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La Confederazione Sindacale Europea
(ETUC)
ha proclamato per il 29 febbraio una cosiddetta "Giornata
d'azione europea per l'occupazione e la giustizia sociale". Questa
protesta inefficace è la risposta della burocrazia sindacale alla
crescente radicalizzazione dei lavoratori europei ed alla montante
ostilità popolare verso le misure di austerità che vengono imposte
su comando dell'Unione Europea.
La giornata d'azione non è rivolta a promuovere la solidarietà
con i lavoratori greci o a sviluppare una lotta unitarie dei
lavoratori europei contro l'imposizione delle misure d'austerità.
Piuttosto, è un tentativo per subordinare la classe lavoratrice alla
UE ed ai governi nazionali d'Europa e promuovere uno spirito di
rassegnazione di fronte ai brutali tagli che vengono attuati.
L'appello all'azione dell'ETUC parla esplicitamente di un
"ristabilimento nel lungo termine del bilancio preventivo",
accettando così l'intelaiatura delle banche e delle classi dominanti
per tagli travolgenti ai posti di lavoro, ai salari, alle pensioni
ed ai sussidi sociali. La Federazione Sindacale Tedesca
(DGB)
è ancora più esplicita nella sua dichiarazione, dichiarando che i
tagli sono necessari. "Risparmi ed investimenti allo stesso tempo—questa
è la formula giusta", asserisce.
Questa formula potrebbe essere sostenuta dal ministro delle
finanze tedesco
Wolfgang
Schäuble e dai
rappresentanti di tutti gli altri partiti al
Bundestag (il
parlamento tedesco). Essa chiarisce che il discorso degli
organizzatori della Giornata d'Azione di inviare "un messaggio forte
ai responsabili delle decisioni dell'Europa" significa inviare un
messaggio alla borghesia europea ed internazionale che
collaboreranno nell'imporre i tagli dettati dalle banche.
Di conseguenza, la ETUC e la DGB stanno cercando di limitare la
Giornata d'Azione ad un'azione simbolica piuttosto che ad una protesta sociale
di massa. La DGB non sta facendo nulla per mobilitare i propri
membri in qualsiasi grande città industriale ed invece ha indetto un
raduno per le
8:30
del mattino nella città remota e popolata in modo relativamente
sparso di
Magdeburgo.
Tali azioni non possono nascondere il fatto che in tutti i
paesi europei i sindacati stanno aiutando ad imporre i dettati delle
banche e della UE sull'opposizione del popolo. Da nessuna parte
questo è più evidente che in Grecia, dove i brutali tagli ai posti
di lavoro, ai salari ed ai servizi sociali servono come modello per
attacchi simili in tutta Europa ed internazionalmente.
Due anni di misure di austerità in aumento hanno ridotto
all'indigenza grandi settori della popolazione greca. I senzatetto
ed i suicidi sono aumentati vertiginosamente in tandem con i
licenziamenti di massa, i tagli ai salari ed alle pensioni del 30%,
del 50% e più ed i devastanti tagli al sistema di assistenza
sanitaria. La disoccupazione complessiva sta al 20% e quella
giovanile al 50%.
Questi attacchi sono stati eseguiti nonostante ripetuti
tentativi da parte dei lavoratori e dei giovani greci di dimostrare
la loro opposizione. Il fattore maggiore nel minare la loro
resistenza è stato il tradimento delle federazioni sindacali greche—la
Confederazione degli Impiegati Statali
(ADEDY),
la Confederazione Generale dei Lavoratori Greci
(GSEE)
del settore privato ed il Fronte Militante di Tutti i Lavoratori
(PAME)
allineato al Partito Comunista.
Tutte e tre appoggiano il partito PASOK socialdemocratico, che
ha attuato in modo obbediente le richieste dei mercati finanziari e
della "troika"—Commissione
Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale—fino
a che lo scorso novembre è stato sostituito da un governo di
coalizione comprendente se stesso, il conservatore Nuova Democrazia
ed il neofascista partito LAOS (che dopo si è ritirato dal governo).
I sindacati non hanno richiesto in nessuna occasione le
dimissioni del governo.
I sindacati hanno proclamato ripetutamente scioperi di protesta
di un giorno per dissolvere la rabbia della classe lavoratrice
mentre negoziavano dietro le scene con il governo ed i datori di
lavoro sui termini delle misure di austerità da imporre. Ogni volta
che i lavoratori di industrie diverse—come
i lavoratori petroliferi ed i camionisti—hanno
cercato di andare oltre proteste limitate ed attuare interruzioni al
lavoro che minacciavano di infliggere un grave danno economico e di
destabilizzare il governo, i sindacati sono intervenuti per
stroncare i loro scioperi, in alcuni casi appoggiando
apertamente la repressione di stato.
Dal 12 febbraio, quando centinaia di migliaia di persone hanno
partecipato alle proteste contro le ultime richieste di austerità,
la GSEE e l'ADEDY hanno cercato di mantenere le proteste al minimo.
Il crescente disgusto dei lavoratori per queste organizzazioni è
stato espresso la scorsa settimana quando una protesta sindacale
indetta congiuntamente a Piazza
Syntagma
ad Atene ha attirato soltanto poche migliaia di persone.
Il ruolo reazionario dei sindacati in Grecia e dovunque in
Europa non è semplicemente questione di leader scadenti, ma
piuttosto il risultato del programma nazionalista e pro-capitalista
dei sindacati e del loro allineamento allo stato. In risposta alla
crescita dell'antagonismo di classe, queste organizzazioni
controrivoluzionarie si spostano sempre più vicine allo stato.
Come ha raccontato questa settimana al
World Socialist Web Site
un portavoce della GSEE, i sindacati non sono contrari al governo,
ma soltanto a certe sue azioni. "Dobbiamo trovare un altro piano per
uscire dalla crisi, con l'aiuto di tutte le forze positive in Grecia
di tutti i partiti politici", ha affermato.
In altre parole, i sindacati stanno completamente con lo stato
e le banche nel cercare di contenere la crisi capitalista a spese
della classe lavoratrice. Sostengono il governo borghese che sta
implementando una controrivoluzione sociale—anche
con quelli che includono forze neofasciste come il LAOS.
I sindacati non fanno alcun segreto della loro difesa
dell'Unione Europea e delle sue istituzioni. Diversi giorni fa, la
GSEE ha emesso una dichiarazione che citava la UE per insistere che
certi diritti sono associati ad obblighi. Il succitato portavoce
della GSEE ha sottolineato al WSWS che i sindacati difendono
l'appartenenza greca alla UE nonostante tutti i tagli.
Questa posizione è stata echeggiata dal rappresentante
dell'ADEDY
Basil Xenakis.
Ha dichiarato al WSWS che questo sindacato non chiedeva uno sciopero
indefinito contro gli attacchi ai lavoratori perché il governo aveva
già deciso tutto. "Non possiamo agire, dobbiamo reagire", ha
affermato.
Ha essenzialmente riconosciuto che i lavoratori pensavano
diversamente. "Tutti in Grecia sanno" che i lavoratori sono disposti
a combattere, ha dichiarato.
Sebbene il PAME, la federazione sindacale del Partito Comunista
Greco
(KKE),
si serva della retorica radicale contro la UE, non ha indetto
nessuna seria azione di sciopero indipendentemente dall'ADEDY
e dalla
GSEE.
Durante le proteste di massa dello scorso ottobre, ha schierato
i suoi guardiani per proteggere l'edificio del parlamento contro i
dimostranti.
La retorica anti-UE del KKE non gli ha impedito di diventare un
membro della Sinistra Unita Europea nel Parlamento Europeo, che
parla esplicitamente di riformare la UE e non di rimpiazzarla. Il
KKE si serve della critica alla UE principalmente per incanalare la
resistenza dei lavoratori lungo linee nazionaliste. Il segretario
generale
Aleka Papariga
dichiara che una rivoluzione sociale non è nell'agenda mentre il KKE
racconta ai lavoratori greci che il paese potrebbe essere
autosufficiente sotto il capitalismo a causa delle sue riserve di
energia.
La lotta per abolire l'Unione Europea dei banchieri e per
difendere i diritti dei lavoratori richiede una rottura con i
sindacati e la costruzione di nuove organizzazioni di lotta della
classe lavoratrice guidate da una prospettiva socialista ed
internazionalista. Lo slogan per questa lotta sono gli Stati
Socialisti Uniti d'Europa.
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