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Quando
Naomi Klein pubblicò il suo
innovativo libro
The Shock
Doctrine (2007),
che ha dimostrato in modo irresistibile come i politici
neoliberisti approfittino di opprimenti tempi di crisi per privatizzare
la proprietà pubblica ed attuare programmi di austerità, la maggior
parte degli economisti ed i sapientoni dei media hanno derisero i suoi
argomenti come esagerazioni del caso. Da allora gli sviluppi del mondo
economico reale hanno fortemente avvalorato le sue vedute.
Utilizzando lo snervante crollo finanziario del 2008, la seguente
lunga recessione ed il ricorrente spettro del default sul debito,
l'oligarchia finanziaria ed i suoi agenti nei governi al centro dei
paesi capitalisti si sono imbarcati in un colpo di stato economico senza
precedenti contro il popolo, le cui devastazioni comprendono l'estesa
privatizzazione del settore pubblico, l'applicazione sistematica
dell'economia dell'austerità neoliberista e la radicale redistribuzione
delle risorse dal basso verso l'alto. Nonostante l'importanza veramente
storica e di cambio di modello di questi infausti sviluppi, la loro
discussione resta completamente al di fuori della trattazione
dell'economia
mainstream.
Il fatto che gli economisti ed i politici neoliberisti acclamino
questi assalti brutali ai programmi alla rete di sicurezza sociale non
dovrebbe sorprendere. Tuttavia, ciò che è spiacevole è la vistosa
diagnosi errata degli economisti e dei politici liberal/keynesiani della
piaga dell'economia dell'austerità: ci viene raccontato che è tutta
colpa dei repubblicani di destra o di quelli del
Tea Party;
l'amministrazione Obama e l'establishment del Partito
Democratico, inclusa la burocrazia sindacale, non hanno nessuna parte o
responsabilità nell'implacabile spinta all'austerità ed alla
privatizzazione della proprietà pubblica.
Gli economisti ed i politici
keynesiani
ed altri liberal incolpano ripetutamente dell'abbandono del
New Deal e/o
dell'economia socialdemocratica esclusivamente l'economia
supply-side
di
Ronald Reagan, l'ideologia
neoliberista gli economisti dell'università di Chicago. Effettivamente,
descrivono il crollo finanziario del 2008, la seguente lunga recessione
ed il ricorrente trambusto del debito/bilancio come
"cattive" politiche del "capitalismo neoliberista", non come politiche
di classe del capitalismo in se e per se [1].
Tuttavia, le prove dimostrano che la transizione dall'economia
keynesiana a quella neoliberista ha origine da radici e dinamiche molto
più profonde della pura ideologia
[2];
che le politiche
di austerità neoliberiste sono politiche di classe, non "cattive"
politiche [3];
che la
transizione è cominciata molto tempo prima che Reagan arrivasse alla
Casa Bianca e che le politiche di austerità neoliberiste sono state
perseguite tanto vigorosamente (sebbene meno apertamente e più
furtivamente) dalle amministrazioni democratiche di
Bill Clinton
e Barack Obama
quanto dalle loro controparti repubblicane [4].
In realtà, si potrebbe sostenere che, a causa della sua posizione o
situazione singolarmente ingannevole nella struttura sociopolitica degli
Stati Uniti ed ugualmente uniche caratteristiche o personalità
orwelliana, Obama ha servito gli interessi della potente oligarchia
finanziaria molto meglio o più efficacemente di quanto potesse fare, o
ha fatto, ogni presidente repubblicano, compreso
Ronald Reagan.
Per lo stesso motivo, ha messo più abilmente il paraocchi al
pubblico e danneggiato i suoi interessi, sia in termini di economia che
di diritti individuali/costituzionali, più di ognuno dei suoi
predecessori.
Ronald Reagan
parlava francamente del fatto di difendere l'economia
supply-side. Ciò ha
significato che gli oppositori
della sua agenda economica
sapevano dove stava e potevano creare di conseguenza le loro
strategie. Per contrasto, Obama si ritrae pubblicamente come un
oppositore liberal delle politiche di austerità neoliberiste (poiché
lamenta frequentemente le disuguaglianze economiche che si intensificano
ed occasionalmente versa lacrime di coccodrillo sulla condizione dei
disoccupati e di coloro in difficoltà economiche), mentre in pratica è
uno dei principali giocatori nella partita della sciarada della "crisi"
del debito, progettata come uno schema di terapia shock
nell'intensificazione dell'economia dell'austerità [5].
Nessun presidente o maggiore politico primo di Obama aveva mai
osato toccare i fin qui intoccabili (e che ancora si auto-finanziano)
fondi fiduciari di
Social Security
e Medicare.
E' stato il primo ad osare rendere questi programmi sociali pilastro
soggetti ai tagli dell'austerità, come riflesso, per esempio, nel suo
proposto piano di bilancio federale per l'anno fiscale 2014,
inizialmente rilasciato nell'aprile 2013. Commentando su questa
inclusione senza precedenti di diritti acquisiti nei programmi sociali
da tagliarsi, il
Christian Science
Monitor ha scritto
(il 9
aprile
2013):
"La nuova proposta sul bilancio del presidente Obama . . . è una
prova che l'atteggiamento di
Washington verso la riforma dei diritti acquisiti sta lentamente
mutando, con prospettive per cambiamenti a
Social Security
e Medicare che diventano sempre più probabili".
Da allora Obama ha trasformato questa "probabilità" di minare
Social Security
e Medicare in una realtà. Lo ha fatto prendendo i primi passi nel
trasformare la crisi di bilancio che ha portato allo
shutdown governativo
della prima metà di ottobre in trattative su tagli nei diritti
acquisiti. In un'intervista il secondo giorno dello
shutdown (3 ottobre), ha
richiesto di eliminare i programmi sociali "non necessari" e di
discutere tagli nella "spesa a lungo termine sui diritti acquisiti" [6].
Cinque giorni dopo, il 5 ottobre, Obama ha ripetuto in una
conferenza stampa il suo sostegno al taglio di
Social Security
e Medicare, riassicurando i repubblicani al Congresso della
sua prontezza a mettersi d'accordo su questi tagli (come pure ai tagli
ai tassi d'imposta sulle società dal 35% al 28%) se i repubblicani
votavano per aumentare il limite del debito pubblico:
"Se qualcuno dubita della mia sincerità su questo, ho avanzato
delle proposte nel mio bilancio per riformare i programmi sui diritti
acquisiti per un lungo periodo di tempo e per riformare il nostro codice
fiscale in modo che ... ridurrebbe i tassi per le grandi società" [7].
Soltanto allora, vale a dire, soltanto dopo che Obama ha accettato
di collaborare con i repubblicani sui modi per tagliare entrambe diritti
acquisiti e tassi d'imposta sulle società, i negoziatori del bilancio
repubblicani hanno acconsentito ad un più elevato tetto di bilancio ed
alla riapertura del governo. La legge di consenso che ha terminato lo
shutdown governativo
estende
i tagli automatici indiscriminati del "sequester" che sono iniziati
lo scorso marzo fino all'anno corrente. Ciò significa che "i negoziati
sul bilancio nelle prossime settimane assumeranno come punto di partenza
i $1 trilione di tagli nel corso dei prossimi otto anni posti sotto
mandato dal processo di sequestro" [8].
E così, ancora una volta, il grande compromettente ha ceduto, e
regalato—tutto a spese dei
suoi (assoluti) sostenitori.
Per preparare il pubblico al lungamente atteso attacco a
Social Security,
a
Medicare
ed ad altri programmi sociali vitali, l'establishment di governo
bipartitico negli anni recenti ha inventato
uno spauracchio molto utile per spaventare il pubblico fino alla
sottomissione: occasionali crisi di debito/bilancio e lo spettro o la
reale sofferenza dello
shutdown governativo.
Come ha notato di recente
Sheldon Richman:
"Dovunque guardiamo, vi sono degli spauracchi. L'ultimo è
… DEFAULT.
Uuuuuu.
A quanto pare le minacce del terrorismo internazionale e
dell'ascesa della Cina non sono abbastanza per tenerci allarmati e
desiderosi di catena. Queste cose tendono a diventare lise con il tempo.
Ma di quando in quando il buon vecchio default può essere preso dallo
scaffale. Funziona ogni volta come un effetto miracoloso.
No, no, non il default! Tutto ma non il default!" [9].
I responsabili della politica economica alla Casa Bianca ed al
Congresso hanno invocato lo spauracchio debito/deficit almeno tre volte
in meno di due anni: il panico del tetto del debito nel 2011, il
"precipizio fiscale" nel 2012 e, più di recente, la crisi del tetto del
debito/shutdown
del governo nel
2013—tutti
progettati per spaventare il pubblico fino a fare accettare il taglio di
programmi sociali vitali. In maniera interessante, quando gli
speculatori di
Wall Street avevano bisogno
di trilioni di dollari per essere salvati, o quando la Fed
inonda ripetutamente questi giocatori d'azzardo con denaro quasi
senza interesse attraverso il cosiddetto alleggerimento quantitativo,
gli spauracchi del debito non si potevano/possono vedere da nessuna
parte!
Il risultato dell'ultima (2013) "crisi di gestione del debito", che
ha portato allo
shutdown governativo di
16 giorni (1-16 ottobre) ha confermato l'opinione che la "crisi" fosse
essenzialmente fasulla. Seguendo il modello dei negoziati
debito/bilancio 2010, 2011 e 2012, i politici bipartisan hanno tenuto
in vita la falsa crisi semplicemente spingendo avanti la sua
"risoluzione" indietro di diversi mesi agli inizi del 2014. In altre
parole, non hanno seppellito lo spauracchio; lo hanno unicamente
accantonato per un momento per essere preso via quando è necessario,
ancora una volta, spaventare il popolo per fare accettare tagli
d'austerità aggiuntivi—compresi
Social Security
e Medicare.
L'esito della "crisi" di bilancio ha inoltre evidenziato il fatto
che, dietro l'apparente impasse
bipartisan
e le denunce
reciproche, vi è un "fondamentale consenso tra questi partiti per
distruggere tutte le conquiste sociali
ottenute dalla classe lavoratrice nel corso del ventesimo secolo" [10].
Nella misura in cui vi sono stati dei disaccordi, essi erano
principalmente sul tono, sul tempo, sulle dimensioni, sulle tattiche e
sui mezzi, non sul fine. Al cuore di tutto il litigio bipartisan (in
gran parte inventato) era come meglio intensificare, giustificare e
mimetizzare i brutali tagli alla spesa sociale necessaria in modo
vitale.
I sostenitori di sinistra/liberal di Obama, che
lamentano che viene "pressato" oppure "forzato" dai
repubblicani del
Tea Party fino a
compromessi di destra, dovrebbero guardare oltre la sua posa
liberal/populista. Le
prove dimostrano che, contrariamente alle pretese di
Barack Obama, le sue campagne
presidenziali sono state pesantemente finanziate dai titani finanziari
di
Wall Street e dai suoi
influenti lobbisti. Grandi contributi di
Wall Street sono iniziati a
riversarsi nella sua campagna elettorale soltanto dopo che è stato
interamente esaminato dai potenti interessi di
Wall Street, attraverso
rigorose sessioni di D & R da parte dell'oligarchia finanziaria e che è
stato giudicato essere il loro candidato "ideale" per la presidenza [11].
I seguaci assoluti di Obama dovrebbero anche osservare che, nella
misura in cui viene "pressato" dai suoi oppositori politici fino a
compromessi/concessioni, non ha nessuno che se stesso da biasimare:
mentre il Partito Repubblicano mobilita sistematicamente la sua base
sociale attraverso rami collaterali come quelli del
Tea Party, Obama
tende a ingannare, smobilitare e disarmare la sua base di
sostenitori. Invece di mobilitare ed incoraggiare la sua molto più ampia
base di sostenitori (le cui più numerose voci potrebbero facilmente
coprire le stridule voci di
quelli del
Tea Party) per l'azione
politica, implora loro frequentemente di "essere pazienti" e
di "mantenere viva la speranza".
Come hanno acutamente osservato
Andre Damon
e Barry Grey,
"Non vi è stata una singola organizzazione di massa che abbia
denunciato lo
shutdown [governativo] o vi si sia opposta. I sindacati sono
completamente alleati all'amministrazione Obama e sostengono le sue
politiche di austerità e di guerra" [12].
Inoltre i sostenitori di Obama hanno bisogno di aprire gli occhi al
fatto che, come ho dimostrato in un precedente saggio
[13],
Obama
nutre affinità ideologiche che sono più in accordo con
Ronald Reagan
che con FDR.
Questo viene chiaramente rivelato nel suo libro,
The Audacity of
Hope, dove mostra il
suo disprezzo per "...coloro che ancora si battono per
la religione vecchio stile, difendendo ogni programma del
New Deal
e della Great Society
dall'usurpazione dei repubblicani, realizzando indici di ascolto del
100% dai gruppi di interesse liberal. Ma questi tentativi sembrano
esauriti...privi dell'energia e delle nuove idee necessarie ad
affrontare le circostanze mutevoli della globalizzazione"[14].
(A parte i suoi difetti,
Hillary Clinton aveva ragione
quando, nel suo tentativo per la Casa Bianca contro Obama, ha rilevato
che la filosofia economica di Obama era in gran parte ispirata
dall'economia
supply-side di Reagan.
Tuttavia, poiché
l'establishment di
Wall Street e/o dirigente
aveva già deciso che Obama era la scelta preferita per la Casa Bianca, i
media corporativi hanno lasciato passare il commento della Clinton senza
soffermarsi molto sulle ragioni dietro di esso; il che potrebbe
prontamente essere verificato semplicemente sfogliando il suo libro,
The Audacity of
Hope.)
La ripetuta
pretesa che i diritti acquisiti siano l'erpice
principale del bilancio federale è falsa—almeno per tre
ragioni. Anzitutto, l'asserzione che il gran numero di persone nate
all'epoca del baby boom che vanno in pensione sia il principale
colpevole degli ammanchi di bilancio è fasulla perché,
mentre è vero che vadano in pensione in numero maggiore del solito, non
vengono da un altro pianeta; prima di andare in pensione, hanno anche
lavorato e contribuito al fondo fiduciario dei diritti acquisiti in
numero maggiore del solito. Ciò significa che, nel corso del tempo,
l'efflusso e l'afflusso di fondi dei nati nel baby boom nel
fondo fiduciario dei diritti acquisiti
deve livellarsi necessariamente l'uno con l'altro.
In secondo luogo, anche partendo dal presupposto che questa pretesa
sia valida, il "problema" può essere sistemato facilmente (per molti
anni a venire) solamente innalzando il tetto del reddito tassabile per
la
Social
Security
dall'attuale
livello di $113.700
ad un livello leggermente più alto, diciamo,
$140.000.
Terzo, il grido d'allarme dei politici bipartisan sulla presunta
crisi di bilancio/debito è falso anche perché, se fosse vero, non
eviterebbero di occuparsi di affrontare i veri colpevoli della crisi: il
costo incontrollabile ed in aumento dell'assistenza sanitaria,
gli ugualmente incontrollabili costi di forze armate/guerra/sicurezza,
il trasferimento massiccio del debito privato/Wall Street al debito
pubblico in risposta al crollo finanziario del 2008 ed il considerevole
calo dagli inizi degli anni'80 nella parte delle entrate del bilancio
governativo, che è il risultato della drastica revisione del sistema di
tassazione a favore dei ricchi.
Il grande piano dell'oligarchia finanziaria e dei suoi
rappresentanti nel governo per sostituire il
New Deal
con l'economia
neoliberista è stato (dagli inizi degli anni '80) di creare
deliberatamente deficit di bilancio allo scopo di giustificare tagli
della spesa sociale. La scellerata impresa è stata spesso compiuta
attraverso una combinazione di tagli fiscali per i ricchi e di aumenti
di spesa per i programmi di forze armate/guerra/sicurezza.
David Stockman,
direttore del
bilancio del presidente Reagan ed uno dei principali architetti dei suoi
tagli fiscali della
supply-side, ha confermato
la politica dell'amministrazione Reagan di simultaneamente elevare la
spesa militare e di tagliare le tasse sui ricchi allo scopo di imporre
tagli alla spesa pubblica non militare:
"Il mio scopo era sempre stato di far scendere la dimensione dello
stato sociale interno al punto in cui poteva essere adeguatamente
finanziato con le entrate dopo il taglio fiscale" [15].
Questa politica insidiosa di creare intenzionalmente deficit di
bilancio allo scopo di imporre tagli di austerità neoliberista sui
bisogni sociali vitali è continuata fino ad oggi—sotto
amministrazioni sia repubblicane che democratiche.
Sebbene le tattiche bipartisan di tagli d'austerità siano sottili
ed offuscanti, possono essere illustrate con l'aiuto di alcuni semplici
numeri (ipotetici): prima (e dietro le scene), le due parti concordano
sul tagliare la spesa pubblica non militare di, diciamo, $100 miliardi.
Per raggiungere questo obiettivo, i repubblicani chiederebbero, per
esempio, un taglio di $200 miliardi. L'amministrazione Obama/Partito
Democratico, fingendo di rappresentare i poveri e le famiglie che
lavorano, obietterebbero con veemenza che questo è troppo . . . e che
tutto ciò che possono offrire sono, di nuovo per esempio, $50 miliardi.
In seguito, i negoziatori repubblicani spunterebbero con la loro
controfferta di, diciamo, $150 miliardi. Quindi vengono mesi di
contrattazioni fasulle e di discorsi appassionati in difesa delle loro
posizioni . . . finché alla fine si incontrano a metà strada tra $50
miliardi e $150 miliardi, che era stato dall'inizio il loro scopo
nascosto
($100 miliardi).
Naturalmente, questo è un esempio ipotetico eccessivamente
semplificato. Ma cattura, a grandi linee, l'essenza della partita
politica che i partiti repubblicano e democratico—che sempre più
rappresentano entrambe la grande finanza/grande impresa—giocano sul
popolo americano. Nel frattempo, i doppi media corporativi
fingono di assecondare questa sciarada politica allo scopo di confondere
il pubblico creando l'impressione che non vi sia nessuna alternativa ai
tagli d'austerità e che tutto il litigio pubblico bipartisan su
questioni di debito/bilancio rappresenti vividamente la "democrazia in
azione".
L'atmosfera di panico e di ansia che circonda i negoziati sul
debito/deficit è fabbricata poiché la pretesa centrale dietro alla crisi
simulata che "non vi sono affatto soldi" per posti di lavoro,
istruzione, assistenza sanitaria,
Social Security,
Medicare, alloggi,
pensioni e simili è una menzogna. Generose sovvenzioni dal
crollo del mercato nel 2008 ai maggiori attori di
Wall Street
ha alzato a nuovi livelli i mercati finanziari, come provato dalla nuova
bolla sopra il segno 1.500 del
Dow Jones
Industrial Average. I tagli
massicci all'occupazione, ai salari ed ai sussidi, come pure alla spesa
sociale, sono risultati in un enorme trasferimento di risorse economiche
dalla base al vertice. L'1% più ricco degli americani ora
possiede più del 40% dell'intera ricchezza del paese; mentre l'80% alla
base possiede soltanto il 7%. Allo stesso modo, l'1% più ricco ora porta
a casa il 24% del reddito totale del paese, paragonato a soltanto il 9%
quattro decenni fa [16].
Questo significa che non vi è realmente nessun bisogno dei brutali
tagli dell'austerità come non vi è realmente nessuna carenza di risorse
finanziarie. La pretesa mancanza di risorse è dovuta al fatto che sono
concentrate in
largamente nei profondi forzieri dell'oligarchia finanziaria.
Ismael
Hossein-zadeh è professore
emerito di economia alla Drake
University, Des Moines, Iowa.
E' l'autore di The Political
Economy of U.S. Militarism (Palgrave–Macmillan
2007)
e di Soviet Non-capitalist Development: The Case of Nasser’s
Egypt (Praeger Publishers 1989).
Il suo ultimo
libro è intitolato Beyond
Mainstream Explanations of the Financial Crisis: Parasitic Finance
Capital,
imminente da Routledge Books.
Note
[1] David M.
Kotz, “The Financial and Economic Crisis of 2008: A Systemic Crisis of
Neoliberal Capitalism,” Review of Radical Political Economics, vol. 41,
no. 3 (2009), pp. 305-317.
[2] Jan
Toporowski, Why the World Economy Needs a Financial Crash and Other
Critical Essays on Finance and Financial Economics, London: Anthem Press
(2010).
[3] Ismael
Hossein-zadeh, Holes in the Keynesian Arguments against Neoliberal
Austerity Policy—Not “Bad” Policy, But Class Policy,”
luglio 2010: <http://politicaleconomics.info/docs/Not-Bad-Policy-But-Class-Policy.pdf>.
[4] Alan Nasser,
“New Deal Liberalism Writes Its Obituary,”counterpunch.org, 21 settembre 2009: <http://www.counterpunch.com/nasser09212009.html>.
[5] Pam Martens,
“The Obama Bubble Agenda,” counterpunch.org, 6 maggio 2008: <http://www.counterpunch.org/martens05062008.html>.
[6] Andre Damon,
“Republicans, White House move toward deal to extend debt ceiling, cut
social programs,” World Socialist Web Site, 11
ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/11/budg-o11.html>.
[7] Andre Damon,
“Amid government shutdown, Obama signals cuts to Social Security,
Medicare,” World Socialist Web Site, 9
ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/09/budg-o09.html>.
[8] Ibid.
[9] Sheldon
Richman, “The Default Circus: The Latest Hobgoblin,”counterpunch.org,
18 novembre 2013: <http://www.counterpunch.org/2013/10/18/the-default-circus/>.
[10] Andre Damon
and Barry Grey, “US budget deal sets stage for intensified assault on
social programs,” World Socialist Website, 17 ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/17/budg-o17.html>.
[11] Pam Martens,
“The Obama Bubble Agenda,” counterpunch.org, 6 maggio 2008: <http://www.counterpunch.org/martens05062008.html>.
[12] Andre Damon
and Barry Grey, “US budget deal sets stage for intensified assault on
social programs,” World Socialist Website, 17 ottobre 2013: <http://www.wsws.org/en/articles/2013/10/17/budg-o17.html>.
[13] Ismael
Hossein-zadeh, “Beyond Mainstream Explanations of this Recession,” State
of Nature,
inverno 2010: <http://www.stateofnature.org/?p=6366>.
[14] Alan Nasser,
“New Deal Liberalism Writes Its Obituary,”counterpunch.org, 21 settembre 2009: <http://www.counterpunch.com/nasser09212009.html>.
[15] Richard Du
Boff, “What Military Spending Really Costs,” Challenge 32,
settembre/ottobre 1989, pp. 4-10.
[16] Henry
Blodget, “America Today: 3 Million Overlords and 300 Million
Serfs,” Business Insider, 10 aprile 2013: <http://www.businessinsider.com/wealth-and-income-inequality-in-america-2013-4?op=1>.
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