Today’s  Zaman

 

 

La Turchia deporta nei paesi d'origine 1.100 combattenti europei

1° dicembre 2013 /TODAY'S ZAMAN, İSTANBUL

Secondo il quotidiano Habertürk, la Turchia ha inviato ai paesi europei un rapporto che afferma che ha deportato indietro nei loro paesi 1.100 cittadini europei arrivati in Turchia per unirsi ai gruppi collegati ad al Qaeda che combattono in Siria tra crescenti asserzioni che Ankara stia chiudendo un occhio con i terroristi che utilizzano il suo territorio per attraversare il confine con la Siria.

Dopo che altri paesi hanno informato la Turchia che i loro cittadini la stavano utilizzando come paese di transito per prendere le armi in Siria, nel 2013 in 41 operazioni la Turchia ha arrestato 1.100 cittadini dell'Unione Europea con l'aiuto dell'Organizzazione Nazionale di Intelligence (MIT), delle forze della Gendarmeria e di unità della polizia. Il rapporto sostiene che in giro vi siano ancora 1.500 cittadini europei che vogliono andare in Siria per combattere sulle linee del fronte assieme ad al Qaeda e che la Turchia è in stato di massima allerta riguardo a sospetti jihadisti. Il rapporto specifica che la condivisione di informazioni tra la Turchia ed i paesi europei sui sospetti jihadisti è stata compiuta attraverso l'Interpol.

Il rapporto afferma inoltre che la Turchia negli ultimi tre anni ha eseguito 141 operazioni contro al Qaeda e gruppi collegati ad al Qaeda e ha trattenuto 518 sospetti, imprigionandone 217.

Secondo rapporti sia nei media turchi che internazionali, la partecipazione di cittadini di paesi stranieri a organizzazioni terroristiche che si scontrano in Siria aumenta di giorno in giorno. A parte quelli venuti da paesi europei -- principalmente da Germania, Belgio, Francia e Olanda, in Siria vi sono anche combattenti stranieri da Cecenia, Afghanistan, Iraq, Arabia Saudita ed altri paesi del Golfo che combattono con i gruppi collegati ad al Qaeda lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL) ed il Fronte al-Nusra.

Alla fine di novembre, durante la sua visita di due giorni negli USA, il ministro degli esteri Ahmet Davutoğlu ha richiesto una "migliore collaborazione nelle informazioni" con i paesi da dove provengono questi combattenti, secondo l'Agenzia France-Presse. "Ankara ha chiesto ai paesi europei di condividere informazioni sui sospetti militanti di modo che le autorità turche possano impedire loro di entrare nel paese", ha affermato Davutoğlu.

La Turchia è esposta a pungenti critiche secondo le quali fornisce sostegno ed armi ai gruppi armati in Siria -- sunniti, Fronte al-Nusra affiliato ad al Qaeda. Dei rapporti che circolano principalmente nei media stranieri affermano che prima di gettarsi nella guerra in Siria, centinaia di membri di al Qaeda, particolarmente volontari stranieri, usano come rifugi sicuri  appartamenti nelle città sud orientali della Turchia, creando nel paese distrutto dalla guerra un flusso di combattenti stranieri. I rapporti inoltre asseriscono che la Turchia permetta di entrare a questi gruppi di modo che possano contribuire a rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad.

I paesi europei non possono arrestare i combattenti stranieri che partono dal loro territorio perché non hanno prove concrete che questa gente andrà ad imbarcarsi nella guerra civile siriana. Invece di arrestare i sospetti terroristi prima che vadano in Turchia, poiché questi paesi non possono limitare la libertà di movimento dei loro cittadini, informano la Turchia dei sospetti volontari. Secondo fonti dei servizi segreti turchi, Germania, Francia, Belgio, Grecia ed Olanda hanno chiesto alla Turchia di detenere i sospetti jihadisti dopo che entrano in Turchia.