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L'osceno segreto dell'Europa

19 novembre 2010
 

In un'ammissione significativa riguardo alla relazione tra i governi capitalisti e gli interessi finanziari internazionali, martedì il Financial Times ha scritto de "L'osceno segreto dell'Europa".

Il quotidiano ha riportato il punto di vista della redazione contro il piano dell'Unione Europea, della Banca Centrale Europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale di prestare all'Irlanda decine di miliardi di euro allo scopo di garantire per intero gli investimenti dei banchieri e degli obbligazionisti internazionali nel fallito sistema bancario del paese.

In base al piano, l'Irlanda cederà completamente la sovranità sulla sua politica economica alla UE e all'FMI e acconsentirà a recuperare l'ultimo salvataggio dell'elite finanziaria globale imponendo un nuovo e anche più feroce turno di attacchi ai salari e ai livelli di vita della classe lavoratrice.

Il Financial Times ha sostenuto che utilizzare la Struttura di stabilità finanziaria europea (EFSF)  di €440 miliardi per coprire i debiti irredimibili dell'elite finanziaria puntellando banche zombie, mentre spingerebbe lo stato irlandese al default, sarebbe "un errore fatale". Il Times ha insistito che una tale politica è stata miope e controproducente, dal momento che i default sovrani darebbero l'avvio a nuovo panico finanziario e fallimenti.

"Manterrebbe", ha scritto il Times, "il popolo irlandese servo a contratto di coloro che hanno avventatamente finanziato le sue banche: i fondi EFSF devono, dopo tutto, essere rimborsati dai contribuenti. Ciò darebbe anche l'approvazione ufficiale della UE all'osceno segreto dell'Europa: l'erario farà qualsiasi cosa per compensare le perdite dei creditori delle banche private".

Quello che il Financial Times chiama un "osceno segreto" non è niente affatto una novità per coloro che hanno seguito gli sviluppi dal crollo della Lehman Brothers 26 mesi fa. Comunque, ciò che è degno di nota è la franchezza un po' rude con la quale questo organo del capitale finanziario britannico riconosce l'esistenza di una dittatura delle banche sulla politica governativa per tutta Europa. Nemmeno è affatto diverso in Nord America, Sud America, Africa e Asia.

Il quotidiano ammette che una minuscola elite finanziaria, che descrive come "avventata", sta saccheggiando le casse pubbliche allo scopo di coprire i suoi fallimenti speculativi, riducendo contemporaneamente popolazioni intere allo stato di servi "a contratto". E' questa ostinata attività che guida le decisioni dei governi per tutta l'Europa.

Senza riguardo della colorazione politica nominale di un particolare governosia di "centrosinistra" (come il regime del PASOK socialdemocratico in Grecia e il governo del Fianna Fail in Irlanda) che di "centrodestra" (come la coalizione conservatori-liberaldemocratici in Gran Bretagna e il regime gollista in Francia)esso prende ordini dalle grandi banche. Questo è il significato dei ricorrenti riferimenti dei leader di governo alle "realtà di mercato".

Il riconoscimento da parte del Times dell'"osceno segreto" della politica borghese solleva il velo sulla frode della cosiddetta democrazia sotto il capitalismo. I governi uniformemente perseguono politiche anti-sociali a dispetto dell'opposizione popolare. Lo stato è, come ha lungamente spiegato il marxismo, lo strumento della classe dominante industriale-finanziaria per la repressione della classe lavoratrice.

Nell'anno passato, il capitale finanziario ha intensificato la sua offensiva contro la classe lavoratrice. Gli eventi irlandesi, che seguono la crisi del debito greco della primavera scorsa, segnano una nuova fase sia nella crisi oggettiva del capitalismo mondiale che la risposta delle classi dominanti a questa crisi.

Prendendo spunto dagli Stati Uniti, i governi di tutto il mondo inizialmente hanno reagito al crollo finanziario del settembre 2008 pompando trilioni di dollari di fondi pubblici nei loro rispettivi sistemi bancari per sostenere le principali banche. Questa è stata la sostanza dei cosiddetti programmi di "stimolo" decretati dai governi intorno al mondo.

In parte per impedire un crollo incontrollato dei consumi e una spirale verso il basso nella deflazione globale e in parte per fornire copertura politica per il saccheggio dei fondi pubblici per salvare l'aristocrazia finanziaria, i governi hanno emanato limitate misure di assistenza per alleviare in misura minima l'impatto sociale della recessione. Queste misure hanno permesso alle classi dominanti di prendere tempo.

Comunque, per la seconda metà del 2009, quando era chiaro che la minaccia immediata di crollo era stata evitata, che i banchieri e gli speculatori non avrebbero sofferto nessuna conseguenza per le loro attività semi-criminali e che non sarebbe stata emanata nessuna seria riforma finanziaria, i mercati azionari sono tornati di rimbalzo, assieme ai profitti bancari e alle indennità dei dirigenti.

Alle più potenti società finanziarie è stato permesso dalle elite politiche di emergere dalla prima fase della crisi più dominanti e ricche che mai. Incoraggiato da questi sviluppi, alla fine del 2009 il capitale finanziario globale ha intensificato la sua offensiva, prendendo di mira la Grecia per costituire un precedente per un mutamento di direzione globale dagli stimoli ai tagli di bilancio e all'austerità.

La scorsa primavera, sotto pressione delle banche e dei mercati obbligazionari, l'Unione Europea ha adottato il suo programma di austerità, lanciando attacchi storici su quello che rimane dello stato del welfare e di tutte le conquiste sociali del passato della classe lavoratrice. La crisi irlandese rappresenta una nuova fase di questa offensiva della guerra di classe.

Il suo scopo è il riallineamento fondamentale delle relazioni di classe in tutto il mondo. Qualunque cosa rimane dei programmi si welfare deve essere obliterato. I salari nei paesi capitalisti sviluppati devono essere ridotti drasticamente a un livello paragonabile al basso salario dei paesi "in via di sviluppo". Le condizioni della classe lavoratrice devono essere spinte indietro a quelle che persistevano un secolo fa.

Una simile trasformazione sociale non può essere attuata entro la struttura dei tradizionali metodi di governo democratico borghese. In un paese dopo l'altro, i lavoratori e i giovani che protestano contro i tagli di bilancioin Grecia, Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagnahanno affrontato la repressione di stato.

Un articolo sul Wall Street Journal questa settimana, intitolato "La crisi della democrazia minaccia l'Eurozona", osserva che l'istituzione di una troika UE-BCE-FMI che detta la politica economica irlandese significa che "l'indipendenza del paese non è altro che teorica". L'autore avverte del pericolo di sconvolgimenti perché "creare una nuova forma di governo che non ha al centro la democrazia farà irritare gli elettori e fornirà un'opportunità agli estremisti".

Nessuna delle misure che vengono prese può risolvere la crisi del sistema capitalista mondiale. Più di due anni dopo, è chiaro che la crisi non è semplicemente una recessione congiunturale, ma piuttosto una crisi sistemica del sistema nel complesso. Come negli anni '30, depressione e austerità vanno mano nella mano con sempre più aspri conflitti economici internazionali e lo scivolone verso la guerra mondiale.

L'elite finanziaria globale è all'offensiva non perché la classe lavoratrice accetti le sue richieste. I lavoratori in paese dopo paese hanno dimostrato la loro prontezza a lottare, attuando scioperi e proteste di massa. Queste lotte sinora sono state sabotate e sconfitte a causa del tradimento dei sindacati e dei loro alleati nei partiti della "sinistra" ufficiale e delle organizzazioni di pseudo-sinistra della classe media.

Sono prossime nuove e maggiori lotte. La questione critica è la formazione di una nuova leadership e di nuove organizzazioni di lotta, la lotta per un programma socialista e internazionalista e lo sviluppo di una coscienza rivoluzionaria nella classe lavoratrice. Questa è la chiave per mobilitare la classe lavoratrice a livello internazionale per spezzare la dittatura delle banche e istituire democrazia autentica e uguaglianza sociale su scala mondiale.

Stefan Steinberg e Barry Grey