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Gli appelli per politiche di “crescita” europea segnalano nuovi attacchi ai lavoratori

di Johannes Stern da Parigi
30
aprile 2012

 

La scorsa settimana una serie di funzionari europei di primo piano ha domandato un mutamento di direzione delle politiche fiscali ed economiche in Europa. Hanno richiesto più politiche orientate alla crescita, inclusi alcuni cambiamenti al "patto fiscale" europeo firmato dai 27 stati membri dell'Unione Europea il 25 marzo, che è concentrato sul tagliare la spesa pubblica ed i servizi pubblici per eliminare rapidamente i deficit di bilancio.

Mercoledì il presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi ha dichiarato che in Europa è necessaria più crescita per combattere la crisi. "Abbiamo avuto un patto fiscale", ha affermato. "Ciò che ora è più presente nella mia mente è di avere un patto di crescita".

Questo è avvenuto soltanto due giorni dopo che il primo ministro olandese Mark Rutte si è dimesso dopo che il suo governo di minoranza non è riuscito ad ottenere l'appoggio per le misure d'austerità programmate dal PW (Partito per la Libertà) anti-islamico di destra.

I due candidati rimanenti nelle elezioni presidenziali francesiche domandano entrambe profondi tagli alla spesa nel bilancio francesehanno richiesto anche più politiche di "crescita". Il candidato del Partito Socialista (PS) François Hollande, mercoledì in una conferenza stampa a Parigi ha rinnovato la sua richiesta di un "patto di crescita" e la rinegoziazione del patto fiscale europeo. Ha dichiarato che, se eletto il 6 maggio contro il suo rivale conservatore, il presidente in carica Nicolas Sarkozy, avrebbe inviato una lettera ai leader degli stati membri dell'Unione Europea, proponendo un "patto di crescita".

Prima del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, anche Sarkozy si è allineato di più con la retorica di Hollandesebbene fosse stato, con il cancelliere tedesco Angela Merkel, uno dei principali architetti del patto fiscale. All'adunata di Parigi ha invitato ad un ruolo più attivo della BCE: "Se la banca centrale non sostiene la crescita, non otterremo una crescita sufficiente". Ha richiesto una svalutazione dell'euro e sostenuto che se invece l'Europa sceglie la deflazione "essa scomparirà; dobbiamo ricordare gli anni '30".

Simili richieste di allegare alcune politiche di "crescita" al programma contro i lavoratori di tagli sociali perseguito dall'aristocrazia finanziaria europea dopo lo scoppio della crisi economica del 2008 sono reazionari. Non significano alcun tentativo significativo di creare posti di lavoro e di costruire l'industria. Piuttosto, cercano di attuare ulteriori attacchi ai salari ed ai programmi sociali, mentre si distribuisce altro denaro alle banche ed a industrie selezionate.

In Grecia, Spagna ed Italia la politica d'austerità ha gettato l'economia nella recessione e spinto i tassi di disoccupazione e di povertà a livelli sbalorditivi. Le misure imposte dalla UE e dal Fondo Monetario Internazionale hanno soltanto aggravato la crisi del debito sovrano, minacciando di scaraventare in una profonda depressione economica l'intera zona dell'euro.

L'indicazione più chiara del carattere di queste richieste di politiche di "crescita" è che sono appoggiate dalle stesse istituzioni finanziarie la cui criminale cattiva amministrazione ha portato in primo luogo alla crisi.

Giovedì l'agenzia di rating Standard and Poor’s ha declassato la Spagna di due tacche, citando il crescente debito spagnolo mentre l'economia della Spagna si contrae ulteriormente. Ha lodato le riforme strutturali e del lavoro del governo spagnoloche hanno giocato un ruolo chiave nell'aumentare la disoccupazione e nell'attaccare il livello di vita dei lavoratorima ha quindi sollevato preoccupazioni sulla mancanza di crescita economica in Spagna. L'agenzia ha anche criticato il trattamento dell'Europa della crisi del debito, sostenendo che "continua a mancare di efficacia" e "proponendo "ulteriore sostegno fiscale".

Dopo che la Spagna è stata declassata, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha osservato: "L'austerità non è una politica di [cancelliere tedesco] Angela Merkel. Questa è la politica dell'Unione Europea, dell'euro, un progetto del quale siamo tutti parte".

Per quanto riguarda il candidato del PS francese, Hollande, ha dichiarato di essere in pieno accordo con la "componente di austerità" del patto fiscale, indicando che il suo obiettivo è di eseguire attacchi massicci ai salari ed al livello di vita dei lavoratori.

Ha attaccato salari crescenti e competitività francese calante, trattandoli come un problema da rimproverarsi alle politiche dei rivali conservatori del PS nel corso degli ultimi 10 anni: "I costi del lavoro sono in salita da dieci anni, ma chi è stato al potere negli ultimi dieci anni? Vi sono state imposizioni che sono diventate ingombranti per l'impresa e vi è la degradazione della competitività. La prova migliore: un deficit commerciale [francese] di 60 miliardi, che è un record".

Uno degli obiettivi principali del programma di Hollande è di raggiungere un bilancio in equilibrio nel 2017 e di attuare attacchi profondi ai lavoratori per rendere la Francia più competitiva globalmente. Nell'ultimo decennio la Francia ha perduto drammaticamente terreno, particolarmente contro la Germania, il suo principale rivale in Europa. Per finanziare i progetti industriali ed infrastrutturali francesi, Hollande ha richiesto regolamentazioni più libere dei fondi strutturali della UE e della BCE e ha domandato la creazione di eurobond.

Dei segnali dalla borghesia francese e dai finanzieri di Wall Street che stanno cercando di cambiare le politiche economiche preparano la scena per intensificati conflitti sulle politiche economiche all'interno della zona dell'euro, particolarmente tra la Germania e la Francia. Dallo scoppio della crisi, Berlino ha resistito alle richieste per gli eurobond ed una politica più inflazionistica della BCE. E' restia a sovvenzionare le banche e le economie dei suoi competitori europeisia prestando denaro a questi stessi paesi o lasciando che la BCE stampi più denaro da prestare loro.

La Merkel ha risposto alle richieste di più politiche di crescita dichiarando che è contraria a rinegoziare il patto fiscale. Ha dichiarato che l'Europa ha bisogno di crescita "nella maniera che Mario Draghi, il presidente della Banca Centrale Europea ha affermato...cioè, nella forma di riforme strutturali".

Ha descritto la "politica di crescita" come "seconda colonna" per sostenere la politica di austerità per occuparsi della crisi del debito sovrano europeo. Si è opposta a "salvataggi statali dell'industria", citando il successo di "riforme del mercato del lavoro radicali" in Germania.

Comunque, nel breve termine, i funzionari comunicano che cercheranno di elaborare una politica di compromesso nonostante i loro interessi divergenti. Jean-Marc Ayrault, consigliere più autorevole di Hollande, ha dichiarato che "La Francia e la Germania devono compiere un passo ciascuna verso l'altra". Ha affermato che, se eletto, Hollande visiterebbe immediatamente la Merkel per discutere "il progetto per rilanciare la crescita in Europa".

La Merkel ha dichiarato che entrambe Sarkozy e Hollande sono "candidati pro-europei", con i quali lavorerà, non importa che venga eletto il 6 maggio.

Jörg Asmussen, il membro tedesco del consiglio esecutivo della BCE, ha proposto che il patto fiscale "possa essere completato da azioni che promuovano la crescita a livello degli stati membri e della zona euro".

Anche il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha ammesso che il "consolidamento fiscale"cioè i tagli di bilanciosono "necessari" ma non "sufficienti" per occuparsi della crisi.