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Il fallimento del capitalismo

3 maggio 2013

 

Le cifre sullo stato dell'economia europea pubblicate nel corso della settimana passata non sono soltanto l'espressione di una crisi economica e sociale che si aggrava.

Nelle sue ultime previsioni economiche, il Fondo Monetario Internazionale ha predetto che l'area della zona euro nel complesso quest'anno si contrarrà dello 0,3%, con la Francia che si unisce a Italia e Spagna come le tre economie principali in recessione. La stessa contrazione è significativa, ma il fatto che accada all'incirca cinque anni dopo il principio della crisi finanziaria punta ai processi fondamentali che l'hanno provocata. L'economia europea è presa in trappola in una spirale verso il basso in aggravamento.

Ora la Spagna ha un tasso di disoccupazione a livello di Depressione del 27%, con la disoccupazione giovanile al 57%. Più di sei milioni di lavoratori spagnoli sono disoccupati. In Francia il numero totale dei disoccupati che non avevano lavorato affatto nel mese precedente è salito a un record di 3,2 milioni. Attraverso l'Unione Europea 26 milioni di persone, che rappresentano il 12% della forza lavoro, sono disoccupate.

In Gran Bretagna, nell'ultimo trimestre la crescita economica è stata soltanto dello 0,3%. Mentre questo ha provocato un sospiro di sollievo nei circoli ufficiali perché la Gran Bretagna è scampata a una recessione "doppio tuffo", resta il fatto che l'economia britannica è ancora del 2,6% più esigua di quando è iniziata la crisi.

La Gran Bretagna ha sperimentato la sua più grave e più prolungata caduta del prodotto interno lordo in un secolo. In confronto, allo stesso stadioall'incirca 51 mesi dentro la crisila crescita economica aveva iniziato a riaversi durante la Grande Depressione, la depressione economica degli anni '70 e la recessione degli inizi degli anni '90.

Inoltre, la prospettiva dell'Unione Europea sta peggiorando. In un discorso pronunciato la scorsa settimana, il vice direttore del Fondo Monetario Internazionale David Lipton ha avvertito che l'Unione era esposta al rischio di uno "scenario di stagnazione". "Gli investimenti declinano e la disoccupazione continua ad aumentare ed i mercati finanziari restano frammentati".

Tuttavia, la situazione europea è soltanto l'espressione più dura dello stato del capitalismo globale nel complesso. La crescita dell'economia USA è ad un anemico 2,5%, mentre la disoccupazione resta quasi a livelli da Depressione, tra povertà crescente e disuguaglianza sociale che si allarga. Mentre la Federal Reserve versa denaro nei mercati finanziari, aumentando i profitti delle grandi società, i redditi reali per la massa della popolazione continuano a diminuire.

Per i media borghesi ed i loro mezzibusti ed esperti, la posizione sociale della vasta massa della popolazione in continuo peggioramento è soltanto un'altra espressione della "nuova normale". Nessuno di loro sente mai il bisogno di spiegare perché, tra i maggiori avanzamenti scientifici e tecnologici della storia, porzioni crescenti della popolazione vengono impoveriti.

Ma il significato di un simile sviluppo è stato elaborato da Karl Marx più di 160 anni fa. Questo fenomeno, ha spiegato, dimostra che "la borghesia non è più adatta ad essere la classe dominante della società e a imporre le proprie condizioni di esistenza sulla società come legge principale".

Ad un recente forum a Londra, organizzato dalla Banca d'Inghilterra, l'economista capo del FMI Olivier Blanchard ha tratteggiato quelle che ha chiamato le lezioni della crisi. E' stata una confessione di bancarotta intellettuale e politica.

Blanchard ha ammesso di essere stato completamente preso di sorpresa dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008, credendo che queste cose non sarebbero più accadute. Non era riuscito a comprendere la "piombatura" del sistema finanziario e non aveva tenuto conto della intercomunicabilità dell'economia mondiale, che ha portato al crollo del commercio globale nel 2009.

Inoltre, dopo avere ammesso che "i tradizionali strumenti monetari e fiscali non sono proprio abbastanza validi per occuparsi dei problemi molto specifici del sistema finanziario", ha affermato che non era certo se i cosiddetti strumenti macro prudenziali per regolare il sistema finanziario potevano realmente funzionare.

Certamente Blanchard non è l'unico. Lo scorso settembre, subito dietro la decisione della Federal Reserve USA di espandere la sua politica di alleggerimento quantitativo, Richard Fisher, membro della Federal Open Market Committee, ha ammesso che "nessuno sa veramente cosa funzionerà per riportare sulla rotta l'economia" e che nessuna banca centrale "possiede l'esperienza di pilotare con successo il ritorno a casa dal luogo dove ora ci troviamo".

La stessa perplessità era in mostra ad un incontro di economisti di massimo livello convocato dal FMI dopo la sua riunione di primavera il mese scorso a Washington. Il vincitore del Premio Nobel George Akerlof ha paragonato la crisi economica a un gatto che era arrampicato su un albero, che non sapeva come venire giù ed ora stava per cadere. Un altro economista ha aggiunto che dopo cinque anni forse era tempo di prendere il gatto dall'albero, mentre il vincitore del Premio Nobel Joseph Stiglitz ha spiegato: "Non vi è nessuna valida teoria economica che spieghi perché il gatto sia ancora sull'albero".

Il fallimento della scolastica medievale e dell'ordine sociale feudale che ne era alla base era espresso nelle discussioni su quanti angeli potessero danzare sulla testa di uno spillo.

Se i teologi del giorno d'oggi del capitalismo e le loro discussioni sui gatti in alto sugli alberi sembrano esattamente ridicole, non è un risultato dei loro fallimenti personali. In ultima analisi, non sono in grado di offrire nessuna spiegazione per la più grave crisi in tre quarti di secolo perché l'ordine socioeconomico che difendono è diventato antagonistico ad ogni ulteriore progresso storico.

Mentre gli ideologi della classe dominante hanno sfruttato prontamente il crollo dell'URSS per proclamare la fine del socialismo, gli economisti e gli esperti dei media non dicono nulla del fallimento del capitalismo.

Tuttavia, appena sotto la superficie della loro perplessità si trova la paura crescente che questo collasso economico produrrà una tremenda ondata di lotte sociali e di classe. Recentemente un importante articolo sulla rivista Time ha osservato che Marx aveva teorizzato che "il sistema capitalista impoverirebbe inevitabilmente le masse mondiali mentre la ricchezza mondiale diventava concentrata nelle mani di pochi avidi causando crisi economiche ... Un dossier crescente di prove suggerisce che poteva avere ragione".

La massa delle statistiche che provengono dall'Europa e altrove dimostra che il capitalismo è entrato in una crisi terminale, con implicazioni rivoluzionarie.

La disintegrazione intellettuale dei difensori dell'ordine borghese indica il fatto che una lotta politica consapevole della classe lavoratrice, sulla base di un programma di internazionalismo socialista, aprirà ad essa delle strade per guidare la società fuori dalla spirale verso il basso della decomposizione sociale che segna il fallimento del sistema del profitto.

Nick Beams