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La crisi economica precipitata nel 2008 dal crollo
della
Lehman Brothers
sta entrando in una nuova fase, mentre gli stati europei organizzano
rapidamente il primo salvataggio in assoluto di un membro
dell'Unione Europea. I loro tentativi frenetici durante il fine
settimana per mettere insieme un pacchetto di soccorso europeo in
collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale sono venuti
dopo intense pressioni delle agenzie di rating ed intensificata
speculazione dei trader che scommettono che il governo greco sarà
insolvente sui suoi impegni debitori.
Il piano europeo di salvataggio per la Grecia rappresenta un
capovolgimento sostanziale dell'accordo concordato al vertice della
UE appena due settimane fa. Al loro incontro a Bruxelles alla fine
di marzo, i capi di stato europei accettarono la proposta spinta dal
governo tedesco mirata ad evitare un salvataggio dell'economia
greca. Al vertice, la delegazione tedesca, guidata dal cancelliere
Angela Merkel,
ha
offerto una garanzia al governo greco a condizione che questo
pagherà tassi di interesse punitivi per il rimborso del debito,
rendendo chiaro nel frattempo che qualsiasi aiuto sarebbe stato dato
soltanto come "ultima risorsa".
La posizione imposta dalla Germania era equivalente a
dichiarare che l'Europa non avrebbe offerto condizioni più
favorevoli di quelle attualmente disponibili sui mercati finanziari
internazionali.
Il fine delle dure condizioni richieste dalla Germania era di
massimizzare la pressione sul governo greco perché continui il suo
programma di severi tagli di spesa e di misure di austerità, mirati
a convincere le banche ad offrire ad Atene credito ad un tasso più
favorevole. La Germania voleva anche inviare un segnale chiaro ad
altri paesi europei altamente indebitati—Spagna,
Irlanda, Portogallo, Italia—che
da Bruxelles non vi sarebbe stato affatto denaro facile.
Questi calcoli sono saltati in pezzi nello spazio di due
settimane per l'intensificazione della crisi, che ha costretto i
ministri delle finanze europei a venir fuori con un pacchetto di
emergenza progettato per soddisfare le banche internazionali e gli
hedge funds.
Esposto al collasso dell'economia greca e dalla potenziale
disgregazione della valuta europea, il governo tedesco
ha comunicato con riluttanza il suo tacito consenso al piano
europeo.
La scorsa settimana, dei funzionari finanziari greci sono
andati a
Washington
per esortare le banche USA ad acquistare titoli greci. Il governo
socialdemocratico del primo ministro
George Papandreou
si è appellato per l'aiuto come un "mercato emergente",
sottolineando che
potrà contare sui sindacati del paese per reprimere la
resistenza della classe lavoratrice e contribuire ad imporre le
misure di austerità.
Ha ricevuto un freddo trattamento da Wall Street.
Papandreou
ha
quindi tenuto una serie di incontri con dei funzionari europei
mirati a sviluppare un piano di sicurezza per l'economia greca.
In seguito all'esplosiva crescita dei tassi d'interesse sui
titoli del governo greco, raggiungendo il culmine l'8 aprile ben
oltre il 7%, la borsa valori greca ha sofferto una svendita da
panico, con le azioni delle banche greche che cadevano
precipitosamente. Un quotidiano greco ha parlato del "Giovedì Nero"
del mercato di Atene, mentre il quotidiano
Independent
ha dichiarato che la crisi finanziaria greca era diventata
"nucleare".
La svendita di giovedì si è estesa alla maggior parte delle
borse valori europee. Temendo il panico finanziario su vasta scala e
l'attacco concertato alla valuta europea, il presidente della Banca
Centrale Europea
Jean-Claude Trichet ha
dichiarato che la UE non avrebbe permesso alla Grecia di essere
inadempiente.
Il declino del mercato azionario è stato accompagnato
dall'emergente corsa alle banche greche da parte di depositanti
preoccupati. Ciò è stato in cima ad un crescente movimento di fondi
fuori dalla Grecia da parte degli strati più ricchi del paese.
Allo stesso tempo, l'agenzia di rating Fitch ha ridotto i
rating sulla valuta straniera e locale a lungo termine della Grecia
a BBB- da BBB+. Ha pure decurtato il suo rating del credito per
cinque banche, compresa la Banca Nazionale di Grecia. Secondo un
commentatore, la retrocessione della Grecia sui mercati monetari
internazionali la mette ora alla pari con l'Iraq.
La Francia e l'Italia hanno emesso la richiesta di un pacchetto
di emergenza per impedire l'insolvenza greca. Dopo dei colloqui
venerdì con il primo ministro italiano
Silvio Berlusconi, il presidente francese
Nicolas Sarkozy
ha annunciato che la UE era pronta ad implementare un piano di
assistenza per la Grecia.
In maniera reminiscente del turbinio di riunioni che avvenne
all'epoca del crollo della Lehman nel settembre del 2008, capi di
governo, ministri delle finanze e banchieri hanno lavorato
freneticamente per venir fuori con qulcosa che potesse essere
annunciato prima dell'apertura dei mercati globali lunedì mattina.
I dettagli principali del piano come sinora riportato
comportano un prestito di €30 miliardi da parte della UE a tassi
d'interesse di circa il 5%. Tale tasso è sotto il 7% che viene
attualmente richiesto dalle banche per i titoli a lungo termine
greci, ma molto di più del tasso pagato dalla maggiore economia
europea, la Germania (3%).
Rilevando che era in gioco il futuro dell'euro, il 9 aprile
l'investitore miliardario
George Soros
ha raccontato alla
Bloomberg Radio
che ai greci "deve essere offerto qualche aiuto dall'Europa o
dall'FMI a tassi di concessione.... E' tempo di completo successo o
di fallimento per l'euro ed è un interrogativo se vi sia oppure non
la volontà politica di tenere assieme l'Europa".
La decisione di salvare la Grecia ha implicazioni economiche e
politiche di vasta portata. In primo luogo, stabilisce un precedente
per altre economie europee in una situazione simile per appellarsi
all'assistenza finanziaria dalle economie più forti d'Europa.
Comunque, il fatto è che tutti i paesi europei, comprese le
economie maggiori, Germania e Francia, hanno sulle spalle enormi
debiti pubblici e stanno cercando di imporre i loro severi programmi
di austerità per rimborsare le enormi somme spese per salvare i
rispettivi sistemi bancari. Le banche, che hanno ricevuto trilioni
di fondi pubblici, ora dettano le condizioni alle quali la classe
lavoratrice europea pagherà per la crisi.
Il piano di emergenza per la Grecia non porterà nessun sollievo
per la popolazione lavoratrice. Un simile piano UE-FMI è già stato
imposto al piccolo stato membro della UE di Lettonia. Il governo
lettone ha imposto il programma di austerità più severo in Europa,
che consiste in tagli che ammontano al 10% del prodotto interno
lordo del paese. Lo stato ha ridotto drasticamente gli stipendi dei
dipendenti pubblici fino al 45%, alzato le tasse, tagliato le
pensioni e gli assegni per i bambini ed ora ha il più alto livello
di disoccupazione in Europa al di sopra del 20%.
Per tutta l'Europa l'elite dominante è unita nella sua
determinazione per garantire che l'intero peso della crisi venga
scaricato sulle spalle della classe lavoratrice, ma, mentre la crisi
economica aumenta sempre più fuori controllo, gli interessi e le
rivalità degli stati nazionali vengono in modo crescente alla
ribalta. Commentando le crescenti divisioni tra la Germania ed i
suoi vicini europei, l'editorialista del
Financial Times
Martin Wolf
ha
recentemente commentato: "Vi è un modo soddisfacente per uscire
dal dilemma? Per quanto ne so no. Questo è realmente spaventoso".
In particolare, due cose sono divenute chiare in Europa dagli
sviluppi delle due settimane passate. In primo luogo, i discorsi di
ripresa globale dalla crisi scoppiata nel
2007-2008
sono senza serio fondamento. L'economia mondiale rimane sospesa sul
filo della lama di un nuovo panico finanziario e di una persino più
grave recessione.
Nulla è stato risolto. Invece, l'insolvenza delle maggiori
banche è stata trasferita ai governi nazionali, producendo una crisi
senza precedenti del debito sovrano che può diffondersi facilmente
dai cosiddetti paesi secondari come la Grecia alle grandi potenze,
inclusi Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
In secondo luogo, non vi è nessuna prospettiva per una coerente
strategia concordata internazionalmente per gestire la crisi in
maniera non dirompente e pacifica. Invece, la contraddizione
fondamentali tra l'economia mondiale ed il sistema dello
stato-nazione—una
contraddizione intrinseca al capitalismo—si
afferma con crescente virulenza. La posizione aggressiva della
Germania e le divisioni crescenti entro l'Europa sono tra le
espressioni più acute di questo sviluppo globale.
Questi sviluppi sottolineano l'urgenza dell'unificazione
progressista dell'Europa attraverso la mobilitazione unita,
rivoluzionaria della classe lavoratrice, basata su un programma
socialista per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi
industrie sotto il controllo democratico dei lavoratori.
Stefan Steinberg
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