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Il futuro del capitalismo: stagnazione economica e parassitismo finanziario

18 aprile 2015

 

La riunione primaverile del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale che si tiene questo fine settimana a Washington ha luogo sotto condizioni di continua stagnazione dell'economia reale, combinata con livelli senza precedenti di parassitismo finanziario e di disuguaglianza sociale.

Negli USA, in Europa ed Asia i prezzi delle azioni hanno toccato livelli alti da record e le corporation globali hanno accumulato una scorta di denaro contante di circa $1,3 trilioni, alimentata dal credito a basso costo dalle banche centrali e dagli attacchi aziende-governo ai salari ed ai livelli di vita dei lavoratori. Tuttavia, Nel suo World Economic Outlook aggiornato pubblicato questa settimana, l'FMI avverte che l'economia mondiale resterà bloccata per un periodo prolungato in un modello di crescita lenta, alta disoccupazione ed debito elevato.

In un notevole spostamento da precedenti proiezioni economiche, l'FMI riconosce che vi sono poche prospettive di un ritorno ai livelli di crescita che prevalevano prima del crollo finanziario del 2008, nonostante trilioni di dollari di sovvenzioni pubbliche ai mercati finanziari. Ciò equivale alla tacita ammissione che la crisi introdotta dal crollo di Wall Street quasi sette anni fa è di natura fondamentale e storica e che i problemi sottostanti al sistema capitalista globale non sono stati risolti.

Un campione di titoli di articoli pubblicati la settimana scorsa dal Financial Times da un'indicazione del malessere che si aggrava. Essi includono: "Un futuro economico che può non brillare mai", "L'FMI avverte di un lungo periodo di crescita più bassa", "L'Europa paradiso dei debitori finirà in lacrime", "Il QE solleva timori di stretta del credito nella zona euro" e "I timori di bolla globale della proprietà immobiliare salgono mentre i prezzi ed i rendimenti si arrestano".

Il rapporto dell'FMI si concentra su un brusco e persistente declino degli investimenti nelle imprese private, particolarmente nelle economie avanzate di Nord America, Europa ed Asia. Conclude che "nel medio termine nelle economie avanzate è probabile che la crescita potenziale resti sotto tassi pre-crisi, mentre ci si aspetta che diminuisca ulteriormente nelle economie di mercato emergenti".

Continua per osservare che "Diversa dalle precedenti crisi finanziarie, la crisi finanziaria globale è associata non soltanto con una riduzione nel livello di produzione potenziale, ma anche con una riduzione nel suo tasso di crescita... Subito dopo che la crisi ha colpito nel settembre 2008, l'attività economica è crollata e più di sei anni dopo la crisi, la crescita è ancora più debole di quanto ci si aspettava prima della crisi".

Questa è una sbalorditiva conferma dell'analisi del crollo del 2008 resa dal World Socialist Web Site e dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale. L'11 gennaio 2008, nove mesi prima del fallimento della Lehman Brothers, il WSWS ha pubblicato una dichiarazione che incominciava:

Il 2008 sarà caratterizzato da una significativa intensificazione della crisi economica e politica del sistema capitalista mondiale. La turbolenza nei mercati finanziari mondiali non è l'espressione di una crisi semplicemente congiunturale, ma piuttosto di un disordine sistemico profondo che sta già destabilizzando la politica internazionale.

Il rapporto dell'FMI aggiunge che "Queste conclusioni implicano che in futuro i livelli di vita possono svilupparsi più lentamente. Inoltre, la sostenibilità fiscale sarà più difficile da mantenere poiché la base fiscale crescerà più a rilento". Il significato di questo linguaggio eufemistico è che non vi è nessuna fine in vista dell'assalto globale ai livelli di vita ed ai diritti democratici della classe lavoratrice.

Le politiche di austerità che hanno già gettato nella povertà innumerevoli milioni di persone non sono temporanee. Continueranno finché continua il capitalismo.

Il Global Financial Stability Report aggiornato dell'FMI, rilasciato pure questa settimana, riconosce che le politiche delle banche centrali di mantenere i tassi d'interesse vicini allo zero e di pompare trilioni di dollari nel sistema bancario per mezzo del “quantitative easing”, cioè stampa di denaro, stanno avendo poco impatto sull'economia reale. Piuttosto, stanno accrescendo il rischio finanziario. Secondo il rapporto, negli ultimi sei mesi dall'ultima valutazione nell'ottobre 2014 i rischi finanziari sono saliti.

Il World Economic Outlook dell'FMI dedica un intero capitolo al crollo degli investimenti privati. Osserva che nelle maggiori economia capitaliste la forza motrice fondamentale della crescita globalegli investimenti privati restano a livelli minimi storici. Come percentuale del prodotto interno lordo, sono sotto il livello sperimentato in seguito ad ogni recessione nel periodo post-bellico.

Ma il rapporto, stabilendo il tono della discussione questo fine settimana tra i ministri delle finanze mondiali, i banchieri centrali e la loro miriade di consiglieri economici, gira intorno al ruolo colossale della speculazione finanziaria e del parassitismo nel crollo degli investimenti e nella crisi nel complesso. In tutto il mondo, le banche e le corporation utilizzano i loro massicci profitti e possedimenti di denaro contante per accrescere i dividendi azionari ed aumentare i prezzi delle loro azioni acquistando azioni proprie, piuttosto che investire nella produzione. La frenesia speculativa è combinata a livelli record di riacquisizioni e fusioni aziendali.

Tutte queste attività sono completamente parassitarie. Non aggiungono niente alle forze produttive dell'uomo. Al contrario, dirigono le risorse economiche dall'attività produttiva ad arricchire ulteriormente una minuscola aristocrazia globale di banchieri, amministratori e speculatori.

La riunione FMI-Banca Mondiale ha luogo tra una crescita esponenziale del parassitismo finanziario, del quale non si sono mai visti simili nella storia del sistema capitalista. Nel solo anno passato, secondo un articolo pubblicato questa settimana sul Financial Times, circa $1 trilione sono stati riconsegnati agli azionistimolti dei quali hedge fund e ditte di gestione degli investimenti multi-miliardariesotto forma di riacquisizioni e di aumentati dividendi.

Nel corso dell'anno passato, le società dell'S&P 500 hanno riacquistato azioni per un valore di circa $4 trilioni. Le società più importanti, comprese Apple, Intel, IBM e General Electric, giocano un ruolo centrale nella frenesia di riacquisizioni in corso.

La sola scorsa settimana, sono stati annunciati tre rilevamenti che ammontano a più di $105 miliardi, incluso l'acquisto del BG Group britannico da parte della Royal Dutch Shell. Fino ad oggi il valore di tutti i rilevamenti annunciati quest'anno è di oltre $1 trilione, che stabilisce il passo che il 2015 sia il secondo maggiore anno per fusioni ed acquisizioni nella storia.

Il risultato è prezzi azionari gonfiati in maniera massiccia, il cui ricavato va in modo schiacciante ai ricchi. Nel corso dello scorso anno, l'indice DAX tedesco è salito del 24%, il CAC francese è aumentato del 16% ed il Nikkei giapponese si è innalzato del 36%.

Anche i profitti delle banche sono aumentati. Questa settimana, JPMorgan Chase, Citigroup e Goldman Sachs hanno tutte superato le aspettative di mercato, annunciando profitti quasi da record per il primo trimestre del 2015, principalmente sulla base di attività di trading speculative.

Mentre l'economia reale sta soffrendo per mancanza di risorse, che porta a salari inferiori, opportunità di lavoro in diminuzione, disoccupazione crescente ed alla sostituzione di posti di lavoro occasionali e part-time per quelli a tempo pieno, agli apici finanziari della società vengono accumulate delle fortune favolose.

Il grado senza precedenti al quale l'economia mondiale è coniugata al parassitismo finanziario è un'espressione dello stato moribondo del sistema capitalista.

Vi è un altro aspetto significativo dell'assemblea di questo fine settimana che indica sviluppi futuri. Per sette decenni, il FMI e la Banca Mondiale hanno formato due pilastri dell'egemonia economica degli Stati Uniti. Ma il regime post-bellico ora sta scricchiolando.

Questa settimana, le autorità cinesi hanno annunciato che circa 57 paesi37 dell'Asia e 20 del resto del mondoavevano firmato per la Banca degli Investimenti Infrastrutture dell'Asia appoggiata da Beijing. L'amministrazione Obama era aspramente contraria a che i suoi alleati strategici si associassero alla banca, ma le chiuse si sono aperte dopo che la Gran Bretagna ha deciso di entrare nonostante le obiezioni di Washington che la banca indebolirebbe le istituzioni finanziarie globali appoggiate da Washington.

La rottura dell'ordine economico globale post-bellico sotto condizioni di crisi in aggravamento è un segno certo che le maggiori potenze capitaliste sono determinate ad asserire i propri interessi economici, se necessario contro gli USA. Non soltanto stanno tornando le condizioni economiche degli anni 1930, ma anche le divisioni politiche ed economiche che hanno portato alla guerra mondiale.

Nick Beams e Barry Grey