|
In una rara nota di accordo, il
Wall Street Journal
e
Novosti, un giornale russo, concordano sulla grande
dimensione di una manifestazione anti-austerità dei lavoratori: 1
milione. E' questo il numero di lavoratori italiani che il 25 ottobre
hanno marciato verso
Piazza San Giovanni a Roma per protestare contro una nuova
legge sul lavoro fatta approvare dalla legislatura il 9 ottobre dal
primo ministro italiano
Matteo Renzi.
Come influisce questa lotta sulla classe lavoratrice USA
— ed i lavoratori del mondo per
quello che li riguarda?
Il capitalismo europeo è diretto verso la terza recessione dal
2007. Non è stato in grado di riprendersi dalla crisi economica con
misure d'austerità convenzionali. La sua nuova strategia è di progredire
da questa crisi espandendo le esportazioni.
Ma, allo scopo di espandere le esportazioni e di competere nel
mercato capitalista mondiale, i capitalisti europei devono abbassare i
loro prezzi per essere "competitivi". I lavoratori negli USA sanno che
quando sentono i padroni parlare di essere competitivi, significa
tagliare salari e benefici mentre aumentano i licenziamenti.
Il marxismo dimostra che la classe lavoratrice è una classe globale
legata assieme dal comune sfruttamento. Il destino di un settore della
classe lavoratrice è inseparabile dal destino della classe nell'insieme
—
da
Johannesburg
a Bangkok,
da Lima
al Cairo.
Queste sono le fondamenta dell'internazionalismo proletario
comunista.
Se il regime italiano riesce a far approvare il suo attacco
rabbioso a salari e diritti dei lavoratori italiani, getterà le basi
perché questo si diffonda al resto d'Europa e metterà pressione
aggiuntiva anche alle condizioni per la classe lavoratrice USA.
La settimana scorsa in un articolo su
Workers World, abbiamo mostrato come
nell'era della globalizzazione e della crisi di sovrapproduzione
economica capitalista, ciascuna classe dominante cerca di uscire
inerpicandosi dalla sua crisi esportando
— perché i lavoratori
all'interno non hanno sufficiente denaro per riacquistare i beni
prodotti. Così i padroni vanno all'estero. Si tagliano la gola l'un
l'altro per raggiungere i mercati esteri. Allo scopo di mantenere bassi
i costi, intensificano gli attacchi alla classe lavoratrice.
Se i capitalisti d'Europa sfidano i capitalisti USA spingendo in
basso i salari dei lavoratori europei, qui i padroni metteranno
pressione sui già depressi salari degli USA per affrontare la
competizione europea.
La legge contro il lavoro e la strategia di 'crescita'
in Europa
I padroni ed i governi d'Europa strillano sul bisogno di generare
"crescita"
— intendendo crescita dei
profitti. Hanno tentato, tra le altre cose, salvataggi statali, di
pompare denaro nelle banche e tagli alla spesa pubblica
—
tutto per
portare denaro nelle mani dei banchieri e degli industriali. Ma
nulla ha funzionato. In realtà, in Europa il capitalismo, come il
capitalismo per il mondo, è in un vicolo cieco.
I lavoratori a Roma, guidati dalla Confederazione Generale Italiana
del Lavoro
(CGIL), protestavano contro la "legge
di stabilità", un piano diretto specificamente ai salari dei lavoratori
occupati permanentemente, che fa parte della nuova fase dell'austerità
europea. L'elemento centrale della
"legge di stabilità" è la
"riforma del mercato del lavoro".
In Europa le fasi precedenti di austerità sono state dirette alla
spesa pubblica per servizi sociali, alla svendita degli impianti
pubblici a società private, a tagli di pensioni e sussidi, a
licenziamenti statali ed aziendali e così via.
Ma il senso comune dei finanzieri e dei dirigenti aziendali è che i
salari devono calare ulteriormente e che la loro libertà di licenziare
lavoratori deve essere aumentata allo scopo di combattere i loro rivali
capitalisti nei mercati d'esportazione e rendere redditizi gli
investimenti.
Questo tipo di attacco ai salari è già stato attuato in Spagna. Ha
accresciuto le esportazioni spagnole, ma ciò è stato reso più facile per
i padroni dal fatto che il tasso ufficiale di disoccupazione della
Spagna era il 25% e la disoccupazione giovanile era sopra il 40%.
L'Italia, con la terza maggiore economia nell'eurozona dei 18
membri, è la prossima in linea. Il governo del presidente
François Hollande in Francia ed i suoi padroni
capitalisti
stanno osservando attentamente gli attacchi ai lavoratori italiani,
perché la Francia sta scivolando nella recessione e sta progettando la
sua "riforma del mercato del lavoro".
Questo viene fatto tutto sotto la sferza della classe dominante
tedesca e del cancelliere
Angela Merkel, insieme
con la costante pressione del Fondo Monetario Internazionale. I vertici
del capitale finanziario sono spaventati da un crollo economico e stanno
domandando che i governi europei facciano pagare i lavoratori per
invertire la svolta favorevole.
I capitalisti dell'eurozona
prendono di mira i salari della forza lavoro permanente
Questo sviluppo è stato bene chiarito dallo scrittore economico
Jack Rasmus in un articolo del 21 ottobre
su
CounterPunch.
Rasmus
mostra che le cifre economiche
che spingono la nuova strategia
e come la depressione economica stia ora minacciando Francia e
Germania, le due maggiori potenze imperialiste sul continente europeo.
Scrive quindi delle cifre esplosive della disoccupazione.
"Forse il migliore indicatore della profonda debolezza
dell'economia dell'eurozona
oggi è il suo mercato del lavoro. Complessivamente, nella regione
la disoccupazione è rimasta ora in modo costante nel raggio dell'11%-12%
per più di cinque anni. In Italia più del 12%, in Francia del 10,5% ed
in Spagna ancora quasi del 25%. Ma il quadro è ancora peggiore di queste
statistiche del lavoro spesso riferite in generale. Per esempio, il
tasso di disoccupazione giovanile sia in Italia che in Spagna è più del
45%. E quei giovani che sono stati in grado di ottenere lavoro sono
stati in gran parte limitati a lavoro part-time e temporaneo. In
Francia la percentuale di giovani nella forza lavoro di età 15-24 anni
che sono impiegati come precari è salita al 59%. In Germania al 52%, in
Italia al 54% ed in Spagna un incredibile 65% può trovare soltanto
lavoro temporaneo, se riesce a trovare lavoro.
"E non sono soltanto i lavoratori giovani d'età 15-24 anni. In
Italia, il 70% di tutti i nuovi assunti sono lavoratori precari. Lavoro
temporaneo significa bassi salari, minori benefici, molta meno sicurezza
del posto di lavoro e "diritti" del datore di lavoro di sospendere e
licenziare a piacimento. L'elevata disoccupazione cronica ed il gran
numero di posti di lavoro precari malpagati si traduce in generale
compressione dei salari, con poche eccezioni, per il resto della classe
lavoratrice dell'eurozona.
"Nondimeno, ora il bersaglio dell'austerità 'nuovo modello'
nell'agenda dell'eurozona è inteso ad estendere ed aggravare questa
compressione salariale introducendo ciò che viene chiamato 'riforma del
mercato del lavoro'. In aggiunta all'elevata disoccupazione ed
all'assunzione precaria, che continueranno come duplice forza che
deprime già i salari, la nuova terza forza di
'riforma del mercato del lavoro' estenderà oltre i tagli salariali,
prendendo di mira la classe lavoratrice a tempo indeterminato,
permanente dell'eurozona in Italia, Francia ed altrove in particolare".
La classe dominante italiana prepara gli attacchi ai
lavoratori
Questo è precisamente ciò che sta in generale avvenendo in Europa.
Proprio ora, la prima linea della battaglia si sta sviluppando in
Italia.
Secondo
Rasmus:
"Finora non tutti i dettagli sono evidenti, ma lo sono alcuni
profili. Circa un quarto di tutti i 25 milioni di lavoratori italiani
sono il bersaglio delle nuove riforme. Ciò che è noto finora è che le
norme della nuova "riforma del mercato del lavoro" italiana renderanno
più facile per i datori di lavoro assumere e licenziare lavoratori
—
sia lavoratori permanenti assunti di recente come pure lavoratori
precari.
Anche i benefici dei "nuovi stipendi", i risarcimenti ed i diritti
saranno ridotti quando assunti inizialmente e soltanto lentamente
'inseriti gradualmente' come acquisiscono anzianità sul posto di lavoro.
Secondo quanto riferito,
saranno parte delle nuove 'riforme' anche limiti alla
capacità di contrattazione salariale collettiva dei lavoratori, sebbene
finora manchino i dettagli su cosa questo significhi. Le riforme del
primo ministro Renzi includono la diminuzione di costi per la riduzione
di imposte sulle imprese. Fanno parte delle riforme di Renzi tagli alle
imposte sul lavoro nelle imprese equivalenti a 32 miliardi di euro.
Entrate fiscali declinanti richiederanno probabilmente altre riduzioni
della spesa pubblica, assicurando quindi che continueranno pure le
tradizionali misure d'austerità".
Proprio ora i lavoratori italiani hanno minacciato di scioperare
contro la legge. Se tutto va bene, questa lotta si intensificherà non
soltanto in uno sciopero contro la legge ma contro lo stesso marcio
sistema di sfruttamento capitalista. E' il sistema della schiavitù
salariale che tiene sotto controllo i lavoratori.
Tutta la ricchezza della società è creata dai lavoratori. La
ricchezza dovrebbe appartenere a loro collettivamente per essere
utilizzata per il loro benessere. I lavoratori non dovrebbero vendere la
loro forza lavoro anno dopo anno per il diritto di essere sfruttati da
padroni avidi, che pensano soltanto ad arricchirsi. La distruzione del
capitalismo e l'istituzione del socialismo, un sistema fondato sul
bisogno umano e non sull'avidità capitalista, è l'unica via d'uscita a
lungo termine da questo incubo che affrontiamo.
|