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Venerdì il presidente
Barack Obama
ha utilizzato la sua conferenza stampa alla Casa Bianca
per continuare i tentativi elettorali di descrivere le sue
politiche economiche pro
Wall Street
come un favore agli americani comuni e una deviazione radicale dalle
politiche dell'amministrazione Bush.
La conferenza stampa, la prima da maggio, ha concluso una settimana
di demagogia e spudorato mentire che è cominciata con un discorso
del
Labor Day
a
Milwaukee
e continuata mercoledì con un discorso sull'economia a
Cleveland.
Evidentemente
Obama e i suoi manipolatori hanno deciso che il modo migliore
per confrontare la rabbia crescente sul rifiuto dell'amministrazione
di procurare posti di lavoro o serio soccorso ai disoccupati sia di
utilizzare la tecnica della Grande Menzogna—presentando
le politiche pro azienda come il loro opposto, reclamizzando la
crisi sempre più grave come una "ripresa" e citando le panacee
reazionarie dei repubblicani per giustificare il programma di destra
della Casa Bianca stessa.
L'ipotesi che è alla base di questa cinica campagna di
pubbliche relazioni è che il popolo americano sia infinitamente
credulo e soffra di amnesia collettiva.
Nella settimana passata, con la disoccupazione che colpisce 26
milioni di lavoratori e che sale, Obama ha annunciato una serie di
misure simboliche intese a dimostrare il suo concentrarsi sulla
condizione dei disoccupati. Le misure—$50
miliardi in spesa per le infrastrutture per linee ferroviarie,
strade e aeroporti; decine di miliardi di dollari in ampliati tagli
fiscali per ricerca e sviluppo aziendali e nuove attrezzature—sono
tutte estensioni di precedenti programmi e faranno poco per ridurre
il tasso di disoccupazione. Comunque, incanaleranno
miliardi di dollari aggiuntivi nei forzieri delle società che stanno
già riportando profitti in forte aumento.
Commentando giovedì il blitz di propaganda di Obama
sull'economia, l'editorialista del
Washington Post David Broder
ha scritto con insolita percettività e rudezza: "Quello che ha
dichiarato questa settimana è che è disposto a adottare il rimedio
favorito dalle imprese e sovvenzionare le società private nella
speranza che investiranno e assumeranno più rapidamente. Il fatto
più importante è una classica punta di manipolazione fiscale pro
imprese, che permette la spesa immediata in acquisti di attrezzature
e rende permanente il credito fiscale per ricerca e sviluppo. Questo
è il tipo di riforma fiscale che può piacere ai repubblicani e ora
viene presentata in offerta da un presidente democratico, anche
prima che siano valutati i risultati delle elezioni".
Nella sua conferenza stampa, Obama ha attaccato i repubblicani
per essere contrari a queste misure e ritardare un disegno di legge
sulle piccole imprese che fornisce $12 miliardi in doni fiscali a
imprese grandi e piccole e $30 miliardi di sovvenzioni alle
cosiddette banche "comunitarie". Ha anche cercato di darsi una
maschera populista concentrandosi sull'insistenza dei repubblicani
che i tagli fiscali di Bush per i ricchi vengano estesi oltre la
data di scadenza del 31 dicembre.
Nelle sue osservazioni introduttive ai giornalisti della Casa
Bianca, Obama ha spiegato la sua pretesa di stare lottando, rispetto
agli anni pro imprenditoria di Bush, per gli americani della "classe
media". "Ho ritenuto che le politiche del decennio precedente
abbiano lasciato la nostra economia più debole e la nostra classe
media in difficoltà", ha dichiarato. "Sono state politiche che hanno
ridotto le tasse, specialmente per milionari e miliardari,
annacquato i regolamenti per le grandi società e per gli interessi
particolari e lasciato tutti gli altri per la maggior parte a
arrangiarsi ... Siamo entrati in carica con un punto di vista
diverso su come dovrebbe funzionare la nostra economia".
Ha reiterato questo romanzo diverse volte durante la conferenza
stampa, dichiarando a un certo punto in risposta a una domanda:
"Prima che arrivassimo qui, come prima ho indicato, vi era una serie
di politiche che erano deviate verso gli interessi speciali, deviate
verso i più potenti e le famiglie ordinarie là fuori venivano
lasciate indietro. E da quando siamo arrivati qui ... su un'intera
gamma di questioni negli ultimi 18 mesi abbiamo disposto delle
politiche che aiuteranno la classe media e che creeranno i
presupposti per la crescita economica a lungo termine".
Ci si può soltanto chiedere se Obama crede che il popolo americano
abbia dimenticato i veri dati della sua amministrazione: il suo
salvataggio multitrilionario di
Wall Street,
il suo intervento per bloccare la legislazione che limita il
compenso ai banchieri, la sua insistenza che la paga dei lavoratori
da poco assunti dalla
General Motors
e dalla
Chrysler
sia ridotta della metà, il suo rifiuto di salvare i governi statali
e locali in bancarotta, il suo rifiuto di qualsiasi programma di
lavori pubblici per creare realmente posti di lavoro, la sua
"riforma" dell'assistenza sanitaria che taglia centinaia di miliardi
di dollari da Medicare e raziona i servizi ai lavoratori, il suo
attacco agli insegnanti e alle scuole pubbliche nel nome della
"riforma" dell'istruzione, la sua "riforma" bancaria che rafforza la
presa delle più grandi società di
Wall Street
e ratifica le forme di frode che hanno portato al crollo e i suoi
tentativi di intromettersi per la criminale società BP.
La pretesa che le politiche dedicate a arricchire l'elite
imprenditoriale-finanziaria a spese dei lavoratori siano uniche di
Bush e dei repubblicani è palesemente falsa. Le politiche di tagli
fiscali per i ricchi ereditate da Bush e di deregolamentazione da
Clinton le ha intensificate. Nello stesso modo Obama ha reso la
pietra angolare delle sue politiche interna e internazionale la
protezione della ricchezza dell'aristocrazia finanziaria.
La sua squadra economica è riempita di amici intimi di
Wall Street
che hanno soprinteso allo smantellamento delle norme bancarie,
cominciando con il suo principale consigliere
Lawrence Summers
e il suo segretario al tesoro, l'ex presidente della Fed di
New York
Timothy Geithner.
Il momento più significativo della conferenza stampa ha avuto
luogo in uno scambio con il reporter
April Ryan,
che ha chiesto: "Sull'economia, potrebbe trattare dei suoi sforzi a
riesaminare la storia in relazione al programma contro
la povertà, intendendo
LBJ
e il
Dr. King”?
Obama ha risposto escludendo qualsiasi programma anti-povertà
governativo. Con parole che potrebbero essere state proferite da
Bush o da qualunque altro ideologo del "libero mercato", Obama ha
dichiarato che "Ora, penso che la storia degli sforzi contro la
povertà è che il più importante sforzo contro la povertà è fare
crescere l'economia e assicurarsi che là fuori vi siano abbastanza
posti di lavoro—la
sola cosa più importante che possiamo fare. E' più importante di
qualunque programma che potremmo istituire. E' più importante di
qualsiasi pagamento di trasferimento che potremmo avere. Se possiamo
fare crescere l'economia più velocemente e creare più posti di
lavoro, allora tutti sono trascinati in quel circolo virtuoso..."
Il significato di questa sconfessione delle riforme passate è
chiaro: nulla è ammissibile che non contribuisca direttamente a
accrescere i profitti delle aziende e le fortune dei loro dirigenti
e grandi azionisti. Sopra tutto, non può essere intrapreso nessun
passo per ridurre l'incredibile concentrazione di ricchezza proprio
alla sommità della scala economica.
Obama ha continuato nell'affermare che "Questo non significa
che non vi siano alcune cose mirate che non possiamo fare per
aiutare le comunità che sono particolarmente nel bisogno... E sono
molto orgoglioso degli sforzi che abbiamo fatto sulla riforma
dell'istruzione—abbiamo
ricevuto il plauso di democratici e repubblicani".
Qui Obama ha rivelato la vera natura delle sue cosiddette "riforme
mirate". E' "molto orgoglioso" di condurre un assalto senza
precedenti all'istruzione pubblica, facendo degli insegnanti i capri
espiatori di anni di abbandono delle scuole da parte del governo e
promuovendo
charter school
quasi private mentre incoraggia la chiusura di migliaia di
istituzioni pubbliche.
In risposta a un'altra domanda, Obama ha lasciato intendere
che, per tutta la sua demagogia sull'argomento, era aperto a
negoziare con i repubblicani su estendere i tagli fiscali di Bush
per il 2% più ricco della popolazione. Gli è stato chiesto se vi
fosse "spazio per un compromesso con cui i tagli fiscali per i
ricchi potevano essere estesi per un periodo di tempo e quindi
lasciati scadere". Obama ha dichiarato: "Bene, certamente vi sarà
spazio per la discussione".
Ha continuato per indicare che potrebbe essere disposto a
barattare un'estensione dei tagli fiscali per i ricchi con
l'appoggio dei repubblicani al suo disegno di legge sulle piccole
imprese ed altre simboliche misure di incentivi.
A un certo punto Obama ha parlato incorrettamente di tasso di
disoccupazione ufficiale del 9,5%. Il fatto che abbia evidentemente
dimenticato che la cifra è salita al 9,6% è di qualche significato,
data la sua pretesa di essere concentrato risolutamente sulla crisi
occupazionale. La compiacenza e l'indifferenza che questa
esposizione falsa esprime è in perfetto accordo con la sua
insistenza che le sue politiche stanno spostando l'economia "nella
direzione giusta".
In realtà, l'amministrazione sta perseguendo spietatamente la
politica della classe dominante di utilizzare la crisi economica per
ridurre permanentemente i livelli di vita della classe lavoratrice
americana, utilizzando la disoccupazione di massa come un randello
per costringere i lavoratori a accettare tagli nei salari e nei
benefici come anche accelerazione dei ritmi di lavoro. Lo scopo è di
ridurre nettamente il differenziale salariale tra i lavoratori USA e
i lavoratori supersfruttati in Cina e in altre "economie emergenti"
e su questa base rianimare la fabbricazione di merci su larga scala
americane come piattaforma della manodopera a buon mercato per
l'esportazione nei mercati mondiali.
Che questo sia il vero contenuto del discorso sulla "crescita
economica a lungo termine" di Obama è stato evidenziato dalla
pubblicazione venerdì di un articolo del
New York
Times
che
osservava che la nomina di
Ron Bloom
come consigliere speciale di Obama per la produzione. Bloom, un ex
banchiere d'investimento e consigliere del presidente del sindacato
United Steelworkers,
è stato copresidente della task force per l'automobile di Obama. In
quella funzione ha soprinteso alla bancarotta forzata di
GM
e
Chrysler e all'imposizione di salari al livello di
povertà per i nuovi assunti come anche di tagli drastici ai benefici
sanitari per i pensionati.
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