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L'Europa in rivolta: potere popolare vs crisi capitalista

Stu Harrison & Simon Butler

14 febbraio 2009

 

L'Europa è quasi esplosa nel nuovo anno con una crescente controffensiva contro le politiche che hanno provocato la crisi economica da una parte all'altra del continente. Milioni di dimostranti hanno cominciato ad agire contro i responsabili del crollo capitalista.

Ian Traynor, il redattore Europa del Guardian, il 31 gennaio ha riassunto i nuovi sviluppi: "Il periodo di difficoltà dell'Europa acquista gradualmente intensità e grandezza. I governi tremano. La rivolta è nell'aria".

Mentre i governi distribuiscono miliardi per salvare le banche e le grandi imprese, i lavoratori soffrono dell'immensa caduta.

Già un governo europeo è arrivato a schiantarsi giù di fronte ad un movimento di protesta di massa. Il governo conservatore dell'Islanda in gennaio è crollato sotto il peso di alcune delle più grandi manifestazioni mai viste nel paese.

Le proteste hanno rapidamente assunto un forte carattere anti-establishment. Un attivista islandese le ha descritte al Guardian come "una rivoluzione nell'attivismo politico".

Come conseguenza dello spettacolare crollo dell'economia nazionale la politica islandese si è bruscamente spostata a sinistra. Secondo recenti sondaggi, il Movimentto Sinistra-Verdi è ora il partito più popolare del paese.

Movimenti simili si sono diffusi anche in Europa orientale alle nazioni più povere e più vulnerabili.

L'Europa in agitazione

Dopo l'Islanda, la nazione del Baltico della Lettonia è indicata come essere il prossimo paese a discendere nella liquefazione economica. Il prodotto interno lordo della Lettonia è caduto di un enorme 10,5% nell'ultimo trimestre del 2008, paragonato allo stesso periodo 12 mesi prima.

Il governatore della banca centrale della Lettonia ha persino descritto l'economia come "clinicamente morta" alla televisione nazionale.

Il 13 gennaio, più di 10.000 lettoni sono confluiti sulla capitale, Riga. Le proteste sono continuate nella notte, nonostante violenti tentativi della polizia di disperdere le folle.

Una parte dei dimostranti ha affrontato la polizia anti-sommossa fuori del parlamento lettone. Superati di numero dalla folla infuriata, a molti dei poliziotti sono stati strappati via dalle mani gli scudi ed i manganelli.

Per il 16 gennaio delle proteste simili si sono estese alla vicina Lituania. Di mostranti nella capitale Vilnius si sono difesi dalle cariche dei manganelli della polizia e rigettato i proiettili di gas lacrimogeno verso le linee della polizia.

Per la fine della protesta, molte finestre del parlamento lituano erano state frantumate.

Proteste antigovernative sono esplose anche nella capitale bulgara di Sofia il 14 gennaio. La polizia ha attaccato i dimostranti, arrestandone 150 e ferendone più di una dozzina.

Imperturbate, da allora le proteste sono continuate fuori del parlamento bulgaro quasi ogni giorno, chiedendo maggiore democrazia e responsabilità del governo.

La rabbia fermenta anche in Ungheria ed in Ucraina. Le economie di entrambe i paesi sono state devastate dalla crisi economica. Il Fondo Monetario Internazionale ha proceduto a stento con prestiti di salvataggio di $26 miliardi all'Ungheria e di $16 miliardi per l'Ucraina — ma questi prestiti stanno avendo poco impatto nell'alleviare la crisi per la gente comune.

Mentre entrambe i governi annunciano ulteriori tagli ai servizi ed impopolari nuove tasse, lo scontento popolare minaccia di esplodere.

In Francia, la risposta anti-lavoratori, pro-capitalisti del governo alla crisi economica e le massicce perdite di posti di lavoro hanno provocato una serie di scioperi generali. Il prossimo avverrà il 19 marzo con l'appoggio delle otto federazioni sindacali francesi.

Questo segue l'enorme sciopero generale del 29 gennaio, dove sono scesi in strada 2,5 milioni di dimostranti. Secondo un sondaggio della rivista francese l’Express, il 69% dei francesi ha appoggiato lo sciopero.

Il presidente francese Sarkozy ha chiesto colloqui con i sindacati, ma senza concessioni importanti paiono certi ulteriori scioperi e proteste.

La rivolta greca

In Grecia nel frattempo, l'uccisione da parte della polizia il 6 dicembre del quindicenne Alexis Grigoropoulos ha dato l'avvio ad una generale agitazione sociale che da allora domina i titoli di testa europei.

Il movimento è cominciato come una mobilitazione spontanea di quelli oltraggiati dalla continua brutalità della polizia.

Ma da allora si è sviluppato in una campagna più vasta, includendo le preoccupazioni di quelli privati di diritti dagli effetti del razionalismo economico, un problema soltanto esacerbato dalla crisi economica.

Le manifestazioni sono riprese con il nuovo anno il 9 gennaio, con una marcia militante di 20.000 insegnanti e studenti ad Atene.

Centrali in questo movimento sono stati le migliaia di studenti delle scuole ed università che hanno organizzato manifestazioni ed altre azioni, spesso con email e messaggi di testo, che hanno scosso villaggi e città da una parte all'altra della Grecia. Queste azioni sono state appoggiate da più ampi scioperi dei lavoratori e da azioni dei contadini.

Il primo ministro greco Kostas Karamanlis è stato eletto nel 2004 su una piattaforma di sincerità e di onestà. Era una promessa che il popolo greco aveva sentito molte volte prima.

Tre famiglie politiche hanno in gran parte controllato la politica greca dagli anni '50 — interrotte soltanto dalla dittatura militare del 1967-74.

I due principali partiti capitalisti, Nuova Democrazia ed il Partito Socialista, si sono divisi il potere tra di loro negli ultimi 30 anni.

Ora il popolo della Grecia, come in molti altri paesi attraverso il globo, inizia a vedere disintegrarsi la propria fede nei poteri dominanti.

Stratos Fanaras, analista politico e direttore di Metron Analysis, ha raccontato all'edizione di gennaio di Le Monde Diplomatique: “Gli studi che abbiamo condotto recentemente dimostrano che tutti gli indici economici come anche le aspirazioni popolari per il futuro sono sprofondati ad un livello basso da primato. La gente si sente abbandonata e disillusa e non riesce a vedere migliorare la situazione.

"Questa reazione è la stessa per uomini e donne ed attraverso tutte le classi sociali ed i livelli di istruzione".

Il distretto di Esarchia nel centro di Atene, dove è stato ucciso Grigoropoulos, è diventato una base per le azioni di protesta radicale. La zona si trova vicino al Politecnico di Atene — il luogo della famosa insurrezione studentesca del 1973 schiacciata dalla giunta militare.

Come le proteste si sono ingrossate, lo scontento ha raggiunto tutti gli angoli della società greca. I contadini hanno protestato per i prezzi bassi erigendo blocchi stradali alla frontiera bulgara per tutto gennaio.

Nel frattempo, i giornalisti greci si sono uniti ai dimostranti occupando stazioni televisive e gli uffici del conservatore sindacato dei giornalisti.

Allo stesso tempo, un nuovo movimento in solidarietà con il popolo di Gaza ha inondato le università britanniche.

Migliaia di studenti hanno occupato teatri per conferenze ed altri edifici da una parte all'altra dell'Inghilterra e della Scozia chiedendo alle loro università di condannare i brutali attacchi di Israele e di tagliare i legami accademici con le istituzioni israeliane.

Il movimento degli studenti ha anche chiesto che le università britanniche forniscano borse di studio per gli studenti palestinesi, si impegnino a disinvestire dal commercio di armi e mandino libri e computer non utilizzati in Palestina.

Le occupazioni delle università hanno scatenato un maggior coinvolgimento studentesco in altre questioni politiche, compresa una campagna per richiedere l'abolizione delle tasse universitarie.

Wes Streeting, presidente dell'Unione Nazionale degli Studenti, l'8 febbraio ha commentato sull'Independent: “Ciò che abbiamo visto sulla questione di Gaza è la rinascita di un particolare tipo di protesta: l'occupazione. E' da lungo tempo che non vediamo occupazioni studentesche su una scala simile.

"E' giunto il momento che portiamo il movimento degli studenti a procedere ancora ed ad avere un impatto".

Fin dove arriverà?

Quarantuno anni dopo il ribelle anno 1968 che scosse il mondo, si stanno formando nuovi movimenti, decisi a che i lavoratori ed i poveri non dovrebbero pagare per la crisi dei capitalisti.

Ma rimane la questione dell'organizzazione, di trasformare i movimenti in veicoli per il cambiamento di vasta portata.

In risposta a questa sfida, la formazione di partiti politici in grado di collegarsi con questi movimenti, partiti che si battono per un "socialismo del 21° secolo", è essenziale.

"Non abbiate nessun dubbio", ha scritto il 4 dicembre Neil Clark sullo Statesman, “il socialismo — genuino, non adulterato socialismo, un'ideologia che è stata data per defunta dai capitalisti liberisti — sta facendo un forte ritorno.

"Da una parte all'altra del continente, vi è una definita tendenza nella quale i partiti da lungo istituiti del centrosinistra che hanno bevuto la globalizzazione ed il neoliberismo vedono la loro influenza elettorale messa in discussione da partiti inequivocabilmente socialisti che non lo fanno".

Clark prende ispirazione dalla nuova popolarità di partiti socialdemocratici come Die Linke in Germania ed il Partito Socialista in Olanda come prova dello spostamento del continente verso sinistra.

Un altro segno è il sostegno crescente per la Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA) in Grecia — una coalizione di più di 10 gruppi politici di sinistra. Nelle elezioni legislative del 2004, SYRIZA ha raccolto il 3,3% dei voti. Recenti sondaggi suggeriscono che ora il sostegno si è alzato al 20%.

Clark non commenta sul forse più radicale e promettente delle nuove formazioni della sinistra europea: il Nuovo Partito Anticapitalista (NPA) in Francia. Nelle ultime settimane il favore del pubblico per l'eminente leader dell'NPA Olivier Besancenot ha superato il 50%.

L'interesse del pubblico intorno alla creazione dell'NPA manifesta l'importanza di ricostruire la sinistra organizzata come un prerequisito per costruire dei movimenti per il cambiamento sociale che possano essere vittoriosi.

Persino durante la crisi economica, che ha già gettato altri milioni di persone in tutto il mondo nella disperata povertà, il cambiamento socialista democratico può spesso sembrare una prospettiva remota.

Ma proprio la gente che può creare questo cambiamento sta prendendo ora azione sempre più nel parere che un nuovo futuro di giustizia e di uguaglianza sia qualcosa per la quale valga la pena di lottare.


Da: International News, Green Left Weekly Numero #
783 18 febbraio 2009.