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Secondo il quotidiano
Habertürk,
la Turchia ha inviato ai paesi europei un rapporto che
afferma che ha deportato indietro nei loro paesi 1.100 cittadini europei
arrivati in Turchia per unirsi ai gruppi collegati ad al Qaeda che
combattono in Siria tra crescenti asserzioni che Ankara stia chiudendo
un occhio con i terroristi che utilizzano il suo territorio per
attraversare il confine con la Siria.
Dopo che altri paesi hanno informato la Turchia che i loro
cittadini la stavano utilizzando come paese di transito per prendere le
armi in Siria, nel 2013 in 41 operazioni la
Turchia ha arrestato 1.100 cittadini dell'Unione Europea con l'aiuto
dell'Organizzazione Nazionale di Intelligence (MIT), delle forze della
Gendarmeria e di unità della polizia. Il rapporto sostiene che in giro
vi siano ancora 1.500 cittadini europei che vogliono andare in Siria per
combattere sulle linee del fronte assieme ad al Qaeda e che la Turchia è
in stato di massima allerta riguardo a sospetti
jihadisti.
Il rapporto specifica che la condivisione di informazioni tra la Turchia
ed i paesi europei sui sospetti
jihadisti
è stata compiuta attraverso l'Interpol.
Il rapporto afferma inoltre che la Turchia negli ultimi tre anni ha
eseguito 141 operazioni contro al Qaeda e gruppi collegati ad al Qaeda e
ha trattenuto 518 sospetti, imprigionandone 217.
Secondo rapporti sia nei media turchi che
internazionali, la partecipazione di cittadini di paesi stranieri a
organizzazioni terroristiche che si scontrano in Siria aumenta di giorno
in giorno. A parte quelli venuti da paesi europei
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principalmente da Germania, Belgio, Francia e Olanda, in Siria vi sono
anche combattenti stranieri
da Cecenia,
Afghanistan, Iraq,
Arabia Saudita ed altri paesi del Golfo che combattono con i gruppi
collegati ad al Qaeda lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL)
ed il Fronte al-Nusra.
Alla fine di novembre, durante la sua visita di due giorni negli
USA, il ministro degli esteri
Ahmet Davutoğlu
ha richiesto una "migliore collaborazione nelle informazioni" con i
paesi da dove provengono questi combattenti, secondo l'Agenzia
France-Presse. "Ankara ha chiesto ai paesi europei di
condividere informazioni sui sospetti militanti di modo che le autorità
turche possano impedire loro di entrare nel paese", ha affermato
Davutoğlu.
La Turchia è esposta a pungenti critiche secondo le quali fornisce
sostegno ed armi ai gruppi armati in Siria
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sunniti, Fronte
al-Nusra
affiliato ad al Qaeda. Dei rapporti che circolano principalmente nei
media stranieri affermano che prima di gettarsi nella guerra in Siria,
centinaia di membri di al Qaeda, particolarmente volontari stranieri,
usano come rifugi sicuri appartamenti nelle città sud orientali
della Turchia, creando nel paese distrutto dalla guerra un
flusso di combattenti stranieri. I rapporti inoltre asseriscono che la
Turchia permetta di entrare a questi gruppi di modo che possano
contribuire a rovesciare il presidente siriano
Bashar al-Assad.
I paesi europei non possono arrestare i combattenti stranieri che
partono dal loro territorio perché non hanno prove concrete che questa
gente andrà ad imbarcarsi nella guerra civile siriana. Invece di
arrestare i sospetti terroristi prima che vadano in Turchia, poiché
questi paesi non possono limitare la libertà di movimento dei loro
cittadini, informano la Turchia dei sospetti volontari. Secondo fonti
dei servizi segreti turchi, Germania, Francia, Belgio, Grecia ed Olanda
hanno chiesto alla Turchia di detenere i sospetti
jihadisti
dopo che entrano in Turchia.
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