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Con l'aereo abbattuto gli USA mirano a soffiare una spaccatura tra UE e Russia

Finian CUNNINGHAM | 19.07.2014 | 00:00

 

L'abbattimento del Malaysian Airlines MH17 sull'Ucraina orientale con la perdita di tutte le 298 vite a bordo arriva in mezzo alla frustrazione crescente tra Washington ed i suoi alleai europei sull'imposizione di ulteriori sanzioni commerciali alla Russia.

Giorni prima del volo predestinato, i funzionari americani esprimevano tranquillamente la loro agitazione per la riluttanza dei leader europei ad applicare delle sanzioni che avrebbero colpito dei settori economici chiave della Russia.

Mentre i rapporti dei media all'inizio di questa settimana suggerivano che gli USA e l'Unione Europea stessero adottando un «fronte unito» nell'accrescere le penalità su Mosca, la realtà sottostante era molto diversa. In realtà i leader della UE raccontavano ai media di non essere ancora pronti ad andare oltre le sanzioni esistenti contro singoli russi, seguendo le ultime misure di Washington contro i settori dell'energia, bancario e della difesa russi.

Ora diversi saccenti dei media occidentali parlano di un «elemento rivoluzionario» con l'abbattimento del Boeing 777 malese in Ucraina orientale vicino a Donetsk . Il volo molto probabilmente è stato colpito da un sofisticato missile terra-aria mentre volava a velocità di crociera all'altitudine media di 10.000 metri (33.000 piedi).

In modo forse significativo, la maggior parte dei passeggeri a bordo del volo da Amsterdam a Kuala Lumpur erano di nazionalità europea, principalmente da Olanda e Gran Bretagna, come pure da Germania e Belgio. Con più di 170 passeggeri, il contingente olandese era il maggiore a bordo.

Facciamo un piccolo passo indietro. In seguito all'illegale colpo di stato del 23 febbraio in Ucraina appoggiato dagli occidentali, le tensioni geopolitiche si sono ulteriormente intensificate durante marzo, quando in un referendum la meridionale penisola della Crimea ha votato per entrare a far parte della Federazione Russa. Washington ed i suoi alleati europei hanno immediatamente lanciato caustici attacchi al presidente russo Vladimir Putin per quella che hanno dichiarato essere «un'annessione illegale» di territorio ucraino. I media occidentali hanno fatto eco con tremende affermazioni che Putin era il «nuovo Hitler» e che il leader russo stesse cercando di risuscitare la vecchia Unione Sovietica.

Inizialmente Washington ed i governi europei hanno minacciato che avrebbero fatto aumentare le sanzioni commerciali sulla Russia se Mosca non avesse riconsegnato la Crimea ed anche se non avesse cessato (presumibilmente) di alimentare altre rivolte separatiste nelle regioni orientali dell'Ucraina di Luhansk e Donetsk.

Il 25 marzo, mentre ospitava all'Aia il presidente USA Barack Obama, il premier olandese Mark Rutte ha parlato di un fronte unito.

Rutte ha raccontato al canale di notizie USA CNBC: «E' difficile prevedere se lui [il presidente russo Vladimir Putin] si ritirerà oppure no dalla Crimea, ma sento che la Russia avverte che siamo seri e che vogliamo che abbandoni la Crimea ed almeno impedisca che questo conflitto si muova a spirale verso altre regioni dell'Ucraina».

Tuttavia, da quella volta vi è stata una notevole divergenza tra le posizioni americana ed europea sulla crisi ucraina. Washington sta portando avanti una politica più aggressiva per colpire i settori economici russi, mentre l'Europa è riluttante ad andare oltre le sanzioni più simboliche che prendono di mira singoli politici e uomini d'affari russi.

Mentre l'Europa dipende pesantemente dal commercio russo, particolarmente nel settore dell'energia, i governi europei si sono presto resi conto che far aumentare sanzioni più aggressive infliggerebbe gravi danni alle loro economie molto più che all'economia americana.

La Germania, l'Austria, l'Italia, la Grecia e la Spagna sono emersi come alcuni dei principali ostacoli politici in Europa per implementare la linea dura americana.

Rilevanti tra gli interessi commerciali europei sono quelli delle sue imprese dell'energia. La Royal Dutch Shell è una delle conglomerate europee più esposte se le sanzioni commerciali sulla Russia dovessero essere ulteriormente aumentate.

E' notevole che entro pochi giorni dalla posizione apparentemente dura del premier olandese riportata in marzo, il direttore esecutivo della Shell, Ben van Beurden, all'inizio di aprile è andato a Mosca per incontrare Vladimir Putin nella residenza di quest'ultimo a Mosca. Secondo quanto riferito il capo della Shell ha riassicurato Putin che il gigante dell'energia ancora procedeva con piani ambiziosi di espandere progetti petroliferi e del gas nell'estremo oriente della Russia «nonostante le sanzioni economiche occidentali». 

La Shell è associata con l'azienda di stato russa Gazprom per sviluppare il Progetto Sakhalin-2, che viene reputato essere una delle maggiori avventure di esplorazione di petrolio e gas al mondo. In particolare, il progetto è rivolto a sviluppare gas naturale liquefatto per i mercati giapponese e sud coreano in competizione diretta con gli interessi commerciali americani nella sua nuova industria dell'LNG.

Se la UE dovesse adottare le sanzioni a guida USA sul settore energetico russo, la Royal Dutch Shell ed altri giganti europei, come la British Petroleum, potrebbero perdere investimenti del valore di miliardi di dollari. Quindi si può ritenere con sicurezza che queste compagnie stanno facendo pressione sui loro rispettivi governi perché dimostrino limitazione nell'applicare sanzioni settoriali.

Questo era chiaro all'inizio di questa settimana quando la Casa Bianca ha annunciato un ulteriore giro di penalità economiche contro la Russia.

Ha riferito il New York Times: «Mercoledì il presidente Obama ha intensificato le sanzioni contro la Russia prendendo di mira una serie di grandi banche ed imprese dell'energia e della difesa in quelle che dei funzionari hanno descritto come le misure fino ad oggi più punitive per l'intervento di Mosca in Ucraina».

Ma più avanti il Times ha aggiunto: «Le mosse sono state coordinate con i leader europei, che mercoledì si incontravano a Bruxelles per considerare il loro pacchetto di penalità contro la Russia. Gli europei si sono rifiutati di andare tanto lontano quanto gli Stati Uniti, concentrandosi invece su un piano per bloccare i prestiti per nuovi progetti in Russia da parte delle banche d'investimento e sviluppo».

Cosa ci vorrebbe per gli americani per trascinare gli europei in una linea più aggressiva?

Entro poche ore da quando giovedì sera l'aereo di linea malese si è fracassato nei campi di grano dell'Ucraina orientale vicino alla frontiera russa, le fonti ufficiali americane hanno cominciato ad alimentare con fleboclisi le loro fidate organizzazioni di notizie con una narrativa che implicava la Russia.

Venerdì l'agenzia di notizie Reuters ha riportato: «Un funzionario USA ha affermato che Washington sospettava fortemente che il Boeing 777 di linea malese sia stato abbattuto da un sofisticato missile terra-aria sparato dai separatisti ucraini appoggiati da Mosca».

Lo stesso giorno il Wall Street Journal mostrava questo: «Le agenzie USA sono divise sul fatto se il missile sia stato lanciato dai militari russi o dai ribelli separatisti filorussi, che dei funzionari dichiarano mancare di competenza propria per abbattere un aereo di linea commerciale in mezzo al combattimento».

Una stupefacente rivelazione involontaria nel suddetto rapporto Reuters è il seguente commento editoriale contenuto nei paragrafi successivi:

«Mentre l'occidente ha imposto sanzioni alla Russia per l'Ucraina, sotto questo aspetto gli Stati Uniti sono stati più aggressivi dell'Unione Europea. Gli analisti credono che la risposta della Germania e di altre potenze europee all'incidente [dell'aeroplano abbattuto] - forse imponendo altre sanzioni - potrebbe essere cruciale nel decidere la fase successiva dello stallo con Mosca».

Ufficialmente Washington si è trattenuta dal fare accuse esplicite contro Mosca. Quel ruolo è stato assunto da teste calde e fuori dal gruppo come il senatore John McCain e l'ex segretario di stato Hillary Clinton, che entrambe si sono precipitati a gettare sulla Russia la colpa dell'aereo schiantato.

Anche il regime installato da Washington a Kiev ha prevedibilmente esagerato la retorica incendiaria accusando Mosca di coinvolgimento nella catastrofe senza produrre un brandello di prova.

Il presidente filoamericano eletto in modo dubbio Petro Poroshenko ha immediatamente etichettato i «terroristi appoggiati dai russi» come i colpevoli, mentre il primo ministro ad interim Arseniy Yatsenyuk ha domandato un'azione internazionale contro Mosca.

Con tipica isteria, Yatsenyuk ha dichiarato: «Questo è un crimine contro l'umanità. Tutte le linee rosse sono già state attraversate. Questa è la linea insuperabile», ha affermato. «Chiediamo ai nostri partner internazionali di indire una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e di fare tutto ciò che possiamo per fermare questa guerra: una guerra contro l'Ucraina, una guerra contro l'Europa e, dopo che questi terroristi hanno abbattuto un aereo malese, questa è una guerra contro il mondo».

L'istruito dalla CIA Yatsenyuk ha aggiunto : «Tutti saranno ritenuti responsabili e consapevoli. Intendo chiunque sostenga questi terroristi, inclusi i russi ed il regime russo».

La giunta di Kiev può mancare della eccessiva raffinatezza di Washington nei punti migliori della magia nera. Ma sembra chiaro che vi è lo sforzo concertato di incastrare la Russia di questo orrendo disastro aereo. Nella fuga precipitosa per gettare la colpa, i fatti cruciali sono irrilevanti o respinti. Che dire dei rapporti di testimoni oculari locali che asseriscono che hanno visto delle unità dell'esercito ucraino sparare missili terra-aria, o di fonti militari russe ufficiali che affermano che hanno tracce radar del giorno disgraziato che pure implicano le forze pro-Kiev?

Quando si valuta la colpevolezza, non è significativo porsi soltanto la domanda del criminologo: a chi giova? E' pure significativo osservare come la reazione politica e dei media agli eventi assume rapidamente una formula chiaramente prestabilita secondo un copione. In questo caso, vi è più che un soffio pungente di azione-reazione dialettica premeditata che continua.

Gli interessi geopolitici americani vengono meglio serviti da questa atrocità, scuotendo una pigra Europa per farle adottare le sue sanzioni aggressive contro la Russia, anche se ciò opera contro gli interessi economici europei. Abbattere un aereo di linea civile assicurerebbe soffiare una spaccatura decisiva tra Europa e Russia.