Michael Roberts Blog

blogging from a marxist economist

 

 

 

La fine della globalizzazione ed il futuro del capitalismo

11 settembre 2016

 

Recentemente l'economista keynesiano Brad DeLong ha ripreso l'argomento reso già nel 1931 da John Maynard Keynes che il capitalismo potrebbe essere in depressione ora, ma, se prendiamo il lungo sguardo, possiamo vedere che il capitalismo è stato il modo di produzione più riuscito per i bisogni della gente nella storia umana; perciò, non preoccupatevi, lo sarà di nuovo.

Keynes rese questo argomento in una conferenza ai suoi studenti di economia a Cambridge, chiamata Le possibilità economiche dei nostri nipoti Sostenne che, entro un centinaio di anni, i redditi medi sarebbero aumentati di otto volte e che tutti avrebbero lavorato 15 ore alla settimana. Così, dichiarò, mantenete la fede nel capitalismo e non allontanatevene adottando stupide idee marxiste come molti all'epoca stavano facendo.

Ora Brad DeLong è diventato il Keynes del 2016, nel mezzo dell'ultima Lunga Depressione. Nel suo blog, riconosce che "dal 2008 la crescita economica è stata profondamente deludente. Non vi è nessun caso ragionato per attendere ottimisticamente un cambiamento in meglio nei prossimi cinque anni circa. Ed il fallimento delle istituzioni globali nel dare prosperità sempre crescente ha minato la speranza e la fiducia che in tempi migliori servirebbe a reprimere i demoni omicidi del nostro tempo". Ma non temete: "se guardiamo non soltanto alla crescita economica globale dei cinque anni finiti, ma nel corso dei prossimi 30-60 anni, il quadro sembra molto più luminoso.....Il motivo è semplice: le tendenze su grande scala che hanno alimentato al crescita globale dalla II Guerra Mondiale non si sono fermate. Più gente ottiene l'accesso a nuove tecnologie che aumentano la produttività, più gente si occupa di commercio reciprocamente giovevole e nasce meno gente, alleviando così ogni continuo timore di una cosiddetta bomba demografica.....Inoltre, l'innovazione, specialmente nel nord globale, non è cessata, anche se è forse rallentata dagli anni '80. E mentre la guerra ed il terrorismo continuano ad atterrirci, non siamo testimoni di nulla della scala dei genocidi che sono stati un segno caratteristico del ventesimo secolo".

DeLong sostiene che "queste tendenze principali è probabile continuino, secondo i dati del progetto di ricerca della Penn World Table, la migliore fonte per informazioni sommarie sulla crescita economica globale. I dati PWT sul PIL reale medi (aggiustato per l'inflazione) mostrano che il mondo nel 1980  era molto meglio dell'80% che nel 1950 ed un altro 80% molto migliore nel 2010 che nel 1980. In altre parole, il mostro benessere materiale medio è tre volte quello che era nel 1950".

In realtà le prove dimostrano che Keynes era eccessivamente ottimista già nel 1931. Stimò come DeLong alcuni anni fa e trovò che se guardiamo all'economia mondiale nel complesso (qualcosa che JMK non fa), allora il PIL pro capite mondiale è salito soltanto di circa 2,5 volte dal 1938 al 1990. JMK era fin troppo ottimista. E negli USA nel 1930 la settimana lavorativa media se si aveva un posto di lavoro era di circa 50 ore. Ora è ancora sopra le 40 ore (includendo il lavoro straordinario) per l'impiego permanente a tempo pieno. Effettivamente, nel 1980 le ore medie lavorate in un anno per le economie avanzate erano circa 1.800. Attualmente, è di circa 1.800 ore così, di nuovo, nessun cambiamento lì.

DeLong echeggia Keynes nel 1931, concludendo che "eccetto uno scenario da incubo come una guerra nucleare spinta dal terrore, ci si può attendere che i miei successori nel 2075  si volgano indietro e gradiscano che, ancora una volta, il loro mondo sia tre volte molto meglio del nostro di oggi".

Questo ottimismo pro-capitalista di recente è stato promosso anche dal Premio Nobel Angus Deaton.   Deaton è un esperto sulla povertà mondiale, sui modelli di consumo delle famiglie e su come misurarli.  Ha enfatizzato che dal 1900 globalmente l'aspettativa di vita è salita del 50% e sta ancora salendo. La quota di persone che vivono con meno di $1 al giorno (in termini aggiustati per l'inflazione) è calata al 14% dal 42% ancora nel 1981. Il maggiore progresso contro il cancro e le malattie cardiache è arrivato negli ultimi 20 o 30 anni. "Le cose stanno migliorando", scrive, "e pure enormemente".

Ma Deaton chiarisce che il progresso nelle condizioni di vita e nella qualità della vita è uno sviluppo relativamente recente. E gran parte di questo miglioramento nella qualità e durata della vita proviene dall'applicazione della scienza e della conoscenza attraverso la spesa pubblica per istruzione, fognature, acqua potabile, prevenzione e protezione dalle malattie, ospedali e migliore sviluppo infantile. Queste sono cose che non provengono dal capitalismo ma dal benessere comune.

Inoltre, le cose non sono così rosee. Già nel 2013, la Banca Mondiale ha riportato che vi erano all'incirca 1,2 miliardi di persone completamente indigenti (che vivevano con meno di $1,25 al giorno), un terzo delle quali sono 400 milioni di bambini. Una persona estremamente povera su tre è un bambino sotto l'età di 13 anni. Così nel 21° secolo vi sono più di un miliardo di persone, un terzo di loro bambini, che stanno praticamente morendo di fame. Mentre i tassi di povertà estrema sono declinati in tutte le regioni, i 35 paesi del mondo a basso reddito (LICs) – 26 dei quali sono in Africa hanno registrato oggi 103 milioni in più di persone estremamente povere di tre decenni fa. A parte la Cina e l'India, "gli individui che oggi vivono in estrema povertà [nel mondo in via di sviluppo] sembra siano tanto poveri quanto quelli che vivevano in estrema povertà 30 anni fa", ha dichiarato la Banca Mondiale.

Lo stesso Deaton lo riconosce: "secondo le stime più recenti, il numero di coloro che vivono con meno di $2 al giorno sta salendo". Nel 2010, il 33% dei poveri estremi viveva in paesi a basso reddito (LICs), paragonato al 13% nel 1981. In India, il reddito medio dei poveri è aumentato a 95 centesimi nel 2010, paragonato a 81 centesimi nel 1981 ed i reddito medio dei poveri della Cina è salito a 95 centesimi, paragonato a 67 centesimi. L'economia cinese di stato ancora principalmente pianificata ha visto le sue persone più povere compiere il maggiore progresso. Ma la persona povera "media" in un paese a basso reddito viveva con 78 centesimi al giorno nel 2010, paragonato a 74 centesimi al giorno nel 1981, difficilmente qualche cambiamento.

Ma qui vi è la cruciale storia dietro il miglioramento che si è registrato sotto il capitalismo dal 1950. E' dovuto principalmente alla rapida crescita del colosso economico della Cina e, nell'ultimo decennio, ad un grado minore, dell'India (dove le cifre sono state un poco falsificate). Come dimostra DeLong, il PIL reale pro capite della Cina nel 1980 era del 60% più basso della media mondiale, ma oggi è il 25% sopra di essa. Il PIL reale pro capite dell'India nel 1980 era del 70% più basso della media mondiale, ma da allora l'India ha chiuso quel divario della metà.

DeLong pensa che il progresso della Cina sia giù dall'avere avuto dei "leader forti" come Deng Xiaoping ed in India come Rajiv Gandhi (!). Evidentemente, il modello economico della Cina non aveva nulla a che fare con questo. Ma, quando guardiamo le prove, come  ha fatto David Rosnick con i dati di Branco Milanovic dal suo nuovo libro Diseguaglianza globale, Rosnick scopre che la crescita globale era molto più bassa senza la Cina nell'equazione. Poiché "la Cina ha attuato politiche differenti, spesso in opposizione alle riforme che gran parte del resto del mondo stava adottando (cioè proprietà statale della maggior parte del sistema bancario, controllo statale sulla maggior parte degli investimenti compresi gli investimenti diretti esteri, politica industriale e rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale). Se i successi di questo periodo nello sviluppo sono guidati principalmente dalla Cina, allora possiamo raggiungere conclusioni diverse riguardo al successo di riforme globali assai diffuse".

Il problema con l'ottimismo dei simili di DeLong e Deaton con il continuo 'successo' del capitalismo è che il capitalismo pare dirigersi oltre la sua data di scadenza.  In un recente studio, gli economisti della Deutsche Bank hanno sostenuto che la 'globalizzazione' (la diffusione dei tentacoli del capitalismo attraverso il mondo) è giunta all'arresto completo. E nelle principali economie anche la crescita della produttività del lavoro, la misura del 'progresso' futuro è più o meno cessata.

Gli strateghi della Deutsche Jim Reid, Nick Burns e Sukanto Chanda commentano che "sembra come stessimo venendo verso la fine di un'era economica. Spesso tali ere vanno e vengono in lunghe ondate. Nei 30 anni passati una tempesta perfetta di fattori la Cina che negli anni '70 rientra nell'economia globale, la caduta dell'Unione Sovietica e, ad un certo grado, la liberalizzazione economica dell'India hanno aggiunto più di un miliardo di lavoratori nel mercato del lavoro globale". Questo, osserva la Deutsche "è coinciso con un'ondata generale della popolazione della forza lavoro globale in termini assoluti ed anche relativi rispetto alla popolazione complessiva, creando così una tempesta perfetta ed un'abbondanza di lavoratori".

Ma nelle economie avanzate l'era dei baby-boomers’ è finita e l'espansione della forza lavoro nelle economie emergenti sta iniziando a rallentare il grafico mostra come nelle maggiori economie il rapporto dei lavoratori produttivi rispetto alla popolazione totale sia destinato a calare in conseguenza di ciò.

Allo stesso tempo, l'economia mondiale è in crollo di redditività ed investimenti. "Con la demografia che si deteriora sembra altamente improbabile che il prossimo paio di decenni (forse di più) vedremo ritornare tassi di crescita reale vicini a quelli pre-crisi, a livelli da era pre-debito. Ovviamente se vi è un aumento esogeno sostenibile alla produttività può essere allora dipinto uno scenario più ottimistico (relativo a quello del grafico). A questo stadio è difficile capire da dove provenga un tale aumento ed anche se lo fa, il tempo si sta esaurendo perché impedisca il cambio di regime economico e politico date le tensioni esistenti nel sistema".

Effettivamente, lo studio della Deutsche accenna alla mia opinione di lunghe ondate nello sviluppo economico sotto il capitalismo. In questo blog, and nei miei libri, ho sostenuto che il capitalismo mondiale è in una grande discesa di prezzi, produttività e redditività che non finirà senza ulteriori grandi convulsioni nella produzione capitalista simile a quella del 2008-9. Se questo è giusto, le predizioni ottimistiche di DeLong e Deaton saranno contraddette.

L'economista americano Robert J Gordon ha enfatizzato che dovunque la crescita della produttività ha rallentato ad un gocciolamento nonostante i nuovi progressi tecnologici su internet, enormi raccolte di dati, social media, stampa 3d ecc. Ed il dibattito continua se l'era attuale di nuove tecnologie 'dirompenti' spingerà oppure no il capitalismo avanti e con la maggioranza della gente.

L'economia mainstream resta divisa sulla questione. Da una parte, gli economisti della Banca d'Inghilterra concludono che le nuove tecnologie daranno rinnovata crescita economica ed occupazione, come hanno fatto in passato. La BoE reputa che il progresso tecnologico non creerà disoccupazione di massa e mentre probabilmente non renderà molto più breve la vostra settimana lavorativa e probabilmente farà salire i salari medi. Così "i robot sono (probabilmente) nostri amici".

D'alta parte, gli economisti del FMI sono meno ottimisti Sostengono che "il capitale robot tende a rimpiazzare i lavoratori ed a spingere in basso i salari ed al principio la diversione degli investimenti in robot prosciuga le provviste di capitale tradizionale che contribuiscono ad alzare i salari. sebbene sia che gli speciali talenti umani diventino sempre più preziosi e produttivi mentre si combinano con questo capitale tradizionale e robot che si accumulano. Alla fine, questo incremento della produttività del lavoro prevale sul fatto che i robot stiano sostituendo gli esseri umani ed i salari (come pure la produzione) salgono. Ma vi sono due problemi...ci vogliono 20 anni perché l'effetto della produttività pesi più dell'effetto di sostituzione e spinga in alto i salari. In secondo luogo, probabilmente il capitale aumenterà ancora grandemente il suo ruolo nell'economia. Prenderà una quota più alta di reddito, persino nel lungo periodo quando i salari saranno sopra il livello pre-era dei robot. Così, la disuguaglianza peggiorerà, in questo modo forse drammaticamente". Perciò, non così eccellente.

L'ottimismo di Keynes degli anni '30 ha ottenuto credito dopo una grande guerra mondiale e la successiva Età d'Oro post bellica che ha ristabilito la redditività del capitale per una generazione. Speriamo che non ci voglia un'altra guerra mondiale per confermare l'ottimismo dei moderni keynesiani come DeLong.