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Una cosa dovrebbe essere chiarita sulla situazione nelle
economie dell'eurozona che non viene affatto chiarita se facciamo
affidamento sui notiziari. Questa non è una situazione dove dei
paesi affrontano un "dilemma" perché hanno speso troppo ed hanno
accumulato troppo debito pubblico. Non sono esposti a "scelte
difficili" che li costringeranno a tagliare la spesa e ad aumentare
le tasse mentre l'economia è debole o in recessione, allo scopo di
"soddisfare i mercati finanziari".
Quello che succede realmente è che potenti interessi
all'interno di questi paesi
– inclusi Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo
– stanno approfittando della situazione per fare i cambiamenti che vogliono.
In maniera forse ancora più importante, le autorità europee
– compresi la commissione europea, la banca centrale europea e l'FMI
– che tengono i cordoni della borsa de fondi di salvataggio, sono ancora più
impegnati dei governi nazionali verso cambiamenti politici di
destra. E sono ulteriormente estranei da qualsiasi responsabilità
verso l'elettorato.
In 13
banchieri,
di Simon Johnson (un ex
capo economista dell'FMI) e
James Kwak, gli autori descrivono le crisi di mercato emergenti degli
anni '90 ed osservano che
Washington le ha utilizzate per promuovere i cambiamenti che voleva:
"Quando un elite economica esistente ha portato un paese in una
crisi profonda, è tempo per un cambiamento. E la crisi stessa
presenta una opportunità unica, ma
di breve durata, per il cambiamento".
Naomi
Klein, autrice di
La dottrina d'urto,
fornisce una storia eccellente di come le crisi sono state
utilizzate per introdurre o consolidare "riforme" economiche
regressive ed impopolari.
Questo è ciò che sta accadendo proprio ora nelle economie
dell'eurozona, sebbene nella maggior parte di loro la "crisi" sia
considerevolmente esagerata. La Spagna è un valido esempio. La
storia che la Spagna è entrata nel disordine a causa dell'eccessiva
spesa statale non è sostenuta dai dati. La Spagna ha ridotto
nettamente il suo rapporto debito-PIL come l'economia cresceva dal
2000-2007,
dal 59 al 36% del GDP e gestiva surplus di bilancio nei tre anni precedenti
al crollo del 2008.
Il crollo è stato scatenato dallo sgonfiamento di una grande
bolla finanziaria in Spagna come pure dall'esplosione di una grande
bolla della borsa: il valore delle azioni è precipitato dal 125% del
PIL nel novembre 2007 al 54% del PIL un anno dopo. L'esplosione di
ciascuna di queste bolle ha avuto un impatto enorme nel ridurre la
spesa privata. La recessione mondiale ha aggiunto altre scosse
esterne all'economia spagnola.
Ora la Spagna ha soltanto €61 miliardi di debito prossimi a
scadenza quest'anno; le autorità europee potrebbero coprirlo molto
facilmente se volessero evitare il potenziale per l'aumento dei
tassi d'interesse sul debito spagnolo. Senza un'acuta ascesa dei
tassi d'interesse, il debito della Spagna è piuttosto manovrabile,
dal momento che è cominciato con un debito netto di appena il 45,8%
del PIL nel 2009 e pagamenti per interessi di appena l'1,8% del PIL.
(La maggior parte dei notiziari utilizza il debito lordo del paese,
ma il debito netto è una misura migliore. Il debito lordo include il
debito che è detenuto dallo stesso governo, così i pagamenti per
interessi su questo debito maturano per il governo e perciò non si
sommano all'onere del debito del paese).
Senza dubbio la Spagna gestisce un grande deficit di bilancio del
governo centrale di circa il 9% del PIL di quest'anno e questo non
può continuare indefinitamente. Ma non lo farà: il deficit si
ridurrà principalmente attraverso il processo opposto a come è
arrivato lì: come l'economia cresce, le entrate fiscali
aumenteranno, la spesa su "stabilizzatori automatici" come la
compensazione della disoccupazione diminuirà ed il debito si
abbasserà in relazione all'economia, che è ciò che conta. Non ha
nessun senso tagliare la spesa ed aumentare le tasse ora, mentre
l'economia è molto debole, l'inflazione è negativa e vi è il serio
rischio di ricadere nella recessione.
A meno che l'obiettivo non sia ridurre salari e sussidi nel
settore pubblico, indebolire i lavoratori, ridistribuire il reddito
verso l'alto e ridurre la misura del governo, allora non vi è nessun
momento come l'attuale per fare accettare queste cose. Noi abbiamo
un simile, sebbene non ancora così grave, problema politico negli
Stati Uniti: i falchi del deficit stanno montando una
campagna per tagliare la sicurezza sociale,
anche se può fare tutti i pagamenti promessi per i
prossimi 33 anni.
Ironicamente, la gente che vuole avvantaggiarsi della "crisi"
in Spagna in realtà aumenta il rischio di problemi di debito più
gravi, dal momento che l'onere del debito crescerà se l'economia
cade nella recessione o in anni di stagnazione a causa delle sue
misure di stretta fiscale. Ma è disposta ad assumere questi rischi
per realizzare i suoi obiettivi politici.
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