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In un'ammissione
significativa riguardo alla relazione tra i governi capitalisti e
gli interessi finanziari internazionali, martedì il
Financial
Times ha scritto
de "L'osceno segreto dell'Europa".
Il quotidiano ha riportato il punto di vista della redazione
contro il piano dell'Unione Europea, della Banca Centrale Europea
(BCE) e del Fondo Monetario Internazionale di prestare all'Irlanda
decine di miliardi di euro allo scopo di garantire per intero gli
investimenti dei banchieri e degli obbligazionisti internazionali
nel fallito sistema bancario del paese.
In base al piano, l'Irlanda cederà completamente la sovranità
sulla sua politica economica alla UE e all'FMI e acconsentirà a
recuperare l'ultimo salvataggio dell'elite finanziaria globale
imponendo un nuovo e anche più feroce turno di attacchi ai salari e
ai livelli di vita della classe lavoratrice.
Il
Financial
Times
ha sostenuto che utilizzare la
Struttura di stabilità finanziaria europea
(EFSF)
di €440 miliardi
per coprire i debiti irredimibili dell'elite finanziaria
puntellando banche zombie, mentre spingerebbe lo stato irlandese al
default, sarebbe "un errore fatale". Il Times ha insistito
che una tale politica è stata miope e controproducente, dal momento
che i default sovrani darebbero l'avvio a nuovo panico finanziario e
fallimenti.
"Manterrebbe", ha scritto il Times, "il popolo
irlandese servo a contratto di coloro che hanno avventatamente
finanziato le sue banche: i fondi
EFSF
devono, dopo tutto, essere rimborsati dai contribuenti. Ciò darebbe
anche l'approvazione ufficiale della UE all'osceno segreto
dell'Europa: l'erario farà qualsiasi cosa per compensare le perdite
dei creditori delle banche private".
Quello che il
Financial Times chiama
un "osceno segreto" non è niente affatto una novità per coloro che
hanno seguito gli sviluppi dal crollo della
Lehman Brothers
26
mesi fa. Comunque, ciò che è
degno di nota è la franchezza un po' rude
con la quale questo organo del capitale finanziario britannico
riconosce l'esistenza di una dittatura delle banche sulla politica
governativa per tutta Europa. Nemmeno è affatto diverso in Nord
America, Sud America, Africa e Asia.
Il quotidiano ammette che una minuscola elite finanziaria, che
descrive come "avventata", sta saccheggiando le casse pubbliche allo
scopo di coprire i suoi fallimenti speculativi, riducendo
contemporaneamente popolazioni intere allo stato di servi "a
contratto". E' questa ostinata attività che guida le decisioni dei
governi per tutta l'Europa.
Senza riguardo della colorazione politica nominale di un particolare
governo—sia
di "centrosinistra" (come il regime del PASOK socialdemocratico in
Grecia e il governo del Fianna Fail in Irlanda) che di
"centrodestra" (come la coalizione conservatori-liberaldemocratici
in Gran Bretagna e il regime gollista in Francia)—esso
prende ordini dalle grandi banche. Questo è il significato dei
ricorrenti riferimenti dei leader di governo alle "realtà di
mercato".
Il riconoscimento da parte del Times dell'"osceno segreto"
della politica borghese solleva il velo sulla frode della cosiddetta
democrazia sotto il capitalismo. I governi uniformemente perseguono
politiche anti-sociali a dispetto dell'opposizione popolare. Lo
stato è, come ha lungamente spiegato il marxismo, lo strumento della
classe dominante industriale-finanziaria per la repressione della
classe lavoratrice.
Nell'anno passato, il capitale finanziario ha intensificato la
sua offensiva contro la classe lavoratrice. Gli eventi irlandesi,
che seguono la crisi del debito greco della primavera scorsa,
segnano una nuova fase sia nella crisi oggettiva del capitalismo
mondiale che la risposta delle classi dominanti a questa crisi.
Prendendo spunto dagli Stati Uniti, i governi di tutto il mondo
inizialmente hanno reagito al crollo finanziario del settembre 2008
pompando trilioni di dollari di fondi pubblici nei loro rispettivi
sistemi bancari per sostenere le principali banche. Questa è stata
la sostanza dei cosiddetti programmi di "stimolo" decretati dai
governi intorno al mondo.
In parte per impedire un crollo incontrollato dei consumi e una
spirale verso il basso nella deflazione globale e in parte per
fornire copertura politica per il saccheggio dei fondi pubblici per
salvare l'aristocrazia finanziaria, i governi hanno emanato limitate
misure di assistenza per alleviare in misura minima l'impatto
sociale della recessione. Queste misure hanno permesso alle classi
dominanti di prendere tempo.
Comunque, per la seconda metà del 2009, quando era chiaro che
la minaccia immediata di crollo era stata evitata, che i banchieri e
gli speculatori non avrebbero sofferto nessuna conseguenza per le
loro attività semi-criminali e che non sarebbe stata emanata nessuna
seria riforma finanziaria, i mercati azionari sono tornati di
rimbalzo, assieme ai profitti bancari e alle indennità dei
dirigenti.
Alle più potenti società finanziarie è stato permesso dalle elite
politiche di emergere dalla prima fase della crisi più dominanti e
ricche che mai. Incoraggiato da questi sviluppi, alla fine del 2009
il capitale finanziario globale ha intensificato la sua offensiva,
prendendo di mira la Grecia per costituire un precedente per un
mutamento di direzione globale dagli stimoli ai tagli di bilancio e
all'austerità.
La scorsa primavera, sotto pressione delle banche e dei mercati
obbligazionari, l'Unione Europea ha adottato il suo programma di
austerità, lanciando attacchi storici su quello che rimane dello
stato del welfare e di tutte le conquiste sociali del passato della
classe lavoratrice. La crisi irlandese rappresenta una nuova fase di
questa offensiva della guerra di classe.
Il suo scopo è il riallineamento fondamentale delle relazioni
di classe in tutto il mondo. Qualunque cosa rimane dei programmi si
welfare deve essere obliterato. I salari nei paesi capitalisti
sviluppati devono essere ridotti drasticamente a un livello
paragonabile al basso salario dei paesi "in via di sviluppo". Le
condizioni della classe lavoratrice devono essere spinte indietro a
quelle che persistevano un secolo fa.
Una simile trasformazione sociale non può essere attuata entro
la struttura dei tradizionali metodi di governo democratico
borghese. In un paese dopo l'altro, i lavoratori e i giovani che
protestano contro i tagli di bilancio—in
Grecia, Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna—hanno
affrontato la repressione di stato.
Un articolo sul
Wall Street Journal
questa settimana, intitolato
"La crisi della democrazia minaccia l'Eurozona", osserva che
l'istituzione di una troika UE-BCE-FMI che detta la politica
economica irlandese significa che "l'indipendenza del paese non è
altro che teorica". L'autore avverte del pericolo di sconvolgimenti
perché "creare una nuova forma di governo che non ha al centro la
democrazia farà irritare gli elettori e fornirà un'opportunità agli
estremisti".
Nessuna delle misure che vengono prese può risolvere la crisi
del sistema capitalista mondiale. Più di due anni dopo, è chiaro che
la crisi non è semplicemente una recessione congiunturale, ma
piuttosto una crisi sistemica del sistema nel complesso. Come negli
anni '30, depressione e austerità vanno mano nella mano con sempre
più aspri conflitti economici internazionali e lo scivolone verso la
guerra mondiale.
L'elite finanziaria globale è all'offensiva non perché la
classe lavoratrice accetti le sue richieste. I lavoratori in paese
dopo paese hanno dimostrato la loro prontezza a lottare, attuando
scioperi e proteste di massa. Queste lotte sinora sono state
sabotate e sconfitte a causa del tradimento dei sindacati e dei loro
alleati nei partiti della "sinistra" ufficiale e delle
organizzazioni di pseudo-sinistra della classe media.
Sono prossime nuove e maggiori lotte. La questione critica è la
formazione di una nuova leadership e di nuove organizzazioni di
lotta, la lotta per un programma socialista e internazionalista e lo
sviluppo di una coscienza rivoluzionaria nella classe lavoratrice.
Questa è la chiave per mobilitare la classe lavoratrice a livello
internazionale per spezzare la dittatura delle banche e istituire
democrazia autentica e uguaglianza sociale su scala mondiale.
Stefan Steinberg e Barry Grey
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