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L'abbattimento del
Malaysian
Airlines MH17 sull'Ucraina
orientale con la perdita di tutte le 298 vite a bordo arriva in mezzo
alla frustrazione crescente tra
Washington
ed i suoi
alleai europei sull'imposizione di ulteriori sanzioni commerciali alla
Russia.
Giorni prima del volo predestinato, i funzionari americani
esprimevano tranquillamente la loro agitazione per la riluttanza dei
leader europei ad applicare delle sanzioni che avrebbero colpito dei
settori economici chiave della Russia.
Mentre i rapporti dei media all'inizio di questa settimana
suggerivano che gli USA e l'Unione Europea stessero adottando un
«fronte unito»
nell'accrescere le penalità su Mosca, la realtà sottostante era molto
diversa. In realtà i leader della UE raccontavano ai media di non essere
ancora pronti ad andare oltre le sanzioni esistenti contro singoli russi,
seguendo le ultime misure di
Washington contro i
settori dell'energia, bancario e della difesa russi.
Ora diversi saccenti dei media occidentali parlano di un
«elemento
rivoluzionario»
con l'abbattimento del
Boeing 777
malese
in Ucraina orientale vicino a
Donetsk
. Il volo molto probabilmente è stato colpito da un sofisticato missile
terra-aria mentre volava a velocità di crociera all'altitudine media di
10.000 metri
(33.000
piedi).
In modo forse significativo, la maggior parte dei passeggeri a
bordo del volo da
Amsterdam
a Kuala Lumpur
erano di nazionalità europea, principalmente da Olanda e Gran Bretagna,
come pure da Germania e Belgio. Con più di 170 passeggeri, il
contingente olandese era il maggiore a bordo.
Facciamo un piccolo passo indietro. In seguito all'illegale colpo
di stato del 23 febbraio in Ucraina appoggiato dagli occidentali, le
tensioni geopolitiche si sono ulteriormente intensificate durante marzo,
quando in un referendum la meridionale penisola della Crimea ha votato
per entrare a far parte della Federazione Russa.
Washington ed i suoi
alleati europei hanno immediatamente lanciato caustici attacchi al
presidente russo
Vladimir Putin per quella che
hanno dichiarato essere
«un'annessione
illegale»
di territorio ucraino. I media occidentali hanno fatto eco con
tremende affermazioni che Putin era il
«nuovo Hitler»
e che il leader russo stesse cercando di risuscitare la vecchia
Unione Sovietica.
Inizialmente
Washington ed i governi
europei
hanno minacciato che avrebbero fatto aumentare le sanzioni
commerciali sulla Russia se Mosca non avesse riconsegnato la Crimea ed
anche se non avesse cessato (presumibilmente) di alimentare altre
rivolte separatiste nelle regioni orientali dell'Ucraina di
Luhansk
e Donetsk.
Il 25 marzo, mentre ospitava all'Aia il presidente USA
Barack Obama, il premier
olandese
Mark Rutte ha parlato di
un fronte unito.
Rutte ha raccontato al canale di notizie USA
CNBC: «E' difficile
prevedere se lui
[il presidente
russo Vladimir
Putin]
si ritirerà oppure no dalla Crimea, ma sento che la Russia avverte
che siamo seri e che vogliamo che abbandoni la Crimea ed almeno
impedisca che questo conflitto si muova a spirale verso altre regioni
dell'Ucraina».
Tuttavia, da quella volta vi è stata una notevole divergenza tra le
posizioni americana ed europea sulla crisi ucraina.
Washington
sta portando avanti una politica più aggressiva per colpire i settori
economici russi, mentre l'Europa è riluttante ad andare oltre le
sanzioni più simboliche che prendono di mira singoli politici e uomini
d'affari russi.
Mentre l'Europa dipende pesantemente dal commercio russo,
particolarmente nel settore dell'energia, i governi europei si sono
presto resi conto che far aumentare sanzioni più aggressive
infliggerebbe gravi danni alle loro economie molto più che all'economia
americana.
La Germania, l'Austria, l'Italia, la Grecia e la Spagna sono emersi
come alcuni dei principali ostacoli politici in Europa per implementare
la linea dura americana.
Rilevanti tra gli interessi commerciali europei sono quelli delle
sue imprese dell'energia. La
Royal Dutch
Shell è una delle
conglomerate europee più esposte se le sanzioni commerciali sulla Russia
dovessero essere ulteriormente
aumentate.
E' notevole che entro pochi giorni dalla posizione apparentemente
dura del premier olandese riportata in marzo, il direttore esecutivo
della Shell,
Ben van Beurden,
all'inizio di
aprile è andato a Mosca per incontrare
Vladimir Putin nella
residenza di quest'ultimo a Mosca. Secondo quanto riferito il capo della
Shell ha riassicurato Putin che il gigante dell'energia ancora procedeva
con piani ambiziosi di espandere progetti petroliferi e del gas
nell'estremo oriente della Russia
«nonostante le
sanzioni economiche occidentali».
La
Shell è associata
con l'azienda di stato russa Gazprom per sviluppare il Progetto
Sakhalin-2, che viene
reputato essere una delle maggiori avventure di esplorazione di petrolio
e gas al mondo. In particolare, il progetto è rivolto a sviluppare gas
naturale liquefatto per i mercati giapponese e sud coreano
– in
competizione diretta con gli interessi commerciali americani nella sua
nuova industria dell'LNG.
Se la UE dovesse adottare le sanzioni a guida USA sul settore
energetico russo, la
Royal Dutch
Shell ed altri
giganti europei, come la
British
Petroleum, potrebbero
perdere investimenti del valore di miliardi di dollari. Quindi si può
ritenere con sicurezza che queste compagnie stanno facendo
pressione sui loro rispettivi governi perché dimostrino limitazione
nell'applicare sanzioni settoriali.
Questo era chiaro all'inizio di questa settimana quando la Casa
Bianca ha annunciato un ulteriore giro di penalità economiche contro la
Russia.
Ha riferito il
New York Times:
«Mercoledì
il presidente Obama
ha intensificato le sanzioni contro la Russia prendendo di mira una
serie di grandi banche ed imprese dell'energia e della difesa in quelle
che dei funzionari hanno descritto come le misure fino ad oggi più
punitive per l'intervento di Mosca in Ucraina».
Ma più avanti il Times ha aggiunto:
«Le mosse sono
state coordinate con i leader europei, che mercoledì si incontravano a
Bruxelles per considerare il loro pacchetto di penalità contro la
Russia. Gli europei si sono rifiutati di andare tanto
lontano quanto gli Stati Uniti, concentrandosi invece su un piano per
bloccare i prestiti per nuovi progetti in Russia da parte delle banche
d'investimento e sviluppo».
Cosa ci vorrebbe per gli americani per trascinare gli europei in
una linea più aggressiva?
Entro poche ore da quando giovedì sera l'aereo di linea malese si è
fracassato nei campi di grano dell'Ucraina orientale vicino alla
frontiera russa, le fonti ufficiali americane hanno cominciato ad
alimentare con fleboclisi le loro fidate organizzazioni di notizie con
una narrativa che implicava la Russia.
Venerdì l'agenzia di notizie
Reuters ha riportato:
«Un funzionario
USA ha affermato che
Washington sospettava
fortemente che il
Boeing 777 di linea
malese sia stato abbattuto da un sofisticato missile
terra-aria sparato dai separatisti ucraini appoggiati da Mosca».
Lo stesso giorno il
Wall Street
Journal
mostrava questo:
«Le agenzie USA
sono divise sul fatto se il missile sia stato lanciato dai militari
russi o dai ribelli separatisti filorussi, che dei
funzionari dichiarano mancare di competenza propria per abbattere un
aereo di linea commerciale in mezzo al combattimento».
Una stupefacente rivelazione involontaria nel suddetto rapporto
Reuters è il seguente
commento editoriale contenuto nei paragrafi successivi:
«Mentre
l'occidente ha imposto sanzioni alla Russia per l'Ucraina, sotto questo
aspetto gli Stati Uniti sono stati più aggressivi dell'Unione Europea.
Gli analisti credono che la risposta della Germania e di altre potenze
europee all'incidente
[dell'aeroplano
abbattuto] - forse
imponendo altre sanzioni
- potrebbe essere cruciale nel decidere
la fase successiva dello stallo con Mosca».
Ufficialmente
Washington si è
trattenuta dal fare accuse esplicite contro Mosca. Quel
ruolo è stato assunto da teste calde e fuori dal gruppo come il senatore
John McCain
e l'ex segretario di stato
Hillary
Clinton,
che entrambe si
sono precipitati a gettare sulla Russia la colpa
dell'aereo schiantato.
Anche il regime installato da
Washington a Kiev ha
prevedibilmente esagerato la retorica incendiaria accusando Mosca di
coinvolgimento nella catastrofe senza produrre un brandello di prova.
Il presidente filoamericano eletto in modo dubbio
Petro Poroshenko ha
immediatamente etichettato i
«terroristi
appoggiati dai russi» come i
colpevoli, mentre il
primo ministro ad interim
Arseniy Yatsenyuk
ha domandato
un'azione internazionale contro Mosca.
Con tipica isteria,
Yatsenyuk
ha dichiarato:
«Questo è un
crimine contro l'umanità. Tutte le linee rosse sono già state
attraversate. Questa è la linea insuperabile», ha affermato.
«Chiediamo ai
nostri partner internazionali di indire una riunione di emergenza del
Consiglio di Sicurezza dell'ONU e di fare tutto ciò che possiamo per
fermare questa guerra: una guerra contro l'Ucraina, una guerra contro
l'Europa e, dopo che questi terroristi hanno abbattuto un aereo malese,
questa è una guerra contro il mondo».
L'istruito dalla CIA
Yatsenyuk
ha aggiunto
: «Tutti
saranno ritenuti responsabili e consapevoli. Intendo chiunque sostenga
questi terroristi, inclusi i russi ed il regime russo».
La giunta di Kiev può mancare della eccessiva raffinatezza di
Washington nei punti
migliori della magia nera.
Ma sembra chiaro che vi è lo sforzo concertato di incastrare la
Russia di questo orrendo disastro aereo. Nella fuga precipitosa per
gettare la colpa, i fatti cruciali sono irrilevanti o respinti. Che dire
dei rapporti di testimoni oculari locali che asseriscono che hanno visto
delle unità dell'esercito ucraino sparare missili terra-aria, o di fonti
militari russe ufficiali che affermano che hanno tracce radar del giorno
disgraziato che pure implicano le forze pro-Kiev?
Quando si valuta la colpevolezza, non è significativo porsi
soltanto la domanda del criminologo: a chi giova? E' pure significativo
osservare come la reazione politica e dei media agli eventi assume
rapidamente una formula chiaramente prestabilita secondo un copione. In
questo caso, vi è più che un soffio pungente di azione-reazione
dialettica premeditata che continua.
Gli interessi geopolitici
americani vengono meglio serviti da questa atrocità, scuotendo una
pigra Europa per farle adottare le sue sanzioni aggressive contro la
Russia, anche se ciò opera contro gli interessi economici europei.
Abbattere un aereo di linea civile assicurerebbe soffiare una
spaccatura decisiva tra Europa e Russia.
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