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Nel
2006-2009
il sistema finanziario e l'economia degli USA sono arrivati vicini
al collasso sistemico. Se fosse accaduto la maggior parte del mondo
sarebbe andata giù con loro.
Notoriamente
Karl Marx ha descritto eventi come questi come
“momenti mori”, promemoria di morte sistemica. Questa è stata
davvero la prima
crisi esistenziale del sistema economico capitalista dalla
Grande Depressione e ci ricorda della sua fragilità quasi mortale.
Il sistema finanziario è stato stabilizzato; siamo nel mezzo di
una ripresa senza posti di lavoro, la minaccia di una doppia
recessione e di decenni di stagnazione incombono davanti. La
stagflazione (una pericolosa combinazione di stagnazione e di prezzi
in caduta) e la minaccia di inadempimento sul debito sovrano (il
governo federale incapace di pagare i suoi creditori, come la Cina
ed altri paesi che detengono i titoli di stato USA) è possibile.
Crisis Economics: A Crash Course in the Future of Finance
di
Nouriel Roubini e Stephen Mihm è
un sofisticato, analitico, tuttavia leggibile, sguardo alla crisi ed
alle sue conseguenze. Ci assicurano che "il capitalismo non è
crollato". Ci è voluto che il governo pompasse più di $12 trilioni
in banche, società d'investimento, compagnie di assicurazione, hedge
funds, fondi di capitale, mercati monetari e fabbricanti d'auto per
"salvare il capitalismo".
Gli USA erano nell'occhio del ciclone e la fonte del collasso.
Mentre le banche e i centri globali della finanza per il momento
sono stati stabilizzati, l'occhio del ciclone si è spostato al
debito sovrano. Il debito federale, dicono gli autori, "raddoppierà
totalmente come quota del prodotto interno lordo del paese mentre ci
si aspetta che i deficit nei prossimi decenni tocchino $9 trilioni o
più (178)", raggiungendo il 90% del PIL. Se il governo federale
viene considerato da paesi come la Cina non meritevole di credito e
così rifiutano di prestarci denaro, potrebbe seguire il disastro
sociale, dal momento che il governo federale viene meno ai suoi
obblighi verso i cittadini. Molti governi statali hanno già
raggiunto questo punto.
Il destino del capitalismo americano è ora pesantemente
dipendente dagli sviluppi economici globali, specialmente nei
mercati emergenti e in particolare in Cina. Le economie emergenti
come Brasile, Russia, India e Cina (i paesi del BRIC) e ultimamente
il Sud Africa
(BRICS)
stanno spingendo l'economia globale e sono la speranza di una ripresa
sostenuta. Un cambiamento geopolitico e geoeconomico considerevole
era in moto prima della crisi, ma da allora ha accelerato. E'
terminato un periodo di sessantacinque anni. L'egemonia economica e
politica degli USA ed il dominio del dollaro sono giunti a una fine
stridente.
Martin Jacques,
nel suo influente
When China Rules the World: The End of the
Western World and the Birth of a New Global Order,
sostiene che l'umanità sta entrando nell'Era della Cina.
Roubini e Mihm concordano. Speculano che in un futuro non lontano il
dollaro potrebbe essere sostituito dal renmimbi cinese come valuta
mondiale principale. Pochi disputerebbero che per il 2030 la Cina,
ora la seconda maggiore economia al mondo (avendo superato il
Giappone questa primavera) sorpasserà gli USA. I continui alti tassi
di crescita economica della Cina e la sua posizione globale tra i
paesi in via di sviluppo e sviluppati, la sua maniera alternativa di
fare affari (che viene chiamato il Beijing Consensus), la rendono
l'alternativa attrattiva a USA, FMI, Banca Mondiale, Banca Centrale
Europea e istituzioni finanziarie e bancarie occidentali. Il
renmimbi cinese è sempre più la valuta verso cui andare. Nulla, a
questo riguardo, è più spettacolare dei vertici Cina-Africa e i
vasti investimenti in infrastrutture della Cina per tutta l'Africa.
Questo cambiamento irreversibile con ogni probabilità sarà un
affare complesso, che forse provocherà inadempimento sul debito
sovrano, crolli della valuta, mercati in crisi, fallimenti bancari,
disoccupazione e sottoccupazione che esplodono e tensione politica e
sociale.
Roubini
e
Mihm
avvertono: "Lo status quo è insostenibile e pericoloso e,
mancanti alcune difficili riforme, si disferà. Effettivamente, se
gli Stati Uniti non mettono in ordine la loro casa fiscale e
iniziano a risparmiare di più, sono diretti a uno sgradevole
regolamento dei conti. Quando arriverà questo regolamento dei conti
è una congettura, ma l'idea che possa essere rinviato per decenni è
ingannevole. Alcuni segnali suggeriscono proprio che la marea stia
già cominciando a cambiare (251)". Ciò che gli autori chiamano
"difficili riforme" la chiamo coraggiosa e decisa azione e
pianificazione, che comporti modifiche fondamentali delle strutture
del capitalismo e della finanza USA. Gli autori esortano a un rapido
riequilibrio dell'economia globale nel breve termine. Per esempio,
Cina e Germania dovrebbero consumare di più e USA, Gran Bretagna,
Spagna e Irlanda, per esempio, dovrebbero consumare di meno,
prendere in prestito di meno e risparmiare di più. Comunque, questo
altera soltanto il contesto per il tipo di profondi cambiamenti
strutturali che devono avere luogo negli USA e in occidente. Ma
senza un riequilibrio dell'economia globale e l'istituzione di un
nuovo equilibrio globale, l'intera cosa potrebbe spezzarsi
improvvisamente. La prossima crisi potrebbe essere peggiore e più
che un insignificante ciclo di espansione e arresto. "Sarebbe",
affermano, "meno una funzione dell'intrinseca instabilità del
capitalismo che un profondo flusso e riflusso di potere
geopolitico". In realtà, sarebbe una combinazione di entrambe. Un
simile disfacimento costituirebbe un terremoto e provocherebbe "un
rapido, disordinato declino del dollaro (255)". I cambiamenti
geoeconomici e geopolitici assieme a crisi strutturali, cicliche e
finanziarie potrebbero produrre una Grande Depressione del 21°
secolo. Perciò, l'attuale crisi, piuttosto che un evento di una
volta nella vita, potrebbe essere un assaggio del futuro.
Le origini della crisi sono intrinseche alla natura del
capitalismo del 20° e del 21° secolo. Fino a di recente gli USA
hanno evitato il peggio delle crisi del capitalismo occidentale.
L'epicentro è stato l'Europa. Ha subito depressioni economiche e due
guerre mondiali, guerre civili europee per il dominio del mondo
coloniale. Questi eventi hanno evidenziato nuove e profonde
contraddizioni all'interno del sistema mondiale. Allo stesso tempo
le politiche che hanno sostenuto che le banche diventassero
dominanti e si fondessero con lo stato sono state decisive. La
finanziarizzazione dell'economia degli USA e la deregolamentazione
di
Wall Street
sono decisive per l'architettura del capitalismo USA degli inizi del
21° secolo. Il modello di mercato libero americano (e britannico) ha
dato via libera al capitale finanziario per fare i suoi affari sulla
società. Gli
elementi più predatori, parassitari e
criminali di
Wall Street e del capitale bancario sono divenuti dominanti
sull'economia e sul governo. Certamente, i folli tagli
fiscali di Bush II per il più ricco 2% e le guerre in Iraq e
Afghanistan hanno peggiorato il problema del debito governativo e
determinato il contesto immediato della crisi attuale.
L'economista
Rudolph Hilferding indicò i pericoli di una struttura economica dove
è dominante il capitale bancario e lo stato diventa il suo
protettore e agevolatore. Una nuova struttura economica capitalista
risulta; un sistema più sfruttatore e globalizzato. Ha chiamato
questo nuovo ordinamento capitalismo finanziario. Lenin si appropriò
dell'analisi di Hilferding, aggiungendo che il nuovo ordinamento
capitalista accelerava il processo di esportazione del capitale al
mondo coloniale, rendendo le colonie una parte del sistema globale
di produzione capitalista.
Dopo la II Guerra Mondiale gli USA diventarono il centro del
capitalismo mondiale e della politica globale, il dollaro la valuta
principale. I trionfalisti americani chiamarono questo il Secolo
Americano. Con il recente crollo finanziario e la Grande Recessione
tutto ciò è terminato. Tuttavia, siamo rimasti con la conseguenza
del capitalismo finanziario, un'economia sanguisuga che compete con
e succhia il sangue dell'economia reale o produttiva. La logica
dell'economia sanguisuga è che, mentre vive sull'economia reale,
alla fine la tira giù.
L'immensa economia dei derivati e il mercato in debito e
specialmente i mutui subprime sono mezzi con i quali l'economia
sanguisuga succhia la vita dai lavoratori, dalla classe media e
dall'economia reale. Il crollo finanziario è iniziato nei mercati
dei mutui subprime, ma questo era semplicemente il segnale più
evidente di quella che
Roubini
e
Mihn chiamano decomposizione sistemica. L'espansione
economica che ha preceduto il crollo è stata una bolla speculativa.
Il principio della recessione nel 2007 ha esposto la fragilità dei
mercati dei mutui, che ha dato inizio a una catena di eventi che è
culminata nel crollo di
Lehman Brothers
nel settembre 2008. Il crollo finanziario USA ha scosso l'edificio
dell'intero sistema finanziario mondiale.
Gli USA affogano nei debiti, hanno preso in prestito troppo
denaro e non possono pagare i debiti; il settore dei servizi
finanziari dell'economia ha aumentato il suo indebitamento dal 22%
del PIL nel 1981 al 117% nel 2008. Il debito privato complessivo è
andato dal 123% del PIL nel 1981 al 290% nel 2008. L'economista
Hymar Minsky ha messo in evidenza che maggiore è la dipendenza dal
debito, più fragile il sistema finanziario
(vedi
Roubini/Mihm pp82—83).
In un
precedente saggio su BAR
ho appoggiato gli appelli di Joseph Stieglitz per una
ristrutturazione dell'economia USA da un modello di libero mercato a
un modello di economia sociale di mercato, con severe
regolamentazioni di Wall Street e delle banche. Ho sostenuto che
questo modello keynesiano dovrebbe essere considerato come una
transizione a un'economia di mercato socialista che porti a
un'economia socialista sviluppata. Ho proposto un deciso keynesismo
(una sintesi keynesiana/socialista) che smembrerebbe le "banche
troppo grandi per fallire" e nazionalizzerebbe le loro parti. Gli
intestini dei loro impulsi predatori sarebbero recisi. Come Roubini/Nihm
e Stieglitz sono d'accordo che lo stato deve essere l'attore
decisivo nell'economia del futuro. Comunque, lo stato e i sistemi
politici devono essere democratizzati e resi degli strumenti dei
bisogni del popolo, piuttosto che del capitalismo finanziario.
La prima priorità dell'economia devono essere i bisogni del
popolo. Quindi
deve essere introdotto
un piano di sviluppo industriale e delle infrastrutture. Il
popolo deve dare sostanza all'idea di economia verde di
Barack Obama. Abbiamo bisogno immediatamente di una Amministrazione
Progetto Lavori del 21° secolo che metta la gente a lavorare su
progetti verdi e di infrastrutture. Questo deve essere un programma
multidecennale, con incentivi governativi pianificati e mirati.
Il popolo degli USA avrà bisogno di aiuto dal mondo per
ricostruire la nostra economia e la nostra società. La Cina e le
altre economie emergenti possono investire in questa ricostruzione.
La loro esperienza con il capitalismo di stato e l'economia sociale
di mercato sarà utile. Ideologicamente il popolo USA dovrà
riconoscere che ci siamo mossi da un'Era dell'egemonia dell'Europa e
degli USA a un Era dell'Umanità, dove dobbiamo cooperare come pari
tra altri popoli e civiltà.
Più che qualsiasi cosa il popolo USA deve iniziare un grande
movimento democratico che prenda ispirazione dai movimenti degli
anni '30 e '60 e '70, con lo scopo di creare una democrazia popolare
e una cultura democratica, che prenda il controllo dei meccanismi
dello stato. Deve essere un movimento pacifista, antirazzista e per
la giustizia sociale. Deve prendere di mira
per lo smantellamento i complessi
militare-industriale e industriale-carcerario. Il bilancio militare
deve essere ridotto rapidamente del 75% e diventare un bilancio per
i posti di lavoro interni e di ricostruzione.
Roubini e Mihm affermano che il capitalismo americano non sarà mai
quello che era una volta. Concludono che il sistema finanziario USA
deve essere riformato e ristrutturato. La Cina, hanno insistito,
sarà il principale attore economico e geopolitico nei decenni a
venire. Quello per cui non argomentano a favore è un cambiamento da
una struttura economica putrefatta a una nuova. Sembra ovvio che la
crisi esistenziale del capitalismo USA suggerisce logicamente che
deve essere considerata un'alternativa. W.E.B
Du Bois vicino al termine della sua vita ha insistito che la storia
ha superato il capitalismo; ha invitato alla sua sostituzione da
parte con il socialismo. Ci troviamo in un momento di decisione, o
muovere verso il socialismo oppure rimanere impantanati nella palude
capitalista.
Anthony Monteiro
è docente di Studi Afro-Americani alla
Temple University.
Può contattarsi
a tmon(at)comcast.net.
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