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Mercoledì, 14 agosto 2013

Le proteste egiziane sono una campagna di propaganda straniera?

Brandon Turbeville
Activist Post

 

Con recenti rapporti[1] che escono dall'Egitto circa la morte di quasi 150 persone come risultato della repressione delle forze di sicurezza e dei militari  egiziani contro i "dimostranti", la tentazione di reagire con orrore ed avversione verso il governo egiziano è legittimamente reale. Tuttavia, considerando la storia recente della politica interna di paesi africani e mediorientali (cioè Libia, Egitto, Siria ecc.) e, in particolare, i dati sul precedente comportamento dei media mainstream occidentali, sarebbe saggio trattenere queste emozioni più vicine alla maglia fino a che la storia completa delle violenze egiziane viene resa nota.

Mentre le organizzazioni dei media occidentali hanno fatto propaganda delle violenze in Egitto come di una repressione violenta contro "dimostranti pacifici", ai lettori deve essere ricordato delle pretese fatte contro il governo Assad di "repressioni violente" contro dei "dimostranti pacifici" che erano tutto fuorché pacifici e che persino attraversavano la soglia della violenza che li denotava come dimostranti. In realtà, i "dimostranti" erano in gran parte formati da fanatici religiosi, stranieri, mercenari, franchi tiratori ed altre forme di bande di delinquenti armate che alla fine hanno preso la forma di brigate militari di guerriglieri, cioè squadroni della morte[2] - fatti che convenientemente i media occidentali hanno omesso dalla loro cronaca.

Naturalmente, ogni governo, particolarmente uno guidato da un militare  incalzato di recente da un contro-colpo di stato, è piuttosto verosimilmente capace di lanciare una ingiustificata repressione violenta su dei dimostranti che domandano che il leader precedente sia reinstallato. Tuttavia, considerando il precedente comportamento dei media occidentali, le campagne di destabilizzazione in Medio Oriente appoggiate dagli occidentali e la stessa Fratellanza Musulmana, vi sono diversi punti che devono essere esaminati allo scopo di prendere una decisione informata in relazione ai fatti che trapelano dall'Egitto.

1.) Le proteste sono veramente pacifiche?

Come menzionato sopra, la costante ripetizione di pretese di violenze dei militari contro "dimostranti pacifici" riporta alle imprese di destabilizzazione contro la Libia di Gheddafi[3] e la Siria di Assad. Queste campagne venivano condotte non da dimostranti pacifici che desideravano la libertà da un governo oppressivo, ma da gruppi di individui formati in gran parte da assassini spietati, fondamentalisti religiosi e mercenari. I "dimostranti" erano armati dall'inizio e non sono mai stati pacifici.

Con questo in mente, è importante ricordare che i dimostranti della Fratellanza Musulmana in Egitto sono stati sorpresi loro stessi in numerose azioni violente, come sparare[4] alla polizia egiziana dopo l'espulsione di Morsi e persino gettare dai tetti.[5] gli avversari politici.

2.) Perché adesso le forze di sicurezza e
i militari egiziani sparerebbero sulle proteste?

L'esercito e la polizia egiziani sono stati lodati da manifestanti in tutto il mondo per essere stati con il popolo egiziano in due occasioni – una volta durante le proteste contro Mubarak[6] e recentemente durante le proteste contro il fantoccio del FMI Morsi.[7] Entrambe le volte, i militari egiziani sono intervenuti nella rissa, schierati con i dimostranti e si sono rifiutati di sparare sul popolo egiziano che riempiva le strade. Perché, dunque, avrebbero improvvisamente cambiato rotta dopo aver preso di nuovo ancora il potere in conseguenza di una richiesta popolare e di trovarsi nel corso di formare un governo civile, cominciando a sparare indiscriminatamente contro dei pacifici dimostranti? Mentre non è certamente al di fuori dell'area delle possibilità, tali tattiche sembrano rappresentare un repentino e piuttosto illogico cambiamento di una strategia precedentemente populista.

3.) Le pretese di violenza da parte delle forze di sicurezza e dei militari egiziani sono esagerate?

Soltanto una settimana fa, ho scritto un articolo intitolato Smascherato il film di propaganda della Fratellanza Musulmana”,[8] nel quale ho discusso il tentativo da parte della Fratellanza Musulmana egiziana di organizzare una falsa manifestazione completa con squadre di telecamere il cui scopo era di fotografare i "dimostranti" che fingevano di marciare nelle strade dell'Egitto e di descrivere questa manifestazione come vera. Inoltre, i "manifestanti" in mezzo alla "marcia" hanno sostato allo scopo di assumere pose drammatiche che mostrano volti arrabbiati e "dimostranti" feriti. Bende e macchie di sangue fasulle vengono agitate per impressionare come pure degli attori che posano da medici che fingono di prendersi cura dei feriti.

Queste immagini, se non fossero state rivelate, avrebbero indubbiamente trovato la loro strada per gli schermi televisivi di milioni di occidentali, la popolazione più suscettibile alla propaganda al mondo, risultando nella percezione pubblica di ancora un altro gruppo di combattenti della libertà e di gente oppressa che viene maltrattata dal proprio governo. Quindi, ci si deve chiedere, le immagini alle quali viene attualmente sottoposto forzatamente il pubblico occidentale sono vere oppure è ancora un'altra campagna di propaganda dei media creata per indirizzare il sostegno del pubblico  verso la Fratellanza Musulmana in Egitto?

4.) I militari e le forze di sicurezza agivano per autodifesa? Tentavano di schiacciare un assalto violento?

Partendo dal presupposto che nel tafferuglio tra i militari/forze di sicurezza egiziani ed i sostenitori della Fratellanza Musulmana siano state veramente uccise 149 persone, è possibile che le forze egiziane rispondessero soltanto all'ostilità violenta di una parte dei dimostranti? La domanda è mai nemmeno posta da nessuna delle organizzazioni dei media mainstream in relazione a chi abbia iniziato le violenze?

Effettivamente, la formulazione dei resoconti prodotti dalle organizzazioni mainstream è abilmente congegnata per suggerire che la sparatoria sia stata iniziata dalla polizia e dai militari egiziani, ma praticamente tutti loro si fermano di colpo prima di fare questa pretesa. Invece, i resoconti menzionano che le forze di sicurezza si sono avvicinate alla linea della protesta con bastoni ed uniformi scure e che hanno quindi sparato gas lacrimogeno ai dimostranti. In maniera abbastanza interessante, sembra che la polizia ed i militari egiziani abbiano agito nello stesso modo in cui lo fa la polizia americana quando risponde a fatti molto meno gravi.[9]

Con noncuranza, i resoconti indicano soltanto che, dopo che la sparatoria è cominciata, "feriti e morti giacciono sulle strade vicino a pozze di sangue". Tuttavia, nonostante le ovvie intese implicazioni dei rapporti, non è chiaro quale parte abbia realmente cominciato a sparare munizioni vere.

Naturalmente, è necessario che il pubblico occidentale sia dalla parte di ogni popolo che stia combattendo per la propria libertà e la propria autodeterminazione. Tuttavia, è anche imperativo che il pubblico occidentale non esternalizzi il proprio cervello ad una macchina mediatica che gli ha mentito in quasi ogni occasione, raccontando mezze verità, quarti di verità o esclusivamente l'esatto contrario della verità. Se le organizzazioni dei media occidentali si sono provate dei bugiardi per quanto riguarda Egitto, Libia e Siria, quale ragione logica avrebbe uno spettatore per credere che non lo rifarebbero?

Thus, with the track record of Western media outlets in mind, until the case against the Egyptian government is proven, it is important to look at every possible aspect surrounding the unfolding violence in Egypt in order to discern the truth.

Quindi, con in mente il precedente delle organizzazioni dei media occidentali, finché il caso contro il governo egiziano non è dimostrato, è importante guardare ad ogni possibile aspetto che circonda le violenze che si svolgono in Egitto allo scopo di discernere la verità.

Note:

[1] Saleh, Yasmine; Finn, Tom. “Egypt forces assault protest camp, many scores shot dead.” Reuters. 14 agosto 2013.
http://news.yahoo.com/egypt-police-move-against-pro-mursi-sit-ins-054010053.html
[2] Turbeville, Brandon. “Globalist Hidden Hand Revealed in Destabilization of Syria.” Activist Post. 8 aprile 2013.
http://www.activistpost.com/2013/04/globalist-hidden-hand-revealed-in.html
[3] Tarpley, Webster G. “The CIA’s Libya Rebels : The Same Terrorists Who Killed US, NATO Troops In Iraq.” Tarpley.net. 24 marzo 2011.
http://tarpley.net/2011/03/24/the-cia%E2%80%99s-libya-rebels-the-same-terrorists-who-killed-us-nato-troops-in-iraq/
[4] “Video shows Morsi supporter shooting at Egyptian army – Truthloader.” Youtube. Postato da Truthloader. Postato il 9 luglio 2013.
https://www.youtube.com/watch?v=z4M1d80J4Fk
[5] Mudie, Keir. “Egypt violence: Gang throws rivals to their deaths from top of a building.” The Mirror. 7 luglio 2013.
http://www.mirror.co.uk/news/world-news/egypt-violence-gang-throws-rivals-2034262
[6] Naylor, Hugh; Stanton, Chris. “Egypt’s army pledges: we will not open fire on protest.” The National. 1° febbraio 2011.
http://www.thenational.ae/news/world/middle-east/egypts-army-pledges-we-will-not-open-fire-on-protest
[7] Fisher, Max. “Video: Egyptian army helicopter drops flags over anti-government protests.” Washington Post. 1° luglio 2013.
http://www.washingtonpost.com/blogs/worldviews/wp/2013/07/01/video-egyptian-army-helicopter-drops-flags-over-anti-government-protests/
[8] Turbeville, Brandon. “Muslim Brotherhood Propaganda Film Exposed.” Activist Post. 8 agosto 2013.
http://www.activistpost.com/2013/08/muslim-brotherhood-propaganda-film.html
[9] Nir, Sarah Maslin. “Occupy Protesters and Police Clash in Oakland.” New York Times. 29 gennaio 2012.
http://www.nytimes.com/2012/01/29/us/occupy-protesters-and-police-clash-in-oakland.html?_r=0

 

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Brandon Turbeville è uno scrittore dalla periferia di Florence, South Carolina. Ha una laurea della Francis Marion University ed è l'autore di tre libri,
Codex Alimentarius -- The End of Health Freedom, 7 Real Conspiracies, e Five Sense Solutions e Dispatches From a Dissident. Turbeville ha pubblicato più di 200 articoli che si occupano di un'ampia varietà di argomenti, inclusi salute, economia, corruzione governativa e diritti civili. Il podcast di Brandon Turbeville, Truth on The Tracks, si può trovare ogni lunedì notte alle 9 pm EST a UCYTV.  E' disponibile per interviste radio e TV. Prego contattate activistpost (at) gmail.com. 

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