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Recentemente l'economista keynesiano
Brad DeLong
ha ripreso
l'argomento reso già nel 1931 da
John Maynard Keynes che il capitalismo potrebbe essere in depressione ora, ma, se prendiamo
il lungo sguardo, possiamo vedere che il capitalismo è stato il modo di
produzione più riuscito per i bisogni della gente nella storia umana;
perciò, non preoccupatevi, lo sarà di nuovo.
Keynes rese questo argomento in una conferenza ai suoi studenti di
economia a
Cambridge, chiamata
Le possibilità
economiche dei nostri nipoti.
Sostenne che, entro un centinaio di anni, i redditi medi sarebbero aumentati
di otto volte e che tutti avrebbero lavorato 15 ore alla settimana.
Così, dichiarò, mantenete la fede nel capitalismo e non allontanatevene
adottando stupide idee marxiste – come molti all'epoca stavano facendo.
Ora
Brad DeLong
è diventato il Keynes
del 2016, nel mezzo
dell'ultima Lunga Depressione. Nel suo blog, riconosce che "dal 2008
la crescita economica è stata profondamente deludente. Non vi è nessun
caso ragionato per attendere ottimisticamente un cambiamento in meglio
nei prossimi cinque anni circa. Ed il fallimento delle istituzioni
globali nel dare prosperità sempre crescente ha minato la speranza e la
fiducia che in tempi migliori servirebbe a reprimere i demoni omicidi
del nostro tempo". Ma non temete: "se guardiamo non soltanto
alla crescita economica globale dei cinque anni finiti, ma nel corso dei
prossimi 30-60 anni, il quadro sembra molto più luminoso.....Il motivo è
semplice: le tendenze su grande scala che hanno alimentato al crescita
globale dalla II Guerra Mondiale non si sono fermate. Più gente ottiene
l'accesso a nuove tecnologie che aumentano la produttività, più gente si
occupa di commercio reciprocamente giovevole e nasce meno gente,
alleviando così ogni continuo timore di una cosiddetta bomba
demografica.....Inoltre, l'innovazione, specialmente nel nord globale,
non è cessata, anche se è forse rallentata dagli anni '80. E mentre la
guerra ed il terrorismo continuano ad atterrirci, non siamo testimoni di
nulla della scala dei genocidi che sono stati un segno caratteristico
del ventesimo secolo".
DeLong
sostiene che "queste tendenze
principali è probabile continuino, secondo i dati del progetto di
ricerca della
Penn World Table,
la migliore fonte per informazioni sommarie sulla crescita
economica globale. I dati PWT sul PIL reale medi (aggiustato per
l'inflazione) mostrano che il mondo nel 1980 era molto meglio
dell'80% che nel 1950 ed un altro 80% molto migliore nel 2010 che nel
1980. In altre parole, il mostro benessere materiale medio è tre volte
quello che era nel 1950".
In realtà le prove dimostrano che Keynes era eccessivamente
ottimista già nel 1931. Stimò come DeLong alcuni anni fa e trovò
che se guardiamo all'economia mondiale nel complesso (qualcosa che JMK
non fa), allora il PIL pro capite mondiale è salito soltanto di circa
2,5 volte dal 1938 al 1990. JMK era fin troppo ottimista. E negli USA
nel 1930 la settimana lavorativa media
– se si aveva un posto di lavoro
– era di circa 50 ore. Ora è
ancora sopra le 40 ore (includendo
il lavoro straordinario) per l'impiego permanente a tempo pieno.
Effettivamente, nel 1980 le ore medie lavorate in un anno per le
economie avanzate erano circa 1.800. Attualmente, è di circa 1.800 ore
– così, di nuovo, nessun
cambiamento lì.
DeLong
echeggia Keynes
nel 1931, concludendo che "eccetto uno scenario da incubo come una
guerra nucleare spinta dal terrore, ci si può attendere che i miei
successori nel 2075 si volgano indietro e gradiscano che, ancora
una volta, il loro mondo sia tre volte molto meglio del nostro di oggi".
Questo ottimismo
pro-capitalista di recente è stato promosso anche dal Premio Nobel Angus Deaton. Deaton
è un esperto sulla
povertà
mondiale, sui modelli di consumo delle famiglie e su come misurarli. Ha
enfatizzato che dal 1900 globalmente l'aspettativa di vita è salita del
50% e sta ancora salendo. La quota di persone che vivono con meno di $1
al giorno (in termini aggiustati per l'inflazione) è calata al 14% dal
42% ancora nel 1981. Il maggiore progresso contro il cancro e le
malattie cardiache è arrivato negli ultimi 20 o 30 anni. "Le cose
stanno migliorando", scrive, "e pure enormemente".
Ma
Deaton chiarisce che il progresso
nelle condizioni di vita e nella qualità della vita è uno sviluppo
relativamente recente. E gran parte di questo miglioramento
nella qualità e durata della vita proviene dall'applicazione della
scienza e della conoscenza attraverso la spesa pubblica per istruzione,
fognature, acqua potabile, prevenzione e protezione dalle malattie,
ospedali e migliore sviluppo infantile. Queste sono cose che non
provengono dal capitalismo ma dal benessere comune.
Inoltre, le cose non sono così rosee. Già nel 2013, la Banca
Mondiale ha riportato che vi erano all'incirca 1,2 miliardi di persone
completamente indigenti (che vivevano con meno di $1,25 al giorno), un
terzo delle quali sono 400 milioni di bambini. Una persona estremamente
povera su tre è un bambino sotto l'età di 13 anni. Così nel 21° secolo
vi sono più di un miliardo di persone, un terzo di loro bambini, che
stanno praticamente morendo di fame. Mentre i tassi di povertà estrema
sono declinati in tutte le regioni, i 35 paesi del mondo
a basso reddito
(LICs) – 26
dei quali sono in Africa
—
hanno registrato oggi 103 milioni in più di
persone estremamente povere di tre decenni fa. A parte la Cina e
l'India, "gli individui che oggi vivono in estrema povertà [nel
mondo in via di sviluppo] sembra siano tanto poveri quanto quelli che
vivevano in estrema povertà 30 anni fa", ha dichiarato la Banca
Mondiale.
Lo stesso
Deaton
lo riconosce: "secondo le
stime più recenti, il numero di coloro che vivono con meno di $2 al
giorno sta salendo". Nel 2010, il 33% dei poveri
estremi viveva in paesi a basso reddito
(LICs),
paragonato al 13% nel 1981.
In India,
il reddito medio dei poveri è
aumentato a 95 centesimi nel 2010, paragonato a 81 centesimi nel 1981 ed
i reddito medio dei poveri della Cina è salito a 95 centesimi,
paragonato a 67 centesimi. L'economia cinese di stato ancora
principalmente pianificata ha visto le sue persone più povere compiere
il maggiore progresso.
Ma la persona povera "media" in un paese a basso reddito viveva con
78 centesimi al giorno nel 2010, paragonato a 74 centesimi al giorno nel
1981, difficilmente qualche cambiamento.
Ma qui vi è la cruciale storia dietro il miglioramento che si è
registrato sotto il capitalismo dal 1950. E' dovuto principalmente alla
rapida crescita del colosso economico della Cina e, nell'ultimo
decennio, ad un grado minore, dell'India (dove le cifre sono state un
poco falsificate). Come dimostra DeLong, il PIL reale pro capite
della Cina nel 1980 era del 60% più basso della media mondiale, ma oggi
è il 25% sopra di essa. Il PIL reale pro capite dell'India nel
1980 era del 70% più basso della media mondiale, ma da allora l'India ha
chiuso quel divario della metà.
DeLong pensa che il progresso della Cina sia giù dall'avere avuto
dei "leader forti" come
Deng Xiaoping ed in India come
Rajiv Gandhi (!). Evidentemente, il modello
economico della Cina non aveva nulla a che fare con questo. Ma, quando
guardiamo le prove, come
ha fatto David Rosnick
con i dati di
Branco Milanovic dal suo nuovo libro
Diseguaglianza
globale, Rosnick scopre che la crescita globale
era molto più bassa senza la Cina nell'equazione. Poiché "la Cina ha
attuato politiche differenti, spesso in opposizione alle riforme che
gran parte del resto del mondo stava adottando (cioè proprietà statale
della maggior parte del sistema bancario, controllo statale sulla
maggior parte degli investimenti compresi gli investimenti diretti
esteri, politica industriale e rafforzamento dei diritti di proprietà
intellettuale). Se i successi di questo periodo nello sviluppo sono
guidati principalmente dalla Cina, allora possiamo raggiungere
conclusioni diverse riguardo al successo di riforme globali assai
diffuse".
Il problema con l'ottimismo dei simili di
DeLong
e Deaton con il
continuo 'successo' del capitalismo è che il
capitalismo pare dirigersi
oltre la sua
data di scadenza.
In un recente
studio, gli economisti della
Deutsche Bank
hanno sostenuto che la 'globalizzazione' (la diffusione dei tentacoli del
capitalismo attraverso il mondo) è giunta all'arresto completo. E nelle
principali economie anche la crescita della produttività del lavoro, la
misura del 'progresso' futuro è più o meno cessata.
Gli strateghi della
Deutsche
Jim Reid, Nick Burns e Sukanto Chanda
commentano che "sembra come stessimo venendo verso la fine di
un'era economica. Spesso tali ere vanno e vengono in lunghe ondate. Nei
30 anni passati una tempesta perfetta di fattori
— la Cina che negli anni '70
rientra nell'economia globale, la caduta dell'Unione Sovietica e, ad un
certo grado, la liberalizzazione economica dell'India
— hanno aggiunto più di un
miliardo di lavoratori nel mercato del lavoro globale". Questo, osserva la
Deutsche "è coinciso
con un'ondata generale della popolazione della forza lavoro
globale in termini assoluti ed anche relativi rispetto alla popolazione
complessiva, creando così una tempesta perfetta ed un'abbondanza di
lavoratori".
Ma nelle economie avanzate l'era dei
baby-boomers’ è
finita e l'espansione della forza lavoro nelle economie emergenti sta
iniziando a rallentare
– il
grafico mostra come nelle maggiori
economie il rapporto dei lavoratori produttivi rispetto alla popolazione
totale
sia destinato a calare in conseguenza di ciò.
Allo stesso tempo, l'economia mondiale è in crollo di redditività
ed investimenti. "Con la demografia che si deteriora sembra altamente
improbabile che il prossimo paio di decenni (forse di più) vedremo
ritornare tassi di crescita reale vicini a quelli pre-crisi, a livelli
da era pre-debito. Ovviamente se vi è un aumento esogeno sostenibile
alla produttività può essere allora dipinto uno scenario più ottimistico
(relativo a quello del grafico). A questo stadio è difficile capire da
dove provenga un tale aumento
– ed anche
se lo fa, il tempo si sta esaurendo perché impedisca il cambio di
regime economico e politico date le tensioni esistenti nel sistema".
Effettivamente, lo studio della
Deutsche accenna alla mia
opinione di lunghe ondate nello sviluppo economico sotto il
capitalismo.
In
questo blog, and
nei miei libri,
ho sostenuto che il capitalismo mondiale è in una grande discesa di
prezzi, produttività e redditività che non finirà senza ulteriori
grandi convulsioni nella produzione capitalista simile a quella del
2008-9. Se questo è giusto, le
predizioni ottimistiche di
DeLong
e Deaton
saranno contraddette.
L'economista
americano
Robert J Gordon ha enfatizzato che dovunque la crescita della produttività ha rallentato ad
un gocciolamento nonostante i nuovi progressi tecnologici su internet,
enormi raccolte di dati, social media, stampa 3d ecc. Ed il dibattito
continua se l'era attuale di
nuove tecnologie 'dirompenti'
spingerà oppure
no il capitalismo avanti e con la maggioranza della gente.
L'economia
mainstream resta
divisa sulla questione. Da una parte, gli
economisti della Banca
d'Inghilterra concludono che le nuove tecnologie daranno rinnovata
crescita economica ed occupazione,
come hanno fatto in passato. La BoE reputa che il progresso tecnologico non
creerà disoccupazione di massa e mentre probabilmente non renderà molto
più breve la vostra settimana lavorativa e probabilmente farà salire i
salari medi. Così "i robot sono (probabilmente) nostri amici".
D'alta parte, gli
economisti del FMI sono
meno ottimisti.
Sostengono che "il capitale robot tende a rimpiazzare i lavoratori ed a
spingere in basso i salari ed al principio la diversione degli
investimenti in robot prosciuga le provviste di capitale tradizionale
che contribuiscono ad alzare i salari. sebbene sia che gli speciali
talenti umani diventino sempre più preziosi e produttivi mentre si
combinano con questo capitale tradizionale e robot che si accumulano.
Alla fine, questo incremento della produttività del lavoro prevale sul
fatto che i robot stiano sostituendo gli esseri umani ed i salari (come
pure la produzione) salgono. Ma vi sono due problemi...ci vogliono 20
anni perché l'effetto della produttività pesi più dell'effetto di
sostituzione e spinga in alto i salari. In secondo luogo, probabilmente
il capitale aumenterà ancora grandemente il suo ruolo nell'economia.
Prenderà una quota più alta di reddito, persino nel lungo periodo quando
i salari saranno sopra il livello pre-era dei robot. Così, la
disuguaglianza peggiorerà, in questo modo forse drammaticamente".
Perciò, non così eccellente.
L'ottimismo di
Keynes degli anni '30 ha ottenuto
credito dopo una grande guerra mondiale e la successiva Età d'Oro post
bellica che ha ristabilito la redditività del capitale per una
generazione. Speriamo che non ci voglia un'altra guerra mondiale per
confermare l'ottimismo
dei
moderni
keynesiani come
DeLong.
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