Le Monde diplomatique

 

Ultimo numero: Luglio 2011

Non vergognatevi di chiedere la luna: ne abbiamo bisogno

Chiamata al risveglio per l'Europa

di Serge Halimi

 

 

La crisi economica e democratica in Europa pone delle domande. Perché in Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia sono state adottate ed applicate con eccezionale ferocia delle politiche destinate a fallire? Quelli responsabili di aver perseguito queste politiche sono folli, raddoppiando la dose ogni volta che la loro medicina fallisce prevedibilmente di funzionare? Com'è che in un sistema democratico, il popolo costretto ad accettare tagli ed austerità semplicemente sostituisce un governo fallito con un altro dedicato esattamente allo stesso trattamento d'urto? Vi è qualche alternativa?

La risposta alle prime due domande è chiara, una volta che dimentichiamo la propaganda sull'"interesse pubblico", i "valori condivisi" dell'Europa e l'essere "tutti assieme in questo". Le politiche sono razionali e nel complesso stanno raggiungendo il loro obiettivo. Ma questo obiettivo non è il termine della crisi economica e finanziaria ma di mietere i suoi ricchi compensi. La crisi significa che centinaia di migliaia di posti di lavoro pubblici civili possono essere tagliati (in Grecia, nove su dieci dipendenti pubblici non saranno rimpiazzati al pensionamento), i salari ed i permessi pagati ridotti, pezzi dell'economia svenduti a vantaggio di interessi privati, le leggi sul lavoro messe in discussione, le imposte indirette (le più regressive) incrementate, il costo dei servizi pubblici aumentato, il rimborso delle spese dell'assistenza sanitaria ridotto. La crisi è un regalo del cielo per i neoliberisti, che avrebbero dovuto lottare a lungo e duramente per ciascuna di queste misure ed ora le ottengono tutte. Perché dovrebbero voler vedere la fine di un tunnel che è un mezzo rapido per il paradiso?

Il 15 giugno i direttori della Irish Business and Employers Confederation (IBEC) sono andati a Bruxelles per chiedere alla Commissione Europea di fare pressione su Dublino per smantellare alcune delle leggi sul lavoro dell'Irlanda, velocemente. Dopo la riunione, Brendan McGinty, direttore IBEC delle Relazioni industriali e delle risorse umane, ha avvertito: "L'Irlanda ha bisogno di mostrare al mondo che è seria sulla riforma economica e sul riportare in linea i costi del lavoro. Gli osservatori stranieri vedono chiaramente che le nostre norme sul lavoro sono una barriera per la creazione di posti di lavoro, la crescita e la ripresa. Una grande riforma è una parte fondamentale del programma concordato con la UE e con il FMI. Ora per il governo non è il momento di sottrarsi dalle decisioni dure".

Le decisioni non saranno dure per tutti, seguendo un corso che è già familiare: "Negli ultimi anni i tassi di rimunerazione per i lavoratori nuovi in settori non regolamentati sono calati di circa il 25%. Ciò dimostra che il mercato del lavoro sta rispondendo ad una crisi economica e di disoccupazione". La leva del debito sovrano permette all'Unione Europea ed al Fondo Monetario Internazionale di imporre su Dublino l'ordine sognato dai datori di lavoro irlandesi.

Le stesse vedute sembrano applicarsi altrove. L'11 giugno, un editoriale dell'Economist osservava che "I greci inclini alle riforme vedono la crisi come un'opportunità per correggere il loro paese. Elogiano silenziosamente gli stranieri per girare le viti sui loro politici". La stessa questione analizzata dal piano di austerità di EU e FMI per il Portogallo: "I leader imprenditoriali sono inflessibili che non vi dovrebbe essere nessuna deviazione dal piano UE/FMI. Pedro Ferraz da Costa, che dirige un istituto di ricerca delle imprese, afferma che nessun partito portoghese nei 30 anni passati avrebbe portato avanti un programma di riforme così radicale. Aggiunge che il Portogallo non può permettersi di mancare questa opportunità". Lunga vita alla crisi.

Provvedere soltanto ai rentiers

La democrazia portoghese ha soltanto 30 anni. I suoi giovani leader sono stati inondati di garofani da folle riconoscenti per la fine di una lunga dittatura e delle guerre coloniali in Africa, la promessa della riforma agraria, i programmi di alfabetizzazione ed i potere per gli operai delle fabbriche. Ora, con la riduzione del salario minimo e del sussidio di disoccupazione, riforme neoliberiste sulle pensioni, la salute e l'istruzione, hanno avuto un grande balzo indietro. Il nuovo primo ministro, Pedro Passos Coelho, ha promesso di andare ancora oltre di ciò che richiedono la UE ed il FMI. Vuole "sorprendere" gli investitori.

Spiega l'economista USA Paul Krugman: "Consapevolmente o no, i politici provvedono quasi esclusivamente agli interessi dei rentiers quelli che traggono molto reddito da beni, che in passato hanno prestato grandi somme di denaro, spesso imprudentemente, ma che ora sono protetti dalla perdita a spese di tutti gli altri". Krugman afferma che naturalmente gli interessi dei creditori prevalgono perché "questa è la classe che fa grandi contribuzioni per le campagne elettorali, è la classe che ha accesso personale ai politici, molti dei quali vanno a lavorare per questa gente quando escono dal governo attraverso la porta girevole". Durante la discussione della UE sul finanziamento della ripresa greca, il ministro delle finanze austriaco Maria Fekter ha inizialmente suggerito: "Non si possono lasciare i profitti alle banche e far accollare le perdite ai contribuenti". Questo è stato di breve durata. L'Europa ha esitato per 48 ore, quindi gli interessi dei rentier hanno prevalso, come al solito.

Per comprendere i "complessi" meccanismi sottostanti alla crisi del debito sovrano, bisogna sapere delle costanti innovazioni nell'ingegneria finanziaria: futures, CDS (credit default swaps) ecc. Il livello di sofisticazione riserva l'analisi per esperti selezionati che generalmente profittano della loro conoscenza. Intascano il ricavato mentre quelli economicamente analfabeti pagano, come un tributo che devono al fato o ad un aspetto del mondo moderno che è oltre loro.

Cerchiamo invece la semplice spiegazione politica. Molto tempo fa, i re europei prendevano in prestito dal Doge di Venezia o dai mercanti fiorentini o dai banchieri genovesi. Non avevano nessun obbligo di rimborsare questi prestiti e talvolta trascuravano di farlo, un modo svelto di appianare il debito pubblico. Molti anni più tardi, il giovane regime sovietico annunciò che non si sarebbe ritenuto responsabile per il denaro che gli zar avevano preso in prestito e dissipato, così generazioni di risparmiatori francesi improvvisamente scoprirono che nelle loro soffitte avevano prestiti russi di nessun valore.

Ma vi erano dei modi più sottili per sdebitarsi. Nel Regno Unito, il debito declinò dal 216% del prodotto interno lordo nel 1945 al 138% nel 1955 e negli USA calò dal 116% del PIL al 66%. Senza nessun piano di austerità. Naturalmente, l'ondata nello sviluppo economico post-bellico ridusse automaticamente la proporzione di debito nella ricchezza nazionale. Ma questo non era tutto. Gli stati rimborsarono una somma nominale alla volta, ridotta ogni anno dal livello dell'inflazione. Se un prestito sottoscritto al 5% di interesse annuo viene restituito in valuta che si deprezza al tasso del 10% l'anno, il tasso d'interesse reale diventa negativo a vantaggio del debitore. Tra il 1945 ed il 1980, il tasso d'interesse reale nella maggior parte dei paesi occidentali è stato negativo quasi tutti gli anni. Come risultato, l'Economist ha osservato: "I risparmiatori depositavano il denaro nelle banche, che prestavano ai governi a tassi d'interesse sotto il livello dell'inflazione". Il debito veniva ridotto senza molte preoccupazioni. Negli USA, i tassi d'interesse reale negativi valevano l'equivalente del 6,3% del PIL all'anno per il Tesoro, dal 1945 al 1955.

Perché i risparmiatori accettavano di essere imbrogliati? Non avevano nessuna scelta. I controlli dei capitali e la nazionalizzazione delle banche significava che dovevano prestare allo stato e che è come otteneva i suoi fondi. Gli individui facoltosi non avevano l'opzione di investire nella speculazione in azioni brasiliane indicizzate a variazioni nel prezzo dei semi di soia nel corso dei tre anni successivi. Vi era una fuga di capitali, valigie di lingotti d'oro lasciavano la Francia per la Svizzera il giorno prima della svalutazione o di un'elezione nella quale poteva vincere la sinistra. Comunque, questo era illegale.

Fino agli anni '80, gli aumenti salariali indicizzati (scale mobili) proteggevano la maggior parte dei lavoratori dalle conseguenze dell'inflazione ed i controlli sul libero movimento di capitale aveva costretto gli investitori a sopportare tassi d'interesse negativi. Dopo gli anni Reagan/Thatcher, si applicò il contrario.

Il sistema non ha nessuna pietà

Le scale mobili salariali sono scomparse quasi ovunque in Europa: in Francia, nel 1982 l'economista Alain Cotta chiamò questa grave decisione "dono di [Jacques] Delors [ai datori di lavoro]". Tra il 1981 ed il 2007, l'inflazione era distrutta ed i tassi d'interesse reali erano quasi sempre positivi. Profittando dalla liberalizzazione dei movimenti di capitale, i "risparmiatori" (questo non significa anziani pensionati con un acconto alle poste a Lisbona o i carpentieri a Salonicco) fecero competere gli stati per i finanziamenti e, come dichiarò François Mitterrand, "arricchirsi nel sonno". Muoversi dalle scale mobili salariali e da tassi d'interesse negativi ad una riduzione del potere d'acquisto del lavoro e ad un meteorico incremento dei guadagni di capitale rovesciò completamente l'equilibrio sociale.

A quanto pare ciò non è abbastanza. La troika (Commissione Europea, BCE e FMI) ha deciso di migliorare i meccanismi progettati per favorire il capitale a spese del lavoro, aggiungendo coercizione, ricatto ed ultimatum. Gli stati hanno sanguinato per i loro sovrabbondanti sforzi per salvare le banche e chiedendo l'elemosina per bilanciare i loro conti mensili viene raccontato loro di scegliere tra un'epurazione guidata dal mercato e la bancarotta. Una fascia d'Europa, dove le dittature di António de Oliveira Salazar, di Francisco Franco e dei colonnelli greci sono terminate, è stata abbassata al grado di protettorato dominato da Bruxelles, Francoforte e Washington, il cui principale scopo è di difendere il settore finanziario.

Questi stati hanno ancora i loro governi, ma soltanto per garantire che gli ordini vengano eseguiti e per resistere all'abuso da gente che sa che il sistema non proverà mai pietà per loro, per quanto povera sia. Secondo Le Figaro, “La maggior parte dei greci vedono la supervisione internazionale del bilancio come una nuova forma di dittatura, come ai vecchi tempi quando erano in carica i colonnelli, tra il 1967 ed il 1974". L'ideale europeo non guadagnerà dall'essere associato all'ufficiale giudiziario che prende isole, spiagge, società nazionali e pubblici servizi e li vende ad investitori privati. Dal 1919 e dal Trattato di Versailles, chiunque sa che una simile pubblica umiliazione può scatenare il nazionalismo distruttivo e tanto più mentre aumentano le provocazioni. Il prossimo governatore della BCE, Mario Draghi, che come il suo predecessore emanerà ad Atene ordini rigorosi, è stato vicepresidente ed amministratore delegato di Goldman Sachs quando la banca aiutava il governo conservatore greco a truccare i conti. Il FMI, che pure prende uno sguardo sulla costituzione francese, ha chiesto a Parigi di "governare per equilibrare le finanze pubbliche"; Nicolas Sarkozy ci sta già lavorando.

La Francia ha lasciato sapere che vorrebbe che i partiti politici greci seguano l'esempio dei loro equivalenti portoghesi, "unite le forze e formata un'alleanza"; ed il primo ministro francese, François Fillon, ed il presidente della Commissione Europea, José Barroso, hanno cercato di persuadere il leader conservatore greco, Antonis Samaras, a prendere questa direzione. Il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ritiene che "le autorità europee potrebbero avere il diritto di veto su alcune decisioni di politica economica nazionale".

L'Honduras ha istituito una zona franca nella quale la sovranità nazionale non si applica. Attualmente l'Europa sta istituendo una zona di dibattito per tutte le questioni economiche e sociali non più discusse dai partiti politici perché queste zone sono andate oltre il loro controllo. La competizione tra partiti ora si concentra su materie sociali: il burqa, la legislazione sulla cannabis, il radar sulle autostrade, i gesti collerici o il linguaggio osceno di un politico sprezzante o di un artista esaltato. Ciò conferma una tendenza già evidente 20 anni fa: il vero potere politico si sposta ad aree dove la democrazia non ha nessun peso, fino al giorno in cui alla fine l'indignazione trabocca. Che è dove ci troviamo.

Ma l'indignazione è impotente senza qualche comprensione dei meccanismi che l'hanno provocata. Conosciamo le alternative rifiutare le politiche monetariste e deflazioniste che approfondiscono la crisi, cancellare parte del debito se non tutto, assumere il controllo delle banche, tenere sotto controllo la finanza, rovesciare la globalizzazione e ricuperare i miliardi di euro che lo stato ha perduto con i tagli fiscali che favoriscono i ricchi (?70 miliardi in Francia nei dieci anni passati, più di $1 trilione negli USA, specialmente per i redditi dell'1% al vertice). E la conoscenza di queste alternative è stata condivisa da persone che sanno dell'economia tanto almeno quanto Trichet, ma che non servono gli stessi interessi.

Questo non è un dibattito tecnico e finanziario ma una battaglia politica e sociale. Naturalmente, gli economisti liberali sosterranno che quello che chiedono i progressisti è impossibile. Ma cosa hanno ottenuto, a parte il creare una situazione che è insopportabile? Forse è tempo di ricordare come Jean-Paul Sartre ha riassunto il consiglio di Paul Nizan alle persone che frenano il loro istinto di aggressione: "Non vergognatevi di chiedere la luna: ne abbiamo bisogno".