Federico Fuentes, Caracas
29 novembre 2008
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Sostenitori ed oppositori della rivoluzione bolivariana venezuelana sono usciti con valutazioni discordanti dopo le elezioni regionali del 23 novembre, che il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva definito la più importante competizione elettorale fino ad ora per il processo di cambiamento. Nel periodo che ha preceduto le elezioni, che hanno coinvolto posti per 22 governatorati, 328 sindaci e 233 in consigli legislativi, Chavez ha presentato il voto come un referendum virtuale sul suo progetto socialista di governo — e l'obiettivo di accrescere il processo rivoluzionario che è riuscito a ridurre significativamente la povertà, ma che affronta crescenti pressioni con enorme ammontare di potere ancora nelle mani dell'elite corporativa. Echeggiata dai media internazionali, l'opposizione — il cui tradizionale sostegno è tratto dalle classi alte e medie — vantava di essere sul punto di assestare un colpo significativo al movimento chavista che ha tratto il suo appoggio dalla maggioranza povera, mentre continuava nei suoi tentativi di dipingere il governo come dittatoriale.
Comunque, come con le 12
elezioni nazionali precedenti tenute da quando Chavez è stato eletto
per la prima volta nel 1998 (11 vinte dalle forze pro-Chavez), il
voto è stato libero e corretto, come osservato da più di 130
osservatori internazionali. Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), guidato da Chavez, ha evidenziato la propria vittoria in 17 elezioni a governatore, come ha vinto anche l'81% di tutti i posti a sindaco ed un voto nazionale per il PSUV che ha superato quello dell'opposizione controrivoluzionaria di 1,5 milioni. Il PSUV, con quasi 5 milioni di voti, ha di molto superato il suo vicino contendente, il partito di opposizione Una Nuova Era (UNT), che ha ottenuto appena più di 1 milione di voti. L'opposizione di destra appoggiata dagli USA ha evidenziato il fatto che ha conquistato i tre stati maggiori — Zulia, Carabobo e Miranda — ed il comune della Grande Caracas. Ora ha il controllo di cinque stati. Nelle ultime elezioni regionali, tenute nell'ottobre 2004, le forze pro-Chavez cavalcavano l'onda della schiacciante vittoria nel referendum di revoca dell'agosto 2004 sul mandato di Chavez. Contro un'opposizione demoralizzata che — seguendo pretese non dimostrate di frode da parte dei suoi leader nel referendum — in gran parte si astenne, i chavisti conquistarono tutti gli stati eccetto due. In elezioni tradizionalmente segnate da basse affluenze elettorali, ha partecipato solamente il 46% degli elettori registrato. Questa volta, in cima all'aumento nel numero dei votanti registrati, ha votato un massiccio 65% — riflettente l'aumentata partecipazione politica che è avvenuta come parte della rivoluzione bolivariana. Queste elezioni sono avvenute un anno dopo la prima sconfitta elettorale sofferta dalle forze chaviste. Il 2 dicembre dello scorso anno, gli elettori hanno respinto appena le proposte del governo di un esteso, ed a volte confuso, pacchetto di riforme costituzionali che in gran parte erano mirate ad aprire la strada all'intensificazione della rivoluzione. Dopo un voto da record per Chavez in eccesso di 7 milioni nelle elezioni presidenziali del dicembre 2006, circa 3 milioni si sono astenuti al referendum di riforma costituzionale, permettendo all'opposizione — il cui voto è stato soltanto leggermente maggiore dei 4,3 milioni che ha ricevuto nelle elezioni presidenziali — la sua prima vittoria elettorale dal 1998. I partiti di opposizione ed il 95% delle aziende dei media allineati con la controrivoluzione hanno immediatamente annunciato l'inizio della fine per il chavismo. I media privati hanno parlato apertamente della possibilità dell'opposizione di vincere 12-15 governatorati. La destra sperava che alcuni dei fattori che hanno contribuito alla sconfitta referendaria — malcontento per la burocrazia e la corruzione, la prestazione mediocre di molti funzionari chavisti ed i problemi in aumento come il crimine e l'abitazione — avrebbero reso più facili degli aumenti significativi fondati sul porre in atto delle scorrerie nell'indebolita base d'appoggio di Chavez.
Comunque, lungi dal
concentrarsi su candidati individuali, la campagna è diventata in
gran parte un referendum sulla direzione del
Venezuela — tra l'accelerare verso il socialismo oppure ratificare
il declino del sostegno a Chavez ed aprire spazi importanti dai
quali l'opposizione potrebbe lanciare un attacco frontale alla
rivoluzione. Dato questo scenario, cosa significano i risultati? Il voto chavista è salito da appena sopra 4 milioni lo scorso anno a più di 5,5 milioni questo anno, riflesso di una importante recupero del sostegno sebbene solamente parte dei 7 milioni di voti per Chavez nel 2006. Specialmente significativi sono stati i quasi 5 milioni di voti dati al PSUV, consolidandolo come la principale forza politica in Venezuela meno di un anno dopo che è stato costituito formalmente. Chavez ha richiesto la formazione del PSUV dopo la sua vittoria elettorale del 2006 come un modo per unire le spesso disperse forze rivoluzionarie e per creare uno strumento politico fortemente necessario per guidare il processo verso il socialismo. Formato propriamente soltanto questo anno, la mancanza di tale strumento per condurre la campagna di riforma costituzionale ha contribuito alla sconfitta della campagna. In precedenza, il processo ha dovuto contare sull'amorfa macchina elettorale del Movimento della Quinta Repubblica (MVR), visto da gran parte dei ranghi come un veicolo per opportunisti e numerosi partiti più piccoli. Significativamente, il PSUV ha tenuto elezioni primarie per i suoi candidati, impegnando 2,5 milioni di persone — la prima volta che questo è accaduto nella storia del Venezuela. In cima al voto del PSUV, sono stati ottenuti ulteriori 500.000 voti da candidati di altri partiti che fanno parte dell'Alleanza Patriottica pro-Chavez che coinvolge il PSUV, mentre molti candidati "chavisti dissidenti" che stavano contro candidati del PSUV hanno raccolto appena più di 400.000 voti. Questi sono originati o da candidati che non hanno vinto le preselezioni del PSUV oppure sono stati proposti dal Partito Comunista del Venezuela oppure dal partito Patria Per Tutti — entrambe i quali si sono rifiutati di unirsi al PSUV, ma formano parte dell'Alleanza Patriottica. Questo relativamente basso voto indica il generale rigetto di coloro entro il chavismo che hanno tentato di porsi come alternative al PSUV. Mentre in alcuni casi tali candidati hanno espresso scontento da sinistra per i candidati del PSUV, ma in molti casi erano candidati le cui posizioni politiche erano contrapposte al processo rivoluzionario.
Il voto per i candidati
dell'opposizione nella nazione ha riscontrato appena più di 4,1
milioni, una caduta di almeno il 10% dal loro voto nel referendum
del 2007. Molto è stato costruito nei media occidentali sul fatto che l'opposizione abbia conquistato cinque stati, rispetto ai due che si è assicurata nel 2004. Comunque, prima delle ultime elezioni cinque governatori eletti come candidati pro-Chavez nel 2004 avevano rotto con il governo. Due dei governatori che hanno chiuso con Chavez — in Aragua e Sucre — erano allineati con il partito socialdemocratico Podemos che ha lasciato il campo pro-Chavez nel 2007. Questa volta, i candidati del Podemos sono stati sostenuti dall'opposizione e vice versa. Tre altri governatori — in Carabobo, Guarico e Trujillo — hanno rotto apertamente con il processo questo anno, ponendosi come candidati contro il PSUV. Questo significa che da 16 stati in precedenza controllati dalle forze chaviste, ora il PSUV ne tiene 17. Mentre il PSUV non ha conquistato i due stati che l'opposizione ha conquistato nel 2004 (Zulia e Nueva Esparta), ha ripreso il controllo di Aragua e Sucre — distruggendo il Podemos durante il tragitto — come pure Guarico e Trujillo. Nel Carabobo, il candidato dell'opposizione ha conquistato di poco la vittoria — con i voti ottenuti dal "dissidente" chavista di destra che quasi certamente ha impedito di vincere al candidato del PSUV. Avendo conquistato con difficoltà Tachira, che confina con la Colombia, nel 2004, questa volta i chavisti la hanno persa. Inoltre, il PSUV ha vinto in 264 municipalità dalle 226 che i chavisti hanno conquistato nel 2004, comprese 80 delle 100 più popolate municipalità. L'opposizione è scesa da 70 a 56 cariche di sindaco.
Comunque, i maggiori
capovolgimenti sono venuti dalle vittorie dell'opposizione nello
stato di Miranda
— che include parte di Caracas — e la municipalità della Grande
Caracas.
La prima cosa da notare quando
si stende un bilancio è la parziale ripresa del voto chavista. Ciò
può essere spiegato principalmente da tre fattori. In secondo luogo, la ininterrotta campagna politica da parte di Chavez, che rimane enormemente popolare, ha assicurato che ogni volta che visitava uno stato ed alzava la mano di un candidato del PSUV, la posizione di questo nei sondaggi saliva di diversi punti percentuali. In terzo luogo, e forse in modo più importante, è stato l'erompere del PSUV. Assieme a Chavez, sono state le unità di base del PSUV che hanno guidato la campagna elettorale. Questa associazione dinamica tra Chavez e le associazioni di base, rianimata dopo un certo indebolimento nel 2007, è stata espressa per la prima volta in maniera organica attraverso le strutture del PSUV. Ciò è stato cruciale per superare qualche malcontento tra i settori popolari. Questa relazione è stata ratificata il giorno delle elezioni quando gli exit polls interni del PSUV verso mezzogiorno sembravano sfavorevoli. Il PSUV si è messo in azione e ha mobilitato i settori popolari che hanno riconosciuto il pericolo.
Ciò aiuta a spiegare non
soltanto il fatto che in molte zone i seggi elettorali siano rimasti
aperti ben dopo la chiusura ufficiale delle 16.00, ma anche perché
l'opposizione abbia cercato di far pressione sulla Commissione
Elettorale Nazionale per chiudere i seggi dopo quell'ora
— nonostante la legge venezuelana stabilisca che finché vi è gente
che aspetta di votare un seggio non può essere chiuso. Il rigetto da parte della base di sostegno alla rivoluzione tra i lavoratori dei candidati chavisti di destra e la possibilità di governatori chavisti appena eletti che saltano il fosso — potenzialmente a Lara, dove il nuovo governatore del PSUV ha in precedenza espresso l'inclinazione a correre in un gruppo di candidati di opposizione e ha formato il suo partito durante la campagna — dimostra la necessità di attuare la "rivoluzione all'interno della rivoluzione" della quale ha parlato Chavez.
Cruciale sarà la costruzione
dello slancio per far progredire il PSUV non soltanto semplicemente
in una potente macchina elettorale, ma in un reale strumento
politico al servizio dei lavoratori e della rivoluzione.
Chavez ha avvertito pubblicamente i governatori dell'opposizione che
qualsiasi attività di destabilizzazione andrà incontro al totale
peso della legge. Molti governatori dell'opposizione sono stati
apertamente coinvolti nel colpo di stato militare del 2002 che ha
per breve tempo rovesciato Chavez e cercheranno senza dubbio di
utilizzare le istituzioni che controllano contro il governo
nazionale.
"Tutti i funzionari civili o militari che cercano di interferire nel
processo di recupero della proprietà che appartiene al popolo,
devono essere individuati dal popolo ... ed abbiamo bisogno di
applicare il peso totale della legge contro questi funzionari, non
importa chi siano.
Quel giorno, migliaia di
persone hanno marciato in difesa delle missioni sociali nella
capitale di
Miranda, Los Teques, e contro il governatore dell'opposizione appena
eletto, Henrique Capriles Radonski, che è stato accusato di avere
orchestrato violenti attacchi.
Il prossimo anno appare come
decisivo per la rivoluzione bolivariana, dal momento che il processo
è esposto alla pressione di probabili prezzi più bassi del petrolio,
battaglie interne sulla tendenza ed il controllo assicuratosi di
recente su posti importanti da parte della controrivoluzione.
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