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Le radici economiche della spinta alla guerra

10 ottobre 2014

 

La crisi del sistema capitalista globale che si intensifica, come evidenziato in rapporti pubblicati questa settimana dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale che non vedono nessuna prospettiva di aumentata crescita economica, è la forza motrice di accresciute tensioni tra le grandi potenze capitaliste e dell'ascesa del militarismo.

Una delle più significative manifestazioni del crollo capitalista è la continua scarsità di investimenti nell'economia reale, evidenziata nei rapporti di entrambe FMI e Banca Mondiale e la crescente dipendenza dell'economia mondiale dalle bolle creditizie, che sta creando le condizioni per un'altra crisi finanziaria.

Questa settimana due eventi hanno gettato una luce su questi processi interconnessi. Mercoledì negli Stati Uniti le borse sono salite al rilascio dei verbali della commissione sulla borsa della Federal Reserve che mostravano che la banca centrale non aveva nessuna fretta di alzare i tassi d'interesse vicini allo zero che ha incrementato i profitti di banche e speculatori finanziari.

Il giorno prima, dall'altro lato dell'Atlantico, è stato pubblicato un rapporto che dimostrava che in luglio la produzione industriale tedesca era calata del 4%il maggior declino dal 2009e che portava avvertimenti che la principale economia dell'Europa potrebbe spostarsi nella recessione.

Questi eventi formano due parti dello stesso processo. I dati dalla Germania, uno dei maggiori centri manifatturieri mondiali, è una ulteriore manifestazione di quella che è stata chiamata "stagnazione secolare", mentre l'aumento della borsa USA è stata un'espressione del parassitismo finanziario che come risultato si è sviluppato. Entrambe questi sviluppi sottolineano il collasso dell'economia capitalista globale.

Nel Capitale, Marx ha spiegato che purché le cose vanno bene, attraverso l'espansione di profitti e mercati, la competizione determinava una sorta di fraternità operativa della classe capitalista, mentre i suoi diversi settori si spartivano il bottino estratto dal lavoro della classe lavoratrice. Ma era un affare differente quando diventava questione non di dividersi i profitti, ma di cercare di evitare le perdite in condizioni di mercati che si contraggono. La competizione allora diventava una lotta tra fratelli ostili mentre ciascuno cercava di spingere le perdite sui suoi rivali.

I diversi settori del capitale si sono ampliati immensamente dai tempi di Marx. Ora la lotta si svolge non tra imprese che operano all'interno di un mercato nazionale. Piuttosto è una battaglia globale combattuta tra società transnazionali gigantesche il cui rendimento economico è maggiore, in alcuni casi, del prodotto interno lordo di interi paesi.

Le poche settimane passate hanno testimoniato lo scoppio di quella che può essere descritta soltanto come una guerra globale del minerale di ferro mentre i principali produttori mondiali affrontano condizioni di mercato in continuo peggioramentoil risultato di investimenti globali calanti, dei quali l'acciaio forma la componente principale.

Questa settimana, BHP Billiton, uno dei giganti globali del minerale di ferro, ha annunciato che la sua risposta non era di ridimensionare la produzione di fronte a di prezzi che cadono bruscamenteil minerale di ferro è calato da un picco di $180 per tonnellata nel 2011 a meno di $80 oggima di aumentarla e di introdurre misure per il taglio dei costi rivolte a ridurre i costi di produzione di $20 per tonnellata. Lo scopo di questa mossa e di tentativi simili da parte degli altri giganti, Rio Tinto e Vale, è di spingere al muro i produttori ad alto costo di India, Cina ed altrove abbassando ulteriormente i prezzi.

Finora questa guerra globale, che sarà replicata nella produzione e nella vendita di altre merci importanti, sia materie prime che beni manifatturieri, è confinata alla sfera economica. Ma non si fermerà lì.

Svelando le origini della I GM nelle contraddizioni fondamentali dell'economia capitalista, Leon Trotsky rilevò che, messe di fronte alla fine dell'espansione economica del primo decennio del ventesimo secolo, le grandi potenze imperialiste cercarono di risolvere la crisi del loro sistema economico con "mezzi meccanici", vale a dire attraverso il conflitto militare contro i loro rivali.

Le condizioni economiche che Trotsky sottolineava un secolo fa sono oggi ritornate con forza ancora maggiore. Di conseguenza, vengono compiuti i preparativi per un ricorso a "mezzi meccanici".

Non può essere accidentale che, nell'anno passato, mentre è stato sempre più riconosciuto che la stagnazione come pure la completa recessione sono diventate condizioni permanenti dell'economia mondiale, il militarismo è crescente.

Sia la Germania che il Giappone hanno demolito dichiaratamente il loro orientamento postbellico in politica estera per ritornare sulla strada che intrapresero nella prima metà del ventesimo secolo. Questo accade mentre l'imperialismo USA intensifica la sua spinta alla guerra per dominare il Medio Oriente, preme contro la Russia e rinforza il suo perno all''Asia diretto contro la Cina. Le elite dominanti della Germania insistono che essa non può più funzionare semplicemente come una potenza europea ma deve assumere un ruolo globale, mentre il governo Abe ha "reinterpretato" la costituzione postbellica per aprire la strada all'azione militare giapponese oltre le sue frontiere.

Le tensioni economiche stanno venendo sempre più all'aperto. Gli Stati Uniti e le istituzioni economiche sotto la loro influenza, come il FMI, sono sempre più ostili all'opposizione delle autorità tedesche a sollevare quelle che considera come costrizioni finanziarie repressive sul resto d'Europa e così fornire un aiuto assai necessario all'economia USA. Le elite dominanti tedesche, d'altra parte, aspramente risentite delle azioni delle banche e delle ditte finanziarie USA che hanno precipitato la crisi del 2008 con conseguenze devastanti per l'Europa, non sono inclini ad intraprendere azioni che vedono come indebolire ulteriormente la posizione delle loro banche a vantaggio del capitale finanziario USA.

Proprio come l'allineamento dell'ago di una bussola rivela la presenza di un campo magnetico, così il movimento delle potenze imperialiste minori indica la tendenza fondamentale degli sviluppi.

L'Australia è un esempio calzante. Avendo assunto nel 2011 un ruolo integrale nel perno all'Asia anti-Cina degli USA, nel corso dell'anno passato ha funzionato sempre più come uomo di punta per l'imperialismo USA, giocando un ruolo principale nello stimolare l'ostilità verso la Russia sull'ancora non chiarito abbattimento in luglio del Malaysian Airlines MH17e quindi ponendosi in prima linea della spinta USA alla Guerra in Medio Oriente, rivolta ad un'operazione di cambio di regime in Siria ed oltre.

Sono all'opera potenti forze economiche, che risultano dal crollo dell'economia capitalista globale. Il periodo in cui il capitalismo australiano sperimentava l'espansione pacifica attraverso l'esportazione in Cina del minerale di ferro e di altre materie prime industriali è giunto al termine, portando alla decisione nei circoli dominanti che nelle battaglie in vista deve allinearsi ancora più strettamente con la potenza economica, finanziaria e militare USA. Mentre le divisioni tra le maggiori potenze  si allargano con l'aggravamento della crisi capitalista, altri prenderanno decisioni simili su dove posizionarsi.

Naturalmente, la relazione tra processi economici e politici non è diretta ed immediata ma assume forme complesse. Ma la tendenza generale di sviluppo è chiara. Il declino in corso nella crescita economica globaleidentificato ma non spiegato nel rapporto del FMIsignifica che la spinta militarista si intensificherà nel prossimo periodo, creando le condizioni per lo scoppio di un'altra guerra. Questo disastro per l'umanità può essere impedito soltanto attraverso una lotta politica attiva per il programma e la prospettiva di internazionalismo socialista avanzati dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.

Nick Beams