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Il vertice della UE a Bruxelles

I capi di governo europei si sottomettono alle banche

di Peter Schwarz
26 giugno 2009

 

Per più di un anno i principali politici europei hanno promesso di regolare i mercati finanziari e di limitare le attività degli speculatori per impedire la ripetizione della crisi finanziaria internazionale. Ora finalmente la montagna si è mossa e ha dato vita ad un topo. Le regole concordate dai capi di stato e di governo europei alla loro conferenza a Bruxelles una settimana fa sono persino più deboli delle regole non impegnative adottate dagli USA.

Viene progettato un "Consiglio Rischio Sistemico Europeo (ESRB)”, che pubblica avvertimenti e raccomandazioni, ma non prende né fa rispettare decisioni. In aggiunta, le autorità e le commissioni esistenti saranno collegate più strettamente l'una con l'altra. La responsabilità per gli affari quotidiani delle banche europee ed attive globalmente rimarrà nelle mani delle autorità di sorveglianza nazionali.

Le regole per le attività delle banche e degli hedge funds saranno lievemente intensificate, ma, in comune con gli USA, l'Europa continuerà a permettere la spericolata ed oscura speculazione che ha scatenato la crisi finanziaria mondiale. Le banche saranno in grado di continuare il loro traffico in derivati del credito, in credit default swaps ad alto rischio ed in altri pacchetti finanziari completamente speculativi. Non vi sarà nessuna autorità a decidere precisamente quale genere di attività finanziaria dovrebbe essere permessa.

Le banche possono continuare a affidare all'esterno pacchetti creditizi dai loro bilanci e trasferirli in paradisi fiscali, che sono in gran parte liberi da qualsiasi sorveglianza. Questo significa che le banche possono nascondere miliardi che non compaiono nei loro bilanci ufficiali. Tali pratiche sono già risultate in perdite ammontanti a decine, o persino a centinaia di miliardi—in modo più evidente in Germania nel caso di diverse banche di stato e della Hypo Real Estate AG.

"Non vi sarà nessuna vera rottura con le parzialmente oscure pratiche commerciali delle istituzioni finanziarie", è stata la conclusione tratta dalla Süddeutsche Zeitung in un commentario intitolato "Il mostro senza briglie". "Come risultato della prossima crisi, il prossimo crollo è pre-programmato".

All'inizio di giugno il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva criticato ferocemente il governo americano per avere pompato trilioni di dollari nelle istituzioni finanziarie USA ed averle assistite a ristabilire la loro presa sui mercati finanziari prima dell'imposizione di nuove regole per i mercati finanziari internazionali. Comunque, ora è chiaro che anche in Europa sono gli interessi e le lobby finanziarie che determinano le regole quando si tratta delle loro prospettive commerciali e profitti futuri.

Sopratutto il governo britannico, che è preoccupato di preservare la posizione della City di Londra come maggiore centro finanziario d'Europa, si è opposto a qualunque nuova significativa regola. Ma anche i governi francese e tedesco sono stati riluttanti ad affrontare le oligarchie finanziarie dei loro paesi. Entrambe i governi hanno concesso centinaia di miliardi di denaro dei contribuenti per aiutare le banche ad uscire dalla crisi senza prendere iniziativa contro un singolo attore finanziario responsabile del disastro.

Ora considerano qualunque regola estesa come uno "svantaggio competitivo" e cercano di risolvere la crisi a spese dei loro rivali. Il risultato sono accresciute tensioni all'interno dell'Europa. Un membro del consiglio della Banca Centrale Europea, Lorenzo Bini Smaghi, recentemente ad una conferenza a Milano ha avvertito sulla regolamentazione dei mercati finanziari che "vi è il rischio che il senso di urgenza per una riforma svanisca e che riemergano tendenze nazionaliste e gelosie istituzionali".

Nel corso di questa disputa l'Unione Europea e le sue istituzioni agiscono apertamente come il braccio esecutivo dei più potenti interessi finanziari europei e nel processo causano parere assurde le esistenti regole democratiche. Entrambe le tendenze hanno caratterizzato il vertice di Bruxelles. Mentre gli specialisti al quinto piano del quartier generale del consiglio della UE negoziavano regole per i mercati finanziari, che diventeranno legge all'inizio di questo autunno, i capi di governo discutevano due piani sopra come spingere avanti il Trattato di Lisbona nonostante il fatto che sia stato respinto dall'elettorato irlandese.

Mentre l'ostilità all'Unione Europea da parte della popolazione europea cresce e diventa più aperta, i governi della UE cercano in modo ancora più privo di scrupoli di far rispettare la loro volontà contro qualunque opposizione.

Soltanto dieci giorni prima del vertice di Bruxelles il livello di partecipazione alle elezioni europee ha raggiunto il suo minimo storico di appena il 43%. I partiti anti UE—principalmente di natura di destra—sono stati in grado di registrare un accresciuto appoggio in parecchi paesi. Il risultato elettorale è stato generalmente interpretato come un segno di vasta opposizione all'Unione Europea ed al suo orientamento pro-imprese. Comunque, invece di discutere le cause di questa opposizione ed adattarsi ai desideri dell'elettorato, i capi di governo hanno passato delle ore a dibattere nuovi intrighi legali per farla in barba agli elettori.

Il Trattato di Lisbona è stato sviluppato come un sostituto della Costituzione Europea, che era stata respinta in referendum tenuti in Francia ed in Olanda. Quindi, con lo sgomento dei politici della UE, l'elettorato irlandese ha respinto un anno fa il Trattato di Lisbona. Nella maggior parte degli altri paesi i governi non hanno permesso il voto—impauriti proprio da un simile rifiuto. Comunque, il trattato non può diventare legge senza l'accordo di tutti i 27 paesi membri della UE. Accanto all'Irlanda, la Polonia e la Repubblica Ceca non hanno ratificato il trattato ed in Germania la questione verrà decisa in giugno, quando la Corte Costituzionale del paese si riunisce per pronunciare il proprio giudizio su un appello contro il trattato.

In Irlanda sarà ora tenuto agli inizi di ottobre un secondo referendum sul Trattato di Lisbona. Per prevenire un secondo fallimento, il vertice di Bruxelles ha concordato numerose concessioni mirate a soddisfare in particolare gli oppositori di destra della UE. Il vertice ha concordato che la UE non cercherà di mettere in discussione le severe leggi irlandesi che proibiscono l'aborto. Neppure interferirà nella politica fiscale irlandese (l'Irlanda è stata capace di attirare molte banche di dubbia fama a causa delle sue basse imposte) ed accetterà la posizione militare neutrale del paese.

Comunque, queste concessioni non saranno scritte nel Trattato di Lisbona perché ciò renderebbe necessario ricominciare l'intera procedura di ratificazione—che molto probabilmente porterebbe al suo fallimento. Invece, le concessioni sono incluse in un protocollo supplementare, la legalità del quale sarà decisa più tardi. Gli esperti hanno pure rilevato che le concessioni sono "in larga misura di natura simbolica" e "confermano soltanto quella che è la legge esistente nell'Unione". (Neue Zürcher Zeitung)

In altre parole, l'intero esercizio è una vistosa manovra mirata ad imbrogliare gli elettori irlandesi in base a condizioni dove non viene fatta nessuna modifica significativa al Trattato di Lisbona.

Un altro argomento a dominare il vertice di Bruxelles è stata l'estensione per ulteriori cinque anni della durata in carica del Presidente della Commissione della UE José Manuel Barroso. Lo scaltro mercanteggiamento su questa questione è caratteristico del funzionamento dell'Unione Europea.

Prima del vertice il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il presidente francese Nicolas Sarkozy erano d'accordo di estendere l'attuale durata in carica di Barroso, che deve terminare questo autunno. Dietro le scene sono poi riusciti ad adeguare tutti gli altri capi di governo. "Dai comunisti di Cipro a Berlusconi in Italia" tutti i 27 leader avevano espresso il loro sostegno per Barroso, ha riferito un partecipante.

Ciò che rende Barroso così attraente è la sua "non comune adattabilità", nota il quotidiano tedesco FAZ. L'ex maoista, ora un importante politico conservatore, è celebre per la sua abilità ad adattarsi agli interessi della più forte lobby d'affari o della finanza.

FAZ descrive come segue il suo sconfinato opportunismo: "Sotto la sua direzione la commissione è stata il motore del Mercato Singolo nei giorni che la liberalizzazione era ancora la mania in Europa. Più tardi, quando la globalizzazione ha cominciato a mostrare il suo lato meno attraente ha scoperto la legislazione sociale, anche se la UE ha soltanto competenza limitata per intervenire su tali questioni. Quindi quando il compito era salvare le banche e sostenere le società automobilistiche nella crisi finanziaria, i funzionari della sua commissione non volevano sembrare dei guastafeste".

L'estensione della durata in carica di Barroso si è scontrata con delle difficoltà perché anche il Parlamento europeo chiede autorità. Entrambe il presidente del gruppo parlamentare socialdemocratico, Martin Schulz, ed il presidente del gruppo parlamentare dei verdi, Daniel Cohn Bendit, hanno espresso la loro opposizione a qualsiasi nomina prematura di Barroso. Vogliono spostare la decisione all'autunno quando ci si aspetta che entri in vigore il Trattato di Lisbona. A quell'epoca il parlamento europeo avrà il diritto di partecipare alla nomina del presidente della commissione e non soltanto di votare sul candidato.

Infatti, né i socialdemocratici né i verdi hanno autentiche obiezioni per Barroso. "L'opposizione a Barroso pare in larga misura guidata dal desiderio di estrarre da lui delle concessioni quando considera le nomine alla sua nuova Commissione e stende il programma politico per il suo secondo mandato", è stato il commento del Financial Times britannico. In altre parole, il problema principale per Schulz e Cohn Bendit è la disposizione dei posti ed influenza piuttosto che qualsiasi disaccordo fondamentale sulla politica.