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L'Europa reagisce alle elezioni USA con paura ed apprensione

di Peter Schwarz
5
novembre 2016

 

L'Europa sta reagendo alle elezioni presidenziali americane con un misto di disgusto, nervosismo e paura. I molti commenti comunicano il senso che sta avendo luogo un punto di svolta politico di proporzioni storiche.

Molti interpretano le elezioni come il preludio alla fine dell'alleanza transatlantica che per i 70 anni passati ha ancorato la politica europea. L'alleanza politica e militare con gli USA non soltanto ha attirato insieme le potenze imperialiste che si erano combattute in due guerre mondiali, ma ha contribuito alla stabilizzazione dell'Europa ed al contenimento della lotta di classe.

Quindi le elezioni americane presagiscono nuove grandi lotte di classe in Europa. Il britannico Financial Times scrive: "Raramente in delle elezioni presidenziali USA la scelta è stata così rigida e la posta così alta... L'ordine internazionale dei 70 anni passati si sta logorando, forse persino distruggendo".

Il tedesco SpiegelOnline osserva: "Il nostro mondo può ancora sembrare diverso da un precedente periodo di fragori e di guerre. Tuttavia, vi sono sempre più paralleli. Un Presidente degli USA Trump potrebbe dare l'avvio ad un nuovo disastro globale".

Una vittoria di Trump viene considerata come l'equivalente politico della una fusione di una centrale nucleare. Vi sono varie sfumature di opinione sulla politica estera di un'amministrazione Trump, ma vi sono pochi dubbi che la sua politica "Prima l'America" avrebbe delle conseguenze devastanti per l'Europa.

L'European Council on Foreign Relations considera Trump come "una minaccia esistenziale all'alleanza transatlantica". "Se vince, secondo uno scritto pubblicato il 12 ottobre, "lancerà una presidenza rivoluzionaria--ritirandosi dalla NATO e dalle altre garanzie di sicurezza, indebolendo delle parti chiave del regime di libero commercio globale e costruendo rapporti più stretti con leader forti che con alleati".

Il settimanale Die Zeit, solitamente un modello di limitazione, denuncia Trump come "un avventuriero della politica estera", forse anche "uno psicopatico o fascista".

Lo Stiftung Wissenschaft und Politik (Istituto di Scienza e Politica) avverte che "non si può fare affidamento sull'imprevedibilità di o sulle posizioni estreme che vengono 'circoscritte', sia dal personale consultivo, dal gabinetto, dalle forze armate o dal Congresso".

I timori per una vittoria di Trump sono riflessi anche nell'opinione pubblica. Questa settimana in Germania un sondaggio ha dimostrato che se fosse idoneo a votare nelle elezioni USA soltanto il 4% voterebbe per Trump. Circa il 77% ha dichiarato che voterebbe per la Clinton. Tuttavia, ciò non è a causa di qualche entusiasmo per il candidato democratico ma piuttosto del desiderio principale di fermare Trump.

Persino tra l'elite politica, l'entusiasmo per Hillary Clinton è limitato. Il Financial Times dichiara che la Clinton è "nonostante i suoi difetti...eminentemente qualificata per essere la prima donna alla Casa Bianca", ma molti altri commenti sono più critici. Essi suggeriscono che nella migliore delle ipotesi una vittoria elettorale della Clinton ritarderebbe i conflitti associati all'ascesa della prominenza di Trump.

L'atteggiamento aggressivo della Clinton verso la Russia e la sua rotta bellicosa in Siria sono particolarmente ripugnanti per ampi strati della popolazione europea come pure per settori della classe dominante. Mentre la popolazione teme che un confronto militare con la Russia potrebbe trasformare l'Europa in un campo di battaglia nucleare, la classe dominante vede a rischio i propri interessi economici e strategici.

Per esempio, ogni intensificazione delle attuali sanzioni economiche contro la Russia colpirebbe duramente molti paesi europei ed aggraverebbe i conflitti all'interno dell'Unione Europeo. Numerosi paesi (Polonia, Gran Bretagna, gli stati baltici) sono ferocemente antirussi, mentre altri (Italia, Grecia, Ungheria, in parte Germania) stanno premendo per un allentamento delle sanzioni esistenti e per relazioni migliori.

"Se i tedeschi e gli americani non riescono a raggiungere un accordo sulla Russia e quel centro cessa di tenere, avverte il Council on Foreign Relations, "l'unità transatlantica si guasterà e l'approccio occidentale verso la Russia devolverà nella confusione".

Molti osservatori, tuttavia, si rendono conto che Trump non è la causa, ma piuttosto il risultato di una profonda crisi del capitalismo USA che si intensificherà soltanto sotto una Presidentessa Clinton.

"Ma, anche nel caso di una presidenza Clinton", continua il documento dell'European Council on Foreign Relations, "l'Europa sarebbe sciocca a non imparare le lezioni dall'esperienza della candidatura di Trump. Trump rappresenta soltanto una versione estrema del sentimento crescente negli Stati Uniti che, in tempi di relativo declino, il paese sta ricevendo un trattamento scorretto dai suoi alleati. La partnership non può persistere lungo le linee attuali per molto più a lungo. La promessa di future elezioni combattute lungo delle linee trumpiane significa che probabilmente l'America diventerà più egocentrica e meno prevedibile come partner internazionale, non importa chi sia il presidente".

Le classi dominanti europee comprendono questo tanto meglio perché uno sviluppo simile ha avuto luogo in Europa. Decenni di attacchi ai livelli di vita della classe lavoratrice, l'arricchimento sfrenato di una minuscola oligarchia finanziaria e le disastrose conseguenze della crisi finanziaria del 2008 hanno portato l'antagonismo di classe ad un punto di rottura.

Come negli USA, i partiti ufficiali sono in gran parte screditati. La maggior parte dei paesi europei non ha un simile rigido sistema a due partiti come gli USA, dove miliardari e milionari danno il passo per entrambe repubblicani e democratici. Ma anche le politiche dei vari partiti ufficiali in Europa sono praticamente identiche. Rappresentano tutti gli interessi della finanza, della grande impresa e della classe media ricca, cioè del 10% più ricco.

In country after country, social democratic parties (the British Labor Party under Tony Blair, the Social Democratic Party under Gerhard Schröder, the Socialist Party under François Hollande) and pseudo-left parties (Syriza under Alexis Tsipras) have played the main role in attacking the rights of the working class. Those politically profiting from such policies are, in the main, organizations and politicians of the far right. Many commentaries have drawn parallels between the European far right--the French National Front, the German AfD, the Austrian Freedom Party--and Donald Trump.

In paese dopo paese, i partiti socialdemocratici (il Partito Laburista britannico sotto Tony Blair, il Partito Socialdemocratico sotto Gerhard Schröder, il Partito Socialista sotto François Hollande) ed i partiti della pseudo-sinistra (Syriza sotto Alexis Tsipras) hanno giocato il ruolo principale nell'attaccare i diritti della classe lavoratrice. Coloro che profittano politicamente da queste politiche sono, per la maggior parte, organizzazioni e politici dell'estrema destra. Molti commenti hanno disegnato paralleli tra l'estrema destra europea--il Fronte Nazionale francese, l'AfD tedesca, il Partito della Libertà austriaco--e Donald Trump.

Il paragone è giustificato. Ma, come negli USA, in Europa l'intera classe dominante si sta spostando a destra. Le sue uniche risposte alla crisi globale del capitalismo sono il militarismo, il rafforzamento dell'apparato dello stato e stimolare la xenofobia ed il nazionalismo.

Venticinque anni dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il mondo rassomiglia sempre più alla prima metà del 20° secolo, quando le crisi economiche e sociali ed i conflitti tra le potenze imperialiste diedero l'avvio a lotte di classe rivoluzionarie e a due guerre mondiali.

Soltanto un intervento indipendente della classe lavoratrice internazionale può impedire la discesa in una nuova catastrofe. Contro questo sfondo, la campagna elettorale del Socialist Equality Party negli USA assume grande importanza. E' l'unico partito alle elezioni con un programma socialista per unire la classe lavoratrice nella lotta contro il capitalismo. Al cuore della campagna del SEP è stata la costruzione di un movimento internazionale contro la guerra.