008 ha quasi portato giù il sistema finanziario del mondo intero e scatenato una recessione globale, senza nessuna ripresa. La Fed ha sostanzialmente abbassato a zero i tassi d'interesse, dove sono rimasti per quasi sei anni, permettendo alle banche accesso al denaro contante a gratis. Attraverso una varietà di programmi di acquisto di attività, dal 2008 la Fed ha triplicato la grandezza del suo bilancio. Questa politica è stata imitata a livello internazionale, associata a misure di austerità sempre più brutali dirette alla classe lavoratrice.

Questo gioco non può continuare per sempre. Alla fine, le valutazioni delle attività finanziaria devono arrivare a schiantarsi giù. Le conseguenze del prossimo crollo saranno ancora più drammatiche di quelle della crisi finanziaria del 2008.

L'elite dominante USA ha raggiunto un vicolo cieco storico. Barcolla da crisi a crisi, cercando di spegnere gli incendi con la benzina. Questo approccio pragmatico, miope e parassitico alla crisi dell'economia USA è espressivo della fisionomia di fondo dell'elite finanziaria. Questo è uno strato sociale che ha accumulato la propria ricchezza non attraverso l'attività produttiva, ma attraverso il saccheggio della società: assalendo pensioni, fondi, tagliando salari, chiudendo impianti industriali e licenziando lavoratori.

Questa crisi socioeconomica interna del capitalismo americano è un fattore significativo della politica estera degli USA, della straordinaria avventatezza con la quale la classe dominante ed i suoi rappresentanti nell'establishment politico e dei media alimentano dappertutto il conflitto.

Guardando verso un disastro economico e politico all'interno, l'elite dominante USA cerca attraverso la guerra un mezzo disperato per puntellare la sua posizione nell'economia globale e deviare la rabbia sociale in casa in guerre ed interventi all'estero. Ciascuno stadio della crisi economica è stato accompagnato da un parossismo sempre maggiore di violenza imperialista.

La politica della classe dominante americana è, in senso profondo, folle. Tuttavia, è una follia socialmente condizionata, una follia che esprime un sistema economico fallito ed un ordine sociale alla vigilia di rivoluzione.

Andre Damon