|
Un'organizzazione che chiama se stessa Reporters Senza
Frontiere (RWB; francese:
Reporters sans frontières, o RSF)
ha appena nominato il primo ministro russo
Vladimir Putin,
il presidente della Cina
Hu Jintao,
Mahmoud Ahmadinejad
dell'Iran,
Nursultan Nazarbayev
del
Kazakhstan
ed il presidente della Bielorussia
Aleksandr Lukashenko
nella sua lista dei Quaranta peggiori predatori della libertà di
stampa per il 2010. La cosa più significativa della sua lista di
'cattivi' è la relazione geopolitica di quei leader e di quei paesi
all'attuale 'lista dei nemici' del Dipartimento di Stato USA. Questo
non è un caso, mentre diventa chiaro quando osserviamo molto
attentamente chi ha fondato RSF.
Nella sua dichiarazione RSF afferma: "Dal momento che questi
predatori hanno un volto, dobbiamo conoscerli per meglio
denunciarli.
Reporters senza frontiere ha deciso di stendere il loro
ritratto". Il suo linguaggio colorito non è un caso. Il termine
predatore evoca immagini di orrore nella maggior parte delle
persone.
Nella sua ultima lista dei 'cattivi' appena pubblicata, della
Russia di Putin osserva: "Come pure manipolando gruppi ed
istituzioni, Putin ha promosso un clima di orgoglio nazionale
pompato che incoraggia la persecuzione dei dissidenti e dei liberi
pensatori e favorisce un livello di impunità che mina continuamente
la regola della legge". RSF ha dichiarato che Putin, "l'ex ufficiale
del KGB", ha esercitato così tanto controllo su tutti gli aspetti
della vita in Russia che "le stazioni TV nazionali ora parlano con
un'unica voce". E' abbastanza interessante notare che la citazione
ed un rapporto della menzione di Putin sono apparse sul media di
stato russo,
RIA Novosti.[1][1]
Riguardo alla Cina, RSF dichiara: "In onore della
Shanghai World Expo,
la maggiore esposizione della potenza (sic) cinese dai Giochi
Olimpici del 2008, Reporters Senza Frontiere la scorsa settimana ha
invitato gli utenti di Internet a visitare una pagina specialmente
creata sul proprio sito web dedicata alle libertà che in Cina sono
dileggiate".[1][2]
Forse importante esattamente come la lista dei cattivi di RSF
sono i nomi che questa non contiene. Ci si potrebbe chiedere perché
i nomi di tali nemici del più alto livello della libertà di
espressione e di stampa come il dittatore della Georgia, il
presidente
Mikhail Saakashvili,
o l'ex presidente dell'Ucraina
Viktor Yushchenko,
o il recentemente deposto dittatore del
Kyrgyzstan, Bakiyev,
siano assenti. Tutti e tre sono arrivati al potere con
colpi di stato appoggiati da
Washington,
chiamati anche rivoluzioni colorate. Particolarmente, tutte le
persone appena nominate da RSF come "predatori" sono stati negli
ultimi anni bersaglio di tentativi di destabilizzazione finanziati
da
Washington.
Chi c'è dietro
RSF?
L'immagine lucente che RSF presenta al mondo, come l'utilizzo
del termine "predatori", non è un caso. E' il prodotto dell'agenzia
pubblicitaria di RSF. Annunciando il 3 maggio la lista dei quaranta
sul suo sito web, RSF dichiara che "La lista dei Predatori della
Libertà di Stampa viene pubblicata oggi, sostenuta da un annuncio
pubblicitario della campagna prodotto dall'agenzia
Saatchi & Saatchi...Nella
lista dei predatori di quest'anno vi sono 40 nomi...che non
sopportano la stampa, la trattano come un nemico ed attaccano
direttamente i giornalisti. Sono potenti, pericolosi, violenti e
sopra la legge".[1][3]
La
Saatchi & Saatchi
è uno dei "persuasori occulti" o società di PR più influenti del
mondo. Le viene attribuita la campagna che ha portato al potere
Margaret Thatcher t
ed è la società pubblicitaria del Partito Laburista di
Gordon Brown.
I suoi clienti comprendevano
Citigroup, Hewlett-Packard, DuPont, Proctor & Gamble.
Ci si potrebbe chiedere dove RSF ottiene i finanziamenti per
assumere un simile consigliere d'elite.
Dietro RSF si nasconde il NED
La domanda più interessante non sono le azioni di
Hu Jintao o
di
Putin o
di
Ahmadinejad
lo scorso anno in relazione alla loro stampa nazionale, ma
piuttosto chi sta giudicando questi leader. Possiamo ben chiedere:
"Chi giudica i giudici"? La risposta è:
Washington.
Reporters Senza Frontiere è un'organizzazione non governativa (ONG)
internazionale. Secondo il suo sito web ha il suo quartier generale
a Parigi, Francia. Parigi è una sede curiosa per un'organizzazione
che, come risulta, è finanziata dal Congresso USA e da agenzie
legate al governo USA.
Se andiamo nel sito web di RSF per scoprire chi
c'è dietro questi giudici autoconsacrati della libertà di stampa
mondiale, non troviamo nulla. Neppure il suo consiglio di
amministrazione viene nominato e tanto meno i suoi sostenitori
finanziari. Il suo conto economico pubblicato annuale non offre
nessun indizio su chi vi sia dietro finanziariamente.
Milioni di dollari del suo reddito annuale vengono divulgati
come derivanti dalla "vendita di pubblicazioni". Non nomina le
pubblicazioni o a chi siano state vendute. Come ha osservato un
ricercatore, "Anche considerando che i libri vengano pubblicati
gratuitamente, avrebbe dovuto vendere 170.200 libri nel 2004 e
188.400 libri nel 2005 per guadagnare gli oltre $2 milioni che
l'organizzazione asserisce di guadagnare ogni anno - 516 libri al
giorno nel 2005. Il denaro chiaramente doveva provenire da altre
fonti, come risulta sia avvenuto".[1][4]
Un tentativo di andare nel sito web di RSF per ordinare
qualunque sua pubblicazione non ha trovato nessun collegamento ad
alcuna informazione per l'acquisto né a nessun listino prezzi o
sommario di libri. Davvero molto curioso.
Nelle sue dichiarazioni finanziarie e nei suoi
conti economici pubblicati nel settembre 2009, afferma: "Le finanze
dell'organizzazione nel 2008 sono state contrassegnate dalla fine
della campagna (iniziata nel 2001) per il Giochi Olimpici di
Beijing
che hanno influenzato significativamente le entrate e le uscite".
[1][5] Ciò significa che RSF ha passato otto
anni e non svelate somme di denaro per fare campagna contro il
governo della Cina nel periodo che ha preceduto le Olimpiadi di Beijing del 2008. A
quale scopo? Particolarmente, RSF nomina il presidente cinese Hu Jintao come
'predatore' di quest'anno per le sue azioni nel reprimere le
agitazioni in Tibet nel marzo 2008 e nello Xinjiang
nel luglio
2009, entrambe le quali sono state l'opera clandestina di una ONG
finanziata dagli USA chiamata National
Endowment for Democracy (NED).
Hmmm.
Dopo anni che cerca di nasconderlo,
Robert Menard,
segretario generale con sede a Parigi di
Reporters Sans Frontieres
o RSF, ha confessato che il bilancio di RSF è stato finanziato
principalmente da "Organizzazioni USA
strettamente collegate alla politica estera degli USA".[1][6]
Queste
organizzazioni basate negli USA che sostengono RSF comprendono la
Agency for
International Development (USAID) ed il
National
Endowment for Democracy (NED) del Congresso.
Includono pure il
Center for
Free Cuba, il cui
amministratore fiduciario, Otto Reich, è stato
costretto a dimettersi dall'amministrazione di George W. Bush dopo la
denunzia del suo ruolo in un tentativo di colpo di stato appoggiato
dalla CIA contro il presidente democraticamente eletto del Venezuela Hugo Chavez.[1][7]
Come un ricercatore ha scoperto dopo mesi che cercava di
ottenere una risposta dal NED sul suo finanziamento a Reporters
Senza Frontiere, che ha compreso il netto rifiuto da parte del
direttore esecutivo di RSF
Lucie Morillon,
il NED ha rivelato che
Reporters Senza Frontiere ha ricevuto assegnazioni in almeno
tre anni dall'International
Republican Institute.
L'IRI è una delle quattro affiliate del
NED.[1][8]
Il NED, come ho esposto dettagliatamente nel mio libro "Full
Spectrum Dominance:Totalitarian Democracy in the New World Order",
è stato creato dal Congresso USA durante l'amministrazione Reagan su
iniziativa dell'allora direttore della CIA
Bill Casey
per rimpiazzare i programmi di azione clandestina nella società
civile della CIA, che erano stati
rivelati dalla commissione Church a metà degli anni '70. Come
ha ammesso anni dopo
Allen Weinstein,
colui che che ha redatto la legislazione che creò il
NED, "Molto di ciò che oggi facciamo veniva fatto clandestinamente
dalla CIA 25 anni fa".
[1][9]
Forse un'organizzazione che si erge a giudice della libertà di
stampa mondiale dovrebbe praticare essa stessa un poco più di
sincerità e di trasparenza su da dove abbia origine il proprio
sostegno. Altrimenti dovremmo pensare che abbia qualcosa da
nascondere.
F. William Engdahl
è anche autore del libro, Gods of Money:
Wall Street and the Death of the American Century, disponibile alla fine di maggio 2010.
Può essere contattato tramite il suo sito
web a
www.engdahl.oilgeopolitics.net
Note
[1][1] RIA Novosti,
RSF names Putin, Kadyrov
freedom "predators," RIA Novisti, Moscow, May 4, 2010, accessed
in
http://en.rian.ru/world/20100504/158862330.html
[1][2]
Reporters Without Borders website,
Reporters without Borders works on all fronts, May 3, 2010,
accessed in
http://en.rsf.org/reporters-sans-frontieres-sur-tous-03-05-2010,37337.html
[1][3] Ibid.
[1][4]
Diana Barahona,
Reporters Without Borders and Washington's Coups, ZNet, August 2,
2006, accessed in
http://www.zcommunications.org/reporters-without-borders-and-washingtons-coups-by-diana-barahona
[1][5]
Reporters Without Borders,
Income and Expenditures to end
December 2008, published September 7, 2009, accessed in
http://en.rsf.org/income-and-expenditure-07-09-2009,34401
[1][6] Source Watch, Reporters Without
Borders, accessed in
http://www.sourcewatch.org/index.php?title=Reporters_Without_Borders
[1][7] Ibid.
[1][8] Diana Barahona, op.cit.
[1][9] Allen Weinstein, quoted in David Ignatius,
Openness is the Secret to Democracy, Washington Post National Weekly
Edition, 30 September 1991, pp. 24-25.
|