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Le recenti sconfitte dei partiti di governo olandese, greco e
francese dimostrano la crescente opposizione alle loro politiche
d'austerità. In tutta Europa e Nord America montano opposizioni
simili. Salvare le grandi società finanziarie ed altre con
denaro preso in prestito è stato il piano statale quasi universale
per far fronte alla crisi capitalista globale. Il risultato -
deficit e debiti statali in aumento - è stato seguito da "politiche
di austerità" per ridurre quei deficit e debiti. Dopo avere sofferto
della crisi e quindi i salvataggi che l'hanno aggirato a favore
delle grandi società, ora il popolo affronta i tagli dell'austerità
dei posti di lavoro statali e dei servizi per compensare i costi dei
salvataggi. Mentre l'opposizione monta, cercherà la "crescita"
keynesiana o di andare oltre il capitalismo verso la democrazia
economica?
Il keynesismo (intervento economico statale espansionista) non
è mai stata la politica preferita dai capitalisti per le ricorrenti
recessioni e depressioni del capitalismo. Il loro Piano A era che il
governo richiedesse prestiti per salvare le principali società
finanziarie ed altre seguito da "politiche di austerità".
L'austerità ripaga i costi dei salvataggi deviando via il denaro
(tagliando) dai posti di lavoro e dai servizi statali. Soltanto
quando i movimenti anticapitalisti minacciavano dal basso, come
negli anni '30, i capitalisti preoccupati abbandonano il Piano A e
si spostano al Piano B - alla fine formalizzato come Keynesismo.
Tramite la spesa statale, le politiche keynesiane reclamano il
credito per posti di lavoro e "crescita" del reddito e mirano a
tenere lontano il controllo politico dalle forze anticapitaliste. La
dipendenza del keynesismo dalla pressione dei radicali dal basso
spiega la sua forza negli anni '30 contro la sua debolezza oggi.
I capitalisti preferiscono l'austerità per molte ragioni.
Poiché il suffragio universale permette delle politiche che disfano
le conseguenze del capitalismo come la ricchezza disuguale, le
distribuzioni di reddito e di potere, i capitalisti si preoccupano
su fin dove arriverà il suffragio universale. Durante le crisi, le
maggioranze rifiutano i salvataggi e l'austerità. I greci ed i
francesi lo hanno appena fatto. Possono quindi domandare la
"crescita" keynesiana tramite posti di lavoro statali e
redistribuzione del reddito e della ricchezza. O possono richiedere
la transizione oltre il capitalismo e democratizzare le loro
economie socializzando i mezzi di produzione, pianificando
l'economia e trasformando le imprese in collettivi dei lavoratori
auto-diretti. Non c'è da meravigliarsi che l'economia
mainstream conservatrice (la cosiddetta
"economia neoclassica") celebri il capitalismo come un sistema
che si riprenda da se non richiedendo nessun intervento
statale.
Il keynesismo frustra anche il meccanismo della crisi che
disciplina i lavoratori a vantaggio dei capitalisti. La
disoccupazione crescente fa accettare a coloro con un posto fisso
che sono preoccupati salari, benefici e sicurezza del lavoro
ridotti: buone notizie per i datori di lavoro. Mentre i salari che
calano riducono i costi per i capitalisti superstiti, anticipano
crescenti opportunità di profitto. Allora investiranno, rinnovando
la crescita e la prosperità. Questo è come la maggior parte dei
capitalisti preferiscono "lasciare che il mercato passi interamente
attraverso" la crisi economica.
Per contrasto, la spesa pubblica keynesiana diminuisce la
disoccupazione e così rallenta o previene salari e benefici calanti
ecc. Inoltre solitamente richiede un aumentata richiesta di prestiti
dello stato, della massa monetaria e/o di imposte sui capitalisti e
sui ricchi. Essi sono contrari a tali incrementi di imposte, si
tirano indietro dal prestare a governi sempre più indebitati e si
preoccupano dei rischi inflazionistici posti da incrementi della
massa monetaria.
Le "politiche di austerità" (il Piano A dei capitalisti) mirano
a pagare per i salvataggi mentre riducono i deficit statali. Possono
anche comprendere qualche elemosina statale per le peggiori vittime
della crisi. I Repubblicani ed i Democratici (o, in Europa, i
conservatori ed i socialdemocratici) litigano su quanta elemosina
procurare accanto all'austerità che impongono.
Il keynesismo è il piano B dei capitalisti quando i lavoratori
radicalizzati ed organizzati domandano diritti acquisiti
sistematici, non elemosina, e minacciano lo stesso capitalismo.
Durante gli anni '30, negli USA la sindacalizzazione di massa di
successo da parte del Congresso delle Organizzazioni Industriali e
la radicalizzazione di massa da parte dei partiti socialisti e
comunisti ha costruito dei movimenti sociali con forti componenti
anticapitaliste. In risposta, il presidente
Franklin Delano Roosevelt (FDR) ha offerto un accordo. Invece
dell'austerità,
avrebbe fornito servizi statali senza precedenti al popolo
(oggi forse chiamati piano di "crescita"). Avrebbe istituito la
Sicurezza Sociale ed i sistemi dei sussidi di disoccupazione e
creato e riempito più di 12 milioni di posti di lavoro federali per
i disoccupati. Nonostante tre volte il livello di oggi di
disoccupazione ed una peggiore crisi del bilancio federale, i
finanziamenti di FDR hanno ampliato
grandemente i servizi pubblici. Obama progetta di ridurre la
Sicurezza Sociale e non parla mai di un programma di assunzioni
federale. Allora il capitalismo
aveva di fronte una minaccia dal basso più potente; oggi no
(ancora).
FDR ha finanziato il suo accordo tassando le grandi imprese ed
i ricchi ed in parte prendendo in prestito da loro (per loro
il male minore). Molti hanno concordato perché anche loro temevano
l'opposizione anticapitalista. FDR ha persuaso la maggior parte
della sinistra, in cambio di estesi servizi e posti di lavoro
statali, a minimizzare l'anticapitalismo. Molti hanno abbandonato il
"socialismo" come obiettivo; alcuni lo hanno ridefinito essere ciò
che proponeva FDR. L'accordo di FDR ha formato un'alleanza che ha
vinto quattro elezioni presidenziali consecutive.
Il keynesismo - la teoria formalizzata e le politiche redatte
dall'opera di
John Maynard Keynes negli anni '30 in Gran
Bretagna - è stata sviluppata dopo l'accordo di FDR.
Ha provocato una comprensione modificata della Grande
Depressione. L'attenzione si è spostata via da come la pressione dal
basso anticapitalista e della classe lavoratrice abbia riorientato
le politiche di FDR. Invece, economisti scaltri e politici astuti
sono stati descritti ad utilizzare la "brillante nuova economia" di
Keynes per moderare, gestire ed uscire dalla crisi capitalista.
Dopo il 1945, le grandi imprese ed i ricchi sostennero ancora
la spesa statale keynesiana (temevano il ritorno della depressione),
ma ottennero imposte ridotte per loro stessi. Ottennero anche
qualche spostamento nelle spese statali dai servizi sociali alle più
favorevoli ai capitalisti difesa e miglioramenti infrastrutturali.
Inoltre i keynesiani prevalentemente si unirono agli economisti
neoclassici nel respingere l'economia anticapitalista di Marx. Le
crisi del capitalismo, insistevano, venivano ben comprese e gestite
(dal keynesismo). Erano dei semplici puntini che interrompevano
ripetutamente la crescita prosperosa del capitalismo.
L'anticapitalismo era teoricamente superato e politicamente sospetto
in tempi di guerra fredda.
Per gli entusiasti, l'economia keynesiana era superiore
all'ortodossia della corrente principale che aveva sempre appoggiato
politiche di austerità per la crisi. Il keynesismo divenne la nuova
ortodossia dagli anni '30 agli anni '70. Quindi, una crescita
capitalista ritornò il predominio all'economia neoclassica
(rinominata neoliberismo). Persino dopo che ha colpito la crisi del
2007, i keynesiani (cioè
Paul Krugman) non sono riusciti a
riguadagnare il dominio delle decisioni politiche.
Il "grande" dibattito tra economisti neoclassici e keynesiani
non è né grande né molto di un dibattito. Entrambe le parti
appoggiano, celebrano e difendono il capitalismo. Il loro
"dibattito" - tra i Piani B e A, più o meno intervento statale per
sostenere il capitalismo - rivive periodicamente come un sostituto
per impegnarsi seriamente in teorie economiche critiche, movimenti
sociali anticapitalisti e le loro richieste di democrazia economica.
Il dibattito tra le politiche di austerità e di crescita è uno
spettacolo secondario per l'evento principale: l'indebolimento del
capitalismo che lotta contro le proprie contraddizioni e con le
richieste che si profilano per una transizione oltre il capitalismo
verso la democrazia economica.
Richard D Wolff
Richard D. Wolff
è Professore
di Economia Emerito, Università del Massachusetts, Amherst
dove ha insegnato economia dal 1973
al 2008.
E' attualmente Professore Ospite
nel
Programma di Laurea in
Affari Internazionali della
New School University, New York City.
Insegna anche regolarmente in
lezioni al Brecht Forum
a Manhattan.
Prima ha insegnato economia
alla Yale University (1967-1969)
ed al City College
della City University
di New York (1969-1973).
Nel 1994,
è stato Professore Ospite di
Economia all'Università di Parigi (Francia) I (La Sorbona).
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