Il colpo di stato economico: debito e deficit come terapia shock

di Ismael Hossein-zadeh

Global Research, 2 novembre 2013

 

Quando Naomi Klein pubblicò il suo innovativo libro The Shock Doctrine (2007), che ha dimostrato in modo irresistibile come i politici neoliberisti approfittino di opprimenti tempi di crisi per privatizzare la proprietà pubblica ed attuare programmi di austerità, la maggior parte degli economisti ed i sapientoni dei media hanno derisero i suoi argomenti come esagerazioni del caso. Da allora gli sviluppi del mondo economico reale hanno fortemente avvalorato le sue vedute.

Utilizzando lo snervante crollo finanziario del 2008, la seguente lunga recessione ed il ricorrente spettro del default sul debito, l'oligarchia finanziaria ed i suoi agenti nei governi al centro dei paesi capitalisti si sono imbarcati in un colpo di stato economico senza precedenti contro il popolo, le cui devastazioni comprendono l'estesa privatizzazione del settore pubblico, l'applicazione sistematica dell'economia dell'austerità neoliberista e la radicale redistribuzione delle risorse dal basso verso l'alto. Nonostante l'importanza veramente storica e di cambio di modello di questi infausti sviluppi, la loro discussione resta completamente al di fuori della trattazione dell'economia mainstream.

Il fatto che gli economisti ed i politici neoliberisti acclamino questi assalti brutali ai programmi alla rete di sicurezza sociale non dovrebbe sorprendere. Tuttavia, ciò che è spiacevole è la vistosa diagnosi errata degli economisti e dei politici liberal/keynesiani della piaga dell'economia dell'austerità: ci viene raccontato che è tutta colpa dei repubblicani di destra o di quelli del Tea Party; l'amministrazione Obama e l'establishment del Partito Democratico, inclusa la burocrazia sindacale, non hanno nessuna parte o responsabilità nell'implacabile spinta all'austerità ed alla privatizzazione della proprietà pubblica.

Gli economisti ed i politici keynesiani ed altri liberal incolpano ripetutamente dell'abbandono del New Deal e/o dell'economia socialdemocratica esclusivamente l'economia supply-side di Ronald Reagan, l'ideologia neoliberista gli economisti dell'università di Chicago. Effettivamente, descrivono il crollo finanziario del 2008, la seguente lunga recessione ed il ricorrente trambusto del debito/bilancio come "cattive" politiche del "capitalismo neoliberista", non come politiche di classe del capitalismo in se e per se [1].

Tuttavia, le prove dimostrano che la transizione dall'economia keynesiana a quella neoliberista ha origine da radici e dinamiche molto più profonde della pura ideologia [2]; che le politiche di austerità neoliberiste sono politiche di classe, non "cattive" politiche [3]; che la transizione è cominciata molto tempo prima che Reagan arrivasse alla Casa Bianca e che le politiche di austerità neoliberiste sono state perseguite tanto vigorosamente (sebbene meno apertamente e più furtivamente) dalle amministrazioni democratiche di Bill Clinton e Barack Obama quanto dalle loro controparti repubblicane [4].

In realtà, si potrebbe sostenere che, a causa della sua posizione o situazione singolarmente ingannevole nella struttura sociopolitica degli Stati Uniti ed ugualmente uniche caratteristiche o personalità orwelliana, Obama ha servito gli interessi della potente oligarchia finanziaria molto meglio o più efficacemente di quanto potesse fare, o ha fatto, ogni presidente repubblicano, compreso Ronald Reagan. Per lo stesso motivo, ha messo più abilmente il paraocchi al pubblico e danneggiato i suoi interessi, sia in termini di economia che di diritti individuali/costituzionali, più di ognuno dei suoi predecessori.

Ronald Reagan parlava francamente del fatto di difendere l'economia supply-side. Ciò ha significato che gli oppositori della sua agenda economica sapevano dove stava e potevano creare di conseguenza le loro strategie. Per contrasto, Obama si ritrae pubblicamente come un oppositore liberal delle politiche di austerità neoliberiste (poiché lamenta frequentemente le disuguaglianze economiche che si intensificano ed occasionalmente versa lacrime di coccodrillo sulla condizione dei disoccupati e di coloro in difficoltà economiche), mentre in pratica è uno dei principali giocatori nella partita della sciarada della "crisi" del debito, progettata come uno schema di terapia shock nell'intensificazione dell'economia dell'austerità [5].

Nessun presidente o maggiore politico primo di Obama aveva mai osato toccare i fin qui intoccabili (e che ancora si auto-finanziano) fondi fiduciari di Social Security e Medicare. E' stato il primo ad osare rendere questi programmi sociali pilastro soggetti ai tagli dell'austerità, come riflesso, per esempio, nel suo proposto piano di bilancio federale per l'anno fiscale 2014, inizialmente rilasciato nell'aprile 2013. Commentando su questa inclusione senza precedenti di diritti acquisiti nei programmi sociali da tagliarsi, il Christian Science Monitor ha scritto (il 9 aprile 2013):

"La nuova proposta sul bilancio del presidente Obama . . . è una prova che l'atteggiamento di Washington verso la riforma dei diritti acquisiti sta lentamente mutando, con prospettive per cambiamenti a Social Security e Medicare che diventano sempre più probabili".

Da allora Obama ha trasformato questa "probabilità" di minare Social Security e Medicare in una realtà. Lo ha fatto prendendo i primi passi nel trasformare la crisi di bilancio che ha portato allo shutdown governativo della prima metà di ottobre in trattative su tagli nei diritti acquisiti. In un'intervista il secondo giorno dello shutdown (3 ottobre), ha richiesto di eliminare i programmi sociali "non necessari" e di discutere tagli nella "spesa a lungo termine sui diritti acquisiti" [6].

Cinque giorni dopo, il 5 ottobre, Obama ha ripetuto in una conferenza stampa il suo sostegno al taglio di Social Security e Medicare, riassicurando i repubblicani al Congresso della sua prontezza a mettersi d'accordo su questi tagli (come pure ai tagli ai tassi d'imposta sulle società dal 35% al 28%) se i repubblicani votavano per aumentare il limite del debito pubblico:

"Se qualcuno dubita della mia sincerità su questo, ho avanzato delle proposte nel mio bilancio per riformare i programmi sui diritti acquisiti per un lungo periodo di tempo e per riformare il nostro codice fiscale in modo che ... ridurrebbe i tassi per le grandi società" [7].

Soltanto allora, vale a dire, soltanto dopo che Obama ha accettato di collaborare con i repubblicani sui modi per tagliare entrambe diritti acquisiti e tassi d'imposta sulle società, i negoziatori del bilancio repubblicani hanno acconsentito ad un più elevato tetto di bilancio ed alla riapertura del governo. La legge di consenso che ha terminato lo shutdown governativo estende i tagli automatici indiscriminati del "sequester" che sono iniziati lo scorso marzo fino all'anno corrente. Ciò significa che "i negoziati sul bilancio nelle prossime settimane assumeranno come punto di partenza i $1 trilione di tagli nel corso dei prossimi otto anni posti sotto mandato dal processo di sequestro" [8].

E così, ancora una volta, il grande compromettente ha ceduto, e regalatotutto a spese dei suoi (assoluti) sostenitori.

Per preparare il pubblico al lungamente atteso attacco a Social Security, a Medicare ed ad altri programmi sociali vitali, l'establishment di governo bipartitico negli anni recenti ha inventato uno spauracchio molto utile per spaventare il pubblico fino alla sottomissione: occasionali crisi di debito/bilancio e lo spettro o la reale sofferenza dello shutdown governativo. Come ha notato di recente Sheldon Richman:

"Dovunque guardiamo, vi sono degli spauracchi. L'ultimo è … DEFAULT. Uuuuuu.

A quanto pare le minacce del terrorismo internazionale e dell'ascesa della Cina non sono abbastanza per tenerci allarmati e desiderosi di catena. Queste cose tendono a diventare lise con il tempo. Ma di quando in quando il buon vecchio default può essere preso dallo scaffale. Funziona ogni volta come un effetto miracoloso.

No, no, non il default! Tutto ma non il default!" [9].

I responsabili della politica economica alla Casa Bianca ed al Congresso hanno invocato lo spauracchio debito/deficit almeno tre volte in meno di due anni: il panico del tetto del debito nel 2011, il "precipizio fiscale" nel 2012 e, più di recente, la crisi del tetto del debito/shutdown del governo nel 2013tutti progettati per spaventare il pubblico fino a fare accettare il taglio di programmi sociali vitali. In maniera interessante, quando gli speculatori di Wall Street avevano bisogno di trilioni di dollari per essere salvati, o quando la Fed inonda ripetutamente questi giocatori d'azzardo con denaro quasi senza interesse attraverso il cosiddetto alleggerimento quantitativo, gli spauracchi del debito non si potevano/possono vedere da nessuna parte!

Il risultato dell'ultima (2013) "crisi di gestione del debito", che ha portato allo shutdown governativo di 16 giorni (1-16 ottobre) ha confermato l'opinione che la "crisi" fosse essenzialmente fasulla. Seguendo il modello dei negoziati debito/bilancio 2010, 2011 e 2012, i politici bipartisan hanno tenuto in vita la falsa crisi semplicemente spingendo avanti la sua "risoluzione" indietro di diversi mesi agli inizi del 2014. In altre parole, non hanno seppellito lo spauracchio; lo hanno unicamente accantonato per un momento per essere preso via quando è necessario, ancora una volta, spaventare il popolo per fare accettare tagli d'austerità aggiuntivicompresi Social Security e Medicare.

L'esito della "crisi" di bilancio ha inoltre evidenziato il fatto che, dietro l'apparente impasse bipartisan e le denunce reciproche, vi è un "fondamentale consenso tra questi partiti per distruggere tutte le conquiste sociali ottenute dalla classe lavoratrice nel corso del ventesimo secolo" [10]. Nella misura in cui vi sono stati dei disaccordi, essi erano principalmente sul tono, sul tempo, sulle dimensioni, sulle tattiche e sui mezzi, non sul fine. Al cuore di tutto il litigio bipartisan (in gran parte inventato) era come meglio intensificare, giustificare e mimetizzare i brutali tagli alla spesa sociale necessaria in modo vitale.

I sostenitori di sinistra/liberal di Obama, che lamentano che viene "pressato" oppure "forzato" dai repubblicani del Tea Party fino a compromessi di destra, dovrebbero guardare oltre la sua posa liberal/populista. Le prove dimostrano che, contrariamente alle pretese di Barack Obama, le sue campagne presidenziali sono state pesantemente finanziate dai titani finanziari di Wall Street e dai suoi influenti lobbisti. Grandi contributi di Wall Street sono iniziati a riversarsi nella sua campagna elettorale soltanto dopo che è stato interamente esaminato dai potenti interessi di Wall Street, attraverso rigorose sessioni di D & R da parte dell'oligarchia finanziaria e che è stato giudicato essere il loro candidato "ideale" per la presidenza [11].

I seguaci assoluti di Obama dovrebbero anche osservare che, nella misura in cui viene "pressato" dai suoi oppositori politici fino a compromessi/concessioni, non ha nessuno che se stesso da biasimare: mentre il Partito Repubblicano mobilita sistematicamente la sua base sociale attraverso rami collaterali come quelli del Tea Party, Obama tende a ingannare, smobilitare e disarmare la sua base di sostenitori. Invece di mobilitare ed incoraggiare la sua molto più ampia base di sostenitori (le cui più numerose voci potrebbero facilmente coprire le stridule voci di quelli del Tea Party) per l'azione politica, implora loro frequentemente di "essere pazienti" e di "mantenere viva la speranza".

Come hanno acutamente osservato Andre Damon e Barry Grey,

"Non vi è stata una singola organizzazione di massa che abbia denunciato lo shutdown [governativo] o vi si sia opposta. I sindacati sono completamente alleati all'amministrazione Obama e sostengono le sue politiche di austerità e di guerra" [12].

Inoltre i sostenitori di Obama hanno bisogno di aprire gli occhi al fatto che, come ho dimostrato in un precedente saggio [13], Obama nutre affinità ideologiche che sono più in accordo con Ronald Reagan che con FDR. Questo viene chiaramente rivelato nel suo libro, The Audacity of Hope, dove mostra il suo disprezzo per "...coloro che ancora si battono per la religione vecchio stile, difendendo ogni programma del New Deal e della Great Society dall'usurpazione dei repubblicani, realizzando indici di ascolto del 100% dai gruppi di interesse liberal. Ma questi tentativi sembrano esauriti...privi dell'energia e delle nuove idee necessarie ad affrontare le circostanze mutevoli della globalizzazione"[14].

(A parte i suoi difetti, Hillary Clinton aveva ragione quando, nel suo tentativo per la Casa Bianca contro Obama, ha rilevato che la filosofia economica di Obama era in gran parte ispirata dall'economia supply-side di Reagan. Tuttavia, poiché l'establishment di Wall Street e/o dirigente aveva già deciso che Obama era la scelta preferita per la Casa Bianca, i media corporativi hanno lasciato passare il commento della Clinton senza soffermarsi molto sulle ragioni dietro di esso; il che potrebbe prontamente essere verificato semplicemente sfogliando il suo libro, The Audacity of Hope.)

La ripetuta pretesa che i diritti acquisiti siano l'erpice principale del bilancio federale è falsaalmeno per tre ragioni. Anzitutto, l'asserzione che il gran numero di persone nate all'epoca del baby boom che vanno in pensione sia il principale colpevole degli ammanchi di bilancio è fasulla perché, mentre è vero che vadano in pensione in numero maggiore del solito, non vengono da un altro pianeta; prima di andare in pensione, hanno anche lavorato e contribuito al fondo fiduciario dei diritti acquisiti in numero maggiore del solito. Ciò significa che, nel corso del tempo, l'efflusso e l'afflusso di fondi dei nati nel baby boom nel fondo fiduciario dei diritti acquisiti deve livellarsi necessariamente l'uno con l'altro.

In secondo luogo, anche partendo dal presupposto che questa pretesa sia valida, il "problema" può essere sistemato facilmente (per molti anni a venire) solamente innalzando il tetto del reddito tassabile per la  Social Security dall'attuale livello di $113.700 ad un livello leggermente più alto, diciamo, $140.000.

Terzo, il grido d'allarme dei politici bipartisan sulla presunta crisi di bilancio/debito è falso anche perché, se fosse vero, non eviterebbero di occuparsi di affrontare i veri colpevoli della crisi: il costo incontrollabile ed in aumento dell'assistenza sanitaria, gli ugualmente incontrollabili costi di forze armate/guerra/sicurezza, il trasferimento massiccio del debito privato/Wall Street al debito pubblico in risposta al crollo finanziario del 2008 ed il considerevole calo dagli inizi degli anni'80 nella parte delle entrate del bilancio governativo, che è il risultato della drastica revisione del sistema di tassazione a favore dei ricchi.

Il grande piano dell'oligarchia finanziaria e dei suoi rappresentanti nel governo per sostituire il New Deal con l'economia neoliberista è stato (dagli inizi degli anni '80) di creare deliberatamente deficit di bilancio allo scopo di giustificare tagli della spesa sociale. La scellerata impresa è stata spesso compiuta attraverso una combinazione di tagli fiscali per i ricchi e di aumenti di spesa per i programmi di forze armate/guerra/sicurezza. David Stockman, direttore del bilancio del presidente Reagan ed uno dei principali architetti dei suoi tagli fiscali della supply-side, ha confermato la politica dell'amministrazione Reagan di simultaneamente elevare la spesa militare e di tagliare le tasse sui ricchi allo scopo di imporre tagli alla spesa pubblica non militare:

"Il mio scopo era sempre stato di far scendere la dimensione dello stato sociale interno al punto in cui poteva essere adeguatamente finanziato con le entrate dopo il taglio fiscale" [15].

Questa politica insidiosa di creare intenzionalmente deficit di bilancio allo scopo di imporre tagli di austerità neoliberista sui bisogni sociali vitali è continuata fino ad oggisotto amministrazioni sia repubblicane che democratiche.

Sebbene le tattiche bipartisan di tagli d'austerità siano sottili ed offuscanti, possono essere illustrate con l'aiuto di alcuni semplici numeri (ipotetici): prima (e dietro le scene), le due parti concordano sul tagliare la spesa pubblica non militare di, diciamo, $100 miliardi. Per raggiungere questo obiettivo, i repubblicani chiederebbero, per esempio, un taglio di $200 miliardi. L'amministrazione Obama/Partito Democratico, fingendo di rappresentare i poveri e le famiglie che lavorano, obietterebbero con veemenza che questo è troppo . . . e che tutto ciò che possono offrire sono, di nuovo per esempio, $50 miliardi. In seguito, i negoziatori repubblicani spunterebbero con la loro controfferta di, diciamo, $150 miliardi. Quindi vengono mesi di contrattazioni fasulle e di discorsi appassionati in difesa delle loro posizioni . . . finché alla fine si incontrano a metà strada tra $50 miliardi e $150 miliardi, che era stato dall'inizio il loro scopo nascosto ($100 miliardi).

Naturalmente, questo è un esempio ipotetico eccessivamente semplificato. Ma cattura, a grandi linee, l'essenza della partita politica che i partiti repubblicano e democraticoche sempre più rappresentano entrambe la grande finanza/grande impresagiocano sul popolo americano. Nel frattempo, i doppi media corporativi fingono di assecondare questa sciarada politica allo scopo di confondere il pubblico creando l'impressione che non vi sia nessuna alternativa ai tagli d'austerità e che tutto il litigio pubblico bipartisan su questioni di debito/bilancio rappresenti vividamente la "democrazia in azione".

L'atmosfera di panico e di ansia che circonda i negoziati sul debito/deficit è fabbricata poiché la pretesa centrale dietro alla crisi simulata che "non vi sono affatto soldi" per posti di lavoro, istruzione, assistenza sanitaria, Social Security, Medicare, alloggi, pensioni e simili è una menzogna. Generose sovvenzioni dal crollo del mercato nel 2008 ai maggiori attori di Wall Street ha alzato a nuovi livelli i mercati finanziari, come provato dalla nuova bolla sopra il segno 1.500 del Dow Jones Industrial Average. I tagli massicci all'occupazione, ai salari ed ai sussidi, come pure alla spesa sociale, sono risultati in un enorme trasferimento di risorse economiche dalla base al vertice. L'1% più ricco degli americani ora possiede più del 40% dell'intera ricchezza del paese; mentre l'80% alla base possiede soltanto il 7%. Allo stesso modo, l'1% più ricco ora porta a casa il 24% del reddito totale del paese, paragonato a soltanto il 9% quattro decenni fa [16].

Questo significa che non vi è realmente nessun bisogno dei brutali tagli dell'austerità come non vi è realmente nessuna carenza di risorse finanziarie. La pretesa mancanza di risorse è dovuta al fatto che sono concentrate in largamente nei profondi forzieri dell'oligarchia finanziaria.

Ismael Hossein-zadeh è professore emerito di economia alla Drake University, Des Moines, Iowa. E' l'autore di The Political Economy of U.S. Militarism (Palgrave–Macmillan 2007) e di Soviet Non-capitalist Development: The Case of Nasser’s Egypt (Praeger Publishers 1989). Il suo ultimo libro è intitolato Beyond Mainstream Explanations of the Financial Crisis: Parasitic Finance Capital, imminente da Routledge Books.

Note

[1] David M. Kotz, “The Financial and Economic Crisis of 2008: A Systemic Crisis of Neoliberal Capitalism,” Review of Radical Political Economics, vol. 41, no. 3 (2009), pp. 305-317.

[2] Jan Toporowski, Why the World Economy Needs a Financial Crash and Other Critical Essays on Finance and Financial Economics, London: Anthem Press (2010).

[3] Ismael Hossein-zadeh, Holes in the Keynesian Arguments against Neoliberal Austerity Policy—Not “Bad” Policy, But Class Policy,” luglio 2010: <http://politicaleconomics.info/docs/Not-Bad-Policy-But-Class-Policy.pdf>.

[4] Alan Nasser, “New Deal Liberalism Writes Its Obituary,”counterpunch.org, 21 settembre 2009: <http://www.counterpunch.com/nasser09212009.html>.

[5] Pam Martens, “The Obama Bubble Agenda,” counterpunch.org, 6 maggio 2008: <http://www.counterpunch.org/martens05062008.html>.

[6] Andre Damon, “Republicans, White House move toward deal to extend debt ceiling, cut social programs,” World Socialist Web Site, 11 ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/11/budg-o11.html>.

[7] Andre Damon, “Amid government shutdown, Obama signals cuts to Social Security, Medicare,” World Socialist Web Site, 9 ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/09/budg-o09.html>.

[8] Ibid.

[9] Sheldon Richman, “The Default Circus: The Latest Hobgoblin,”counterpunch.org, 18 novembre 2013: <http://www.counterpunch.org/2013/10/18/the-default-circus/>.

[10] Andre Damon and Barry Grey, “US budget deal sets stage for intensified assault on social programs,” World Socialist Website, 17 ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/17/budg-o17.html>.

[11] Pam Martens, “The Obama Bubble Agenda,” counterpunch.org, 6 maggio 2008: <http://www.counterpunch.org/martens05062008.html>.

[12] Andre Damon and Barry Grey, “US budget deal sets stage for intensified assault on social programs,” World Socialist Website, 17 ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/17/budg-o17.html>.

[13] Ismael Hossein-zadeh, “Beyond Mainstream Explanations of this Recession,” State of Nature, inverno 2010: <http://www.stateofnature.org/?p=6366>.

[14] Alan Nasser, “New Deal Liberalism Writes Its Obituary,”counterpunch.org, 21 settembre 2009: <http://www.counterpunch.com/nasser09212009.html>.

[15] Richard Du Boff, “What Military Spending Really Costs,” Challenge 32, settembre/ottobre 1989, pp. 4-10.

[16] Henry Blodget, “America Today: 3 Million Overlords and 300 Million Serfs,” Business Insider, 10 aprile 2013: <http://www.businessinsider.com/wealth-and-income-inequality-in-america-2013-4?op=1>.