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Le implicazioni economiche e politiche della deflazione

di Nick Beams
10
gennaio 2015

 

La scivolata della zona euro nella deflazione, registrata a dicembre in un declino dello 0,2% dei prezzi per l'anno, è un'altra espressione del continuo collasso dell'economia capitalista globale. Da quasi due anni l'inflazione è in modo costante sotto l'obiettivo di un tasso del 2% della Banca Centrale Europea, che mostra ciascun mese un risultato peggiore di quello precedente.

Si presumeva che l'anno 2014 fosse l'anno della ripresa. E' risultato essere il suo completo opposto.

Più di sei anni dopo il crollo della banca d'affari Lehman Brothers e dell'inizio di quella che è diventata nota come la Grande Recessione, la produzione economica della zona euro non è tornata ai livelli raggiunti nel 2007 e non vi è nessun segno che lo stia facendo. Al contrario, condizioni economiche in peggioramentotagli agli investimenti, livelli di disoccupazione da Depressione in molti paesi, livelli di vita sempre più bassisono diventate una condizione permanente.

Oltre alla chiara tendenza deflazionistica, un'altra indicazione della condizione dell'economia globale sono i tassi d'interesse dei titoli di stato bassi a livelli record. Questa settimana, il rendimento del debito pubblico tedesco a cinque anni è diventato negativo. Come ha commentato il Financial Times in un editoriale, "Quando la gente paga lo stato perché badi al suo denaro, raramente ciò fa presagire fiorenti periodi economici".

Bassi tassi di mercato, ha osservato il Financial Times, sono troppo ben trincerati da essere sottoposti ad episodi psicotici da parte del mercato. Né possono essere ascritti semplicemente alla bassa inflazione ed al precedente calo del prezzo del petrolio e di altre merci. Piuttosto, ha continuato il giornale, "rendimenti deboli e prezzi del petrolio in diminuzione possono segnalare che la stagnazione secolare ha bisogno di essere presa seriamente".

I bassi rendimenti indicano sottostante stagnazione, caratterizzata da sovraccapacità dell'economia e risultanti bassi tassi d'interesse di profitto sugli investimenti di capitale, in modo che diventa accettabile un profitto di appena il 2% sul debito pubblico.

Peter Praet, il capo economista della Banca Centrale Europea (BCE), ha indicato lo stesso processo in una recente intervista. "C'è il rischio", ha affermato, "di un reale circolo vizioso economico: meno investimenti, che a sua volta riducono la crescita potenziale, il futuro diventa ancora più sinistro e gli investimenti si riducono ancora di più".

Si sta introducendo un "equilibrio di sottoccupazione", il termine utilizzato da Keynes per descrivere la situazione durante la Grande Depressione degli anni 1939, ha suggerito.

La stessa tendenza è riflessa dal prezzo del petrolio calante seguito alla decisione dei sauditi di non ridurre la produzione. I rappresentanti del regime saudita hanno attribuito i cali del prezzo alla crisi globale, insistendo che non c'è nessun motivo per cercare di alzare i prezzi, poiché la loro quota di mercato sarebbe semplicemente catturata dai loro rivali. In altre parole, hanno preso la decisione di cercare di spingere i loro concorrenti contro il muro mentre i mercati si contraggono ancora oltre.

Dalla anche breve rassegna del bilancio economico derivano due conclusioni. Primo, la crisi del 2008 non era niente di meno che un crollo dell'economia capitalista globale e l'inizio di una spirale verso il basso.

Secondo, le politiche da allora perseguite dalle elite dominanti, compreso il pompaggio di $10 trilioni nel sistema finanziario globale, non sono riuscite a provocare nessuna genuina ripresa economica.

Piuttosto, sono state rivolte a proteggere la posizione delle banche e delle case d'investimento, le cui attività criminali e semi-criminali hanno dato l'avvio alla crisi, mentre hanno introdotto una serie di misure mirate ad impoverire sistematicamente settori sempre più grandi della classe lavoratrice, esacerbando con ciò la depressione economica.

Proprio tanto importante quanto la deflazione e bassi redimenti dei titoli di stato nel puntare alla sottostante condizione dell'economia capitalista globale è la risposta dei mercati finanziari ai dati economici in peggioramento. I mercati dei capitali intorno al mondo, e soprattutto a Wall Street, sono saliti immediatamente alla notizia delle cifre della deflazione della zona euro nell'aspettativa che i dati piegherebbero la mano della Banca Centrale Europea verso una maggiore espansione dell'alleggerimento quantitativo quando il suo consiglio di governo si incontrerà prossimamente il 22 gennaio.

I mercati finanziari ed i loro rappresentanti richiedono che la BCE espanda il suo programma di QE per includere l'acquisto di debito pubblico allo scopo di allargare il flusso di denaro a buon mercato nel sistema finanziario.

Questo indica la caratteristica più evidente del capitalismo attuale: la portata alla quale il parassitismo finanziario, basato sulla fornitura di denaro ultra a buon mercato per la speculazione nei mercati finanziari, è la forza motrice principale di accumulazione di profitti.

Naturalmente, per tutta la storia economica, la speculazione è sempre stata una componente cruciale di accumulazione del profitto. Tuttavia, il fatto che ora predomini rappresenta una trasformazione qualitativa, con implicazioni economiche e politiche di vasta portata.

C'è una differenza fondamentale tra l'accumulazione per mezzo del parassitismo e le forme più "normali" di creare profitti. Il parassitismo finanziario non comporta l'estrazione di plusvalore dal lavoro della classe lavoratrice e produzione allargata, ma l'accumulazione del profitto attraverso operazioni nei mercati finanziari è completamente separata dal processo produttivo.

Tuttavia, in ultima analisi, l'accumulazione di capitale dipende da ampliata produzioneinvestimenti che portano ad attività produttive accresciute, maggiori profitti ed ulteriori investimenti. Ma questo una volta virtuoso ciclo è diventato un circolo vizioso. La speculazione sempre crescente ha trasformato il sistema finanziario in un castello di carte, creando le condizioni nello stesso modo, come ha osservato Marx, nel quale la legge di gravità si asserisce quando una casa cade vicino alle nostre orecchie.

Le implicazioni politiche di questo sviluppo sono non meno evidenti. Nel suo pamphlet  "L'imperialismo, lo stadio supremo del capitalismo",  Lenin ha spiegato che il parassitismo finanziario è stato la forza motrice della conquista imperialista, della guerra e dello sviluppo della reazione politica "su tutta la linea". Sebbene sia stato scritto quasi 100 anni fa, l'analisi di Lenin è oggi ancora più rilevante.

La spinta ad accumulare attraverso la speculazionel'appropriazione di ricchezza prodotta da altri, attraverso manipolazioni del mercato, frode e saccheggiotrova la sua definitiva espressione nelle operazioni di cambio di regime e di guerra.

Allo stesso modo, il parassitismo finanziario, come osservò Marx in "Le lotte di classe in Francia", riposa sulla fiducia che lo stato continuerà a soddisfare le richieste dei "lupi della finanza". Tuttavia, una volta che la lotta di classe si sviluppa, la fiducia viene scossa e l'intero edificio inizia a rovesciarsi.

Neppure l'analisi di Marx ha perduto nulla della sua rilevanza. Essa indica la forza motrice sottostante dietro allo sviluppo di forme di governo sempre più autoritarie, rivolte all'energica soppressione della lotta di classe, per la quale la "guerra al terrorismo" viene invocata come la giustificazione in tutti i principali paese. Come ha osservato in precedenza il World Socialist Web Site, è altamente significativo che il paese che ha rgistrato il miglior rendimento di mercato per il 2014 sia stato l'Egitto sotto la  dittatura sanguinaria del generale al-Sisi.

La situazione politica che la classe lavoratrice affronta non è quella di una "scelta" tra socialismo ed una democrazia capitalista funzionante, basata sulla crescita economica. Piuttosto, le alternative politiche sono la lotta per il socialismo ed il rovesciamento dei "lupi della finanza" o la discesa in un incubo nel quale le contraddizioni irrisolvibili del modo di produzione capitalista assumono sempre più le forme barbare della guerra e della dittatura.