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La rivoluzione egiziana deve restare la rivoluzione del popolo

di Ghada Chehade

 

22 febbraio 2011

 

In questo articolo esplorerò il destino incerto della rivoluzione egiziana dato il problema del governo militare e i tentativi degli USA di controllare e contenere le genuine rivolte arabe e i motivi dietro a questo. Concluderò con una breve menzione dell'universalità del caso egiziano e della necessità di una rivolta globale contro un sistema che opprime e sfrutta tutti noi--il capitale globale organizzato.

In Egitto la rivoluzione è ancora indeterminata

Dopo le dimissioni di Mubarak, il fervore rivoluzionario si sta spargendo per tutto il Nord Africa e il Medio Oriente. Il giorno dopo la rimozione di Mubarak, il popolo è sceso in strada in Yemen (dove aveva già iniziato a protestare durante la rivolta tunisina) per chiedere le dimissioni del presidente. In Algeria, ispirato dalla rivoluzione egiziana, il popolo è nelle strade per chiedere libertà e giustizia nonostante il divieto ufficiale. In Bahrein, il popolo si scontra con lo stato, poiché chiede il cambiamento. E in Libia, il popolo continua la sua coraggiosa rivolta nonostante i massacri da parte dello stato repressivo e sanguinario (più di 300 persone sono state uccise in Libia con armi da fuoco e forse con bombe) [1].

Chiaramente, il successo del popolo egiziano ha scatenato una reazione a catena positiva tra il popolo della regione. Nondimeno la situazione nello stesso Egitto rimane non chiara a problematica, dato che è al potere l'esercito e non il popolo. Mentre il popolo è riuscito a (e deve essere applaudito e ammirato per) mandarlo fuori, rimane il problema che Mubarak ha consegnato il potere ai militari. Vi è della speculazione sul fatto se ciò che è avvenuto in Egitto sia stata una rivoluzione o "un colpo di stato organizzato dai militari già dominanti" [3]. L'analista politico egiziano Said Zulficar (parlando l'11 febbraio a Press TV), sostiene che attualmente è molto probabile che i militari egiziano siano in contatto regolare con il Pentagono e che il Pentagono potrebbe avere detto ai militari che Mubarak era un ostacolo e doveva andarsene. Fino a quando il governo provvisorio è civile e non militare, Zulficar è un poco esitante nel festeggiare completamente, affermando che "Mubarak negli ultimi cinque anni non governava questo paese, era già governato da Suleiman e dalle persone attorno a lui", così dobbiamo stare attenti a "qualsiasi Nuovo Egitto che mantiene al loro posto queste persone". Se Mubarak abbia consegnato volontariamente oppure no il potere ai militari, la questione principale è che i vecchi amici di Mubarak e i principali destinatari delle bustarelle degli USA al potere (anche se soltanto per poco tempo) è enormemente problematica. Per esempio, Tantawi, l'attuale capo del Consiglio Militare Supremo, è stato per 25 anni il ministro della difesa di Mubarak e durante il suo servizio per Mubarak è stato fedelmente contro ogni tipo di riforma [2]. Finché l'Egitto è sotto il governo militare rimarrà sotto il controllo del vecchio Regime (e dei suoi protettori), rendendo impossibile il cambiamento reale e significativo.

Sinora la mia impressione è che ciò che è accaduto in Egitto sia stato realmente il risultato della volontà e opera di un popolo in rivolta. I militari, prendendo il comando o ordini dagli USA e da Israele, hanno assunto un approccio d'attesa e non hanno tentato di schiacciare l'insurrezione popolare (in parte perché era totalmente inaspettata e troppo massiccia) e hanno scelto invece di tentare di dirottare (e di cooptare) la rivoluzione e di cercare di superare la curva. Come riportano i media mainstream, l'esercito egiziano sta facendo dichiarazioni unilaterali di riforma e gli ufficiali superiori non sono disposti a aprire negoziati prolungati e trasparenti con coloro che hanno contribuito a organizzare la rivoluzione [4]. Mentre l'esercito può stare tentando di "calmare il popolo" con riforme costituzionali, non possono e non devono essere le autorità a fare riforme se questa deve essere realmente una genuina rivoluzione popolare e se dobbiamo credere che l'esercito intenda consegnare il potere a un governo eletto che rappresenti veramente il popolo (che senza dubbio cambierebbe comunque le riforme costituzionali dei militari). Vi deve essere un'entità di governo transitorio civile istituita immediatamente. Come è stato rilevato, "i militari egiziani...non hanno nessuna cultura democratica, ancora meno alcuna storia di favorire il vero cambiamento". Finanziati con sostegno d'oltreoceano, "sono soggetti alle influenze di tutti i loro molti scoperti amici della 'democrazia', specialmente dei loro protettori a Washington" [5]. Al momento i militari stanno facendo quello che chiunque si aspetterebbe faccia un esercito di uno stato autocratico (specialmente uno finanziato dall'estero); sta tentando di dirottare la rivoluzione e di sostenere lo status quo, che in questo caso comprende la legge marziale [6] e l'appoggio continuato a Israele [7].

Le rivoluzioni popolari devono stare attente ai tentativi di cooptazione

Per questa e per altre ragioni è sorprendente che certa leadership dei giovani della rivoluzione egiziana è stata disposta a sedere e a negoziare con l'esercito e persino a percepire che l'esercito avrebbe soddisfatto alcune delle loro richieste [8]. Gli attivisti devono essere sospettosi della cooperazione con i militari, specialmente quelli che sono finanziati dagli USA [9]. Invece di sedere al tavolo delle trattative con militari sostenuti dagli USA, gli attivisti dovrebbero stare a esortare il pubblico a rimanere nelle straderimanere in rivoltaa milioni fino a quando viene messa in posizione un'autorità di transizione rappresentativa del popolo.

Mentre i giovani attivisti giocano un grande e importante (e ammirabile) ruolo nella rivoluzione egiziana, devono essere diffidenti di potenziali tentativi di appropriazione. Come sostenuto in precedenza [10], sia prima che durante la rivoluzione, gli USA hanno fatto dei tentativi per ingraziarsi i movimenti di opposizione e i gruppi della gioventù in Egitto. Un modo nel quale gli USA hanno tentato di farlo è attraverso la promozione dei media di rete sociale come "diritto fondamentale" [11]. E' importante osservare come i siti delle reti sociali come Facebook siano una spada a doppio taglio per il fatto che sono dei media relativamente aperti e liberi che possono essere utilizzati per organizzare e collegare le persone e che allo stesso tempo, permettono ai governi o ai partiti capitalisti di accedere alle informazioni e alla capacità di rintracciare dati significativi e di profilare gli individui. Mentre le reti sociali online sono una grande via per i giovani attivisti in Egitto (e dovunque) per collegare, organizzare e mobilitare politicamente, devono essere sempre cauti di come si aprano a loro per raccogliere informazioni e indebolire sforzi da parte di interessi statali e economici. Ciò non è inteso a criticare ma a sollecitare alla prudenza. La complessità della dinamica tra rivolta autentica e coloro che possono cercare di minarla mette nella (delicata) posizione di appoggiare e applaudire totalmente il successo della rivoluzione popolare mentre si mette in guardia che il popolo rimanga vigile e non accetti le forze interne o esterne che la minacciano.

Il popolo dell'Egitto di ogni ceto sociale e attraverso le generazioni si è sollevato. Ha coraggiosamente e ammirevolmente combattuto per e realizzato molto di più il popolo degli USA possa mai avere la motivazione o il coraggio di realizzare--ha resistito e rimosso un governante corrotto, sfruttatore e autoritario. E mentre possono non articolare una posizione apertamente antisistemica [13], le insurrezioni sono state più di una rivolta contro un despota individuale; sono state "una denuncia del neoliberismo e della repressione politica richiesta per imporlo" [14]. I tiranni e i dittatori nella regione araba "servono gli interessi del capitale organizzato" [15]. Nel sollevarsi contro i servitori dispotici del capitale organizzato, il popolo si è anche sollevato (anche se, per alcuni, inavvertitamente) contro questo sistema di oppressione globale. Per questa ragione, "sono stati intrapresi dei passi per dirottare la rivoluzione araba" [16]. E' importante osservare che, diversamente dagli imperi precedenti alla II Guerra Mondiale, gli USA funzionano come tipo di impero economico (senza colonie dirette), intendendo che domina il mondo attraverso la diffusione spesso violenta e/o vigorosa del suo sistema economicocapitalismo monopolistico predatorioda una parte all'altra del globo. Il compito principale degli USA dopo la II G.M. è stato di continuare a aprire porte ai mercati capitalisti e così è iniziato il progetto imperiale USA di globalizzazione capitalista [17]. Attraverso programmi di aggiustamento strutturale e altre politiche imposte ai paesi poveri dall'FMI e dalla Banca Mondiale (controllati dagli USA) e dalle politiche degli USA, le elite economiche sono diventate più ricche mentre in altri paesi si impoverivano ulteriormente i contadini e la gente comune. I tiranni e i despoti nella regione araba hanno reso possibile questo processo di sfruttamento e come tali sono appoggiati o installati dagli USA. Così non è sorprendente che gli obiettivi strategici degli USA siano in definitiva rivolti a reprimere e cooptare le insurrezioni rivoluzionarie organiche nel mondo arabo" [18].

Mentre i leader e principali beneficiari del capitale globale, gli USA hanno recitato entrambe le parti nei tentativi per cooptare e contenere la rivoluzione egiziana. Mentre Obama proclama in modo doppio che "Gli egiziani non vogliono niente di meno che la genuina democrazia", la realtà è che l'amministrazione USA (passata, presente e futura) non desidera, sostiene e non ha mai permesso che la "genuina democrazia" esista in qualsiasi parte del mondo (compresi gli USA), specialmente non nei paesi geopoliticamente importanti e ricchi di petrolio e/o paesi adiacenti del Medio Oriente e in Nord Africa. La passione e il desiderio di cambiamento del popolo della regione è profondamente autentico, così lo è anche la loro sofferenza. La povertà, lo sfruttamento e la disoccupazione sono molto reali e il popolo è disperato per cambiare e porre fine a questo. Comunque, l'ultima cosa che vuole in Egitto o in qualsiasi paese arabo l'amministrazione USA è la vera democrazia:

"Semplicemente non tollereranno nessuna democrazia. Parleranno di cambiamento democratico; non lo permetteranno mai; non lo tollereranno mai. Forse installeranno la sua facciata, ma non la cosa vera. Questo è ciò a cui il popolo deve stare attento" [19].

Rendendosi conto che in Medio Oriente l'impero al cambiamento è reale e inarrestabile, gli USA si stanno disponendo per così dire a tentare di superare la curva e rimescolare le carte. Quindi li vediamo "svoltare" e sbarazzarsi di fedeli fantocci di lunga data come Mubarak (e dopo, Gheddafi?). Per gli USA (e Israele) i singoli dittatori sono eliminabili/sacrificabili e non importano "a condizione che resti il regime (uno che serva ai loro interessi mentre reprime il progresso interno, la democrazia ecc.)" [20].

Ciò è perché, come indicato precedentemente, la politica e le elite economiche negli USA beneficiano (grandemente) della povertà, della disoccupazione e della disperazione della gente comune [21] (compreso il popolo degli USA) E attraverso enormi bustarelle dall'occidenteper assicurarsi che i regimi protetti svendano il loro popolo e i loro mercati ai programmi di aggiustamento strutturale neoliberista (cioè allo sfruttamento delle risorse e della manodopera, al saccheggio, alla privatizzazione ecc.)così ne beneficiano pure i dispotici governanti e militari della regione araba.

Nel caso dell'Egitto è interessante e importante osservare che i militari sono diventati un genere di entità economica capitalista per quanto gli accordi di Camp David firmati da Anwar Sadat hanno trasformato gran parte delle forze armate in "capitalisti nazionalisti":

"Dal 1977, ai militari non è stato consentito di combattere nessuno. Invece, ai generali sono stati fatti dagli USA enormi pagamenti di aiuti. Sono state loro garantite concessioni per gestire in Egitto centri commerciali, sviluppare città chiuse nel deserto e luoghi di villeggiatura marina sulle coste. E vengono incoraggiati a sedere senza far nulla in circoli sociali a basso prezzo. Questi acquisti li hanno modellati in un gruppo di interesse incredibilmente organizzato di uomini d'affari nazionalisti" [22].

L'universalità del caso egiziano e la necessità di una rivolta(e) globale contro il capitale

Il popolo della rivoluzione egiziana deve continuare a insorgere e premere per un cambiamento più profondo, sistemico che trasformi radicalmente la società la vita e specialmente lo stato egiziani. E il popolo del mondo deve unirsi a lui. Gli stati (e le loro istituzioni oppressive)sebbene alla superficie possano sembrare diversi o andare con etichette diverseuniversalmente servono il sistema imperialista capitalista, assoggettando il popolo e svendendoci alle forze predatorie e distruttive del capitale. Questo sistema è corrotto fino al midollo (o alla radice) e questo marciume è intrinseco e intenzionale. Il capitalismo globale non è semplicemente un sistema benigno "diventato cattivo" o che corre fuori controllo (sebbene sia certamente entrambe cattivo e rabbiosamente fuori controllo). Le sue relazioni e processi sociali sono inerentemente predatorie e di sfruttamento. Il capitalismosia globale che nazionalistaè poco più che un intricato sistema di imbuti, che prende denaro e risorse dai già impoveriti e dalle classi medie e lo incanala verso i mega ricchi. E' un processo vorace e distruttivo, che è ciclico nella natura e che attualmente minaccia ogni cosa vivente sulla terra e la terra. Ciò significa che esso (e gli stati che lo servono) non può essere riformato; non importa quanta chirurgia estetica vi diamo. Dal momento che non può essere riformato, questo può richiedere l'equivalente politico di una lobotomia.

Attualmente i popoli dell'Egitto e della regione araba stanno insorgendo per delle cose che sono universali e che tutti gli esseri umani desiderano e meritanolibertà individuale, dignità, giustizia, la capacità di nutrire e mantenere la nostra famiglia ecc. Come tutti noi, vogliono soltanto vivere. La gente comune, buona è presa nel mezzo di una partita globale di politica di potenza e di avidità. La maggioranza di noi non è di mega ricchi. Nonostante le nostre differenza superficiali (di razza, etnia, religione, nazionalità, genere, sessualità ecc.) condividiamo una comune umanità; e l'umanità viene oppressa, sfruttata e sempre più impoverita per l'avidità e la brama di potere di pochi molto corrotti (inclusi i giganti corporativi, i dittatori arabi, i politici e i pianificatori politici USA). Questa bestia/ingiustizia globale è un pericolo per tutti noi. Quindi è ora che l'umanità si unisca assieme per formare una sana, significativa, gioiosa, giusta e umana alternativa all'abuso e alla barbarie globali attuali.


Ghada Chehade è un analista politico indipendente, candidato PhD, poeta e attivista che vive a Montreal.

Riferimenti:

[1]
http://www.presstv.ir/detail/164919.html
http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/02/20112123513
0627461.html

http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/02/2011217
14223324820.html

http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/02/20112175505
7219793.html

http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/02/20112226125
1456133.html


[2]
http://www.telegraph.co.uk/news/wikileaks-files/8326225/Wiki
Leaks-Egypts-new-man-at-the-top-was-against-reform.html# ...


[3] See
http://original.antiwar.com/lobe/2011/02/15/egypt-revolution
-or-coup/


[4]
http://www.guardian.co.uk/world/2011/feb/15/egyptian-army-hi
jacking-revolution-fear

See also
http://www.reuters.com/article/2011/02/15/us-egypt-elbaradei
-idUSTRE71E4TF20110215


[5]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23200

[6]
http://mostlywater.org/egypts_military_declares_martial_law

[7]
http://timelines.boston.com/2011/2/12/egypt-army-commits-to-
power-transfer-israel-peace


[8]
http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2011/02/2011214
141138320651.html


[9]
Le molte sfumature, divisioni e conflitti all'interno delle forze armate egiziane (e tra queste e la polizia e i servizi segreti) sono importanti da comprendere. Inoltre, mentre vengono pagati dagli USA, alcuni sostengono che questo tenda a essere fonte di risentimento piuttosto che di lealtà nei militari egiziani (naturalmente, il risentimento ancora non li ferma dal prendere il denaro e servire gli interessi USA). Questo è un argomento che è troppo vasto per la portata di questo articolo ma è stato esaminato esaurientemente qui--http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/02/2011231
0511432916.html


[10]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23018

[11]
http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23018

[12]
http://www.youtube.com/watch?v=B37wW9CGWyY

[13]
Piuttosto che rappresentare dei simboli di resistenza radicale contro il capitalismo globale, alcuni dei giovani eroi della rivoluzione egiziana sembrano prosperarvi all'interno. Per esempio, Wael Ghonim, è un dirigente della gigantesca società dei media mainstream Google. Il presidente di Google Eric Schmidt ha di recente lodato e si congratulato con Ghonim per il ruolo chiave che ha giocato nel "movimento di protesta" egiziano (a quanto pare restio a riferirsi a esso come a una rivoluzione).
http://news.cnet.com/8301-13578_3-20032239-38.html

[14]
http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/02/2011214
8356117884.html.
Dovrebbe inoltre osservarsi che come la presenza coloniale o imperiale nella regione, Israele (associato agli USA) beneficia grandemente delle politiche neoliberiste e del saccheggio che permettono. Per esempio, da decenni Israele ruba (e ne profitta) l'acqua palestinese e araba. Vedi-- http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=18299

[15]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23050.

[16] Ibid.

[17] Foster, J. B. (2006). ANaked imperialism: The U.S. pursuit of global dominance.

Colas, A. & Saull, R. (2006). The war on terrorism and the American 'empire’ after the cold war.

[18]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23159

[19]
http://www.iraqwar.mirror-world.ru/article/242549

[20] Ibid.

[21]
Per apprendere come le elite USA perpetuano e beneficiano della povertà e della sofferenza globali e della guerra e destabilizzazione globale:
http://www.michaelparenti.org/Imperialism101.html
http://www.globalenvision.org/library/8/689

[22]
http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/02/2011231
0511432916.html


[23]
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23200

[24] Professor Robert Springborg