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L'arrivo al potere di un nuovo governo Tory apre un nuovo
burrascoso capitolo in Gran Bretagna. Questa non è la conclusione dei
marxisti soltanto ma anche degli strateghi del capitale:
"Mentre i conservatori si dilettano nel loro inaspettato trionfo,
dovrebbero riconoscere che la vittoria apre un nuovo ed incerto capitolo
per il Regno Unito", avverte il
Financial Times in un editoriale appena due giorni dopo le
elezioni.
"Avendo giocato durante le elezioni la "carta scozzese", avvertendo
di una possibile alleanza di sinistra tra il
Labour
e l'SNP,
Mr. Cameron potrebbe vedere l'umore coagulato in
accigliato nazionalismo. L'unione rischia di squarciarsi per la
collisione tra due forze incompatibili: furioso, spendaccione
separatismo scozzese ed un governo Tory impegnato all'austerità. Questa
sarebbe una vera maledizione del vincitore".
(FT, 9/5/2015)
"Brexit"
Poi vi è il pericolo che la Gran Bretagna lasci la UE. "Mentre
Mr. Cameron ha promesso di
rinegoziare i termini dell'appartenenza del Regno Unito e di trattare un
accordo che il suo partito possa rendere accetto per rimanere dentro, la
‘Brexit’ è un
esito che non può essere escluso", continua l'editoriale. Un simile
esito sarebbe un colpo disastroso per il capitalismo britannico,
smembrato ed isolato. Sarebbe un'umiliazione di proporzioni storiche.
Cameron viene esortato
ad assaporare ora il momento come se in futuro si dovesse scatenare
tutto l'inferno. "Davanti si trovano tempi pericolosi
– per la Gran
Bretagna ed i conservatori di
Mr. Cameron, scrive
Philip Stephens sullo stesso
giornale.
Non vi è nessuna calma in
Gran Bretagna
-
esiste dovunque un sentimento di rabbia, amarezza e disillusione.
Mentre in Scozia ha trovato un'espressione nel sostegno per l'SNP, in
Inghilterra e Galles non ha trovato nessuno sbocco. E' vero che i Verdi
hanno ottenuto più di un milione di voti, principalmente dai giovani.
Anche il voto all'UKIP ha riflesso un certo umore
anti-establishment. Infatti, il
risultato elettorale ha riflesso
la sottostante insoddisfazione verso tutti i principali partiti
maggiori.
Il risultato elettorale rivela l'enorme volatilità ed incertezza
politica in
Gran Bretagna.
Tuttavia, questo non è unico della
Gran Bretagna, ma
è un fenomeno internazionale. Su scala mondiale siamo entrati in un
periodo estremamente turbolento, con un rafforzamento a tutti i livelli
delle contraddizioni.
Ora sono all'ordine del giorno cambiamenti intensi ed improvvisi.
La crisi mondiale: nessuna fine in vista
Questo è sorto come risultato della crisi capitalista mondiale che
è esplosa nel 2008 e che i governi capitalisti non sono stati in grado
di risolvere. Questa è stata la crisi più grave del capitalismo dagli
anni 1930 e forse di tutta la storia. Ha costituito un fondamentale
punto di svolta della situazione. La crisi globale è una crisi organica
radicata, che interessa l'intero sistema. Ciò significa che il
capitalismo è entrato in un completo vicolo cieco, dove le forze
produttive
– industria,
tecnica, scienza ecc.
– non possono
essere sviluppate come in passato. Questa nuova epoca punta verso il
crepuscolo
del sistema capitalista dal quale non vi è per loro nessuna fuga.
Assieme alla crisi capitalista è arrivata una prolungata austerità
con tagli ai servizi ed ai salari. Ciò è servito ad indebolire il
mercato in un momento di generale capacità in eccesso e di
sovrapproduzione, esacerbando ulteriormente la situazione. Hanno tentato
di tutto per risolvere la crisi ma hanno fallito. Cambiano
disperatamente da una "soluzione" all'altra ma inutilmente. L'unica cosa
disponibile sono livelli di vita calanti ovunque. Questo è risultato in
disoccupazione cronica, contratti a zero ore, paghe basse, tagli che si
aggravano ma anche nella crisi dei partiti tradizionali ed in un
generale stato d'animo di rabbia nella società.
"Una depressione, ovvero una recessione molto prolungata, fa di più
che creare sofferenze economiche", spiega
Gideon Rachman,
scrivendo sul
Financial Times. “Serve anche a screditare le ideologie
mainstream ed a stimolare la rabbia contro
le elite politiche
— e quegli effetti possono durare ben oltre il
punto al quale le cifre economiche mostrano qualche miglioramento.
"E' inoltre improbabile che un ritorno alla crescita che affronti
completamente il senso di malessere economico nella UE. Da una parte
all'altra d'Europa vi è il timore che interi paesi stiano vivendo oltre
i loro mezzi e possano dovere accettare un aggiustamento permanente
verso il basso dei livelli di vita. In paesi come Grecia, Portogallo ed
Irlanda, questo aggiustamento ha avuto luogo in maniera abbastanza
rapido e brutale a causa della crisi finanziaria
— ed è risultato in tagli ai salari ed alle
pensioni nominali.
"Ma anche i paesi che sono sfuggiti al peggio della crisi stanno
attraversando un aggiustamento dei livelli di vita che sta interessando
in modo particolarmente duro i giovani. In alcuni paesi il tasso di
disoccupazione giovanile è paurosamente alto: sopra il 50% in Spagna,
quasi il 40% in Italia, il 23% in Francia ed il 17% nel Regno Unito. In
tutti questi paesi, vi è il timore che la nuova generazione vivrà una
vita meno sicura dei loro genitori.
"Come risultato, anche quando i governi possono vantarsi di una
crescita relativamente robusta, vi è disillusione verso l'establishment politico".
(FT, 23/3/15)
La crisi dell'establishment, la crisi del riformismo
In altre parole, ora la crisi del capitalismo significa anche una
crisi dei partiti tradizionali ed una crisi del riformismo. Il sistema
non può più offrire riforme ma soltanto controriforme. La crisi
economica sta portando ovunque ad una crisi sociale e politica, mentre
governi instabili sono costretti a cedere il passo a nuovi governi
ancora più instabili. La crisi sta alimentando la coscienza della classe
lavoratrice come pure della classe media. Lo scontento, la rabbia e
l'amarezza hanno raggiunto livelli storici.
Vi è odio crescente verso i banchieri, i finanzieri come pure verso
la grande impresa, mentre il sostegno per il sistema capitalista è
precipitato. Vi è dovunque disgusto verso l'establishment.
La crisi del sistema è coincisa con un'intera serie di scandali di
corruzione proprio al vertice della società. I vecchi partiti sono
diventati sempre più screditati.
Questi atteggiamenti sono presenti in ampi settori della classe
lavoratrice, ma specialmente tra i giovani, che sono stati i più
duramente colpiti. Le illusioni nel capitalismo stanno evaporando.
Vengono estinte dagli eventi. La dura realtà della crisi capitalista sta
producendo livelli esplosivi di malcontento in tutti i paesi. Quindi, è
probabile che gli sviluppi politici progrediscano ad un ritmo più veloce
che in passato, compreso in Gran Bretagna.
Una "ripresa" costruita sulla sabbia
Nel corso degli ultimi cinque anni, la Gran Bretagna ha
sperimentato profondi tagli di austerità. I livelli di vita sono stati
duramente colpiti mentre i salari reali sono calati ad un tasso più
veloce e più sostenuto non visto dal 1855, per più di 150 anni. In
Gran Bretagna i salari reali sono calati più che in ogni altro
paese del G20, inclusi quelli colpiti più duramente dalla crisi come
Italia, Spagna e Giappone. In maniera non sorprendente, il numero di
banche del cibo è andato su ed ora stanno servendo alcuni milioni di
persone.
L'economia britannica si è ripresa soltanto pigramente dopo una
crisi prolungata. Anche questa debole "ripresa" non è costruita su
investimenti produttivi ma sulla spesa dei consumatori, che è cresciuta
sulla base del credito e dei risparmi che vengono ridotti. Ciò non può
essere sostenuto. Non vi è stata nessuna ripresa degli investimenti o
nelle esportazioni. La Banca d'Inghilterra ha già declassato le sue
proiezioni per la crescita. Una rinnovata crisi in Europa trascinerà
ulteriormente giù l'economia britannica. Quindi, il quadro economico
resta molto deprimente.
Come conseguenza della crisi, in Gran Bretagna quindi la politica è
diventata molto fluida. Tutte le vecchie certezze del passato sono
scomparse. Nel 1950, i laburisti ed i conservatori presero il 97% del
voto popolare. Queste elezioni è stato appena sopra il 65%, riflettendo
il collasso del sistema a due partiti, che una volta forniva stabilità
al capitalismo britannico. Siamo entrati in acque sconosciute.
Il terremoto politico in Scozia
Il maggiore e più decisivo mutamento della situazione è avvenuto in
Scozia. Questo si è visto prima nel referendum sull'indipendenza di
settembre dello scorso anno, nel quale vi è stato un massiccio terremoto
politico che ha scosso proprio fino alle fondamenta l'establishment britannico.
L'affluenza al referendum è stata sorprendentemente più dell'85%,
che è stata la maggiore affluenza di sempre in ogni elezione britannica.
Circa 1,6 milioni di persone hanno votato per l'indipendenza, ovvero il
45% della popolazione elettorale. Meno di nove mesi prima, i sondaggi
d'opinione avevano posto il sostegno per l'indipendenza al 24%. Entro
dei mesi, l'intero paesaggio politico è stato trasformato e ha riflesso
un colossale cambiamento nella consapevolezza in uno spazio di tempo
molto breve.
Glasgow, il centro
proletario della Scozia, ha votato per l'indipendenza, come hanno fatto
Dundee ed
altri agglomerati urbani della classe
lavoratrice. La maggioranza della classe lavoratrice, specialmente i
suoi settori più poveri, ha votato SI in una massiccia esposizione di
opposizione.
E' stata vista da molti come un'alternativa al governo conservatore
ed all'austerità imposta da
Westminster. Non è stata
sostenuta per motivi di crudo nazionalismo scozzese, nonostante fosse
guidata dal Partito Nazionale Scozzese. In maniera confusa, il
referendum ha rappresentato un voto di classe contro lo status quo
capitalista. Il Partito Laburista
è diventato strettamente identificato come difensore e persino
parte dell'establishment. E' stata questa
la conclusione di molti, dopo decenni di tradimenti del
Partito
Laburista. Infatti, la prima ragione della crescita del nazionalismo
scozzese è stata l'amara disillusione verso i laburisti in Scozia ed a
Westminster.
La campagna pro-indipendenza è servita ad infiammare decine di
migliaia di persone per farle diventare per la prima volta attive in
politica. Questo ha avuto tendenze secondarie rivoluzionarie.
Nondimeno lo stesso umore di rabbia, amarezza e frustrazione in
Scozia è del resto prevalente anche per tutta la Gran Bretagna, l'Europa
ed a livello internazionale. Mentre in Inghilterra e Galles non vi è
stato nessuno sbocco o catalizzatore per questo umore, in Scozia ha
trovato un'espressione nel referendum e nella campagna per il SI.
L'effetto immediato del referendum in Scozia è stato una tremenda
radicalizzazione alla sinistra del Partito Laburista, che ha interessato
centinaia di migliaia di lavoratori e di giovani. Mentre la classe
lavoratrice odiava i conservatori ed i liberaldemocratici, è arrivata a
detestare il
Partito Laburista, che era saltato nel letto con gli arcinemici
della classe lavoratrice nella campagna per il NO. Questo era
semplicemente troppo per lo stomaco e coloro che tradizionalmente
avevano in passato sostenuto i laburisti hanno voltato le spalle al
partito.
Questo aumento della popolarità del
Partito
Nazionale Scozzese ha visto esplodere gli iscritti al partito a 110.000,
dai 25.000 dello scorso anno. Anche i partiti a sinistra dei laburisti
sono cresciuti, con i Verdi che sono saliti a 9.000, quasi il livello
del Partito Laburista Scozzese. Anche l'SSP è cresciuto ad alcune
migliaia da un punto molto basso. La frazione sindacale dell'SNP ha più
membri del totale degli iscritti al Partito Laburista.
Questo terremoto politico è stato confermato nel risultato
elettorale generale, nel quale l'SNP ha ottenuto il 50% dei voti e preso
56 dei 59 seggi scozzesi. I laburisti hanno perduto 40 dei loro 41
seggi. Questo è stato uno spostamento politico maggiore che nel
referendum. Piuttosto che un ritorno alla "normalità" in seguito al
referendum, il processo è continuato e si è reso più intenso.
L'SNP aveva cambiato molto tempo fa la sua immagine da
“Tartan Tory”,
aggirando invece da sinistra i laburisti.
Nicola Sturgeon,
il leader dell'SNP,
ha presentato il partito come un partito anti-austerità, con popolarità
crescente. E' un politico intelligente, che sta a sinistra. Ora l'SNP
domina completamente la politica in Scozia.
Tuttavia, l'SNP si mantiene sulla base del capitalismo. Il suo
radicalismo è radicalismo verbale. Dove controlla dei consigli in
Scozia, ha attuato tagli di austerità. La sua "indipendenza" desidera
conservare la monarchia britannica, mantenere la sterlina, restare
nell'Unione Europea capitalista e tagliare le tasse alle imprese. Presto
o tardi questo programma colliderà con la base che pende verso sinistra.
Nondimeno,
in politica
la vittoria dell'SNP significa una trasformazione notevole ed avrà
colossali conseguenze in Scozia e per tutto il resto delle isole
britanniche.
I blairiti ed il "terreno di mezzo"
Ed Miliband ha stupidamente
voltato le spalle all'offerta dell'SNP
per la "serrata" dal governo del Partito Conservatore. Invece, aveva
delle speranze per un accordo con gli screditati libdem, piuttosto che
con un SNP di "sinistra". Ma alle elezioni i libdem sono stati
completamente frantumati, perdendo 47 seggi e ridotti ad 8.
La conversione pubblica della
leadership del Labour alla
"responsabilità fiscale" li ha legati al carro dell'austerità. Mentre
nelle ultime fasi della campagna Milliband ha compiuto alcuni gesti di
sinistra, è stato troppo tardi e troppo poco. La campagna di destra del
Labour ha garantito a Cameron la vittoria.
Le dimissioni di
Miliband hanno iniziato
un'offensiva dei blairiti per riprendere la
leadership
del Partito Laburista. Per loro, il Labour ha perduto perché era
troppo di sinistra. Il partito ha bisogno di abbracciare ancora una
volta il Nuovo Labour amico delle imprese. Ha bisogno di appellarsi al
terreno di mezzo "aspirazionale". Data l'accettazione da parte dei
leader sindacali del Rapporto Collins, che attenua l'influenza
sindacale nel partito, è possibile che vedremo un ulteriore spostamento
a destra, come accaduto in Scozia sotto
Jim Murphy.
Forze oltre il loro controllo
La classe dominante ha celebrato la vittoria dei conservatori
poiché voleva un governo forte per attuare l'austerità. Ma l'uso della
demagogia e della retorica da parte dei conservatori per ottenere il
sostegno degli Inglesi Piccoli ha messo in moto delle forze incerte e
pericolose. "Qui,
Mr. Cameron ora deve vivere
con le conseguenze della propria campagna", avverte il
Financial Times.
“Gli strateghi
Tory
sono stati sfacciati nell'agitare le braci del nazionalismo inglese
allo scopo di neutralizzare il Partito dell'Indipendenza dell'UK e hanno
alimentato i timori che un governo laburista avrebbe 'svenduto' agli
scozzesi".
Niente di più poteva servire a stimolare il nazionalismo in Scozia.
Niente poteva adattarsi meglio alla narrativa dell'SNP di una Scozia
progressista incatenata
per sempre
da un governo Tory a
Westminster,
che attua una brutale austerità. Questo incrementerà ulteriormente
il sostegno all'SNP, che darà cappotto alle elezioni di
Holyrood nel 2016.
Mentre per ora un nuovo referendum sull'indipendenza è stato messo
nel cassetto, è probabile che questo sia nel manifesto dell'SNP per
Holyrood. I ranghi
dell'SNP spingeranno forte per questo, a qui la
leadership troverà
difficile resistere.
Se
Westminster
conservatrice
nega agli scozzesi i loro diritti democratici, non può essere escluso
che gli scozzesi organizzeranno il loro referendum. Il movimento per
l'indipendenza pare inarrestabile. Se viene concesso un secondo
referendum, vi sarà, sotto queste circostanze, un voto
schiacciante per l'indipendenza.
Anche il referendum sull'Europa proposto dai conservatori può
portare ad un risultato non voluto. Tale è la volatilità in Gran
Bretagna, la continua brutale austerità, l'odio verso l'establishment, che un voto per
abbandonare la UE non può escludersi, con tutte le
implicazioni che significa in termini di prestigio e di posizione nel
mondo della
Gran Bretagna. Cameron potrebbe quindi presiedere all'umiliante
rottura dell'Unione come pure essere spinto fuori dell'Unione Europea.
Un periodo tempestoso davanti
Abbiamo spiegato prima delle elezioni che qualunque partito formi
il governo affronterà una orrenda posizione finanziaria ed economica. Il
governo sarà immediatamente di fronte ad un deficit di bilancio tra i
£75 miliardi ed i £100 miliardi. Soltanto il 40% dei tagli pianificati
tra il 2010-2015 sono stati fatti. Al nuovo parlamento è richiesto un
ulteriore 60%. Naturalmente, ciò peggiorerà se vi sarà un'altra crisi,
che è nelle carte. In altre parole, l'austerità sarà una caratteristica
permanente per tutto il prossimo parlamento ed oltre. La spesa è
proiettata a calare al 35,2% del PIL per il
2019-20 –
portandola alla
quota inferiore in 80 anni.
Osborne
sta già progettando di affondare il coltello nel suo bilancio
estivo. Tali draconiani tagli di austerità significheranno che il
governo conservatore affronterà molto presto una massiccia opposizione.
La rabbia si trasformerà in ira. Potremo avere dei tumulti, come nel
2011. Vi sarà uno sconvolgimento sociale. L'agitazione sarà generale
poiché la gente scenderà nelle strade. I precedenti avvertimenti di
tensione sociale da parte di capi della polizia di alto grado
diventeranno una realtà. Dalle elezioni della settimana scorsa,
in diverse città
vi sono state già proteste di massa spontanee contro i tory ed il
loro programma di austerità.
I lavoratori ed i giovani trarranno delle conclusioni radicali e
persino rivoluzionarie. Una simile prospettiva non si è materializzata
sotto la Coalizione dato il ruolo del Labour e dei leader sindacali.
Erano disperati per mantenere un coperchio sulla situazione. Piuttosto
che proclamare uno sciopero generale, hanno limitato la lotta a scioperi
selezionati limitati che sono serviti a demoralizzare e frustrare la
base. Non sono assolutamente riusciti a dare espressione al reale umore
nella società. Ora le cose raggiungeranno il punto di ebollizione, come
indicato dagli eventi in Scozia. Il popolo ne ha avuto più che
abbastanza di tagli. Gli era stata promessa una ripresa ma non ne
riceverà una.
Sconfitti sul fronte elettorale, i lavoratori guarderanno sempre
più al fronte industriale. I leader sindacali tenteranno ancora di
trattenere lo stato d'animo. Ma saranno di fronte ad una massiccia
pressione dal basso. L'incapacità di agire porterà soltanto all'azione
non ufficiale ed illegale, come pure ad occupazioni. Se i leader
sindacali continueranno a resistere, saranno rimpiazzati da quelli che
riflettono il nuovo umore militante.
Da quale parte il Partito Laburista?
In passato, sulla base degli eventi, ci aspettavamo lo sviluppo di
un'ala di sinistra all'interno del Partito Laburista. Questo era
avvenuto negli anni 1920 e 1930, come pure più di recente negli anni
1970. Tuttavia, questo sviluppo non è ancora avvenuto. Chiaramente, la
radicalizzazione nella società, che certamente esiste, in questa fase
non viene riflessa nelle organizzazioni di massa. Uno dei motivi
fondamentali di questo è la completa degenerazione di queste
organizzazioni nel corso di molti decenni. Si sono svuotate e sono
diventate delle conchiglie. La
leadership molto tempo fa
è venuta sotto la pressione del capitalismo e ha capitolato a
queste pressioni. La
leadership
del Labour è
completamente borghese nella sua prospettiva e nel suo stile
di vita, dal quale i lavoratori sono completamente alienati.
Con un
Partito Laburista dominato dalla destra, non al passo con il reale
umore nella società, è possibile che in Gran Bretagna possa essere
creato un partito di massa, come una
SYRIZA o un PODEMOS? Ovviamente in
Gran Bretagna vi è un massiccio vuoto politico e sappiamo che la natura
ha orrore del vuoto. In futuro, potrebbe svilupparsi qualche tipo di
movimento radicale di opposizione attorno ad una figura all'esterno
dell'establishment politico. Sotto
pressione, alcuni grandi sindacati possono finire con lo staccarsi dal
Labour
e contribuire a
costituire un nuovo partito.
Data la gravità della crisi sono possibili tutti i tipi di
sviluppi, sui quali è difficile speculare. Non dobbiamo venire
trascinati. Vi sono importanti differenze tra Spagna, Grecia e Gran
Bretagna, che hanno tradizioni differenti. Non dobbiamo trarre
meccaniche e premature analogie ma seguire la situazione concretamente
mentre si svolge, preparandoci ad ogni eventualità. Quello che è
abbondantemente chiaro è che tale sviluppo non verrà dalle varie sette
di ultra-sinistra, che sono indaffarate a tentare di gonfiarsi come
un'alternativa al Labour ma che hanno fallito miseramente.
Nonostante tutta la codardia e stupidità dei leader del Labour,
sarebbe un errore pensare che il Partito Laburista sia completamente
finito, come immaginano le sette. Il Labour possiede ancora grandi
riserve di sostegno nella società. Inoltre, in questa fase, non vi è
nessuna alternativa di massa in esistenza.
Costruite le forze del marxismo!
Il nostro principale compito è di rafforzare le forze del marxismo,
in Gran Bretagna ed a livello internazionale. L'orientamento dei
marxisti deve essere agli strati nuovi della classe lavoratrice ed ai
giovani che stanno cercando una via d'uscita dalla crisi e che sono
aperti alle idee rivoluzionarie. In questa fase questo strato non è
necessariamente impegnato nei sindacati, ma nel corso della lotta
emergerà un nuovo e più militante strato di giovani attivisti e di
rappresentanti sindacali. E' da questi nuovi, freschi strati che saranno
costruite le forze del marxismo nel movimento dei lavoratori. Questo
lavoro deve essere strettamente collegato ai nostri interventi nelle
strade e tra gli studenti ed i giovani. Per raggiungere questi strati
dobbiamo essere coraggiosi ed audaci.
Come ha spiegato una volta
Trotsky, "Questi sono
tempi tempestosi;
le masse sono irrequiete; i lavoratori più intelligenti stanno
soprattutto cercando di comprendere cosa stia succedendo. Non saranno
soddisfatti dalla semplice ripetizione degli slogan attuali. Deve essere
loro data una risposta completa".
(27 gennaio 1938)
In Gran Bretagna vi sono stati dei cambiamenti fondamentali. Gli
eventi si muovono rapidamente. La costruzione della tendenza marxista ci
fornirà le forze necessarie per intervenire negli eventi titanici che
incombono e nelle opportunità che si apriranno in un movimento dei
lavoratori rivitalizzato. Abbiamo bisogno di riarmarci per questo, a
livello organizzativo, politico e teorico.
Soprattutto, la nuova situazione richiede un ardito approccio
rivoluzionario che ci consenta di connetterci ai migliori lavoratori e
giovani. Questa opera ha bisogno di essere attuata con tutto
l'entusiasmo e la determinazione necessari per superare tutti gli
ostacoli.
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