Black Agenda Report

The journal of African American political thought and action

La crisi esistenziale del capitalismo U.S.A.

di Anthony Monteiro

Mercoledì 08/09/2010


I media controllati, che prima del crollo finanziario non hanno mai avvisato che il capitalismo era in crisi, ora insistono che il sistema è semplicemente in un periodo avverso e a un certo momento tornerà alla stabilità. Ma la crisi è diventata inevitabile precisamente perché "gli elementi più predatori, parassitari e criminali di Wall Street e del capitale bancario sono divenuti dominanti sull'economia e sul governo". Con questi stessi elementi ancora fermamente in carica, come può essere il futuro nient'altro che caotico?

 

Nel 2006-2009 il sistema finanziario e l'economia degli USA sono arrivati vicini al collasso sistemico. Se fosse accaduto la maggior parte del mondo sarebbe andata giù con loro. Notoriamente Karl Marx ha descritto eventi come questi come momenti mori”, promemoria di morte sistemica. Questa è stata davvero la prima crisi esistenziale del sistema economico capitalista dalla Grande Depressione e ci ricorda della sua fragilità quasi mortale.

Il sistema finanziario è stato stabilizzato; siamo nel mezzo di una ripresa senza posti di lavoro, la minaccia di una doppia recessione e di decenni di stagnazione incombono davanti. La stagflazione (una pericolosa combinazione di stagnazione e di prezzi in caduta) e la minaccia di inadempimento sul debito sovrano (il governo federale incapace di pagare i suoi creditori, come la Cina ed altri paesi che detengono i titoli di stato USA) è possibile. Crisis Economics: A Crash Course in the Future of Finance di Nouriel Roubini e Stephen Mihm è un sofisticato, analitico, tuttavia leggibile, sguardo alla crisi ed alle sue conseguenze. Ci assicurano che "il capitalismo non è crollato". Ci è voluto che il governo pompasse più di $12 trilioni in banche, società d'investimento, compagnie di assicurazione, hedge funds, fondi di capitale, mercati monetari e fabbricanti d'auto per "salvare il capitalismo".

Gli USA erano nell'occhio del ciclone e la fonte del collasso. Mentre le banche e i centri globali della finanza per il momento sono stati stabilizzati, l'occhio del ciclone si è spostato al debito sovrano. Il debito federale, dicono gli autori, "raddoppierà totalmente come quota del prodotto interno lordo del paese mentre ci si aspetta che i deficit nei prossimi decenni tocchino $9 trilioni o più (178)", raggiungendo il 90% del PIL. Se il governo federale viene considerato da paesi come la Cina non meritevole di credito e così rifiutano di prestarci denaro, potrebbe seguire il disastro sociale, dal momento che il governo federale viene meno ai suoi obblighi verso i cittadini. Molti governi statali hanno già raggiunto questo punto.

Il destino del capitalismo americano è ora pesantemente dipendente dagli sviluppi economici globali, specialmente nei mercati emergenti e in particolare in Cina. Le economie emergenti come Brasile, Russia, India e Cina (i paesi del BRIC) e ultimamente il Sud Africa (BRICS) stanno spingendo l'economia globale e sono la speranza di una ripresa sostenuta. Un cambiamento geopolitico e geoeconomico considerevole era in moto prima della crisi, ma da allora ha accelerato. E' terminato un periodo di sessantacinque anni. L'egemonia economica e politica degli USA ed il dominio del dollaro sono giunti a una fine stridente. Martin Jacques, nel suo influente When China Rules the World: The End of the Western World and the Birth of a New Global Order, sostiene che l'umanità sta entrando nell'Era della Cina. Roubini e Mihm concordano. Speculano che in un futuro non lontano il dollaro potrebbe essere sostituito dal renmimbi cinese come valuta mondiale principale. Pochi disputerebbero che per il 2030 la Cina, ora la seconda maggiore economia al mondo (avendo superato il Giappone questa primavera) sorpasserà gli USA. I continui alti tassi di crescita economica della Cina e la sua posizione globale tra i paesi in via di sviluppo e sviluppati, la sua maniera alternativa di fare affari (che viene chiamato il Beijing Consensus), la rendono l'alternativa attrattiva a USA, FMI, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea e istituzioni finanziarie e bancarie occidentali. Il renmimbi cinese è sempre più la valuta verso cui andare. Nulla, a questo riguardo, è più spettacolare dei vertici Cina-Africa e i vasti investimenti in infrastrutture della Cina per tutta l'Africa.

Questo cambiamento irreversibile con ogni probabilità sarà un affare complesso, che forse provocherà inadempimento sul debito sovrano, crolli della valuta, mercati in crisi, fallimenti bancari, disoccupazione e sottoccupazione che esplodono e tensione politica e sociale. Roubini e Mihm avvertono: "Lo status quo è insostenibile e pericoloso e, mancanti alcune difficili riforme, si disferà. Effettivamente, se gli Stati Uniti non mettono in ordine la loro casa fiscale e iniziano a risparmiare di più, sono diretti a uno sgradevole regolamento dei conti. Quando arriverà questo regolamento dei conti è una congettura, ma l'idea che possa essere rinviato per decenni è ingannevole. Alcuni segnali suggeriscono proprio che la marea stia già cominciando a cambiare (251)". Ciò che gli autori chiamano "difficili riforme" la chiamo coraggiosa e decisa azione e pianificazione, che comporti modifiche fondamentali delle strutture del capitalismo e della finanza USA. Gli autori esortano a un rapido riequilibrio dell'economia globale nel breve termine. Per esempio, Cina e Germania dovrebbero consumare di più e USA, Gran Bretagna, Spagna e Irlanda, per esempio, dovrebbero consumare di meno, prendere in prestito di meno e risparmiare di più. Comunque, questo altera soltanto il contesto per il tipo di profondi cambiamenti strutturali che devono avere luogo negli USA e in occidente. Ma senza un riequilibrio dell'economia globale e l'istituzione di un nuovo equilibrio globale, l'intera cosa potrebbe spezzarsi improvvisamente. La prossima crisi potrebbe essere peggiore e più che un insignificante ciclo di espansione e arresto. "Sarebbe", affermano, "meno una funzione dell'intrinseca instabilità del capitalismo che un profondo flusso e riflusso di potere geopolitico". In realtà, sarebbe una combinazione di entrambe. Un simile disfacimento costituirebbe un terremoto e provocherebbe "un rapido, disordinato declino del dollaro (255)". I cambiamenti geoeconomici e geopolitici assieme a crisi strutturali, cicliche e finanziarie potrebbero produrre una Grande Depressione del 21° secolo. Perciò, l'attuale crisi, piuttosto che un evento di una volta nella vita, potrebbe essere un assaggio del futuro.

Le origini della crisi sono intrinseche alla natura del capitalismo del 20° e del 21° secolo. Fino a di recente gli USA hanno evitato il peggio delle crisi del capitalismo occidentale. L'epicentro è stato l'Europa. Ha subito depressioni economiche e due guerre mondiali, guerre civili europee per il dominio del mondo coloniale. Questi eventi hanno evidenziato nuove e profonde contraddizioni all'interno del sistema mondiale. Allo stesso tempo le politiche che hanno sostenuto che le banche diventassero dominanti e si fondessero con lo stato sono state decisive. La finanziarizzazione dell'economia degli USA e la deregolamentazione di Wall Street sono decisive per l'architettura del capitalismo USA degli inizi del 21° secolo. Il modello di mercato libero americano (e britannico) ha dato via libera al capitale finanziario per fare i suoi affari sulla società. Gli elementi più predatori, parassitari e criminali di Wall Street e del capitale bancario sono divenuti dominanti sull'economia e sul governo. Certamente, i folli tagli fiscali di Bush II per il più ricco 2% e le guerre in Iraq e Afghanistan hanno peggiorato il problema del debito governativo e determinato il contesto immediato della crisi attuale.

L'economista Rudolph Hilferding indicò i pericoli di una struttura economica dove è dominante il capitale bancario e lo stato diventa il suo protettore e agevolatore. Una nuova struttura economica capitalista risulta; un sistema più sfruttatore e globalizzato. Ha chiamato questo nuovo ordinamento capitalismo finanziario. Lenin si appropriò dell'analisi di Hilferding, aggiungendo che il nuovo ordinamento capitalista accelerava il processo di esportazione del capitale al mondo coloniale, rendendo le colonie una parte del sistema globale di produzione capitalista.

Dopo la II Guerra Mondiale gli USA diventarono il centro del capitalismo mondiale e della politica globale, il dollaro la valuta principale. I trionfalisti americani chiamarono questo il Secolo Americano. Con il recente crollo finanziario e la Grande Recessione tutto ciò è terminato. Tuttavia, siamo rimasti con la conseguenza del capitalismo finanziario, un'economia sanguisuga che compete con e succhia il sangue dell'economia reale o produttiva. La logica dell'economia sanguisuga è che, mentre vive sull'economia reale, alla fine la tira giù.

L'immensa economia dei derivati e il mercato in debito e specialmente i mutui subprime sono mezzi con i quali l'economia sanguisuga succhia la vita dai lavoratori, dalla classe media e dall'economia reale. Il crollo finanziario è iniziato nei mercati dei mutui subprime, ma questo era semplicemente il segnale più evidente di quella che Roubini e Mihn chiamano decomposizione sistemica. L'espansione economica che ha preceduto il crollo è stata una bolla speculativa. Il principio della recessione nel 2007 ha esposto la fragilità dei mercati dei mutui, che ha dato inizio a una catena di eventi che è culminata nel crollo di Lehman Brothers nel settembre 2008. Il crollo finanziario USA ha scosso l'edificio dell'intero sistema finanziario mondiale.

Gli USA affogano nei debiti, hanno preso in prestito troppo denaro e non possono pagare i debiti; il settore dei servizi finanziari dell'economia ha aumentato il suo indebitamento dal 22% del PIL nel 1981 al 117% nel 2008. Il debito privato complessivo è andato dal 123% del PIL nel 1981 al 290% nel 2008. L'economista Hymar Minsky ha messo in evidenza che maggiore è la dipendenza dal debito, più fragile il sistema finanziario (vedi Roubini/Mihm pp82—83).

In un precedente saggio su BAR ho appoggiato gli appelli di Joseph Stieglitz per una ristrutturazione dell'economia USA da un modello di libero mercato a un modello di economia sociale di mercato, con severe regolamentazioni di Wall Street e delle banche. Ho sostenuto che questo modello keynesiano dovrebbe essere considerato come una transizione a un'economia di mercato socialista che porti a un'economia socialista sviluppata. Ho proposto un deciso keynesismo (una sintesi keynesiana/socialista) che smembrerebbe le "banche troppo grandi per fallire" e nazionalizzerebbe le loro parti. Gli intestini dei loro impulsi predatori sarebbero recisi. Come Roubini/Nihm e Stieglitz sono d'accordo che lo stato deve essere l'attore decisivo nell'economia del futuro. Comunque, lo stato e i sistemi politici devono essere democratizzati e resi degli strumenti dei bisogni del popolo, piuttosto che del capitalismo finanziario.

La prima priorità dell'economia devono essere i bisogni del popolo. Quindi deve essere introdotto un piano di sviluppo industriale e delle infrastrutture. Il popolo deve dare sostanza all'idea di economia verde di Barack Obama. Abbiamo bisogno immediatamente di una Amministrazione Progetto Lavori del 21° secolo che metta la gente a lavorare su progetti verdi e di infrastrutture. Questo deve essere un programma multidecennale, con incentivi governativi pianificati e mirati.

Il popolo degli USA avrà bisogno di aiuto dal mondo per ricostruire la nostra economia e la nostra società. La Cina e le altre economie emergenti possono investire in questa ricostruzione. La loro esperienza con il capitalismo di stato e l'economia sociale di mercato sarà utile. Ideologicamente il popolo USA dovrà riconoscere che ci siamo mossi da un'Era dell'egemonia dell'Europa e degli USA a un Era dell'Umanità, dove dobbiamo cooperare come pari tra altri popoli e civiltà.

Più che qualsiasi cosa il popolo USA deve iniziare un grande movimento democratico che prenda ispirazione dai movimenti degli anni '30 e '60 e '70, con lo scopo di creare una democrazia popolare e una cultura democratica, che prenda il controllo dei meccanismi dello stato. Deve essere un movimento pacifista, antirazzista e per la giustizia sociale. Deve prendere di mira per lo smantellamento i complessi militare-industriale e industriale-carcerario. Il bilancio militare deve essere ridotto rapidamente del 75% e diventare un bilancio per i posti di lavoro interni e di ricostruzione.

Roubini e Mihm affermano che il capitalismo americano non sarà mai quello che era una volta. Concludono che il sistema finanziario USA deve essere riformato e ristrutturato. La Cina, hanno insistito, sarà il principale attore economico e geopolitico nei decenni a venire. Quello per cui non argomentano a favore è un cambiamento da una struttura economica putrefatta a una nuova. Sembra ovvio che la crisi esistenziale del capitalismo USA suggerisce logicamente che deve essere considerata un'alternativa. W.E.B Du Bois vicino al termine della sua vita ha insistito che la storia ha superato il capitalismo; ha invitato alla sua sostituzione da parte con il socialismo. Ci troviamo in un momento di decisione, o muovere verso il socialismo oppure rimanere impantanati nella palude capitalista.

Anthony Monteiro è docente di Studi Afro-Americani alla Temple University. Può contattarsi a tmon(at)comcast.net.