SOCIALIST APPEAL  

INTERNATIONAL MARXIST TENDENCY

 

 

In Gran Bretagna si sta sviluppando una situazione esplosiva

Venerdì, 15 maggio 2015

Scritto da Rob Sewell, Direttore di Socialist Appeal

 

L'arrivo al potere di un nuovo governo Tory apre un nuovo burrascoso capitolo in Gran Bretagna. Questa non è la conclusione dei marxisti soltanto ma anche degli strateghi del capitale:

"Mentre i conservatori si dilettano nel loro inaspettato trionfo, dovrebbero riconoscere che la vittoria apre un nuovo ed incerto capitolo per il Regno Unito", avverte il Financial Times in un editoriale appena due giorni dopo le elezioni.

"Avendo giocato durante le elezioni la "carta scozzese", avvertendo di una possibile alleanza di sinistra tra il Labour e l'SNP, Mr. Cameron potrebbe vedere l'umore coagulato in accigliato nazionalismo. L'unione rischia di squarciarsi per la collisione tra due forze incompatibili: furioso, spendaccione separatismo scozzese ed un governo Tory impegnato all'austerità. Questa sarebbe una vera maledizione del vincitore". (FT, 9/5/2015)

"Brexit"

Poi vi è il pericolo che la Gran Bretagna lasci la UE. "Mentre Mr. Cameron ha promesso di rinegoziare i termini dell'appartenenza del Regno Unito e di trattare un accordo che il suo partito possa rendere accetto per rimanere dentro, la ‘Brexit’ è un esito che non può essere escluso", continua l'editoriale. Un simile esito sarebbe un colpo disastroso per il capitalismo britannico, smembrato ed isolato. Sarebbe un'umiliazione di proporzioni storiche.

Cameron viene esortato ad assaporare ora il momento come se in futuro si dovesse scatenare tutto l'inferno. "Davanti si trovano tempi pericolosi per la Gran Bretagna ed i conservatori di Mr. Cameron, scrive Philip Stephens sullo stesso giornale.

Non vi è nessuna calma in Gran Bretagna - esiste dovunque un sentimento di rabbia, amarezza e disillusione. Mentre in Scozia ha trovato un'espressione nel sostegno per l'SNP, in Inghilterra e Galles non ha trovato nessuno sbocco. E' vero che i Verdi hanno ottenuto più di un milione di voti, principalmente dai giovani. Anche il voto all'UKIP ha riflesso un certo umore anti-establishment. Infatti, il risultato elettorale ha riflesso la sottostante insoddisfazione verso tutti i principali partiti maggiori.

Il risultato elettorale rivela l'enorme volatilità ed incertezza politica in Gran Bretagna. Tuttavia, questo non è unico della Gran Bretagna, ma è un fenomeno internazionale. Su scala mondiale siamo entrati in un periodo estremamente turbolento, con un rafforzamento a tutti i livelli delle contraddizioni. Ora sono all'ordine del giorno cambiamenti intensi ed improvvisi.

La crisi mondiale: nessuna fine in vista

Questo è sorto come risultato della crisi capitalista mondiale che è esplosa nel 2008 e che i governi capitalisti non sono stati in grado di risolvere. Questa è stata la crisi più grave del capitalismo dagli anni 1930 e forse di tutta la storia. Ha costituito un fondamentale punto di svolta della situazione. La crisi globale è una crisi organica radicata, che interessa l'intero sistema. Ciò significa che il capitalismo è entrato in un completo vicolo cieco, dove le forze produttive industria, tecnica, scienza ecc. non possono essere sviluppate come in passato. Questa nuova epoca punta verso il crepuscolo del sistema capitalista dal quale non vi è per loro nessuna fuga.

Assieme alla crisi capitalista è arrivata una prolungata austerità con tagli ai servizi ed ai salari. Ciò è servito ad indebolire il mercato in un momento di generale capacità in eccesso e di sovrapproduzione, esacerbando ulteriormente la situazione. Hanno tentato di tutto per risolvere la crisi ma hanno fallito. Cambiano disperatamente da una "soluzione" all'altra ma inutilmente. L'unica cosa disponibile sono livelli di vita calanti ovunque. Questo è risultato in disoccupazione cronica, contratti a zero ore, paghe basse, tagli che si aggravano ma anche nella crisi dei partiti tradizionali ed in un generale stato d'animo di rabbia nella società.

"Una depressione, ovvero una recessione molto prolungata, fa di più che creare sofferenze economiche", spiega Gideon Rachman, scrivendo sul Financial Times. “Serve anche a screditare le ideologie mainstream ed a stimolare la rabbia contro le elite politiche e quegli effetti possono durare ben oltre il punto al quale le cifre economiche mostrano qualche miglioramento.

"E' inoltre improbabile che un ritorno alla crescita che affronti completamente il senso di malessere economico nella UE. Da una parte all'altra d'Europa vi è il timore che interi paesi stiano vivendo oltre i loro mezzi e possano dovere accettare un aggiustamento permanente verso il basso dei livelli di vita. In paesi come Grecia, Portogallo ed Irlanda, questo aggiustamento ha avuto luogo in maniera abbastanza rapido e brutale a causa della crisi finanziaria ed è risultato in tagli ai salari ed alle pensioni nominali.

"Ma anche i paesi che sono sfuggiti al peggio della crisi stanno attraversando un aggiustamento dei livelli di vita che sta interessando in modo particolarmente duro i giovani. In alcuni paesi il tasso di disoccupazione giovanile è paurosamente alto: sopra il 50% in Spagna, quasi il 40% in Italia, il 23% in Francia ed il 17% nel Regno Unito. In tutti questi paesi, vi è il timore che la nuova generazione vivrà una vita meno sicura dei loro genitori.

"Come risultato, anche quando i governi possono vantarsi di una crescita relativamente robusta, vi è disillusione verso l'establishment politico". (FT, 23/3/15)

La crisi dell'establishment, la crisi del riformismo

In altre parole, ora la crisi del capitalismo significa anche una crisi dei partiti tradizionali ed una crisi del riformismo. Il sistema non può più offrire riforme ma soltanto controriforme. La crisi economica sta portando ovunque ad una crisi sociale e politica, mentre governi instabili sono costretti a cedere il passo a nuovi governi ancora più instabili. La crisi sta alimentando la coscienza della classe lavoratrice come pure della classe media. Lo scontento, la rabbia e l'amarezza hanno raggiunto livelli storici.

Vi è odio crescente verso i banchieri, i finanzieri come pure verso la grande impresa, mentre il sostegno per il sistema capitalista è precipitato. Vi è dovunque disgusto verso l'establishment. La crisi del sistema è coincisa con un'intera serie di scandali di corruzione proprio al vertice della società. I vecchi partiti sono diventati sempre più screditati.

Questi atteggiamenti sono presenti in ampi settori della classe lavoratrice, ma specialmente tra i giovani, che sono stati i più duramente colpiti. Le illusioni nel capitalismo stanno evaporando. Vengono estinte dagli eventi. La dura realtà della crisi capitalista sta producendo livelli esplosivi di malcontento in tutti i paesi. Quindi, è probabile che gli sviluppi politici progrediscano ad un ritmo più veloce che in passato, compreso in Gran Bretagna.

Una "ripresa" costruita sulla sabbia

Nel corso degli ultimi cinque anni, la Gran Bretagna ha sperimentato profondi tagli di austerità. I livelli di vita sono stati duramente colpiti mentre i salari reali sono calati ad un tasso più veloce e più sostenuto non visto dal 1855, per più di 150 anni. In Gran Bretagna i salari reali sono calati più che in ogni altro paese del G20, inclusi quelli colpiti più duramente dalla crisi come Italia, Spagna e Giappone. In maniera non sorprendente, il numero di banche del cibo è andato su ed ora stanno servendo alcuni milioni di persone.

L'economia britannica si è ripresa soltanto pigramente dopo una crisi prolungata. Anche questa debole "ripresa" non è costruita su investimenti produttivi ma sulla spesa dei consumatori, che è cresciuta sulla base del credito e dei risparmi che vengono ridotti. Ciò non può essere sostenuto. Non vi è stata nessuna ripresa degli investimenti o nelle esportazioni. La Banca d'Inghilterra ha già declassato le sue proiezioni per la crescita. Una rinnovata crisi in Europa trascinerà ulteriormente giù l'economia britannica. Quindi, il quadro economico resta molto deprimente.

Come conseguenza della crisi, in Gran Bretagna quindi la politica è diventata molto fluida. Tutte le vecchie certezze del passato sono scomparse. Nel 1950, i laburisti ed i conservatori presero il 97% del voto popolare. Queste elezioni è stato appena sopra il 65%, riflettendo il collasso del sistema a due partiti, che una volta forniva stabilità al capitalismo britannico. Siamo entrati in acque sconosciute.

Il terremoto politico in Scozia

Il maggiore e più decisivo mutamento della situazione è avvenuto in Scozia. Questo si è visto prima nel referendum sull'indipendenza di settembre dello scorso anno, nel quale vi è stato un massiccio terremoto politico che ha scosso proprio fino alle fondamenta l'establishment britannico. L'affluenza al referendum è stata sorprendentemente più dell'85%, che è stata la maggiore affluenza di sempre in ogni elezione britannica. Circa 1,6 milioni di persone hanno votato per l'indipendenza, ovvero il 45% della popolazione elettorale. Meno di nove mesi prima, i sondaggi d'opinione avevano posto il sostegno per l'indipendenza al 24%. Entro dei mesi, l'intero paesaggio politico è stato trasformato e ha riflesso un colossale cambiamento nella consapevolezza in uno spazio di tempo molto breve.

Glasgow, il centro proletario della Scozia, ha votato per l'indipendenza, come hanno fatto Dundee ed altri agglomerati urbani della classe lavoratrice. La maggioranza della classe lavoratrice, specialmente i suoi settori più poveri, ha votato SI in una massiccia esposizione di opposizione.

E' stata vista da molti come un'alternativa al governo conservatore ed all'austerità imposta da Westminster. Non è stata sostenuta per motivi di crudo nazionalismo scozzese, nonostante fosse guidata dal Partito Nazionale Scozzese. In maniera confusa, il referendum ha rappresentato un voto di classe contro lo status quo capitalista. Il Partito Laburista è diventato strettamente identificato come difensore e persino parte dell'establishment. E' stata questa la conclusione di molti, dopo decenni di tradimenti del Partito Laburista. Infatti, la prima ragione della crescita del nazionalismo scozzese è stata l'amara disillusione verso i laburisti in Scozia ed a Westminster.

La campagna pro-indipendenza è servita ad infiammare decine di migliaia di persone per farle diventare per la prima volta attive in politica. Questo ha avuto tendenze secondarie rivoluzionarie.

Nondimeno lo stesso umore di rabbia, amarezza e frustrazione in Scozia è del resto prevalente anche per tutta la Gran Bretagna, l'Europa ed a livello internazionale. Mentre in Inghilterra e Galles non vi è stato nessuno sbocco o catalizzatore per questo umore, in Scozia ha trovato un'espressione nel referendum e nella campagna per il SI.

L'effetto immediato del referendum in Scozia è stato una tremenda radicalizzazione alla sinistra del Partito Laburista, che ha interessato centinaia di migliaia di lavoratori e di giovani. Mentre la classe lavoratrice odiava i conservatori ed i liberaldemocratici, è arrivata a detestare il Partito Laburista, che era saltato nel letto con gli arcinemici della classe lavoratrice nella campagna per il NO. Questo era semplicemente troppo per lo stomaco e coloro che tradizionalmente avevano in passato sostenuto i laburisti hanno voltato le spalle al partito.

Questo aumento della popolarità del Partito Nazionale Scozzese ha visto esplodere gli iscritti al partito a 110.000, dai 25.000 dello scorso anno. Anche i partiti a sinistra dei laburisti sono cresciuti, con i Verdi che sono saliti a 9.000, quasi il livello del Partito Laburista Scozzese. Anche l'SSP è cresciuto ad alcune migliaia da un punto molto basso. La frazione sindacale dell'SNP ha più membri del totale degli iscritti al Partito Laburista.

Questo terremoto politico è stato confermato nel risultato elettorale generale, nel quale l'SNP ha ottenuto il 50% dei voti e preso 56 dei 59 seggi scozzesi. I laburisti hanno perduto 40 dei loro 41 seggi. Questo è stato uno spostamento politico maggiore che nel referendum. Piuttosto che un ritorno alla "normalità" in seguito al referendum, il processo è continuato e si è reso più intenso.

L'SNP aveva cambiato molto tempo fa la sua immagine da “Tartan Tory”, aggirando invece da sinistra i laburisti. Nicola Sturgeon, il leader dell'SNP, ha presentato il partito come un partito anti-austerità, con popolarità crescente. E' un politico intelligente, che sta a sinistra. Ora l'SNP domina completamente la politica in Scozia.

Tuttavia, l'SNP si mantiene sulla base del capitalismo. Il suo radicalismo è radicalismo verbale. Dove controlla dei consigli in Scozia, ha attuato tagli di austerità. La sua "indipendenza" desidera conservare la monarchia britannica, mantenere la sterlina, restare nell'Unione Europea capitalista e tagliare le tasse alle imprese. Presto o tardi questo programma colliderà con la base che pende verso sinistra.

Nondimeno, in politica la vittoria dell'SNP significa una trasformazione notevole ed avrà colossali conseguenze in Scozia e per tutto il resto delle isole britanniche.

I blairiti ed il "terreno di mezzo"

Ed Miliband ha stupidamente voltato le spalle all'offerta dell'SNP per la "serrata" dal governo del Partito Conservatore. Invece, aveva delle speranze per un accordo con gli screditati libdem, piuttosto che con un SNP di "sinistra". Ma alle elezioni i libdem sono stati completamente frantumati, perdendo 47 seggi e ridotti ad 8.

La conversione pubblica della leadership del Labour alla "responsabilità fiscale" li ha legati al carro dell'austerità. Mentre nelle ultime fasi della campagna Milliband ha compiuto alcuni gesti di sinistra, è stato troppo tardi e troppo poco. La campagna di destra del Labour ha garantito a Cameron la vittoria.

Le dimissioni di Miliband hanno iniziato un'offensiva dei blairiti per riprendere la leadership del Partito Laburista. Per loro, il Labour ha perduto perché era troppo di sinistra. Il partito ha bisogno di abbracciare ancora una volta il Nuovo Labour amico delle imprese. Ha bisogno di appellarsi al terreno di mezzo "aspirazionale". Data l'accettazione da parte dei leader sindacali del Rapporto Collins, che attenua l'influenza sindacale nel partito, è possibile che vedremo un ulteriore spostamento a destra, come accaduto in Scozia sotto Jim Murphy.

Forze oltre il loro controllo

La classe dominante ha celebrato la vittoria dei conservatori poiché voleva un governo forte per attuare l'austerità. Ma l'uso della demagogia e della retorica da parte dei conservatori per ottenere il sostegno degli Inglesi Piccoli ha messo in moto delle forze incerte e pericolose. "Qui, Mr. Cameron ora deve vivere con le conseguenze della propria campagna", avverte il Financial Times. “Gli strateghi Tory sono stati sfacciati nell'agitare le braci del nazionalismo inglese allo scopo di neutralizzare il Partito dell'Indipendenza dell'UK e hanno alimentato i timori che un governo laburista avrebbe 'svenduto' agli scozzesi".

Niente di più poteva servire a stimolare il nazionalismo in Scozia. Niente poteva adattarsi meglio alla narrativa dell'SNP di una Scozia progressista incatenata per sempre da un governo Tory a Westminster, che attua una brutale austerità. Questo incrementerà ulteriormente il sostegno all'SNP, che darà cappotto alle elezioni di Holyrood nel 2016. Mentre per ora un nuovo referendum sull'indipendenza è stato messo nel cassetto, è probabile che questo sia nel manifesto dell'SNP per Holyrood. I ranghi dell'SNP spingeranno forte per questo, a qui la leadership troverà difficile resistere.

Se Westminster conservatrice nega agli scozzesi i loro diritti democratici, non può essere escluso che gli scozzesi organizzeranno il loro referendum. Il movimento per l'indipendenza pare inarrestabile. Se viene concesso un secondo referendum, vi sarà, sotto queste circostanze, un voto schiacciante per l'indipendenza.

Anche il referendum sull'Europa proposto dai conservatori può portare ad un risultato non voluto. Tale è la volatilità in Gran Bretagna, la continua brutale austerità, l'odio verso l'establishment, che un voto per abbandonare la UE non può escludersi, con tutte le implicazioni che significa in termini di prestigio e di posizione nel mondo della Gran Bretagna. Cameron potrebbe quindi presiedere all'umiliante rottura dell'Unione come pure essere spinto fuori dell'Unione Europea.

Un periodo tempestoso davanti

Abbiamo spiegato prima delle elezioni che qualunque partito formi il governo affronterà una orrenda posizione finanziaria ed economica. Il governo sarà immediatamente di fronte ad un deficit di bilancio tra i £75 miliardi ed i £100 miliardi. Soltanto il 40% dei tagli pianificati tra il 2010-2015 sono stati fatti. Al nuovo parlamento è richiesto un ulteriore 60%. Naturalmente, ciò peggiorerà se vi sarà un'altra crisi, che è nelle carte. In altre parole, l'austerità sarà una caratteristica permanente per tutto il prossimo parlamento ed oltre. La spesa è proiettata a calare al 35,2% del PIL per il 2019-20 – portandola alla quota inferiore in 80 anni. Osborne sta già progettando di affondare il coltello nel suo bilancio estivo. Tali draconiani tagli di austerità significheranno che il governo conservatore affronterà molto presto una massiccia opposizione. La rabbia si trasformerà in ira. Potremo avere dei tumulti, come nel 2011. Vi sarà uno sconvolgimento sociale. L'agitazione sarà generale poiché la gente scenderà nelle strade. I precedenti avvertimenti di tensione sociale da parte di capi della polizia di alto grado diventeranno una realtà. Dalle elezioni della settimana scorsa, in diverse città vi sono state già proteste di massa spontanee contro i tory ed il loro programma di austerità.

I lavoratori ed i giovani trarranno delle conclusioni radicali e persino rivoluzionarie. Una simile prospettiva non si è materializzata sotto la Coalizione dato il ruolo del Labour e dei leader sindacali. Erano disperati per mantenere un coperchio sulla situazione. Piuttosto che proclamare uno sciopero generale, hanno limitato la lotta a scioperi selezionati limitati che sono serviti a demoralizzare e frustrare la base. Non sono assolutamente riusciti a dare espressione al reale umore nella società. Ora le cose raggiungeranno il punto di ebollizione, come indicato dagli eventi in Scozia. Il popolo ne ha avuto più che abbastanza di tagli. Gli era stata promessa una ripresa ma non ne riceverà una.

Sconfitti sul fronte elettorale, i lavoratori guarderanno sempre più al fronte industriale. I leader sindacali tenteranno ancora di trattenere lo stato d'animo. Ma saranno di fronte ad una massiccia pressione dal basso. L'incapacità di agire porterà soltanto all'azione non ufficiale ed illegale, come pure ad occupazioni. Se i leader sindacali continueranno a resistere, saranno rimpiazzati da quelli che riflettono il nuovo umore militante.

Da quale parte il Partito Laburista?

In passato, sulla base degli eventi, ci aspettavamo lo sviluppo di un'ala di sinistra all'interno del Partito Laburista. Questo era avvenuto negli anni 1920 e 1930, come pure più di recente negli anni 1970. Tuttavia, questo sviluppo non è ancora avvenuto. Chiaramente, la radicalizzazione nella società, che certamente esiste, in questa fase non viene riflessa nelle organizzazioni di massa. Uno dei motivi fondamentali di questo è la completa degenerazione di queste organizzazioni nel corso di molti decenni. Si sono svuotate e sono diventate delle conchiglie. La leadership molto tempo fa è venuta sotto la pressione del capitalismo e ha capitolato a queste pressioni. La leadership del Labour è completamente borghese nella sua prospettiva e nel suo stile di vita, dal quale i lavoratori sono completamente alienati.

Con un Partito Laburista dominato dalla destra, non al passo con il reale umore nella società, è possibile che in Gran Bretagna possa essere creato un partito di massa, come una SYRIZA o un PODEMOS? Ovviamente in Gran Bretagna vi è un massiccio vuoto politico e sappiamo che la natura ha orrore del vuoto. In futuro, potrebbe svilupparsi qualche tipo di movimento radicale di opposizione attorno ad una figura all'esterno dell'establishment politico. Sotto pressione, alcuni grandi sindacati possono finire con lo staccarsi dal Labour e contribuire a costituire un nuovo partito.

Data la gravità della crisi sono possibili tutti i tipi di sviluppi, sui quali è difficile speculare. Non dobbiamo venire trascinati. Vi sono importanti differenze tra Spagna, Grecia e Gran Bretagna, che hanno tradizioni differenti. Non dobbiamo trarre meccaniche e premature analogie ma seguire la situazione concretamente mentre si svolge, preparandoci ad ogni eventualità. Quello che è abbondantemente chiaro è che tale sviluppo non verrà dalle varie sette di ultra-sinistra, che sono indaffarate a tentare di gonfiarsi come un'alternativa al Labour ma che hanno fallito miseramente.

Nonostante tutta la codardia e stupidità dei leader del Labour, sarebbe un errore pensare che il Partito Laburista sia completamente finito, come immaginano le sette. Il Labour possiede ancora grandi riserve di sostegno nella società. Inoltre, in questa fase, non vi è nessuna alternativa di massa in esistenza.

Costruite le forze del marxismo!

Il nostro principale compito è di rafforzare le forze del marxismo, in Gran Bretagna ed a livello internazionale. L'orientamento dei marxisti deve essere agli strati nuovi della classe lavoratrice ed ai giovani che stanno cercando una via d'uscita dalla crisi e che sono aperti alle idee rivoluzionarie. In questa fase questo strato non è necessariamente impegnato nei sindacati, ma nel corso della lotta emergerà un nuovo e più militante strato di giovani attivisti e di rappresentanti sindacali. E' da questi nuovi, freschi strati che saranno costruite le forze del marxismo nel movimento dei lavoratori. Questo lavoro deve essere strettamente collegato ai nostri interventi nelle strade e tra gli studenti ed i giovani. Per raggiungere questi strati dobbiamo essere coraggiosi ed audaci.

Come ha spiegato una volta Trotsky, "Questi sono tempi tempestosi; le masse sono irrequiete; i lavoratori più intelligenti stanno soprattutto cercando di comprendere cosa stia succedendo. Non saranno soddisfatti dalla semplice ripetizione degli slogan attuali. Deve essere loro data una risposta completa". (27 gennaio 1938)

In Gran Bretagna vi sono stati dei cambiamenti fondamentali. Gli eventi si muovono rapidamente. La costruzione della tendenza marxista ci fornirà le forze necessarie per intervenire negli eventi titanici che incombono e nelle opportunità che si apriranno in un movimento dei lavoratori rivitalizzato. Abbiamo bisogno di riarmarci per questo, a livello organizzativo, politico e teorico.

Soprattutto, la nuova situazione richiede un ardito approccio rivoluzionario che ci consenta di connetterci ai migliori lavoratori e giovani. Questa opera ha bisogno di essere attuata con tutto l'entusiasmo e la determinazione necessari per superare tutti gli ostacoli.