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Dovete dare credito ai Democratici al Congresso. Truffatori bugiardi la cui agenda della sicurezza nazionale è praticamente indistinguibile da quella dei repubblicani bushisti, quando si tratta di risistemare le proverbiali sedie a sdraio sul Titanic, il partito del "cambiamento" non è secondo a nessuno nel dipartimento del "tutto terrorismo sempre". Mentre promettevano di ristabilire lo "stato di diritto", di "proteggere le libertà civili", nel frattempo "mantenendo l'America sicura", in pratica, i Democratici al Congresso, come cloni Repubblicani ben acconciati dall'altro lato del corridoio, stanno creando una legislazione della quale Dick Cheney sarebbe orgoglioso! Mentre la Cybersecurity Act del 2009 (S.773) si incammina per la sua strada attraverso il Congresso, i difensori delle libertà civili condannano dei provvedimenti che darebbero al presidente il potere illimitato di disconnettere i computer del settore privato da internet. Il 28 agosto CNET ha riferito che l'ultima iterazione del disegno di legge "permetterebbe al presidente di 'dichiarare un'emergenza di cybersicurezza' relativa a 'reti di computer non governativi e di approntare ciò che è necessario per rispondere alla minaccia". Scritto dai senatori Jay Rockefeller (D-WV) e Olympia Snowe (R-ME), "eternamente migliori amici" della National Security Agency (NSA) e dell'industria delle telecomunicazioni, sono stati coloro che hanno permesso le intercettazioni senza mandato ed i programmi di estrazione dati che uccidono la privacy dell'era Bush che continuano velocemente sotto Obama. Come ha svelato in giugno il New York Times, un ex analista della NSA ha descritto un database segreto "dal nome in codice Pinwale, che archiviava messaggi e-mail stranieri e nazionali". L'ex analista "ha descritto di essere stato addestrato nel 2005 per un programma nel quale l'agenzia esamina ripetutamente grandi volumi di messaggi e-mail di americani senza mandato del tribunale. Due ufficiali dei servizi segreti hanno confermato che il programma in funzione". Antifascist Calling ha osservato in più di una occasione che con il "cyberterrorismo" che si trasforma in al Qaeda 2.0, le politiche dell'amministrazione intese ad incrementare la portata della sorveglianza delle comunicazioni private dello stato della sicurezza nazionale offuscherà presto l'invadenza dei programmi bushisti. Come Cindy Cohn, direttore legale della Electronic Frontier Foundation (EFF), ha scritto all'inizio di questo mese commentando il blitz di relazioni pubbliche di questa estate dell'ex capo della NSA Michael Hayden e della difesa del cosiddetto Programma di Sorveglianza Presidenziale da parte del promotore della tortura dell'Ufficio di Consulenza Legale John Yoo, Mentre i dettagli sono sconosciuti, prove attendibili indicano che miliardi di comunicazioni quotidiane di americani comuni sono raccolte spazzando dai computer del governo e scansionate in un processo che comprende entrambe l'estrazione dei dati e l'esame del contenuto, per cercare di capire se qualcuno di noi sia stato coinvolto in attività illegali o relative al terrorismo. Questo significa che anche le più personali e private delle nostre comunicazioni elettroniche--tra medici e pazienti, tra mariti e mogli o tra figli e genitori--sono soggette a rassegna da parte di algoritmi di computer programmati da burocrati governativi o dai burocrati stessi. (Cindy Cohn, "Lawless Surveillance, Warrantless Rationales," American Constitution Society, 17 agosto 2009) Entrambe Rockefeller e la Snowe sono rappresentanti del "consenso bipartitico" di stato quando si tratta di accrescere il potere dell'apparato di intelligence e sicurezza e sono stati strumentali nell'inserire l'immunità retroattiva per le aziende di telecomunicazioni che spiano illegalmente il popolo americano. Se il "dibattito" dello scorso anno sulla grottesca FISA Amendments Act (FAA) è un'indicazione di come andranno le cose dopo la sospensione delle sedute estiva del Congresso, nonostante la preoccupazione dei "liberal" del Congresso, la S.773 pare destinata all'approvazione. CNET ha rivelato: Quando Rockefeller, il presidente della Commissione Commercio del Senato, e Olympia Snowe (R-Maine) hanno introdotto il disegno di legge originale in aprile, hanno sostenuto che era vitale per proteggere la cybersicurezza nazionale. "Dobbiamo proteggere le nostre infrastrutture critiche a tutti i costi--dalla nostra acqua alla nostra energia elettrica,alle banche, ai semafori ed ai dati sanitari elettronici", ha affermato Rockefeller. (Declan McCullagh, "Bill Would Give President Emergency Control of Internet," CNET News, 28 agosto 2009) Ma come noi proviamo su base praticamente quotidiana, le richieste isteriche di "protezione" da vari "attori oscuri" invocano inevitabilmente una risposta aggressiva da apparatchik della sicurezza statale militarizzata e dei loro associati privati. Come Antifascist Calling ha riferito in luglio (vedi: "Behind the Cyberattacks on America and South Korea. 'Rogue' Hacker, Black Op or Both?"), quando la Corea del Nord è stata accusata di lanciare un attacco di computer molto esteso al governo USA, sud coreano ed a siti web finanziari, specialisti di terrorismo e sicurezza di destra appollaiati a Stratfor ed all'American Enterprise Institute (AEI)--senza un briciolo di prova--collegarono il cyber blitz ad una raffica di test missilistici ed alla detonazione sotterranea di un congegno nucleare da parte della Corea del Nord. Sommandosi al mormorio, il Rep. Peter Hoekstra (R-MI), il repubblicano più elevato in grado alla Commissione Servizi Segreti della Camera è andato al limite di esortare il presidente Obama a rispondere--lanciando un cyberattacco contro il fallito regime stalinista. Nonostante la retorica provocatoria e le false accuse che avrebbero potuto portare alla guerra con disastrose conseguenze per il popolo dell'Asia Orientale, come risultò, uno sconosciuto sociopatico utilizzò una versione aggiornata del worm della e-mail MyDoom per spiegare una botnet nell'attacco. Come ha riportato Computerworld, la botnet "non utilizza tecniche di evasione antivirus tipiche e non pare essere stata scritta da un autore professionista di malware". Difficilmente una forte domanda di azione per mandare in frantumi con le bombe il Caro Leader ed innumerevoli migliaia di coreani! In questo contesto, la Cybersecurity Act del 2009 va molto oltre che proteggere le "infrastrutture critiche" da cyberattacchi oltremodo gonfiati. Tra le altre misure, la Sezione 18, "Responsabilità ed autorità di cybersicurezza", consegna all'esecutivo, specificamente al presidente, il potere di "dichiarare un'emergenza di cybersicurezza e di ordinare la limitazione o la chiusura del traffico di internet a e da qualsiasi sistema o rete di informazioni delle infrastrutture critiche del governo federale o degli Stati Uniti". Ciò non si applica semplicemente alle reti federali, ma può molto bene estendersi alle comunicazioni private ("sistema o rete di informazioni delle infrastrutture critiche") di cittadini che potrebbero organizzarsi contro qualche atto spropositato da parte dello stato, diciamo un attacco nucleare contro un paese ritenuto responsabile del lancio di un cyberattacco contro gli Stati Uniti, come suggerito in maggio dal capo del Comando Strategico USA (STRATCOM), il generale Kevin Chilton. Come ho riportato in giugno (vedi: "Cyber Command Launched. U.S. Strategic Command to Oversee Offensive Military Operations"), il Cyber Command (CYBERCOM) USA di recente varato dai militari è un "comando unificato subordinato" soprinteso dallo STRATCOM. Dei "moltiplicatori di efficacia del messaggio" inclusi nei media o degli specialisti di diplomazia pubblica del Pentagono che eseguono qui nella heimat operazioni psicologiche diverrebbero l'unico condotto per notizie ed informazioni cruciali durante la detta "emergenza nazionale"? Inoltre, in base all'autorità della Sezione 18 il presidente "indicherà un'agenzia che sia responsabile di coordinare la risposta ed il ristabilimento di qualunque sistema o rete di informazioni delle infrastrutture critiche del governo federale o degli Stati Uniti interessata da una dichiarazione di emergenza di cybersicurezza in base al paragrafo (2)". Quale agenzia può avere in mente il senatore Rockefeller per "coordinare la risposta"? Come Antifascist Calling ha rivelato in aprile (vedi: "Pentagon's Cyber Command to Be Based at NSA's Fort Meade"), il CYBERCOM avrà come base il quartier generale della NSA e sarà guidato dal Ten. Gen. Keith Alexander, l'attuale direttore della NSA che soprintenderà agli sforzi del Pentagono per coordinare sia le operazioni cyber difensive che offensive. Come potrebbe prendere l'iniziativa un esecutivo fuori controllo durante una presunta "emergenza nazionale"? Il paragrafo 6 dice esplicitamente questo chiaramente e rigorosamente: "Il presidente può ordinare la disconnessione di qualunque sistema o rete di informazioni delle infrastrutture critiche del governo federale o degli Stati Uniti nell'interesse della sicurezza nazionale". Il draconiano disegno di legge ha attirato un marcato rimprovero sia dai difensori delle libertà civili che dall'industria delle telecomunicazioni. Larry Clinton, il presidente della Internet Security Alliance (ISA) ha dichiarato a CNET: "Non è chiaro quale autorità il sen. Rockefeller pensa sia necessaria sul settore privato. A meno che questo non venga chiarito, non possiamo correttamente analizzare, per non dire appoggiare il disegno di legge". E Wayne Crews, il direttore degli studi di tecnologia del Competitive Enterprise Institute (CEI) di destra ha raccontato a Federal Computer Week: "Dalle telecomunicazioni americane alla trasmissione di energia elettrica, praticamente chiunque sia in rete con qualche altro computer è potenzialmente facile bersaglio per [il presidente Barack] Obama per esercitare 'poteri di emergenza'". Abbastanza vero fino a questo punto, questi tifosi del "libero mercato" sono comunque solleciti, quando si tratta di contratti governativi della difesa e sicurezza che avvantaggiano i loro clienti; a condizione che all'opinione pubblica sia risparmiato l'onere di esercitare il controllo efficace quando il denaro fresco unge il palmo sudato della "mano invisibile" del mercato! Come Antifascist Calling ha rivelato in giugno (vedi: "Obama's Cybersecurity Plan: Bring on the Contractors!"), l'ISA non è affatto una comune bottega di lobby. Secondo una fascetta pubblicitaria auto-promozionale nel suo sito web, l'ISA "è stata creata per procurare un forum per la condivisione delle informazioni" e "rappresenta interessi della sicurezza aziendale davanti a legislatori e regolatori". Tra gli sponsor dell'ISA si trovano AIG (si, quella AIG!), Verizon, Raytheon, VeriSign, the National Association of Manufacturers, Nortel, Northrop Grumman, Tata e Mellon. I partner statali includono il Dipartimento della Sicurezza Interna USA, il Congresso ed il Dipartimento del Commercio. In realtà, ISA e CEI sono grandi credenti nel mantra che "la diversità di internet pone la sua sicurezza inevitabilmente nelle mani del settore privato" e che la "regolamentazione per la protezione del consumatore" che dipende da "mandati governativi" per "prendere di mira questioni dell'infrastruttura cibernetica" sarà "inefficace e controproduttiva sia da una prospettiva della sicurezza nazionale che economica". La soluzione di CEI e ISA? Un altro boccone di quelle gustose bevande agli "incentivi di mercato"! In altre parole, consegnate il denaro nella forma di regalia del contribuente e noi continueremo felicemente (e proficuamente!) a violare i diritti del popolo americano monitorando le sue comunicazioni Internet e sorvegliando ogni sua mossa attraverso eleganti applicazioni incorporate in congegni senza fili, come ha rivelato la Electronic Frontier Foundation in un nuovo rapporto sulla privacy ubicativa. Sfortunatamente, Clinton, Crews ed i loro ricchi associati sembra che abbiano dimenticato una elementare lezione di storia: uno stato della sicurezza nazionale come il nostro spiegherà invariabilmente i suoi tentacoli in ogni angolo della vita a meno che non sia invalidato da una forza che si contrappone--una cittadinanza arrabbiata e mobilitata. Ora che cominciano a presentarsi problemi riguardo al "cambiamento" nella sicurezza nazionale, entrambe CEI e ISA sembrano increduli: vuoi dire noi? Che ironia! Lee Tien, un legale autorevole della EFF ha raccontato a CNET che i cambiamenti alla versione originale del disegno di legge non affrontano pressanti preoccupazioni per la privacy.
Tien ha raccontato alla
pubblicazione: "Il linguaggio è cambiato ma non contiene nessun vero
limite addizionale. Semplicemente cambia all'improvviso il
linguaggio più diretto ed ovvio che aveva originariamente per la
(versione) più ambigua...L'identificazione di ciò che sia un sistema
o rete di infrastrutture critiche
per quanto possa dire non ha nessun procedimento specifico. Non vi è
nessuna disposizione per qualsiasi processo o revisione
amministrativi. Questo è dove pare inizino i problemi. E quindi si
hanno gli amorfi poteri che vanno assieme ad esso". E lì l'avete, una lista nera della "cybersicurezza" per accompagnare una potenziale presa di controllo dello stato su internet durante una "emergenza nazionale". A cosa penseranno dopo! Antifascist
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