La crisi economica si intensifica e si diffonde globalmente

di Milt Neidenberg

26 ottobre 2007

 

Una completa crisi sta affliggendo Wall Street, ancora il centro finanziario del mondo. Un sintomo di ciò si poteva vedere il 19 ottobre, quando l'indice Dow Jones dei prezzi dei titoli è affondato di un allarmante 366 punti. Quel giorno era anche il 30° anniversario del crollo della borsa valori nel 1987.

Non tutti i crolli della borsa valori risultano in una crisi economica capitalistica ma la recente volatilità con imprevedibili alti e bassi, panico e confusione ha combinato i timori di un crescente numero di primi attori di Wall Street che una recessione sia all'orizzonte.

La borsa valori è una rappresentazione delle condizioni della produzione capitalista—un barometro delle tendenze e dello sviluppo economici—e generalizza lo stato dell'economia capitalista.

Quanti degli investitori siano piccoli e quanto grandi siano le loro perdite di ricchezza sulla carta resta da vedere, ma sarà di miliardi di dollari. La crisi dei mutui subprime ed il declino del mercato dell'edilizia hanno portato alla peggiore stretta creditizia da anni, contaminando l'intera industria dei servizi finanziari con debiti e prestiti non performanti.

La salute delle banche transnazionali USA, il centro vitale del capitalismo monopolistico e settore integrante della borsa valori, ha una significativa influenza sulle fortune degli investitori che scambiano giornalmente miliardi di azioni. Recentemente la Citicorp, la Bank of America e la Wachovia hanno annunciato miliardi di perdite. Sono state costrette a ridurre il valore dei prestiti non realizzati che detenevano che erano investiti in strumenti di mutuo subprime e nel più vasto mercato degli alloggi. Hanno unito le forze con la JPMorgan Chase nel tentativo di attenuare la crisi finanziaria, chiedendo che la Federal Reserve Board le tiri fuori dai guai.

Il presidente della Fed Ben Bernanke, il cui ruolo pubblico è di proteggere l'integrità monetaria dell'intero sistema capitalista, ha ceduto a queste richieste. La Fed ha inondato il sistema con miliardi di dollari, procurando liquidità alle gigantesche istituzioni bancarie per alleviare la loro crisi da stretta creditizia. Ha pure abbassato il suo tasso di interesse primario dal 5,25% al 4,75%, rendendo più facile per le banche prendere a prestito dal governo per pagare debiti enormi. Comunque, una riduzione di tale magnitudine può avere anche altre conseguenze.

Il salvataggio ha calmato il mercato soltanto momentaneamente. La scivolata e la volatilità si sono in seguito intensificate ed il dollaro svalutato ulteriormente. Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Bear Stearns e numerose altre istituzioni che sono state investite dal crollo del settore immobiliare continuano a riportare perdite. Anche fondi pensione, fondi comuni d'investimento, fondi creditizi, compagnie di assicurazione, istituti di mutui, hedge funds—tutti parte integrale della borsa valori—sono intrappolati nelle sabbie mobili del rischio e della speculazione.

La crisi diventa globale

Il settore industriale ha ora preso il virus finanziario, che si è diffuso all'estero. Il giorno che il Dow Jones è precipitato di 366 punti, la borsa valori rifletteva i rapporti negativi di tre principali imperi industriali globali—segnali che la crisi finanziaria aveva un forte effetto sulla più vasta economia.

Le dichiarazioni dei redditi di Caterpillar, Honeywell International e 3M, tutti titoli di elite del Dow Jones, hanno mancato di rispondere alle aspettative.

La Caterpillar è una potenza industriale globale con il 44% delle vendite all'estero. Operando in 200 o più paesi, i suoi investimenti globali sono quasi tre volte quelli dei suoi investimenti negli USA.

Similmente, vi sono più stabilimenti Honeywell in funzione all'estero che negli USA, che forniscono servizi tecnologia, produttivi ed aerospaziali in 95 paesi.

Sebbene la Caterpillar abbia annunciato un aumento del 21% nei profitti trimestrali, le sue azioni sono andate giù del 5,3% a causa di una previsione di profitto più bassa per l'anno. Il guadagno netto alla Honeywell è salito del 14%, ma le azioni sono ancora cadute di circa il 14%. Le azioni della 3M sono affondate dell'8,6% su aspettative di ricavi più bassi; la società ha detto che sarebbe stata costretta a tagliare i prezzi. (New York Times, 20 ott.)

Questi tre giganti aziendali globali hanno ridotto le loro aspettative di profitti annuali anche se abbiano tutti annunciato precedenti profitti trimestrali. La borsa valori riflette la profonda preoccupazione che una tendenza in discesa nel settore industriale strategico tirerà giù l'intera economia capitalista.

Contro questo sfondo di difficoltà, i rappresentanti dei paesi del G-7—USA, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Canada e Giappone—si sono incontrati a Washington il 20-21 ottobre. I ministri delle finanze del G-7 ed i banchieri centrali guardavano agli Stati Uniti per rasserenare i mercati volatili. I fondi e le banche intorno al mondo sono stati colpiti duramente come risultato degli acquisti di obbligazioni e prestiti non restituiti appoggiati sul rischio, spesso impacchettati in strumenti finanziari chiamati obbligazioni di debito collateralizzati. Recentemente, la Banca Centrale Europea ha avvertito che la stretta creditizia globale potrebbe compromettere l'eurozona—13 paesi che hanno adottato l'euro—come pure le prospettive economiche mondiali.

Il conclave del G-7 è arrivato in un momento nel quale il petrolio stava librandosi sopra i 90 dollari al barile, l'oro ha raggiunto un livello record di 760 dollari l'oncia ed il dollaro ha picchiato livelli bassi da record contro l'euro. L'euro è andato su di valore a 1,43 dollari, rendendo le merci ed i servizi USA più allettanti per 320 milioni di europei dell'ovest.

Le tensioni stanno aumentando tra gli USA ed i suoi alleati capitalisti europei. In risposta al dollaro svalutato, la Banca Centrale Europea, come pure il Giappone e la Cina, hanno cominciato a disfarsi dei buoni del Tesoro USA, accrescendo i timori di un nuovo scivolone del dollaro e di una infilata dei tassi di interesse sui titoli USA mentre il Tesoro cerca di attrarre investitori. Questo indebolirà ulteriormente il dollaro e stimolerà l'inflazione.

Negli USA, un'economia in rallentamento accoppiata all'inflazione colpirà duramente i lavoratori e gli oppressi, rimuovendo i loro standard di vita. Quelli che hanno un posto di lavoro subiranno un declino nel valore del loro potere d'acquisto, che riflette salari e benefici espressi in dollari svalutati. Caricati dei crescenti costi degli alimentari, dell'energia, della casa e dell'assistenza sanitaria, affogheranno nel debito della carta di credito, dei sequestri e della disoccupazione.

I lavoratori consumatori producono il 70% del PIL. Sono già nella stretta della recessione.

Aggiungete il pantano dell'Iraq e dell'Afghanistan, la minaccia che il Pentagono attacchi l'Iran e la minaccia di Bush che questo possa diventare una terza guerra mondiale ed è chiaro che il sistema capitalista è divenuto più volto alla crisi. Non importano le dimensioni della crisi, essa intensificherà la lotta della classe lavoratrice e degli oppressi all'interno mentre cambierà il carattere della situazione internazionale.


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