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La conferenza stampa di Obama sull'economia:

una prova di demagogia e di menzogne

di Barry Grey
11
settembre 2010

 

Venerdì il presidente Barack Obama ha utilizzato la sua conferenza stampa alla Casa Bianca per continuare i tentativi elettorali di descrivere le sue politiche economiche pro Wall Street come un favore agli americani comuni e una deviazione radicale dalle politiche dell'amministrazione Bush.

La conferenza stampa, la prima da maggio, ha concluso una settimana di demagogia e spudorato mentire che è cominciata con un discorso del Labor Day a Milwaukee e continuata mercoledì con un discorso sull'economia a Cleveland.

Evidentemente Obama e i suoi manipolatori hanno deciso che il modo migliore per confrontare la rabbia crescente sul rifiuto dell'amministrazione di procurare posti di lavoro o serio soccorso ai disoccupati sia di utilizzare la tecnica della Grande Menzognapresentando le politiche pro azienda come il loro opposto, reclamizzando la crisi sempre più grave come una "ripresa" e citando le panacee reazionarie dei repubblicani per giustificare il programma di destra della Casa Bianca stessa.

L'ipotesi che è alla base di questa cinica campagna di pubbliche relazioni è che il popolo americano sia infinitamente credulo e soffra di amnesia collettiva.

Nella settimana passata, con la disoccupazione che colpisce 26 milioni di lavoratori e che sale, Obama ha annunciato una serie di misure simboliche intese a dimostrare il suo concentrarsi sulla condizione dei disoccupati. Le misure—$50 miliardi in spesa per le infrastrutture per linee ferroviarie, strade e aeroporti; decine di miliardi di dollari in ampliati tagli fiscali per ricerca e sviluppo aziendali e nuove attrezzaturesono tutte estensioni di precedenti programmi e faranno poco per ridurre il tasso di disoccupazione. Comunque, incanaleranno miliardi di dollari aggiuntivi nei forzieri delle società che stanno già riportando profitti in forte aumento.

Commentando giovedì il blitz di propaganda di Obama sull'economia, l'editorialista del Washington Post David Broder ha scritto con insolita percettività e rudezza: "Quello che ha dichiarato questa settimana è che è disposto a adottare il rimedio favorito dalle imprese e sovvenzionare le società private nella speranza che investiranno e assumeranno più rapidamente. Il fatto più importante è una classica punta di manipolazione fiscale pro imprese, che permette la spesa immediata in acquisti di attrezzature e rende permanente il credito fiscale per ricerca e sviluppo. Questo è il tipo di riforma fiscale che può piacere ai repubblicani e ora viene presentata in offerta da un presidente democratico, anche prima che siano valutati i risultati delle elezioni".

Nella sua conferenza stampa, Obama ha attaccato i repubblicani per essere contrari a queste misure e ritardare un disegno di legge sulle piccole imprese che fornisce $12 miliardi in doni fiscali a imprese grandi e piccole e $30 miliardi di sovvenzioni alle cosiddette banche "comunitarie". Ha anche cercato di darsi una maschera populista concentrandosi sull'insistenza dei repubblicani che i tagli fiscali di Bush per i ricchi vengano estesi oltre la data di scadenza del 31 dicembre.

Nelle sue osservazioni introduttive ai giornalisti della Casa Bianca, Obama ha spiegato la sua pretesa di stare lottando, rispetto agli anni pro imprenditoria di Bush, per gli americani della "classe media". "Ho ritenuto che le politiche del decennio precedente abbiano lasciato la nostra economia più debole e la nostra classe media in difficoltà", ha dichiarato. "Sono state politiche che hanno ridotto le tasse, specialmente per milionari e miliardari, annacquato i regolamenti per le grandi società e per gli interessi particolari e lasciato tutti gli altri per la maggior parte a arrangiarsi ... Siamo entrati in carica con un punto di vista diverso su come dovrebbe funzionare la nostra economia".

Ha reiterato questo romanzo diverse volte durante la conferenza stampa, dichiarando a un certo punto in risposta a una domanda: "Prima che arrivassimo qui, come prima ho indicato, vi era una serie di politiche che erano deviate verso gli interessi speciali, deviate verso i più potenti e le famiglie ordinarie là fuori venivano lasciate indietro. E da quando siamo arrivati qui ... su un'intera gamma di questioni negli ultimi 18 mesi abbiamo disposto delle politiche che aiuteranno la classe media e che creeranno i presupposti per la crescita economica a lungo termine".

Ci si può soltanto chiedere se Obama crede che il popolo americano abbia dimenticato i veri dati della sua amministrazione: il suo salvataggio multitrilionario di Wall Street, il suo intervento per bloccare la legislazione che limita il compenso ai banchieri, la sua insistenza che la paga dei lavoratori da poco assunti dalla General Motors e dalla Chrysler sia ridotta della metà, il suo rifiuto di salvare i governi statali e locali in bancarotta, il suo rifiuto di qualsiasi programma di lavori pubblici per creare realmente posti di lavoro, la sua "riforma" dell'assistenza sanitaria che taglia centinaia di miliardi di dollari da Medicare e raziona i servizi ai lavoratori, il suo attacco agli insegnanti e alle scuole pubbliche nel nome della "riforma" dell'istruzione, la sua "riforma" bancaria che rafforza la presa delle più grandi società di Wall Street e ratifica le forme di frode che hanno portato al crollo e i suoi tentativi di intromettersi per la criminale società BP.

La pretesa che le politiche dedicate a arricchire l'elite imprenditoriale-finanziaria a spese dei lavoratori siano uniche di Bush e dei repubblicani è palesemente falsa. Le politiche di tagli fiscali per i ricchi ereditate da Bush e di deregolamentazione da Clinton le ha intensificate. Nello stesso modo Obama ha reso la pietra angolare delle sue politiche interna e internazionale la protezione della ricchezza dell'aristocrazia finanziaria.

La sua squadra economica è riempita di amici intimi di Wall Street che hanno soprinteso allo smantellamento delle norme bancarie, cominciando con il suo principale consigliere Lawrence Summers e il suo segretario al tesoro, l'ex presidente della Fed di New York Timothy Geithner.

Il momento più significativo della conferenza stampa ha avuto luogo in uno scambio con il reporter April Ryan, che ha chiesto: "Sull'economia, potrebbe trattare dei suoi sforzi a riesaminare la storia in relazione al programma contro la povertà, intendendo LBJ e il Dr. King”?

Obama ha risposto escludendo qualsiasi programma anti-povertà governativo. Con parole che potrebbero essere state proferite da Bush o da qualunque altro ideologo del "libero mercato", Obama ha dichiarato che "Ora, penso che la storia degli sforzi contro la povertà è che il più importante sforzo contro la povertà è fare crescere l'economia e assicurarsi che là fuori vi siano abbastanza posti di lavorola sola cosa più importante che possiamo fare. E' più importante di qualunque programma che potremmo istituire. E' più importante di qualsiasi pagamento di trasferimento che potremmo avere. Se possiamo fare crescere l'economia più velocemente e creare più posti di lavoro, allora tutti sono trascinati in quel circolo virtuoso..."

Il significato di questa sconfessione delle riforme passate è chiaro: nulla è ammissibile che non contribuisca direttamente a accrescere i profitti delle aziende e le fortune dei loro dirigenti e grandi azionisti. Sopra tutto, non può essere intrapreso nessun passo per ridurre l'incredibile concentrazione di ricchezza proprio alla sommità della scala economica.

Obama ha continuato nell'affermare che "Questo non significa che non vi siano alcune cose mirate che non possiamo fare per aiutare le comunità che sono particolarmente nel bisogno... E sono molto orgoglioso degli sforzi che abbiamo fatto sulla riforma dell'istruzioneabbiamo ricevuto il plauso di democratici e repubblicani".

Qui Obama ha rivelato la vera natura delle sue cosiddette "riforme mirate". E' "molto orgoglioso" di condurre un assalto senza precedenti all'istruzione pubblica, facendo degli insegnanti i capri espiatori di anni di abbandono delle scuole da parte del governo e promuovendo charter school quasi private mentre incoraggia la chiusura di migliaia di istituzioni pubbliche.

In risposta a un'altra domanda, Obama ha lasciato intendere che, per tutta la sua demagogia sull'argomento, era aperto a negoziare con i repubblicani su estendere i tagli fiscali di Bush per il 2% più ricco della popolazione. Gli è stato chiesto se vi fosse "spazio per un compromesso con cui i tagli fiscali per i ricchi potevano essere estesi per un periodo di tempo e quindi lasciati scadere". Obama ha dichiarato: "Bene, certamente vi sarà spazio per la discussione".

Ha continuato per indicare che potrebbe essere disposto a barattare un'estensione dei tagli fiscali per i ricchi con l'appoggio dei repubblicani al suo disegno di legge sulle piccole imprese ed altre simboliche misure di incentivi.

A un certo punto Obama ha parlato incorrettamente di tasso di disoccupazione ufficiale del 9,5%. Il fatto che abbia evidentemente dimenticato che la cifra è salita al 9,6% è di qualche significato, data la sua pretesa di essere concentrato risolutamente sulla crisi occupazionale. La compiacenza e l'indifferenza che questa esposizione falsa esprime è in perfetto accordo con la sua insistenza che le sue politiche stanno spostando l'economia "nella direzione giusta".

In realtà, l'amministrazione sta perseguendo spietatamente la politica della classe dominante di utilizzare la crisi economica per ridurre permanentemente i livelli di vita della classe lavoratrice americana, utilizzando la disoccupazione di massa come un randello per costringere i lavoratori a accettare tagli nei salari e nei benefici come anche accelerazione dei ritmi di lavoro. Lo scopo è di ridurre nettamente il differenziale salariale tra i lavoratori USA e i lavoratori supersfruttati in Cina e in altre "economie emergenti" e su questa base rianimare la fabbricazione di merci su larga scala americane come piattaforma della manodopera a buon mercato per l'esportazione nei mercati mondiali.

Che questo sia il vero contenuto del discorso sulla "crescita economica a lungo termine" di Obama è stato evidenziato dalla pubblicazione venerdì di un articolo del New York Times che osservava che la nomina di Ron Bloom come consigliere speciale di Obama per la produzione. Bloom, un ex banchiere d'investimento e consigliere del presidente del sindacato United Steelworkers, è stato copresidente della task force per l'automobile di Obama. In quella funzione ha soprinteso alla bancarotta forzata di GM e Chrysler e all'imposizione di salari al livello di povertà per i nuovi assunti come anche di tagli drastici ai benefici sanitari per i pensionati.