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La scorsa settimana una serie di funzionari europei di primo
piano ha domandato un mutamento di direzione delle politiche fiscali
ed economiche in Europa. Hanno richiesto più politiche orientate
alla crescita, inclusi alcuni cambiamenti al "patto fiscale" europeo
firmato dai 27 stati membri dell'Unione Europea il 25 marzo, che è
concentrato sul tagliare la spesa pubblica ed i servizi pubblici per
eliminare rapidamente i deficit di bilancio.
Mercoledì il presidente della Banca Centrale
Europea (BCE)
Mario Draghi
ha dichiarato che in Europa è necessaria più crescita per combattere
la crisi. "Abbiamo avuto un patto fiscale", ha affermato. "Ciò che
ora è più presente nella mia mente è di avere un patto di crescita".
Questo è avvenuto soltanto due giorni dopo che il primo
ministro olandese
Mark Rutte
si è dimesso dopo che il suo governo di minoranza non è riuscito ad
ottenere l'appoggio per le misure d'austerità programmate dal PW
(Partito per la Libertà) anti-islamico di destra.
I due candidati rimanenti nelle elezioni presidenziali francesi—che
domandano entrambe profondi tagli alla spesa nel bilancio francese—hanno
richiesto anche più politiche di "crescita". Il candidato del
Partito Socialista
(PS) François Hollande,
mercoledì in una conferenza stampa a Parigi
ha rinnovato la sua richiesta di un "patto di crescita" e la
rinegoziazione del patto fiscale europeo. Ha dichiarato che, se
eletto il 6 maggio contro il suo rivale conservatore, il presidente
in carica
Nicolas Sarkozy,
avrebbe inviato una lettera ai leader degli stati membri dell'Unione
Europea, proponendo un "patto di crescita".
Prima del primo turno delle elezioni presidenziali francesi,
anche Sarkozy si è allineato di più con la retorica di Hollande—sebbene
fosse stato, con il cancelliere tedesco
Angela Merkel,
uno dei principali architetti del patto fiscale. All'adunata di
Parigi ha invitato ad un ruolo più attivo della BCE: "Se la banca
centrale non sostiene la crescita, non otterremo una crescita
sufficiente". Ha richiesto una svalutazione dell'euro e sostenuto
che se invece l'Europa sceglie la deflazione "essa scomparirà;
dobbiamo ricordare gli anni '30".
Simili richieste di allegare alcune politiche di
"crescita" al programma contro i lavoratori di tagli sociali
perseguito dall'aristocrazia finanziaria europea dopo lo scoppio
della crisi economica del 2008 sono reazionari. Non significano
alcun tentativo significativo di creare posti di lavoro e di
costruire l'industria. Piuttosto, cercano di attuare ulteriori
attacchi ai salari ed ai programmi sociali, mentre si distribuisce
altro denaro alle banche ed a industrie selezionate.
In Grecia, Spagna ed Italia la politica d'austerità ha gettato
l'economia nella recessione e spinto i tassi di disoccupazione e di
povertà a livelli sbalorditivi. Le misure imposte dalla UE e dal
Fondo Monetario Internazionale hanno soltanto aggravato la crisi del
debito sovrano, minacciando di scaraventare in una profonda
depressione economica l'intera zona dell'euro.
L'indicazione più chiara del carattere di queste richieste di
politiche di "crescita" è che sono appoggiate dalle stesse
istituzioni finanziarie la cui criminale cattiva amministrazione ha
portato in primo luogo alla crisi.
Giovedì l'agenzia di rating
Standard and Poor’s
ha declassato la Spagna di due tacche, citando il crescente debito
spagnolo mentre l'economia della Spagna si contrae ulteriormente. Ha
lodato le riforme strutturali e del lavoro del governo spagnolo—che
hanno giocato un ruolo chiave nell'aumentare la disoccupazione e
nell'attaccare il livello di vita dei lavoratori—ma
ha quindi sollevato preoccupazioni sulla mancanza di crescita
economica in Spagna. L'agenzia ha anche criticato il trattamento
dell'Europa della crisi del debito, sostenendo che "continua a
mancare di efficacia" e "proponendo "ulteriore sostegno fiscale".
Dopo che la Spagna è stata declassata, il primo ministro
spagnolo
Mariano Rajoy
ha osservato: "L'austerità non è una politica di [cancelliere
tedesco]
Angela Merkel.
Questa è la politica dell'Unione Europea, dell'euro, un progetto del
quale siamo tutti parte".
Per quanto riguarda il candidato del PS francese, Hollande,
ha dichiarato di essere in pieno accordo con la "componente di
austerità" del patto fiscale, indicando che il suo
obiettivo è di eseguire attacchi massicci ai salari ed al livello di
vita dei lavoratori.
Ha attaccato salari crescenti e competitività francese calante,
trattandoli come un problema da rimproverarsi alle politiche dei
rivali conservatori del PS nel corso degli ultimi 10 anni: "I costi
del lavoro sono in salita da dieci anni, ma chi è stato al potere
negli ultimi dieci anni? Vi sono state imposizioni che sono
diventate ingombranti per l'impresa e vi è la degradazione della
competitività. La prova migliore: un deficit commerciale [francese]
di 60 miliardi, che è un record".
Uno degli obiettivi principali del programma di
Hollande
è di raggiungere un bilancio in equilibrio nel 2017 e di attuare
attacchi profondi ai lavoratori per rendere la Francia più
competitiva globalmente. Nell'ultimo decennio la Francia ha perduto
drammaticamente terreno, particolarmente contro la Germania, il suo
principale rivale in Europa. Per finanziare i progetti industriali
ed infrastrutturali francesi,
Hollande
ha richiesto regolamentazioni più libere dei fondi strutturali della
UE e della BCE e ha domandato la creazione di eurobond.
Dei segnali dalla borghesia francese e dai finanzieri di
Wall Street
che stanno cercando di
cambiare le politiche economiche preparano la scena per
intensificati conflitti sulle politiche economiche all'interno della
zona dell'euro, particolarmente tra la Germania e la Francia. Dallo
scoppio della crisi, Berlino ha resistito alle richieste per gli
eurobond ed una politica più inflazionistica della BCE. E' restia a
sovvenzionare le banche e le economie dei suoi competitori europei—sia
prestando denaro a questi stessi paesi o lasciando che la BCE stampi
più denaro da prestare loro.
La
Merkel
ha risposto alle richieste di più politiche di crescita dichiarando
che è contraria a rinegoziare il patto fiscale. Ha dichiarato che
l'Europa ha bisogno di crescita "nella maniera che
Mario Draghi,
il presidente della Banca Centrale Europea ha affermato...cioè,
nella forma di riforme strutturali".
Ha descritto la "politica di crescita" come "seconda colonna" per
sostenere la politica di austerità per occuparsi della crisi del
debito sovrano europeo. Si è opposta a "salvataggi statali
dell'industria", citando il successo di "riforme del mercato del
lavoro radicali" in Germania.
Comunque, nel breve termine, i funzionari comunicano che
cercheranno di elaborare una politica di compromesso nonostante i
loro interessi divergenti.
Jean-Marc Ayrault,
consigliere più autorevole di
Hollande,
ha dichiarato che "La Francia e la Germania devono compiere un passo
ciascuna verso l'altra". Ha affermato che, se eletto,
Hollande
visiterebbe immediatamente la Merkel per discutere "il progetto per
rilanciare la crescita in Europa".
La Merkel ha dichiarato che entrambe
Sarkozy
e
Hollande sono "candidati pro-europei", con i quali
lavorerà, non importa che venga eletto il 6 maggio.
Jörg Asmussen,
il membro tedesco del consiglio esecutivo della BCE, ha proposto che
il patto fiscale "possa essere completato da azioni che promuovano
la crescita a livello degli stati membri e della zona euro".
Anche il ministro delle finanze tedesco
Wolfgang Schäuble
ha ammesso che il "consolidamento fiscale"—cioè
i tagli di bilancio—sono
"necessari" ma non "sufficienti" per occuparsi della crisi.
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