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Si deve risalire ad una dittatura fascista simile al regime di
Pinochet in Cile per trovare un parallelo agli attacchi che
vengono imposti dall’Unione Europea ai lavoratori greci. Con sadico
zelo, i commissari di Bruxelles, agli ordini di Berlino, Parigi e
Londra, rendono dipendente ciascun nuovo pacchetto finanziario da
altre richieste per distruggere il sostentamento dei lavoratori
greci e rendere la loro vita un inferno.
Gli eventi in Grecia mostrano il vero carattere dell’Unione Europea.
Non è un mezzo per raggiungere una genuina unità europea, ma
piuttosto uno strumento per assoggettare tutta l’Europa alla
dittatura del capitale finanziario.
Le istituzioni europee si fanno scherno dei principi democratici.
Dei commissari non eletti responsabili verso nessuno determinano il
destino di interi paesi. Le decisioni del Consiglio Europeo sono
approvate regolarmente sulla base di compromessi tra il cancelliere
tedesco
Angela Merkel
ed il presidente francese
Nicolas Sarkozy, i leader dei due
più potenti stati membri della UE. Il Parlamento Europeo, che non
decide nulla, serve come una foglia di fico pseudo-democratica.
Dalla sua costituzione due decenni fa, la UE ha
sistematicamente tirato indietro l'orologio del progresso sociale in
Europa. Invece di riunire il continente, l'euro ha aumentato
ulteriormente l'influenza dei paesi potenti economicamente,
soprattutto la Germania, sui paesi più deboli.
In Europa orientale, la UE ha soprinteso alla distruzione dei
sistemi dell'istruzione, della sanità e dello stato sociale. Ha
incoraggiato la crescita di una elite corrotta che si è arricchita
attraverso la privatizzazione delle risorse statali e delle
sovvenzioni della UE. Per la vasta maggioranza della popolazione,
l'entrata nella UE si è rivelata essere un incubo.
E' stato a lungo sostenuto che il declino sociale
dell'Europa orientale era semplicemente uno stadio di transizione.
Veniva affermato che quei paesi avevano ereditato delle economie
sofferenti dai precedenti regimi stalinisti, ma venivano preparate
ad un futuro fiorente.
Il destino della Grecia rivela che il declino sociale in Europa
orientale non è l'eccezione, ma la regola per tutta Europa.
Lo scopo dei cosiddetti "pacchetti di aiuti" per i quali la
popolazione greca deve sacrificarsi non è di aiutare il popolo, ma
di arricchire banche,
hedge funds
e speculatori. Per molti esperti e funzionari, la bancarotta della
Grecia è un risultato scontato. Secondo
Spiegel Online,
ammettono ufficiosamente: "Naturalmente, i 130 miliardi [euro] non
risolveranno il problema. E' soltanto questione di guadagnare tempo.
Tempo finché i mercati finanziari si siano stabilizzati al punto in
cui possano
gestire il fallimento della Grecia senza una reazione a
catena".
Dei €130 miliardi concordati lunedì dai ministri delle finanze
europei, €30 miliardi fluiranno direttamente nei conti delle banche
creditrici, alle quali viene garantito il rimborso (con gli
interessi) di una porzione dei loro prestiti alla Grecia già
deprezzati. Il denaro rimanente va in un deposito in garanzia per
assicurarsi che venga utilizzato per saldare i debiti e non per
finanziare essenziali funzioni governative.
La rabbia per i dettati della UE sta montando non soltanto in
Grecia, ma anche in Portogallo, Spagna ed Irlanda, che pure sono
state prese di mira dai mercati finanziari. Nei giorni passati,
sono scese in strada centinaia di migliaia di persone.
E' sempre più evidente che la classe lavoratrice non può
difendere un singolo diritto sociale o democratico senza rompere
dall'Unione Europea.
Alcune forze politiche nazionaliste sia all'interno che fuori
della Grecia domandano il ritiro dalla UE. Fanno così su base
pro-capitalista che porta sia all'ulteriore impoverimento della
classe lavoratrice sia all'ulteriore spaccatura dell'Europa. La
classe lavoratrice non deve permettere che l'opposizione popolare
alla UE cada sotto la leadership di tali forze.
Soprattutto, queste forze—sia
di destra che della "sinistra" nominale—utilizzano
il nazionalismo per allineare la classe lavoratrice dietro alla
classe dominante di ciascun paese e bloccare l'emergere di un
movimento indipendente della classe lavoratrice e l'unificazione
delle lotte di questa in tutta Europa.
Un capitalismo greco autarchico non è possibile. Il paese
rimarrebbe in balia dei mercati finanziari internazionali, tanto
come
Macedonia, Montenegro, Serbia, Kosovo
ed altri piccoli stati che sono emersi dallo smembramento della
Jugoslavia.
Alcuni portavoce del capitale internazionale difendono un
simile sviluppo. Il capo dell'istituto tedesco Ifo,
Hans-Werner Sinn,
sostiene che l'uscita della Grecia del gruppo dell'euro
e la svalutazione della sua valuta ridurrebbero il livello di vita
dei lavoratori greci di un ulteriore 30% mentre eviterebbero altri
tagli salariali diretti, che, avverte, spingerebbero il paese
"sull'orlo della guerra civile".
Ciò sottolinea la necessità per i lavoratori greci di combattere per
il ritiro dalla UE sulla base di un programma socialista ed
internazionalista rivoluzionario. Il rifiuto dei diktat della UE da
parte dei lavoratori greci fornirebbe un potente slancio ai
lavoratori in Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna
Portogallo ed internazionalmente—ai
veri alleati della classe lavoratrice greca. Porterebbe assieme i
lavoratori europei in una lotta comune contro l'austerità, la
disoccupazione e gli attacchi ai diritti democratici.
Le elite dominanti di Europa e Grecia si stanno preparando alla
bancarotta nazionale della Grecia ed ai conflitti sociali che
inevitabilmente seguiranno. Da una parte, considerano di portare al
governo organizzazioni della pseudo-sinistra come Sinistra
Democratica,
Syriza
e lo stalinista KKE. Il compito di tale governo di
"sinistra" sarebbe di contenere e dissolvere qualsiasi offensiva
lanciata dalla classe lavoratrice e di mantenere intatto l'apparato
statale fino a che la classe dominante sia pronta alla
controffensiva.
Allo stesso tempo, vengono fatti preparativi per imporre forme
dittatoriali di governo, come quello imposto dai militari greci tra
il 1967 ed il 1974. I generali greci operano all'interno della NATO
in stretta cooperazione con ufficiali americani, britannici e
tedeschi. La maggiore alleanza militare mondiale ha a lungo
sostenuto dittature militari entro i propri ranghi. Il Portogallo
fascista è stato un membro fondatore della NATO nel 1949 e
l'alleanza a guida USA ha operato strettamente con la Spagna di
Franco. La Grecia e la Turchia, dove i generali in tre occasioni
organizzarono un colpo di stato, entrarono a far parte nel 1952.
La povertà di massa e la dittatura possono essere impedite
soltanto dalla classe lavoratrice greca che si opponga non soltanto
alla UE ma anche alla borghesia greca ed al suo stato. I lavoratori
greci devono lottare per l'instaurazione di un governo dei
lavoratori. Un simile governo che espropri le grandi fortune, le
banche e le grandi imprese e che riorganizzi l'economia su basi
socialiste a vantaggio della società nel complesso piuttosto che per
gli interessi di profitto dell'aristocrazia finanziaria.
I lavoratori devono rompere con i sindacati e tutti i partiti
politici che cercano di legarli alla UE ed ai capitalisti greci.
Dovrebbero istituire dei comitati d'azione nei luoghi di lavoro e
nelle zone residenziali per prendere il controllo
dell'organizzazione della vita quotidiana, preparare la lotta contro
le misure d'austerità ed organizzare azioni difensive contro gli
attacchi dei fascisti e dei militari.
Questi comitati d'azione devono coordinare la lotta a livello
nazionale ed istituire il contatto con i lavoratori di Germania,
Francia, Spagna, Portogallo e di altri paesi europei allo scopo di
rovesciare la UE e di sostituirla con gli Stati Socialisti Uniti
d'Europa.
La questione più urgente è quella della
leadership
rivoluzionaria. Deve essere costruita una nuova
leadership
basata sulla lotta per l'unità internazionale e l'indipendenza
politica della classe lavoratrice e sulla lotta per il socialismo. I
lavoratori in Grecia e per tutta Europa dovrebbero prendere la
decisione di costruire questa
leadership
fondando in ogni paese un Comitato Internazionale della Quarta
Internazionale.
Peter Schwarz
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