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L'Unione Europea e la Grecia

23 febbraio 2012

 

Si deve risalire ad una dittatura fascista simile al regime di Pinochet in Cile per trovare un parallelo agli attacchi che vengono imposti dall’Unione Europea ai lavoratori greci. Con sadico zelo, i commissari di Bruxelles, agli ordini di Berlino, Parigi e Londra, rendono dipendente ciascun nuovo pacchetto finanziario da altre richieste per distruggere il sostentamento dei lavoratori greci e rendere la loro vita un inferno.

Gli eventi in Grecia mostrano il vero carattere dell’Unione Europea. Non è un mezzo per raggiungere una genuina unità europea, ma piuttosto uno strumento per assoggettare tutta l’Europa alla dittatura del capitale finanziario.

Le istituzioni europee si fanno scherno dei principi democratici. Dei commissari non eletti responsabili verso nessuno determinano il destino di interi paesi. Le decisioni del Consiglio Europeo sono approvate regolarmente sulla base di compromessi tra il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il presidente francese Nicolas Sarkozy, i leader dei due più potenti stati membri della UE. Il Parlamento Europeo, che non decide nulla, serve come una foglia di fico pseudo-democratica.

Dalla sua costituzione due decenni fa, la UE ha sistematicamente tirato indietro l'orologio del progresso sociale in Europa. Invece di riunire il continente, l'euro ha aumentato ulteriormente l'influenza dei paesi potenti economicamente, soprattutto la Germania, sui paesi più deboli.

In Europa orientale, la UE ha soprinteso alla distruzione dei sistemi dell'istruzione, della sanità e dello stato sociale. Ha incoraggiato la crescita di una elite corrotta che si è arricchita attraverso la privatizzazione delle risorse statali e delle sovvenzioni della UE. Per la vasta maggioranza della popolazione, l'entrata nella UE si è rivelata essere un incubo.

E' stato a lungo sostenuto che il declino sociale dell'Europa orientale era semplicemente uno stadio di transizione. Veniva affermato che quei paesi avevano ereditato delle economie sofferenti dai precedenti regimi stalinisti, ma venivano preparate ad un futuro fiorente.

Il destino della Grecia rivela che il declino sociale in Europa orientale non è l'eccezione, ma la regola per tutta Europa.

Lo scopo dei cosiddetti "pacchetti di aiuti" per i quali la popolazione greca deve sacrificarsi non è di aiutare il popolo, ma di arricchire banche, hedge funds e speculatori. Per molti esperti e funzionari, la bancarotta della Grecia è un risultato scontato. Secondo Spiegel Online, ammettono ufficiosamente: "Naturalmente, i 130 miliardi [euro] non risolveranno il problema. E' soltanto questione di guadagnare tempo. Tempo finché i mercati finanziari si siano stabilizzati al punto in cui possano gestire il fallimento della Grecia senza una reazione a catena".

Dei €130 miliardi concordati lunedì dai ministri delle finanze europei, €30 miliardi fluiranno direttamente nei conti delle banche creditrici, alle quali viene garantito il rimborso (con gli interessi) di una porzione dei loro prestiti alla Grecia già deprezzati. Il denaro rimanente va in un deposito in garanzia per assicurarsi che venga utilizzato per saldare i debiti e non per finanziare essenziali funzioni governative.

La rabbia per i dettati della UE sta montando non soltanto in Grecia, ma anche in Portogallo, Spagna ed Irlanda, che pure sono state prese di mira dai mercati finanziari. Nei giorni passati, sono scese in strada centinaia di migliaia di persone.

E' sempre più evidente che la classe lavoratrice non può difendere un singolo diritto sociale o democratico senza rompere dall'Unione Europea.

Alcune forze politiche nazionaliste sia all'interno che fuori della Grecia domandano il ritiro dalla UE. Fanno così su base pro-capitalista che porta sia all'ulteriore impoverimento della classe lavoratrice sia all'ulteriore spaccatura dell'Europa. La classe lavoratrice non deve permettere che l'opposizione popolare alla UE cada sotto la leadership di tali forze.

Soprattutto, queste forzesia di destra che della "sinistra" nominaleutilizzano il nazionalismo per allineare la classe lavoratrice dietro alla classe dominante di ciascun paese e bloccare l'emergere di un movimento indipendente della classe lavoratrice e l'unificazione delle lotte di questa in tutta Europa.

Un capitalismo greco autarchico non è possibile. Il paese rimarrebbe in balia dei mercati finanziari internazionali, tanto come Macedonia, Montenegro, Serbia, Kosovo ed altri piccoli stati che sono emersi dallo smembramento della Jugoslavia.

Alcuni portavoce del capitale internazionale difendono un simile sviluppo. Il capo dell'istituto tedesco Ifo, Hans-Werner Sinn, sostiene che l'uscita della Grecia del gruppo dell'euro e la svalutazione della sua valuta ridurrebbero il livello di vita dei lavoratori greci di un ulteriore 30% mentre eviterebbero altri tagli salariali diretti, che, avverte, spingerebbero il paese "sull'orlo della guerra civile".

Ciò sottolinea la necessità per i lavoratori greci di combattere per il ritiro dalla UE sulla base di un programma socialista ed internazionalista rivoluzionario. Il rifiuto dei diktat della UE da parte dei lavoratori greci fornirebbe un potente slancio ai lavoratori in Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna Portogallo ed internazionalmenteai veri alleati della classe lavoratrice greca. Porterebbe assieme i lavoratori europei in una lotta comune contro l'austerità, la disoccupazione e gli attacchi ai diritti democratici.

Le elite dominanti di Europa e Grecia si stanno preparando alla bancarotta nazionale della Grecia ed ai conflitti sociali che inevitabilmente seguiranno. Da una parte, considerano di portare al governo organizzazioni della pseudo-sinistra come Sinistra Democratica, Syriza e lo stalinista KKE. Il compito di tale governo di "sinistra" sarebbe di contenere e dissolvere qualsiasi offensiva lanciata dalla classe lavoratrice e di mantenere intatto l'apparato statale fino a che la classe dominante sia pronta alla controffensiva.

Allo stesso tempo, vengono fatti preparativi per imporre forme dittatoriali di governo, come quello imposto dai militari greci tra il 1967 ed il 1974. I generali greci operano all'interno della NATO in stretta cooperazione con ufficiali americani, britannici e tedeschi. La maggiore alleanza militare mondiale ha a lungo sostenuto dittature militari entro i propri ranghi. Il Portogallo fascista è stato un membro fondatore della NATO nel 1949 e l'alleanza a guida USA ha operato strettamente con la Spagna di Franco. La Grecia e la Turchia, dove i generali in tre occasioni organizzarono un colpo di stato, entrarono a far parte nel 1952.

La povertà di massa e la dittatura possono essere impedite soltanto dalla classe lavoratrice greca che si opponga non soltanto alla UE ma anche alla borghesia greca ed al suo stato. I lavoratori greci devono lottare per l'instaurazione di un governo dei lavoratori. Un simile governo che espropri le grandi fortune, le banche e le grandi imprese e che riorganizzi l'economia su basi socialiste a vantaggio della società nel complesso piuttosto che per gli interessi di profitto dell'aristocrazia finanziaria.

I lavoratori devono rompere con i sindacati e tutti i partiti politici che cercano di legarli alla UE ed ai capitalisti greci. Dovrebbero istituire dei comitati d'azione nei luoghi di lavoro e nelle zone residenziali per prendere il controllo dell'organizzazione della vita quotidiana, preparare la lotta contro le misure d'austerità ed organizzare azioni difensive contro gli attacchi dei fascisti e dei militari.

Questi comitati d'azione devono coordinare la lotta a livello nazionale ed istituire il contatto con i lavoratori di Germania, Francia, Spagna, Portogallo e di altri paesi europei allo scopo di rovesciare la UE e di sostituirla con gli Stati Socialisti Uniti d'Europa.

La questione più urgente è quella della leadership rivoluzionaria. Deve essere costruita una nuova leadership basata sulla lotta per l'unità internazionale e l'indipendenza politica della classe lavoratrice e sulla lotta per il socialismo. I lavoratori in Grecia e per tutta Europa dovrebbero prendere la decisione di costruire questa leadership fondando in ogni paese un Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.

Peter Schwarz