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L'Europa sta reagendo alle elezioni presidenziali americane con un
misto di disgusto, nervosismo e paura. I molti commenti comunicano il
senso che sta avendo luogo un punto di svolta politico di proporzioni
storiche.
Molti interpretano le elezioni come il preludio alla fine
dell'alleanza transatlantica che per i 70 anni passati ha ancorato la
politica europea. L'alleanza politica e militare con gli USA non
soltanto
ha
attirato insieme le potenze imperialiste che si erano combattute in
due guerre mondiali, ma ha contribuito alla stabilizzazione dell'Europa
ed al contenimento della lotta di classe.
Quindi le elezioni americane presagiscono nuove grandi lotte di
classe in Europa. Il britannico
Financial Times
scrive: "Raramente in delle elezioni presidenziali USA la scelta
è stata così rigida e la posta così alta... L'ordine internazionale dei
70 anni passati si sta logorando, forse persino distruggendo".
Il tedesco
SpiegelOnline
osserva: "Il nostro mondo può ancora sembrare diverso da un
precedente periodo di fragori e di guerre. Tuttavia, vi sono sempre
più paralleli. Un Presidente degli USA Trump potrebbe dare l'avvio ad un
nuovo disastro globale".
Una vittoria di Trump viene considerata come l'equivalente politico
della una fusione di una centrale nucleare. Vi sono varie sfumature di
opinione sulla politica estera di un'amministrazione Trump, ma vi sono
pochi dubbi che la sua politica "Prima l'America" avrebbe delle
conseguenze devastanti per l'Europa.
L'European
Council on Foreign Relations
considera Trump come "una minaccia esistenziale all'alleanza
transatlantica".
"Se vince, secondo uno scritto pubblicato il 12 ottobre, "lancerà
una presidenza rivoluzionaria--ritirandosi dalla NATO e dalle altre
garanzie di sicurezza, indebolendo delle parti chiave del regime di
libero commercio globale e costruendo rapporti più stretti con leader
forti che con alleati".
Il settimanale
Die Zeit,
solitamente un modello di limitazione, denuncia Trump come "un
avventuriero della politica estera", forse anche "uno psicopatico o
fascista".
Lo
Stiftung Wissenschaft und Politik (Istituto
di Scienza e Politica) avverte che "non si può fare affidamento sull'imprevedibilità
di o sulle posizioni estreme che vengono 'circoscritte', sia dal
personale consultivo, dal gabinetto, dalle forze armate o dal
Congresso".
I timori per una vittoria di Trump sono riflessi anche
nell'opinione pubblica. Questa settimana in Germania un sondaggio ha
dimostrato che se fosse idoneo a votare nelle elezioni USA soltanto il
4% voterebbe per Trump. Circa il 77% ha dichiarato che voterebbe per la
Clinton. Tuttavia, ciò non è a causa di qualche entusiasmo per il
candidato democratico ma piuttosto del desiderio principale di fermare
Trump.
Persino tra l'elite politica, l'entusiasmo per
Hillary Clinton
è limitato. Il
Financial Times
dichiara che la
Clinton è "nonostante i suoi difetti...eminentemente
qualificata per essere la prima donna alla Casa Bianca", ma molti altri
commenti sono più critici. Essi suggeriscono che nella migliore delle
ipotesi una vittoria elettorale della Clinton ritarderebbe i conflitti
associati all'ascesa della prominenza di Trump.
L'atteggiamento aggressivo della Clinton verso la Russia e la sua
rotta bellicosa in Siria sono particolarmente ripugnanti per ampi strati
della popolazione europea come pure per settori della classe dominante.
Mentre la popolazione teme che un confronto militare con la Russia
potrebbe trasformare l'Europa in un campo di battaglia nucleare, la
classe dominante vede a rischio i propri interessi economici e
strategici.
Per esempio, ogni intensificazione delle attuali sanzioni
economiche contro la Russia colpirebbe duramente molti paesi europei ed
aggraverebbe i conflitti all'interno dell'Unione Europeo. Numerosi paesi
(Polonia, Gran Bretagna, gli stati baltici) sono ferocemente antirussi,
mentre altri (Italia, Grecia, Ungheria, in parte Germania) stanno
premendo per un allentamento delle sanzioni esistenti e per relazioni
migliori.
"Se i tedeschi e gli americani non riescono a raggiungere un
accordo sulla Russia e quel centro cessa di tenere, avverte il
Council on Foreign Relations,
"l'unità transatlantica si guasterà e l'approccio occidentale verso la Russia
devolverà nella confusione".
Molti osservatori, tuttavia, si rendono conto che Trump non è la
causa, ma piuttosto il risultato di una profonda crisi del capitalismo
USA che si intensificherà soltanto sotto una Presidentessa Clinton.
"Ma, anche nel caso di una presidenza Clinton", continua il
documento dell'European
Council on Foreign Relations,
"l'Europa sarebbe sciocca a non imparare le lezioni
dall'esperienza della candidatura di Trump. Trump rappresenta soltanto
una versione estrema del sentimento crescente negli Stati Uniti che, in
tempi di relativo declino, il paese sta ricevendo un trattamento
scorretto dai suoi alleati. La
partnership
non può persistere lungo le linee attuali per molto più a lungo. La
promessa di future elezioni combattute lungo delle linee trumpiane
significa che probabilmente l'America
diventerà più egocentrica e meno prevedibile come partner
internazionale, non importa chi sia il presidente".
Le classi dominanti europee comprendono questo tanto meglio perché
uno sviluppo simile ha avuto luogo in Europa. Decenni di attacchi ai
livelli di vita della classe lavoratrice, l'arricchimento sfrenato di
una minuscola oligarchia finanziaria e le disastrose conseguenze della
crisi finanziaria del 2008 hanno portato l'antagonismo di classe ad un
punto di rottura.
Come negli USA, i partiti ufficiali sono in gran parte screditati.
La maggior parte dei paesi europei non ha un simile rigido sistema a due
partiti come gli USA, dove miliardari e milionari danno il passo per
entrambe repubblicani e democratici. Ma anche le politiche dei vari
partiti ufficiali in Europa sono praticamente identiche. Rappresentano
tutti gli interessi della finanza, della grande impresa e della classe
media ricca, cioè del 10% più ricco.
In country after country, social democratic parties (the British Labor
Party under Tony Blair, the Social Democratic Party under Gerhard
Schröder, the Socialist Party under François Hollande) and pseudo-left
parties (Syriza under Alexis Tsipras) have played the main role in
attacking the rights of the working class. Those politically profiting
from such policies are, in the main, organizations and politicians of
the far right. Many commentaries have drawn parallels between the
European far right--the French National Front, the German AfD, the
Austrian Freedom Party--and Donald Trump.
In paese dopo paese, i partiti socialdemocratici (il Partito
Laburista britannico sotto
Tony Blair,
il Partito Socialdemocratico sotto
Gerhard Schröder,
il Partito Socialista sotto
François Hollande) ed i partiti della pseudo-sinistra
(Syriza
sotto
Alexis Tsipras)
hanno giocato il ruolo principale nell'attaccare i diritti della
classe lavoratrice. Coloro che profittano politicamente da queste
politiche sono, per la maggior parte, organizzazioni e politici
dell'estrema destra. Molti commenti hanno disegnato paralleli tra
l'estrema destra europea--il Fronte Nazionale francese, l'AfD tedesca,
il Partito della Libertà austriaco--e
Donald Trump.
Il paragone è giustificato. Ma, come negli USA, in Europa l'intera
classe dominante si sta spostando a destra. Le sue uniche risposte alla
crisi globale del capitalismo sono il militarismo, il rafforzamento
dell'apparato dello stato e stimolare la xenofobia ed il nazionalismo.
Venticinque anni dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il
mondo rassomiglia sempre più alla prima metà del 20° secolo, quando le
crisi economiche e sociali ed i conflitti tra le potenze imperialiste
diedero l'avvio a lotte di classe rivoluzionarie e a due guerre
mondiali.
Soltanto un intervento indipendente della classe lavoratrice
internazionale può impedire la discesa in una nuova catastrofe. Contro
questo sfondo, la campagna elettorale del
Socialist Equality Party
negli USA assume grande importanza. E' l'unico partito alle elezioni con
un programma socialista per unire la classe lavoratrice nella lotta
contro il capitalismo. Al cuore della campagna del SEP è stata la
costruzione di un movimento internazionale contro la guerra.
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